giovedì 17 marzo 2011

MACANUDO numero 3

MACANUDO
numero 3


di Liniers

brossura cm 22×22, 96 pag. colori

euro 13,90

DOUbLe SHOt
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“Godiamoci il suo apparente candore senza però avvicinarci troppo al suo territorio, perché in Liniers abita un sanguinario predatore della nona arte” [R. Fontanarrosa, dalla prefazione a Macanudo numero 3]


Sono poche le volte che trovo la forza di scrivere le mie quattro ca**ate sui fumetti. Su venti fumetti che leggo saranno solamente un paio quelli dei quali scriverò qui. I motivi, per nulla esoterici, sono i seguenti: l’eccessiva grandezza del fumetto/dell’autore (spesso le due cose coincidono: chi scriverebbe una “recensione” del Popeye di Segar?!?); la mancanza di idee intelligenti e/o significative dentro il mio cervello. La consapevole mancanza di fondamentali strumenti critici fa sì che dove altri chiamino pomposamente i propri scritti “recensioni”, io azzardi, per i miei “temini”, il termine più consono di “commenti”. Scrivere una recensione è un’operazione tutt’altro che semplice e scontata e presuppone una profonda conoscenza del materiale da recensire e conseguentemente delle idee. [1]


Mi capita spesso di non essere in grado di andar molto oltre l’abbacinazione e in questi casi, ancora numerosi grazialcielo!, balbetterei qualche “bellissimo!” privo di motivazioni convincenti, sempre per le mancanze di cui sopra. Potrebbe essere anche questa una soluzione: stelline, pallini, insomma voti; magari da 1 a 10, per avere un po’ più di libertà di movimento . Dando per scontato che il 10 sarebbe riservato ai Veri Capolavori e l’1 non lo si darebbe per principio.
In effetti sarebbe davvero tutto più semplice: Macanudo numero 3: ********* (9 stelline).
Uno dei motivi per i quali non ho scritto il mio temino su Macanudo numero 2 è che era bello come e più del numero 1, del quale invece avevo parlato qui.
Lì in quel temino avevo detto più o meno tutto quello che ero in grado di dire, che si può appunto riassumere con “bellissimo!” o con ********* [9 stelline].


Questa volta invece, per Macanudo numero 3, non intendo far passare “sotto silenzio” (qui su Fumetti di Carta, s’intende) i miei “bellissimo!” e le mie nove stellette, perché vorrei provare a essere convincente sul fatto che la lettura del volume è un’esperienza meravigliosa. E l’ultimo aggettivo non è scelto a caso, perché l’argentino Liniers continua a meravigliarci con la sua poesia, le sue trovate spiazzanti e divertenti – soprattutto divertenti!, il suo segno talmente bello che sarebbe bello sfogliare questo volume anche solo per guardarne le figure.


Chi ha già i primi due volumi può stare tranquillo: ritroverà Enriqueta e il Gatto Fellini, i Pinguini e gli esilaranti Folletti, Oliviero l’Olivetta, Z25 il Robot Sensibile, L’Uomo che traduce i titoli dei film, il Misterioso Uomo in Nero e tutto il resto del campionario umano e animale, spesso senza nome, che ha conosciuto nei primi due volumi.
Nel volume 3 troverà inoltre nuovi personaggi, come Lorenzo e Teresita, un branco di pecore molto speciali, Coso Giallo e Coso Blu… Come si fa a resistere?
Strisce perfette nella loro autoconclusività così come nella loro struttura a “continuity interna”; leggerezza profonda, non pedante e tantomeno sciocchina e, ci sta tutto, un pizzico di cinismo post-qualcosa che per contrasto rende ancora più belle le strisce piene di luce e di allegria di cui sono spesso protagonisti Enriqueta e il suo Gatto Fellini.


E poi è assente la monotonia grafica: uno può pensare “eh, strisce… 4 vignette, che vuoi che sia!”… e invece no! Liniers gioca con la costruzione della striscia in mille e un modo e la “4 vignette che vuoi che sia” è proprio la soluzione meno usata (quasi mai, praticamente). Strisce suddivise in tanti quadretti o in altre figure geometriche, contorni morbidi, rigidi, vacui, personaggi che sbordano, verticale e orizzontale usati con soluzioni talvolta vertiginose, spesso esilaranti, sempre poetiche.


In effetti, lo so da me, l’aggettivo “poetico” – che uso molto quando parlo del lavoro di Liniers – vuol dire tutto e niente e nelle regole per scrivere una buona recensione [anche se io, ribadisco, non sto scrivendo una “recensione”] si dice che ogni aggettivo in sé non significa niente e va motivato, spiegato nel concreto. Mi trovo d’accordo con questa regola: “scrittura solida” non significa niente, e nemmeno “scritto in punta di penna”. Ma provate a definire perché una cosa è “poetica”… Beh: leggendo Macanudo numero 3 (e numero 1 e numero 2) capirete perfettamente cosa si intende per “poetico”.  Sia chiaro che per “poetico” non si intende affatto “sdolcinato”, pare quasi offensivo stare a specificarlo.
Le strisce di Liniers trattano con naturalezza e… poesia sia tematiche classiche ed “eterne” che tematiche attualissime, dal botox ai social network dando sempre qualche spunto di riflessione (senza essere didattico, s’intende) e soprattutto soprattutto – ripeto due volte si sa mai – divertendo assai chi legge.
Aspettando il numero 4, mi rileggo per la centesima volta, contento, i primi 3 volumi.
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[1] Sul perché, dunque, continuare a ostinarsi coi propri “temini”, beh, la risposta è piuttosto semplice.
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Collegamenti Esterni:
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