giovedì 17 marzo 2011

ASSEDIO

ASSEDIO 

di B.M. Bendis, Olivier Coipel, AA.VV

miniserie in 4 parti (più n.0)


collana Marvel Miniserie nn. 107 – 111, più vari spin-off


Panini Comics

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La restaurazione. Ovvero il capitolo finale di una lunga epopea iniziata anni fa con “Vendicatori divisi” e continuata poi con “House of M”, con “Civil War”, con “Secret Invasion” e infine con il “Dark Reign”.
Con l’eccezione di Civil War tutti questi mega eventi sono stati partoriti dalla disturbatissima mente di Brian M. Bendis, ovvero l’indiscusso demiurgo dell’Universo Marvel da alcuni anni a questa parte. Bendis è l’uomo la cui opera, a mio parere, meglio rappresenta ciò che è diventato il fumetto super-eroistico negli ultimi dieci anni. Più ancora di Millar, di Morrison, di Brubaker e di Geoff Johns.

Prendiamo Millar, per esempio. Pur essendo l’autore delle due saghe, forse, più belle nel periodo che stiamo considerando – parliamo naturalmente di “Ultimates” e “Civil War” – il suo stile di scrittura è in qualche modo più tradizionale. Lo definirei come un mix tra la ricerca dell’epicità tipica del periodo Lee-Kirby e le tematiche più “estreme” portate avanti da Alan Moore in primis, nel suo ormai irreversibile processo di destrutturazione della figura del super-eroe.

.Ma Bendis è qualcosa di diverso. Non sto dicendo che sia meglio o peggio, ma è innegabile che il suo approccio sia totalmente differente, rispetto allo scrittore scozzese.
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Bendis è lo scrittore perfetto per la mia generazione di fan Marvel: quelli nati a metà degli anni 60, per intenderci.
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Questa fascia di lettori ha avuto modo di seguire il periodo d’oro di Stan Lee in “diretta”, per così dire: ero bambino quando leggevo per la prima volta gli albi, freschi freschi di edicola, targati Editoriale Corno: l’Uomo Ragno disegnato da Johnny Romita Sr.; o i Fantastici Quattro di Jack Kirby; o il Devil di Wally Wood, di Gene Colan… e avanti potrei andare, ancora a lungo.
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Avevo passato da poco i vent’anni quando il rinascimento dei super-eroi illuminava l’orizzonte con i nuovi, fantastici colori portati dalla tavolozza di Frank Miller e Alan Moore. E, sì, devo dire che era ancora una volta era l’età giusta per gustare questi fumetti: drammatici, adulti, disincantati, ma pervasi da una ribollente energia, da una incontenibile voglia di riscatto.
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Che è successo dopo? Per quanto mi riguarda mi sono allontanato dal mondo dei comics per diverso tempo. A 42 anni suonati ho avuto il mio primo figlio e ho deciso di indirizzare il poco tempo che avrei potuto dedicare a me stesso verso qualcosa che per me aveva un valore affettivo ben consolidato: l’Universo Marvel. La domanda che mi pulsava nel cervello era: che cosa avrei ritrovato? Cosa potevo chiedere alla mia età a un mondo che mi aveva sempre accompagnato nelle fasi della mia vita, crescendo insieme a me, maturando insieme a me? Poteva accadere ancora una volta? Poteva rinnovarsi la magia?
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Be’, ci credereste? È accaduto. E l’artefice di questo “miracolo” e proprio quel famoso demiurgo dalla mente disturbata di cui si diceva. Dopo la gioiosa e “giocosa” sarabanda di Stan Lee, dopo la rivoluzione di Miller-Moore con il sovvertimento della figura del super-eroe, che ha portato, sì, il realismo nel mondo degli eroi in calzamaglia, ma sempre con una prospettiva idealistica, in chiave quasi pedagogica, adatta a far presa in un pubblico capace di forti passioni, di aggrapparsi con forza a un ideale.
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Ma noi ultra-quarantenni abbiamo passato questa fase… siamo disincantati, spesso delusi e ormai refrattari a certi “richiami”: il problema del vivere diventa protagonista, quando la famiglia è da tempo l’unica priorità, fonte e obiettivo di gioie e preoccupazioni. E la mera esistenza occupa quasi interamente tutto il posto che i ventenni avevano a disposizione per i sogni e gli ideali.
E allora ecco Bendis, con il suo “post-realismo” (questa me la passate, spero!). Se analizziamo, in generale, le sue storie possiamo dire innanzitutto che non contengano elementi narrativi di novità rilevante Alcuni esempi: la divulgazione dell’identità di Devil? Già successo; la vicenda “retroattiva” di Sentry nella quale tutti si sono scordati della sua esistenza? Anche questo è un film già visto; i Vendicatori divisi? Be’… quante volte è già avvenuto?


