giovedì 17 marzo 2011

Pinocchio di Osamu Tezuka

Pinocchio
di Osamu Tezuka
volumetto in brossura con sovracoperta,
146 pp, b/n, impaginazione all’occidentale,

euro 7,90

Kappa Edizioni, collana Ronin Manga

.

Parlando di Tezuka Osamu viene spesso spontaneo usare la parola “capolavoro” ed è uno dei pochi autori per i quali il termine non è eccessivo.



Anche il Pinocchio di cui andiamo a parlare è un gioiello del fumetto mondiale e l’edizione italiana ha il primato di essere l’unica al mondo oltre a quella giapponese. La sua bellezza, non scalfita minimamente dalla qualità non sempre eccelsa delle fotoriproduzioni – gli originali, di quasi sessant’anni fa, sono oramai irrimediabilmente deteriorati -  è dovuta principalmente al fatto di essere opera di Tezuka, la sua importanza è dovuta a numerosi fattori, esterni e interni al mondo del fumetto.


L’incontro tra due culture così lontane tra loro, come quella tardo ottocentesca italiana e quella giapponese della metà del XX sec., e la conseguente diversità delle forme narrative tipiche di questi due “mondi”, poteva produrre un caotico pasticcio. Così non è stato.

A mitigare un po’ le distanze, geografiche e culturali, ci si è messo un terzo fattore: il “Pinocchio” animato della Disney, film uscito nel 1940 ma che raggiunse le sale giapponesi solo 12 anni dopo,  nel maggio del 1952. La visione del capolavoro Disney influenzò moltissimo il giovane Tezuka, futuro “dio dei manga” (“Manga no Kamisama”).

.
Il Pinocchio a fumetti che Tezuka concepì e realizzò fu quindi una specie di personale “mediazione” tra l’originale storia di Collodi e la sua trasposizione in film animato voluta da Walt Disney. Le differenze tra le due opere sono di vario tipo: nel film ad esempio sono accuratamente omesse tutte o quasi le scene violente (e scioccanti) della storia di Collodi, come la morte del Grillo Parlante o l’impiccagione del Burattino di legno; inoltre Disney “kawaiizza”, per così dire, i personaggi e ne aggiunge di nuovi (il gattino) studiati per accattivarsi gli spettatori; inoltre smussa i lati di molti dei personaggi malvagi o comunque negativi.

Tezuka nel suo Pinocchio reintroduce, giustamente, alcuni degli episodi violenti e scioccanti, ma lascia – della versione Disney – l’adorabile gattino Figaro e la pesciolina Cleo nella sua boccia di vetro; rivediamo il collodiano litigio con Mastro Ciliegia e assistiamo all’importanza fondamentale che viene data al Grillo Saggio, curiosamente dotato di due enormi piedi umani!



Anche la caratterizzazione grafica di Pinocchio è una felice sintesi tra gli stilemi tezukiani e la definizione disneyana del personaggio, un burattino grazioso, nel quale le collodiane asprezze del legno sono completamente smussate, forse prefigurandone l’umanizzazione.
.
Per chi stesse pensando all’indimenticabile versione televisiva di Luigi Comencini risalente ai primi Anni 70, beh… nulla di tutto ciò, ovviamente, nell’opera tezukiana: dove, in Comencini, dominava un livido senso di deprivazione e sopraffazione, nel Pinocchio di Tezuka troviamo ambienti graziosi, anche graziosamente poveri, ma pur sempre graziosi: il disegno, come sempre ricco di sfumature e particolari, suggerisce una sorta di piacevole agiatezza anche nelle situazioni meno privilegiate.

E continuando a parlare di segni, tutti i personaggi sono caratterizzati in modo pregevolissimo ed efficace: Geppetto, il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco e la, in verità poco presente, Fata dai Capelli Turchini. Quest’ultima più simile ad un angelo che a una fata occidentalmente intesa, e tipicamente, squisitamente tezukiana tanto da poter essere considerata un vero e proprio stereotipo e infatti nella sua caratterizzazione non sarà difficile intravedere altri personaggi creati successivamente dal Dio dei manga.

.
Un cenno particolare merita la seconda parte della storia, quella forse più conosciuta e ricordata, ossia l’incontro con Lucignolo, la trasferta nel Paese dei Balocchi, la conseguente trasformazione in Ciuchino, il ritrovamento del padre nel ventre del Pescecane e la fuga in groppa al Tonno.
E’ questa la parte più intensa e drammatica, e anche fumettisticamente più “concitata”, della storia. Gli avvenimenti si sviluppano quasi l’uno a cavallo dell’altro, dando alla narrazione una particolare drammaticità (qui infatti i toni comici, comunque sempre presenti, sono più sfumati) e una grande velocità, anche grafica: i particolari si moltiplicano, con un’effetto davvero stupendo e ricchissimo in molte tavole.

.
Infine, come tutti sappiamo, Pinocchio diventa bambino. Come sottolinea giustamente Andrea Baricordi nella bella e toccante postfazione, Pinocchio, il vero Pinocchio, quello che amiamo, ha ben poco a che fare col bravo bambino in carne ed ossa col quale termina la storia, sia in Collodi che in Tezuka. E infatti pochissime vignette sono dedicate all’avvenimento: il nostro Pinocchio scompare per lasciare posto a questo ragazzino un po’ lezioso, ma almeno, buon per lui e per il suo papà, felice. Speriamo lo resti a lungo.

.
In questo momento, nonostante la crisi economica, l’offerta dei fumetti in generale, e dei manga in particolare, è altissima e copre quasi tutti i tipi di target e ciò può generare, ed è normale che lo faccia, un po’ di confusione e di incertezza sul modo di spendere il proprio denaro: proprio per questo si vuole qui segnalare con forza l’importanza – e, di nuovo, la bellezza - del Pinocchio di Tezuka, opera imprescindibile e fondamentale. Proprio per questo perdoneremo volentieri ai Kappa il prezzo non esattamente “popolare” del volumetto.

Per terminare ricordiamo che questa opera esce con il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi.

.

.

2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  2. Tezuka Osamu: si conferma un altra volta un genio

    RispondiElimina