giovedì 17 marzo 2011

John Doe nn. 1 - 2 (nuova serie)

John Doe n.1:

Bartoli
, Recchioni, Torti
John Doe n
.2:
Bartoli, Recchioni, Califano
copertine: De Cubellis
96 pp, b/n.

3 euro cad.

Editoriale Aurea




.John Doe è morto. Evviva John Doe. Hanno cercato di toglierlo di mezzo ma lui è tornato, è ancora qui tra noi.
Provate voi a sbarazzarvi della morte o addirittura dello stesso creatore. Provateci e vedremo chi ne avrà la peggio.
.
Si parla di morte metaforica, morte editoriale. La serie del ragazzaccio, causa beghe gestionali dell’Eura di qualche mese addietro, rischiava la chiusura.
Rischiava ed è stata chiusa. Ma John non è un tipo accomodante, è egocentrico e arrogante, molto deciso sulle cose che a lui interessano.
Cazzo, qui si parlava della sua serie, delle sue pagine, della sua storia.
E delle sue auto, delle sue donne, dei suoi amici. Amici? Forse per quelli no, ma per le donne e le auto… che diamine!
Così il nostro si è adoperato per trasformare l’Eura in Aurea e si è (ri)presentato nelle edicole con un nuovo numero 1.
.
Torna con un nuovo look, mette da parte (in senso buono) il grandissimo illustratore Massimo Carnevale e per le copertine si avvale dell’aiuto di Davide De Cubellis. Niente da dire, si tratta di un altro talento, le prime illustrazioni sotto gli occhi di tutti denotano un eclettismo invidiabile e una grande tecnica, un’ottima presentazione.
Il look è OK ma la serie? Questo ritorno è positivo o no? I sequel si sa…
.
Ma no, non stiamo a preoccuparci, questo è un gradito ritorno.
In prima istanza perchè la vittoria di un gruppo di lavoro composto da autori italiani e giovani che sono riusciti a superare un momento di difficoltà in un ambito che non deve essere facile come quello dell’editoria a fumetti italiana, va salutata come cosa buona è giusta.
In secondo luogo perchè la partenza di questa nuova serie mi sembra intrapresa con il piede giusto.
Parlo da lettore di John Doe della prima ora, ero già sul pezzo all’uscita dell’altro numero 1. Parlo anche da lettore che si era un po’ raffreddato negli entusiasmi durante il corso dell’ultima stagione del personaggio.
.
Però quella prima stagione mi aveva talmente entusiasmato, l’avevo trovata così innovativa nel panorama del fumetto italiano da edicola che non ho saputo resistere. Così, vedendo il ragazzaccio scendere da quel taxi con tanto d’aureola sul capo, mi sono impossessato di questo secondo esordio e al momento non me ne sono pentito.
In fondo a questo stronzetto mi sono affezionato.
Il risultato che Bartoli e Recchioni volevano (e dovevano) portare a casa era quello di rendere questo primo albo comprensibile per i nuovi lettori che mai avevano sentito parlare di John Doe e allo stesso tempo evitare la tabula rasa in modo da non scontentare i vecchi lettori (e credo anche loro stessi) ormai affezionati al personaggio e al suo background.
Il dinamico duo si porta a casa il punteggio pieno.
.
L’episodio “… e venga il mio regno” funge da ottimo apripista, riassume e delinea in maniera chiara e mai prolissa e verbosa lo status quo della serie rendendo facile l’ingresso ai nuovi lettori e allo stesso tempo riporta sotto i riflettori elementi cari ai fan della prima ora senza mai far mancare il gusto per la citazione che già caratterizzava le vecchie storie del nostro.
.
La storia parte infatti con una tavola che mostra una sveglia indicante le 07.00 del mattino. I vecchi lettori si sentono già a casa, JD inizia la giornata con un rito di vestizione minuzioso neanche fosse Patrick Bateman (credo il riferimento fosse voluto) e va a lavoro.
Non un lavoro come il nostro (non come il mio almeno) perchè lui non è un colletto bianco, un operaio o un imprenditore. Non è un povero cristo. Lui è Dio.
.
Proprio Dio. Il mondo l’ha creato lui (in subappalto a dire il vero ma tant’è…).
Impegnativo direte voi. Non proprio. Di tutte le magagne si occupano le Alte Sfere perchè John è un casinista che perde interesse facilmente per il disegno globale. Ma un Dio ha bisogno di credenti, che la gente abbia fiducia in lui. Il notaio Kobayashi (Kobayashi, pace a te) per incrementare i fedeli chiede un incontro a John. Al ristorante al termine dell’universo (il Dorsia era pieno, ultimo posto prenotato da PB cosa mai riuscitagli prima), locale dove forse Timothy Price è ricomparso dopo essere sparito nel Tunnel… forse sto divagando.
John sarà affiancato dalla tostissima Robin Castillo che avrà il compito di rendere John un Dio in cui credere. Robin non va per il sottile ma John. messo alle strette è uno che non si arrende, vi mostra il medio con arroganza e non si arrende.
.
L’episodio scorre bene, John è sempre divertente, stronzo ma divertente. Tra una citazione a Watchmen e una ai Goonies, il ritorno di Pestilenza, i disegni di Torti, il fondoschiena della Castillo si arriva alla fine. Uno starting point riuscito. Non una pietra miliare nella produzione di John Doe ma un buon numero che ci traghetta verso “Il corpo e lo spirito”.
.
Seguendo la tradizione della varietà il secondo numero è davvero differente dal primo e, a mio avviso, molto più incisivo.
.
Robin ordina: far ritrovare la fede a Laura Pollard, ragazza bellissima costretta su una sedia a rotelle. Atea convinta, disillusa, carattere non proprio facile. E’ una sfida, una sfida dagli sviluppi inattesi. L’incontro che caratterizza questo secondo numero viene alleggerito da una controparte grottesca (un genio della lampada stile Alladin) e dai disegni di Silvia Califano che mixano per bene reale e cartoon rendendo il numero vivace e dinamico.
.
Gettate le basi per i nuovi lettori nel numero precedente, Bartoli e Recchioni ingranano la marcia e realizzano un numero più coeso e compatto e mostrano ai nuovi lettori un altro lato di John Doe creando una buona aspettativa per la terza prova.
.
Terza prova che è già nella mia libreria ma che ancora non ho avuto tempo di leggere. Vado.
.
.
Collegamenti Esterni:
- Aurea editoriale


Nessun commento:

Posta un commento