No, la novità di Bendis sta in qualcos’altro, che è questo, a mio parere: i personaggi sono gli stessi di sempre, sono di fantasia, ma SEMBRA che vivano nel mondo reale. Il quotidiano, quello che affrontiamo noi tutti, è continuamente presente sullo sfondo, pulsante, vivo, ed è, secondo me, il vero protagonista delle sue storie. I dialoghi ne sono la rappresentazione più immediata: quando Luke Cage e Jessica Jones (per me la loro è la relazione più bella e credibile mai apparsa su albi di super-eroi) discutono su cosa fare con la bambina, siamo io e mia moglie. OK, lo so, loro devono mettere la figlia al sicuro mentre Galactus sta distruggendo Manhattan, mentre noi discutiamo su chi debba portare il bimbo dalla pediatra, ma comunque vi assicuro che cambia poco. E avete provato a leggere bene i dialoghi tra i Vendicatori durante le battaglie? Sono stringati, essenziali – anche ironici, certo – esattamente come uno se li aspetterebbe nella situazione in oggetto. “Chi è questo qui?”, “XWYPLWQ, un demone dalla 112a dimensione”, “Come lo fermiamo?”, “Non lo so”, “Cosa può fare?”, “Credo che spari fuoco infernale, ma non sono sicuro”, “Il fuoco infernale può ucciderci?”, “Non lo so”. E così via.

Ma c’è un aspetto, assai inquietante, che rende l’opera di Bendis ancora più attuale, nel senso “anagrafico” prima specificato, e riguarda ancora un sovvertimento: ma non della figura del super-eroe, come quello di cui si parlava prima, già sfiorato da Miller, ma portato a definitivo compimento da Alan Moore con il suo Watchmen. È un sovvertimento, questo, degli stessi principi etici, dei valori portanti della nostra morale, sublimato con l’avvento del Dark Reign. Che cosa avviene, in sostanza? Che i “cattivi” vincono e vanno al potere? Be’, sì, ma non è tanto questo il punto: Mark Millar aveva già sviluppato ampiamente questo tema prima in Wanted e poi in Vecchio Logan. Il punto è che ora i cattivi vanno al potere e… sembrano i buoni!!!! I criminali vincitori di Millar sono dei tiranni spietati, mantengono intatta tutta la loro ferocia. Invece non riusciamo davvero a trovare una gran differenza su come Norman Osborn gestisce le cose, se lo paragoniamo a Nick Fury, per esempio (una cosa simile viene detta allo stesso Fury da Ares in persona, alla fine di un impagabile dialogo tra i due in un episodio dei Dark Avengers).

Vediamo: qual è il primo pensiero di Osborn, non appena insediatosi? Quello di garantire la stabilità del suo “governo”. E quindi riunisce la Cabala, che solo in apparenza è un’accozzaglia di super-criminali, ma in realtà comprende figure che criminali non sono affatto, come Namor ed Emma Frost. La vera funzione della Cabala è quella di mantenere il potere. Quale dei politici di casa nostra non farebbe una cosa del genere? Magari anche appoggiandosi, più o meno esplicitamente, ad “autorità” locali colluse con mafia e dintorni?

