lunedì 14 marzo 2011

TEX 600

Tex 600

di Mauro Boselli e Giovanni Ticci
cover di Claudio Villa


115 pagine, colore


Sergio Bonelli Editore

Dopo tutte ‘ste calzamaglie, tutto ‘sto spandex attillato dai colori smargianti.
Dopo tante ore passate a leggere di scontri fratricidi tra vecchi amici supereroi, villain patentati ad un passo dal distruggere la terra che si fanno fregare da un pugno ben assestato solo perchè invece di agire, si parlano addosso e ridono sguaiatamente fissando il cielo, dopo tanto Bendis e le sue pagine ricche di questi famosi “dialoghi veri”, dopo tanto, ma tanto, Millar e la sua estrema irriverenza che piace e non piace, dopo Brubaker, dopo Johns e le sue Lanterne Verdi, mi ci voleva proprio una pausa “made in Italy”.
Sorvolo sul senso di nausea che mi causa questa espressione, “Made in Italy”, manco fosse un riflesso condizionato alla Ivan Petrovic Pavlov, sarà forse per via dell’abuso che ne hanno fatto negli ultmi anni  alcuni paraculi che nascondono dietro uno spocchioso nazionalismo la loro ignoranza e i loro interessi.


Torniamo a noi; oggi si parla del più longevo personaggio dei fumetti italiani, il Ranger tutt’ altro che solitario, Tex, per gli amici indiani Aquila della Notte.
Evito di aprire Wikipedia, per “snocciolarvi” (parlo già come lui) qualche notizia storica su questo personaggio di Bonelli, cosa che potreste comunque fare da soli se ve ne fregasse qualcosa per davvero, e in più, finire per fare la figura del professorino saccente. Cosa che odio.
Non devo mica scriverci una tesi, sono qui solo perchè vorrei brevemente recensirne l’ultimo numero.
E poi su Tex basta poco, è lecito solo sapere, che è un fumetto dannatamente vecchio, almeno come vostro nonno, ma  chissà come mai, nessuno sta lì a pontificare sulla sua età, ormai da tempo dovrebbe essere chiamato “il catetere più veloce del West” o il “pannolone più veloce del West” se volete, invece niente.


E mentre per Nick Fury, la Marvel, con ‘sta fobia della continuity e il tentativo di  dar al lettore la sensazione del tempo che passa (miseramente fallita a mio parere) se le inventa di tutti i colori  (scivolando spesso nel ridicolo) per giustificare il fatto che l’ex capo dello S.h.i.e.l.d., ancora non si decide ad andare in pensione, (che poi non ci voleva nessun siero dell’eternità, bastava mettere lo S.h.i.e.l.d. in Italia, e Fury sarebbe stato comunque costretto ad andare in pensione almeno dopo gli ’80 anni per godersi un pò la vita dopo visto l’andazzo, questo si che sarebbe stato “fumetto vero”), dicevo per l’arzilla longevità di Tex nessuno fa la benchè minima piega.

Dovreste poi sapere che è un Ranger, in pratica uno sbirro, dal quale discenderanno poi una vasta casta di illustri tutori della legge, come Chuck Norris, bisogna sapere che è un fulmine con la pistola e con il Winchester (parlo del fucile, ovvio, non quel vecchio orribile orologio),  che si accompagna nelle sue avventure, al mitico Kit Carson, per gli amici indiani, “Capelli d’Argento”, altro Matusalemme del  panorama fumettistico italiano, al fidato “Pard” Tiger Jack e suo figlio Kit.
Adora l’esclamazione “Satanasso!” o “Tizzone d’inferno!”; adora mangiare delle “monumentali bistecche” e “tuffare il naso in un freddo boccale di birra”, è un nemico giurato dei farabutti e ovviamente da buon testimone del Fair Play Italiano (groan!!) amico degli Indiani. Ma che dico amico, è il capo dei Navajo.


Stop, a chi fosse a completo digiuno, non serve sapere altro.
Se ne parla, Su Fumetti di Carta, proprio questo mese, perchè il Tex di ottobre 2010 è diverso dagli altri. E’ una sorta di compleanno, il mensile Bonelli dedicato infatti compie 60 anni di vita editoriale.
Ora, il classico pischello alienato col suo ipod che in fumetteria bazzica poco lo scaffale dedicato a casa Bonelli non sa che è tradizione di questa casa editrice, “colorare” i propri personaggi una volta ogni 100 numeri.

Certo chi ormai è abituato a leggere i fumetti in 3D, (vedi “Crisi Finale”) potrà trovare la notizia ridicola, ma per i nostalgici o gli affezionati è un’occasione speciale, che cade più o meno ogni dieci anni; inoltre nel caso specifico di Tex, il volume è anche autoconclusivo, una buona quindi occasione per avvicinarsi ad un genere, che sembra non voler tramontare, e che ha animato i sogni e le fantasie della vecchia generazione. Una buona occasione per togliersi i mutandoni attillati e il mantello, scendere dalle nuvole e mettere i piedi per terra,  magari, zavorrandoseli indossando un paio di stivali con gli speroni.

Stavolta, nella magia della quadricromia, Tex & Co. se la vedranno addirittura con una tribù di cannibali, che ha assalito un forte di Giubbe Rosse, (lo sapete chi sono le giubbe rosse vero? I soldati Canadesi, tra le cui fila contano un vecchio amico di Tex, il col. Jim Brandon) lassù nei profondi territori nordici.
I disegni di Ticci però sembrano non celebrare doverosamente l’evento decennale, un tratto sporco e veloce, in alcuni riquadri confusionario, un vero peccato, perchè la scuderia Bonelli, vanta di molti validi artisti, che potevano prestarsi ad illustrare questa “invasione barbarica”. I testi di Boselli invece sono tutt’ altra cosa, storia veloce e godibile, con tutti gli ingredienti che hanno fatto di questo mensile,  un fumetto d’avventura così longevo.


Nessuna anticipazione quindi sulla storia, oltre a quello che vi ho già detto, anche se vi posso dire senza alcun dubbio, che i due numeri precedenti: “La prova del fuoco” e “Un ranger per nemico” mi hanno entusiasmato sicuramente di più.
Ma è un numero speciale, e andava letto e segnalato.
Quindi buon “600enario” Tex,  e auguri alla Bonelli, unico valido e tenace (anche se forse troppo conservatore) avamposto italiano in edicola.
Baci ai pupi, e pure ai satanassi.

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