giovedì 17 marzo 2011

Preacher

Preacher

di Garth Ennis e Steve Dillon
covers di Glenn Fabry

18 albi brossurati, col.

euro 4,95 cad.

Planeta DeAgostini
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Non abbiamo mai affrontato l’argomento Preacher, si, abbiamo parlato in passato di Ennis, sopratutto per il suo Punitore alternativo nella linea “MAX” della Marvel, ma non si è mai parlato dell’opera più famosa di questo sboccato scozzese, chissà come mai.


Io adoro Ennis, ho avuto già modo di dirlo in passato, il suo Punitore in pratica ormai mi ha fatto dimenticare l’originale dell’universo principale, specie adesso che qualche genio l’ha trasformato in una specie di Frankenstein.
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Eppure per quanto bello, era pur sempre il Punitore, capite? Per quanto Ennis potesse renderlo pulp come un film di Tarantino o di Ritchie, la struttura delle sue storie era sempre la stessa, crimine e punizione, i binari su cui far correre la storia c’erano già,  non c’era poi molto altro su cui lavorare, bisognava giusto inventarsi il bastardo, fargli fare delle nuove nefandezze, e poi fantasticare sui modi per farlo fuori. Tutto qua.
Sia chiaro che il buon Ennis se l’è cavata benissimo, Gli Gnucci, il Russo, Barracuda poi è immenso, però è sempre il Punitore, seguite il ragionamento?

Preacher è un’opera indipendente, una tela bianca, una vergine, una maxiserie creata in collaborazione con il disegnatore Steve Dillon, per l’etichetta “adulta” DC, la Vertigo, narra del predicatore Jesse Custer, un tipaccio texano, a cui è affidata la guida spirituale dei cittadini di una sperduta cittadina di Annville.
Un prete in crisi, dal passato allucinante, costretto al sacerdozio dalla perfida nonna materna, che in seguito ad un incidente, entra in contatto con una entità celeste che gli dona un potere enorme come quello del padreterno stesso. “Il Verbo” la possibilità cioè di far fare agli altri qualsiasi cosa lui dica.
Preacher, come quel film di Kevin Smith, Dogma, o come l’altro fumetto Constantine, fa parte di quelle opere della sub-cultura moderna che bistrattano l’iconografia religiosa.
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Genesis, l’entita che si fonde con Custer, è il frutto di una relazione tra un Angelo e una Diavolessa, è scappata dalla sua prigione celeste per fondersi con un’anima e sviluppare così una coscienza, la sua stessa esistenza però è una minaccia per tutto il paradiso,  tanto pericolosa, che persino Dio è scappato abbandonando tutto il suo creato a se stesso.
Questo il pretesto, sul quale Ennis sviluppa una saga ”on the road”, la ricerca del Reverendo Jesse Custer di Dio che si è rifugiato sulla Terra, al quale Custer vuole fargliela pagare per aver abbandonato così i suoi figli di punto in bianco.
I personaggi che accompagneranno Custer, o che lo stesso incontrerà attraverso il suo viaggio, sono quantomeno singolari, e da qui mi ricollego a quel che intendevo spiegarvi all’inizio, essi sono privi di catene, di vincoli narrativi; un buon autore, (ed Ennis ha dimostrato più volte di esserlo) è ancora capace di stupire.

