sabato 26 marzo 2011

L'UOMO DELLA STRADA, O SULLA SAGGEZZA POPOLARE

[ATTENZIONE! Il seguente articolo contiene anticipazioni su storie ancora inedite in Italia]
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Ormai dovreste saperlo tutti, no? Su FANTASTIC FOUR 587, uscito negli USA a gennaio, al termine della saga Three uno dei membri del Fantastico Quartetto muore. Si tratta di Johnny Storm, la Torcia Umana, tra l’altro l’unico dei quattro che finora non era mai andato all’altro mondo (neanche per finta).
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I fan comprano (quando non scaricano da Internet), leggono, commentano, sperano, imprecano.
Come due anni fa, quando morì Batman (oggi piuttosto arzillo).
O come quattro anni fa, quando morì Capitan America (anche lui campione di vitalità).
O come sette anni fa, quando morì Thor (tornato da un bel pezzo).
O come diciannove anni fa, quando morì Superman (che si rifece vivo e pure capellone in pochi mesi).

Senza contare poi quei grandi eventi non luttuosi, come la paralisi di Batman, la follia di Lanterna Verde, il clone dell’Uomo Ragno, che però fanno comunque parlare a lungo il fandom.
Siti di recensioni, forum di discussione, blog, tutti hanno (abbiamo) qualcosa da dire sull’ultimo colpo di scena nella vita fittizia di personaggi amati e seguiti. Si spendono parole su parole sull’ultimo decesso o sull’ennesima rivoluzione, dopo aver letto il tanto atteso albo a fumetti, o magari anche prima, semplicemente dopo aver saputo tutto da giornali e televisione. Che ovviamente ne parlano, e come non potrebbero farlo? Si tratta di icone della cultura popolare, divi di carta, ricordi di infanzie passate assieme a Corno e Mondadori finiti chissà dove. Ne parlano, per poi andare avanti e dedicarsi alle notizie “vere”. E’ così che funziona, sono solo giornaletti, il mondo non gira intorno a loro.
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Riflettiamoci un attimo, vi va?
Siamo tutti pronti a chiederci cosa succederà alla Torcia (o a Cap, o a Batman…), seppur in modi diversi. C’è chi prevede un suo ritorno in tempi brevi perché ormai “non ci casca più”, c’è chi invece, come per ogni decesso fumettistico, è convinto che “stavolta è vero”, come quelle ragazze disposte a perdonare fidanzati maneschi quando pronunciano le magiche parole “non lo farò più”. In ogni caso, tutti noi lettori dei Fantastici Quattro abbiamo dedicato un secondo delle nostre vite al fato della Torcia. Ma appunto, noi lettori.
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Vi pongo una domanda: vi siete mai chiesti cosa invece provino i non lettori per gli sconvolgimenti che fanno discutere il pubblico dei comic book? No? Perché non farlo oggi, allora? Non so a voi, ma a me è capitato varie volte di parlare di fumetti sia con persone che non ne leggono proprio, sia con altre che li hanno letti in un passato più o meno lontano. E ho imparato che, mentre il discutere dei personaggi e delle loro origini o caratteristiche di base può far nascere dialoghi interessanti (perché diciamocelo… i supereroi classici sono dei bei personaggi, sanno piacere!), tirar fuori argomenti come la saga del clone o Batman R.I.P. porterà inevitabilmente a una reazione dell’interlocutore espressa con queste semplici, innocenti parole: “Non sanno più che cosa inventarsi”.
“Orrore! Scandalo! Ignoranza! Perle ai porci!”
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Già immagino qualcuno dei nostri amici all’ascolto prendersela per le incaute parole dei non lettori/non fan/non esperti di comics. “Come possono non apprezzare il dramma esistenziale di Peter Parker portato su carta attraverso il tema del doppio? Come possono non restare ammirati di fronte alla ricostruzione e decostruzione del mito di Batman, alla maieutica, alla poetica, alla maiolica e al montaggio analogico?”
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Possono, possono. E non perché sono ignoranti, come piace pensare al fan più oltranzista. Semplicemente, perché usano il buon senso. Capiscono, pur senza conoscere a menadito la storia editoriale di Spider-Man e Batman, che questi eventi, come mille altri, sono fini a se stessi, insipidi e pure un poco grotteschi. La morte di Superman rimane l’unico vero evento che ha saputo attirare l’attenzione dei distratti, ma anche qui, quanti avranno evitato accuratamente la saga pensando che era “tutta una trovata commerciale”? E qualcuno se la sentirebbe davvero di dar loro torto? E no, non dite che “oggi è diverso, le rivoluzioni odierne sono di ben altra qualità e non sono mere trovate spillasoldi”. Mentite, soprattutto a voi stessi.
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I supereroi nascono come intrattenimento di massa, con buona pace di chi si riempie la libreria di edizioni lussuose e compra tutti i tie in di un crossover per non perdersi la pausa caffè di Capitan America e Bucky in mezzo all’assedio di Asgard. E la massa, a questi grandi eventi, non dà peso. All’uomo della strada, potenziale acquirente di albi a fumetti anche solo “per passare il tempo in treno”, interessa leggere una storia… che magari si dimenticherà dopo dieci minuti, ma perché giudicarlo? Saranno fatti suoi, no? Non può leggerseli come vuole, i fumetti? Magari se li gode anche più di chi rincorre crossover e resurrezioni.
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Non mi stupisce che, nonostante tutto l’hype, i comics vendano meno dei manga o dei fumetti italiani. Cerco di mettermi nei panni di un lettore con pochi soldi e poco tempo per leggere… è così strano che preferisca dedicare la pecunia e i momenti liberi a una lettura che non lo faccia sentire un credulone, che non lo prenda in giro… e che gli dia una pura e semplice storia?
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No, non è strano. In realtà… è del tutto normale. Quindi, lo avrete capito, l’affermazione “non sanno più cosa inventarsi” non la giudico come espressione di ignoranza e superficialità. Al contrario, la vedo come un esempio di saggezza da parte di chi i comics americani se li leggerebbe anche, senza alcun particolare pregiudizio, ma non si fida per timore di cadere nella trappola dell’incrocio narrativo selvaggio o della morte sensazionalistica.
Mettiamoci l’animo in pace: del destino della Torcia Umana… importa solo a noi! Dite che il povero Johnny Storm, da sempre amante dell’attenzione altrui, ci rimarrà male?


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