È illuminante in questo senso anche l’opinione che Osborn ha di Kingpin: “No, no… quello è un vero criminale: non è affidabile, è impossibile fare affari con lui”. Esiste quindi un’etica: finalizzata, sì, al profitto o all’acquisizione di potere, ma che comunque richiede una serie di comportamenti “virtuosi”, all’apparenza non diversi da quelli che osserviamo in tutti gli esempi di gestione dell’autorità che possiamo trarre dalla vita reale.

Un altro esempio di “realpolitik” di Osborn è il comportamento in seguito all’atto terroristico degli Atlantidei (sempre su Dark Avengers): egli pretende da Namor un impegno preciso nel trovare e punire i responsabili (richiesta, peraltro, sdegnosamente rifiutata). La sua priorità si dimostra quindi a tutti gli effetti la sicurezza del popolo americano, perché essa è l’unica garanzia per la propria permanenza al potere.
Mi fermo qui per non tediare il lettore, ma potrei fare ancora molti altri esempi.

Quindi, a conti fatti si può definire Bendis come lo scrittore “definitivo” per ultra-quarantenni? Detta così, l’affermazione sembra un po’ limitativa, e indubbiamente lo è, ma non posso fare a meno di pensare che l’evoluzione del fumetto Marvel abbia seguito, in maniera più o meno lineare, l’età anagrafica dei suoi lettori della prima ora.

Ma abbiamo tergiversato fin troppo: passiamo a parlare senza ulteriori indugi dell’oggetto di questo articolo.
La restaurazione, si diceva. “Assedio” è il breve, ma denso, passaggio che conduce dal regno del male di Norman Osborn al ritorno in auge degli eroi, con tanto di annullamento dell’Atto di Registrazione dei Super-Umani. “Assedio” è un’opera scarna, brutale e frenetica: una catena di violenza che si libera improvvisamente e si catapulta a velocità ipersonica verso l’inevitabile finale. È una feroce eiaculazione narrativa, giunta dopo un anno e mezzo di insopportabile tensione accumulata durante il Dark Reign.
Come sempre accade in occasione di queste mega-saghe, la cosa più difficile è riuscire a seguirle con un minimo di filo logico. “Assedio” si compone di una miniserie di 4 numeri, più i crossover con le principali serie regolari della Marvel. Stabilire una precisa cronologia tra le decine di storie coinvolte è virtualmente impossibile. Per quanto mi riguarda, ho seguito la sequenza fornita da Max Brighel (editor della Panini Comics) nel suo blog, che qui riporto:

* Dark Avengers 13/14 (Iron Man & Gli Oscuri Vendicatori 31/32)
* New Avengers Annual 3 (Thor & i Nuovi Vendicatori 138)
* Dark Avengers Annual (Iron Man & Gli Oscuri Vendicatori 30)
* Siege the Cabal (Assedio 0)
* Avengers: The Initiative 31 (Marvel Mix 88)
* Dark Avengers 15 (Iron Man & Gli Oscuri Vendicatori 33)
* New Avengers 61-62 (Thor & i Nuovi Vendicatori 140/141)
* Origins of Siege (Assedio 0)
* Siege: Loki (Marvel Universe 2)
* Siege 1 (Assedio 1)
* Siege Embedded 1/2 (Assedio 1 e 2)
* Avengers: The Initiative 32 (Marvel Mix 88)
* Dark Wolverine 82 (Wolverine 250)
* Siege 2 (Assedio 2)
* Thor 607 (Thor & I Nuovi Vendicatori 140)
* Avengers: The Initiative 33 (Marvel Mix 88)
* Dark Wolverine 83 (Wolverine 251)
* Thunderbolts 141 (Marvel Mix 89)
* Siege: Secret Warriors (Marvel Universe 2)
* Siege: Captain America (Marvel Universe 2)
* Siege: Spider-Man (Marvel Universe 2)
* Siege: Young Avengers (Marvel Universe 2)
* Siege 3 (Assedio 3)
* New Avengers 63 (Thor & i Nuovi Vendicatori 141)
* Thor 608 (Thor & i Nuovi Vendicatori 141)
* New Mutants 11 (X-Men Deluxe 190)
* Avengers: The Initiative 34 (Marvel Mix 88)
* Siege: Embedded 3 (Assedio 3)
* Thunderbolts 142 (Marvel Mix 89)
* Dark Wolverine 84 (Wolverine 252)
* Thor 609 (Thor & i Nuovi Vendicatori 141)
* Mighty Avengers 36 (Iron Man & Gli Oscuri Vendicatori 33)
* Siege 4 (Assedio 4)
* New Avengers 64 (Thor & i Nuovi Vendicatori 142)
* New Avengers Finale (Thor & i Nuovi Vendicatori 143)
* Avengers The Initiative 35 (Marvel Mix 88)
* Thunderbolts 143 (Marvel Mix 89)
* Siege Embedded 4 (Assedio 4)
* Dark Avengers 16 (Iron Man & Gli Oscuri Vendicatori 34)
* Fallen Sun (Iron Man & Gli Oscuri Vendicatori 34)