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Quest’articolo è rivolto non a chi lo ha letto, ma piuttosto a chi non si è ancora deciso a farlo.
Oltre al suo unico amore eterno, ritrovato dopo 5 anni, (eh si, Ennis trova anche posto per un pò di sano vecchio sentimento) la letale Tulip O’Hare, Jesse sarà accompagnato nell’impresa dall’irlandese Cassidy, un vampiro assolutamente fuori dall’iconografia classica ed anche da quella moderna post Tokyo-Hotel. E il fantasma di John Wayne, che appare solo a Custer quando le cose si fanno davvero dure.
Un prete capace di farti fare tutto quello che dice, una killer professionista, un fantasma (o un amico immaginario?) e un vampiro, alla ricerca di Dio, in una America cinica e sporca.
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Ennis sa scrivere dannatamente bene, le sue trame grottesce e iperviolente, danno una sorta di dipendenza, i suoi dialoghi sono incalzanti, reali, mai dannatamente noiosi, mai inutili (non è il dialogo secondo Bendis per capirsi) anche quando i baloon ricoprono quasi per intero la tavola, perchè raccontano sempre qualcosa, se c’era una lezione da imparare dal cinema per rendere più godibile un fumetto, Ennis l’ha imparata alla perfezione.
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C’è veramente troppa roba in questo Preacher, è un panino troppo farcito, e snocciolarvi gli ingredienti non vi darà certo appieno l’idea di quello che ancora non vi siete decisi ad assaggiare.
Ennis tra le mille altre cose, ci butta dentro anche una nemesi, il Graal, un ordine segreto che preserva il sangue divino del Cristo, difendendone la stirpe e la discendenza, e progetta l’ Apocalisse, corrompendo e piazzando gli uomini vicino ai bottoni giusti, nell’ambito del panorama politico mondiale. Ma è Ennis che dirige l’orchestra quindi vi lascio il gusto di scoprire chi è davvero il diretto discendente di Cristo, il nuovo Messia. Un grottesco viaggio tra il Texas, New York, New Orleans passando per la Francia, e di volta in volta Ennis vi sbatterà sotto il naso, sodomiti, serial killer, angeli caduti, stregoni, membri del Klu Klux Klan, aspiranti vampiri, e… la nuova rockstar Facciadiculo, insomma troppe cose e troppo poco spazio per raccontarvele.
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Dillon è il disegnatore dell’intera saga, e il co-creatore, che divide con Ennis tutti i meriti, è un Dillon diverso da quello di Bentornato Frank, più sporco, per lo meno nei primi numeri, vittima anche forse della una colorazione molto più spartana di M. Hollingsworth, dovrete aspettare qualche numero per godervi delle tavole più curate, e valorizzate comunque dall’arrivo di Pamela Rambo al tavolo da disegno.
Il tratto di Dillon è l’unica cosa che non vi farà impazzire leggendo Preacher, il suo stile classico, rigido, l’impostazione della tavola, in cui c’è sempre l’uso dei riquadri per le varie vignette, l’assenza di stilismi eccessivi, ben compensa la follia dilagante della prosa di Ennis, immaginatevi se alle matite ci fosse stato uno come Immonen o Jae Lee, avreste tirato tutto fuori dalla finestra dopo qualche centinaio di pagine, dopodiche avreste stuprato vostra nonna, come in preda ad un acido, e non abbiamo certo bisogno di una nuova campagna denigratoria di bigotti repressi verso noi poveri lettori de fumetti dico bene?
Baci ai pupi….cazzo!
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Accidenti ma dove ho la testa?!
Le edizioni reperibili di questa bellissima saga sono il mensile “Preacher” edito da Planeta De Agostini di 18 numeri brossurati, a colori da 4,95 euro l’uno, che raccolgono l’intera serie di 66 numeri più lo speciale “One Man’s War” in cui si racconta la retrospettiva del cattivissimo Starr del Graal.
Di recente anche quest’opera è rimasta vittima di questa maledetta moda degli “Omnibus”, l’ “Absolute” di Preacher conta tre volumi, Preacher Antico Testamento vol. 1 e 2 e Preacher Nuovo Testamento; volendo c’è anche l’edizione col solito cofanetto lussuoso, cartonati con copertina in simil-pelle nera che ricorda un pò la vecchia edizione Play Press di Kingdom Come.
Il Vecchio Testamento raccoglie l’intera serie regolare, mentre il Nuovo Testamento raccoglie le varie miniserie e gli extra, (ormai esaurite le vecchie edizioni di queste pubblicazioni, infatti io stesso non le ho ancora lette), più le cover di Glenn Fabry e le interviste agli autori.
Per i più scettici c’è persino una edizione economica che è reperibile sia su Ebay che in qualche fumetteria ben fornita, sulla collana “Grandi Storie Special” della Magic Press, in un formato brossurato più piccolo dei soliti comic book, nella magia della “scala di grigio”  una miniserie di due numeri raccoglie i primi 13 numeri della serie regolare, con il passato di Jesse Custer alla modesta cifra di 3.00 euro a volumetto.
ora credo di aver detto davvero tutto.
Ri-baci ai pupi…Cristo!
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Collegamenti Esterni:
-  Planeta DeAgostini Comics


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