lunedì 14 marzo 2011

Dylan Dog 280 “Mater Morbi”

Dylan Dog n. 280
Mater Morbi


di Roberto Recchioni 

e Massimo Carnevale


Sergio Bonelli Editore
*   *   *



Meglio cominciare subito con una frase ad effetto: Io non conoscevo Roberto Recchioni.
Si, bella, evocativa, mi piace, la lascio.
A leggerla, quell’instancabile pennello invisibile che hanno in testa tutti quelli che leggono una montagna di roba, comincia subito a dipingere davanti agli occhi  una palestra scolastica male illuminata, in un angolo un tavolo con un arrangiato e modesto buffet, e te seduto su una di quelle sedie metalliche, disposte in cerchio insieme ad altre persone ed uno sponsor, riuniti per un incontro tipo “alcolisti anonimi”.


“Io non conoscevo Roberto Recchioni”, nell’aria si levano i mugolii  di approvazione degli altri presenti per la presa di coscenza, pacca sulla spalla dello sponsor, che ti sprona a dire di più, e tu incoraggiato dalla palpabile solidarietà che ti circonda vuoti il sacco tra le lacrime, felice, alleggerito: Io non conoscevo Roberto Recchioni, perchè saranno anni che non mi filo il panorama fumettistico italiano!!”
Stop adesso. Basta con gli esperimenti linguistici di narrativa evocativa.


Oh, però è vero. E’ vero che non conoscevo Roberto Recchioni.
La prima volta che ho sentito parlare di lui è stato nel forum redazionale di “Fumettidicarta”. Sul suo Blog “Dalla parte di Asso“, un giorno, pubbicò un post un cui stilava e commentava, una lista di blog attinenti al fumetto, poco sotto, nell’area adibita ai commenti, una sfilza di “Bravo sò d’accordo!!” e di “Ma che stai addì?!”
Non essendo il tipo di  persona che passa metà della sua giornata davanti ad un monitor navigando tra i vari blog a leggere e pontificare sui fumetti, non avevo nozioni per giudicare i suoi commenti sugli altri, conoscevo solo fumettidicarta, collaborandoci, e trovai il commento rivolto a “noi” nè feroce, nè eccelso, ma giusto.
Però dopo quello, e qualche altro post, avevo etichettato, questo bravissimo autore, (sarei riduttivo a scrivere adesso “questa persona”, dopo che di lui, ho letto più di qualche post), come un bastardo arrogantello.
E solo gli idioti non cambiano mai opinione.


Una sera, poco tempo fa, ad una cena a casa di una amica aspirante autrice di fumetti, a Roma, mentre dopo il dolce, le donne scivolavano nel gossip e l’inciucio, io mi alieniavo dal resto dei commensali con in mano, una copia del suo primo Dylan Dog, Mater Morbi.
Dopo manco 20 pagine, i criceti che mi girano in testa e determinano il mio essere, avevano cancellato il nome di Recchioni dalla colonna dei cattivi sulla lavagna della mia mente, e lo avevano riscritto in quella dei buoni. Alla fine, quando lo avevo letto tutto, i criceti hanno cominciato a disegnarci intorno tanti cuoricini in preda ad una pura infatuazione.

Ho letto un sacco di fumetti, Mater Morbi ha qualcosa di più, complice sicuramente il maestro Massimo Carnevale, per la sua bravura nell’illustrarlo.
Ma non avrebbe perso niente, neanche se glielo avessi disegnato io.
La sensibilità con la quale Recchioni tratta un argomento delicato come l’ospedalizzazione, non si trova in molte altre opere dello stesso genere.
Posso permettermi di dirlo, dare un parere che va oltre quello del semplice lettore, perchè lavorando in una corsia ospedaliera ho una certa esperienza.
L’immagine che Recchioni ci dà delle persone che soffrono, è tremendamente vera, la prosa con la quale ce la comunica, non è mai fredda, non è mai distaccata,  coinvolge, rende partecipi. La cura con cui descrive l’impotenza, la speranza, l’angoscia dell’ammalato di fronte alla medicina e alle figure che la praticano è disarmante, fosse un quadro Mater Morbi, sarebbe una tela iperrealista. Fedele in tutto e per tutto alla realtà.
Capisco bene perchè ormai quest’albo, vecchio poco meno di un anno, è già semplicemente introvabile, mi piace pensare che sia questo il motivo principale, della sua precoce rarità, per la bellezza incontestabile di quelle pagine.


Bravo Recchioni, anzi bravissimo.
E Carnevale non ha bisogno di commenti, che usi i neri inchiostri o i più teneri grigi degli aquerelli nelle tavole che indicano i ricordi, è sempre un maestro, capace di dare fisicità alla tavola, renderla reale come un energumeno che ti strattona finche non gli dai la tutta la tua attenzione.
Tra le migliori cose dell’indagatore dell’incubo mai lette, al pari de Il lungo Addio di Ambrosini.
Forse con un anno di ritardo, ma come si suol dire, meglio tardi che mai.
Baci ai pupi.

2 commenti:

  1. Scusa ma non rileggi mai quello che scrivi?! Se proprio devi scrivere qualcosa almeno scrivilo correttamente. Che diamine!

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  2. E tu invece scrivi sempre commenti così inutili? Se proprio devi scrivere dei commenti almeno scrivi cose che abbiano un senso. Che diamine!

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