lunedì 23 maggio 2011

Da Francesco Barilli per Fumetti di Carta

Potrà sembrare una excusatio non petita, invece è la realtà: penso spesso a Fumetti di Carta, con piacere e affetto. Così come penso agli anni (e mi fa uno strano effetto pensare: “sì, sono stati anni…”) passati sui forum fumettistici, dalla “preistoria” di Marvel Italia a Comicus. Di questi ricordo soprattutto una cosa: non le discussioni, gli approfondimenti o gli “scazzi”, ma la sensazione “della scoperta”. Era un’abitudine (per me come, credo, molti altri) “provare” fumetti che non conoscevo, dopo che ne avevano parlato utenti con cui avevo trovato affinità di gusti.

.Quella fase (in questo momento non sto parlando della collaborazione con FDC – tranquillo, poi ci arrivo! – ma solo della partecipazione ai forum) si è interrotta per un insieme di fattori. Citarne uno come principale sarebbe un errore, tutti hanno compartecipato in uguale misura. I soliti casini di tempo; il fatto che per inclinazione (o forse difetto) alla lunga ogni cosa mi tedia; l’aver constatato che quelle piazze virtuali si trasformavano spesso in vetrine delle vanità… E altro ancora: non mi sentivo più a mio agio, per farla breve.

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Potrà sembrarti paradossale che io invece di parlarti di FDC ti abbia raccontato tutto questo. Non lo è: per come ho vissuto quel periodo sono esperienze non solo collegate ma consequenziali. Cresciuto come ragazzino “pane e Marvel” non mi sarei mai avvicinato a un forum se quella passione adolescenziale non mi fosse tornata (con notevole spregio delle mie finanze…) negli anni in cui il supereroismo made in USA sembrava vivere da noi una nuova primavera; successivamente non mi sarei avvicinato ad altri fumetti se le discussioni forumistiche non avessero aperto il paraocchi “Uomo Ragno e dintorni” che portavo: cominciare a scrivere i miei commenti (un rigurgito di umiltà mi fa provare imbarazzo a parlare di recensioni, nel mio caso) è stata una conseguenza inevitabile per un grafomane come me.
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Qualcuno potrebbe dire che pure il passaggio successivo (ossia: scrivere fumetti) è stato “logico e consequenziale”. Non credo lo sia stato, preferisco pensare al caso. Se conseguenza è stata, lo è stata rispetto al mio impegno civile di scrittore. Inoltre, parlare di me e di quello che sto facendo nel campo dei fumetti m’imbarazza e non vorrei sembrasse un modo “obliquo” per farmi pubblicità: facciamo che quei lavori non ci sono, punto…
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Fumetti di Carta, ora. Al contrario di quanto avvenuto coi forum, “l’abbandono” da parte mia di FDC non è stato causato da una serie di motivi, ma solo dal “tempo tiranno”. Non si possono recensire fumetti quando ormai se ne legge pochissimi. E ho passato gli ultimi anni a leggere quasi solo libri o documenti (in particolare atti processuali) sugli argomenti su cui ho scritto o sto scrivendo.
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Ma FDC per me è (il presente non è una svista o un espediente retorico, ma bensì testimonianza di un reale stato d’animo) la casa di un amico in cui so di essere sempre ben accetto. Lo seguo, lo “sfoglio virtualmente” (anche se, l’ammetto, non più con la costanza d’un tempo), cerco di non farmi convincere troppo ad altri acquisti: a parte i casini di tempo le condizioni delle mie finanze, in tutto questo mio racconto, sono l’unico dato costante (ma forse è aumentato il mio autocontrollo!). Ne apprezzo sempre, in particolare, il taglio. FDC è un amico sincero, non solo o non tanto mio, ma dei fumetti. Ne parla perché dentro ci sono persone che sentono la voglia (il bisogno?) di parlarne. Per passione, e non per protagonismo, voglia di apparire o desiderio di innescare polemiche.
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Mentre cominciavo questa lettera ho cercato una vecchia cartellina impolverata. E’ finita sommersa da altre carte, ma c’era: dentro, alcuni appunti su Gorazde di Joe Sacco, altri su un ricordo dei Peanuts. Questi ultimi, in particolare, m’hanno fatto sorridere: erano gli spunti per un pezzo particolare, in cui parlavo dei personaggi di Schulz con riferimenti nostalgici ai diari scolastici che avevo ai tempi delle superiori (non so se li ricordi: quelli che per ogni giorno a piè pagina riportavano una striscia di Snoopy e compagnia). Cosa vuoi farci, quando si è sentimentali si finisce col pensare a pezzi del genere: volevo scrivere un articolo per il “dizionario sentimentale dei fumetti” parlando di Peanuts e dei miei ricordi di quell’età…


La cartellina ora non è più impolverata ed è tornata ad occupare una posizione un po’ più in alto nella pila “cose da fare”. Non è molto, ma è già qualcosa.
Non starò a prometterti mari e monti, né di riprendere quell’impegno. Più onesto e dirti che ti/vi penso e continuo a seguirti/vi. Con affetto e stima (ma lo sai e l’ho già detto) e con l’interesse di chi sa che, dalle “vostre parti”, potrà sempre trovare qualcosa di interessante.
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Un abbraccio!
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Francesco "baro" Barilli

[Tra coloro che hanno fatto Fumetti di Carta in passato, l'affetto resta sempre vivo e desto, soprattutto a livello personale (che è poi quello che conta davvero). Alcuni di essi hanno accettato volentieri di festeggiare con noi il decimo compleanno della nostra webzine preferita, come ad esempio il "mitico Baro" che ci fa un bellissimo regalo con questa lettera, per la quale lo ringrazio di cuore. ndO]

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Francesco Barilli è, insieme a M. Fenoglio, autore di “Piazza Fontana”, edito nel 2010 da Becco Giallo. Di prossima uscita un volume su Carlo Giuliani e prossimamente il primo di due volumi su Piazza della Loggia, che usciranno per Beccogiallo.

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