lunedì 14 marzo 2011

Y l'ultimo uomo


Y l'ultimo uomo

di Brian K. Vaughan, Pia Guerra, AA.VV.


brossurati, 96 pp., colore


4,95 euro cad.


Planeta DeAgostini
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Quanto conta l’incipit di una storia nell’economia della stessa? A volte molto, altre poco e la storia cresce man mano che questa si sviluppa, nutrendosi di se stessa.
Certo che catturare il lettore o lo spettatore fin da subito è importantissimo se non proprio necessario. Sicuramente è molto utile.
Un aereo pieno di umanità eterogenea precipita su un’isola deserta, persone che non si conoscono tra di loro si trovano a vivere una tragedia comune. Per sopravvivere devono organizzarsi e ingegnarsi per non morire di fame. La civiltà è lontana migliaia di miglia e non si sa nemmeno in che direzione. E’ necessaria un’esplorazione dei luoghi, la conoscenza del territorio aumenta le possibilità di farcela.
Ma cosa succede se si cominciano a udire boati e strani rumori? Come è possibile che in un’isola dal clima tropicale ci si imbatta in un orso bianco che dovrebbe stare nei dintorni del polo? Cos’è quella strana nube di fumo nero che sembra in possesso di una propria volontà.
J.J. Abrams e soci hanno costruito su queste premesse il successo di Lost.

Scena urbana, traffico, gente. D’improvviso si scatena l’inferno. La gente stramazza al suolo, le auto perdono il controllo creando incidenti spaventosi, gli elicotteri si schiantano contro i grattacieli, gli aerei cadono. La devastazione è di proporzioni gigantesche.
Dopo circa due minuti le persone si rialzano, si prendono cura dei feriti, contemplano l’immane numero dei morti. Tutti quanti hanno perso conoscenza per qualcosa più di due minuti, due minuti durante i quali tutti hanno vissuto un piccolo pezzo del loro futuro. Una visione ancora là da venire, tutti hanno visto come sarà il loro futuro da lì a sei mesi circa. In tutta la città, in tutto il paese, in tutto il mondo. (incipit di Flashforward)
Tutto sommato partire con il piede giusto può rivelarsi davvero importante.

Nel caso di Y – L’ultimo uomo, Brian K. Vaughan, che ha collaborato anche alle sceneggiature del sopra citato Lost, ci è riuscito in maniera egregia.
Una tavola d’apertura davvero azzeccata. Una donna con volto e mani sporche di sangue corre per le strade di Brooklyn chiedendo aiuto. I suoi bambini stanno male, vomitano sangue, le serve aiuto subito. Incontra una donna in divisa, un’agente di polizia. L’agente sembra sotto shock.
La donna chiede aiuto all’agente.
“Non ci posso fare niente. E’ troppo tardi. E’ così ovunque”.
“Il mio collega”.
“Mio marito”.
“In tutta la città. Forse in tutto il mondo. Gli uomini…”
“Tutti gli uomini sono morti”.
L’agente impugna la pistola e se la porta alla tempia.

Con un flashback andiamo a conoscere i protagonisti di questa storia che, chiamandosi Y (riferimento al cromosoma maschile) – L’ultimo uomo, un maschietto almeno nel cast dovrà pure averlo.
Questo è Yorick Brown, giovincello fidanzato con la sua dolce metà al momento ubicata in Australia ed escapista dilettante. Un novello Houdini con le dovute distanze.
Con lui vive la scimmietta Ampersand (&) dispettosa come la gran parte delle componenti la sua razza e dotata anch’essa di attributo maschile.

Al momento del disastro Yorick diventa l’ultimo uomo sulla Terra in quanto, per motivi fino a ora sconosciuti, sopravvive al genocidio senza una palese ragione. La stessa cosa succede ad Ampersand che sarà l’ultimo animale con l’attrezzatura sulla faccia del pianeta.
Ovviamente lo scrittore non ci spiega i motivi della sopravvivenza dei due, mistero attorno al quale si svilupperanno le vicende che si arricchiscono di interessanti personaggi.
La madre di Yorick lavora in senato a Washington, non sa che il figlio è vivo. Le comunicazioni sono difficoltose e le strade inagibili. Una pattuglia di soldatesse israeliane viene a conoscenza dell’esistenza di un ultimo uomo e vuole impossessarsene. L’agente 355 dell’organizzazione denominata Culper Ring è sulle tracce di un misterioso amuleto e in seguito si farà carico di proteggere il nostro eroe. La dottoressa Mann, genetista, cercherà di dipanare la matassa e capire perchè Yorick e Ampersand sono sopravvissuti. Le amazzoni, alle quali si unirà inspiegabilmente la sorella di Yorick, vedono la piaga come un segno divino della fine dell’odiata supremazia maschile e faranno di tutto perchè il mondo non si ripopoli di uomini.

Tutti questi elementi si fonderanno magistralmente nelle mani di Vaughan che riuscirà a tirarne fuori una storia avvincente con colpi di scena ben assestati, un’ironia sferzante rivolta un po’ a tutti quanti. Il protagonista è uno con la battuta sempre pronta (e sempre azzeccata devo dire) che fatica parecchio a tenere la bocca chiusa. Un ragazzo un po’ ingenuo forse ma con una buona dose di coraggio. Divertente e grande amante delle citazioni, per alcune delle quali è utile una traduzione mentale istantanea italiano/inglese. Ci si trova a sorridere molto spesso nonostante l’ambientazione sia quasi post apocalittica. In fondo quasi metà della razza umana è stata sterminata.

In ogni albo (ne sono usciti 6) l’intrattenimento è assicurato e al momento non si sono viste cadute di tono, anzi. I disegni di Pia Guerra (grande nome se posso permettermi) mi ricordano per lo stile molto quelli di Dillon. Nel complesso quelli della disegnatrice canadese mi risultano decisamente più piacevoli e meno legnosi dimostrando anche una cura maggiore nelle ambientazioni.

Questa della Planeta De Agostini è una ristampa (Y è già uscito in volumi), una delle purtroppo ormai poche iniziative della casa editrice rivolta alle edicole. Iniziativa da lodare. dopo Preacher, Sandman e Hellblazer, Y-L’ultimo uomo è la quarta serie Vertigo a essere ristampata a prezzo popolare. Si vociferava di una ristampa di Transmetropolitan di Ellis.  Incrociamo le dita.

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