Questa traccia è tutt’altro che perfetta, ma rimane comunque il modo migliore, a mio parere, per godersi l’intero evento leggendolo tutto di un fiato, se se ne ha l’occasione.
Brevissimamente la trama: Osborn, istigato da Loki, decide di fare il passo più lungo della sua gamba: invadere Asgard, tornata nei cieli dell’Oklahoma dopo una breve, ma burrascosa, permanenza presso Latveria. Le forze che può schierare sono imponenti: i suoi Dark Avengers, i Thunderbolts, l’Iniziativa, le forze del Hammer, ma soprattutto un vero e proprio esercito di super-criminali capitanati da Hood ed enormemente potenziati dalle sacre pietre delle Norne, di cui l’incappucciato boss del crimine è venuto in possesso (ancora grazie a Loki). Eppure, basteranno contro gli dei asgardiani e contro il potentissimo Thor, che, pur in esilio, non esiterà ad accorrere in soccorso del reame dorato?

In effetti Osborn ha un’arma segreta: Sentry. Costui aveva dato in passato parecchi segni di squilibrio, ma la vera natura e la vera portata dei suoi poteri erano rimaste sempre assai misteriose. Be’, adesso l’enigma è sciolto: Sentry (o il suo alter-ego Void) non è altro che l’incarnazione dell’Angelo della Morte, cioè la stessa Entità Divina che ha generato 4000 anni fa le dieci piaghe in Egitto e che tornerà alla fine dei tempi come scritto nell’Apocalisse. È quindi un essere onnipotente e invincibile, ed ora tutte le sue “attenzioni” sono rivolte verso Asgard e i suoi difensori, che sono, oltre ai suoi abitanti, i Nuovi Vendicatori, i Secret Warriors di Nick Fury e, udite, udite, l’esercito degli Stati Uniti. Osborn, infatti, nel decidere l’invasione ha deliberatamente ignorato un ordine del Presidente in persona, il quale ha immediatamente dichiarato l’ex-Goblin traditore della patria e ricercato numero uno.
La cruenta battaglia si conclude, infine, con la sconfitta di Osborn e con la morte di Sentry, il quale, in un momento di lucidità, torna ad essere per pochi istanti il semplice Bob Reynolds, dando così modo a Thor di colpirlo mortalmente.


Devo dire che le cose migliori di Assedio non stanno, a mio parere, nella serie principale. Innanzitutto questa dura troppo poco: 4 soli numeri costringono l’autore a iper-comprimere la trama e a semplificare eccessivamente i passaggi narrativi. Eppure di cose ne avvengono, eccome. Vi sono alcune morti eccellenti: prime fra tutte, oltre a quella dello stesso Sentry, le cadute in battaglia del dio greco della guerra, nonché Vendicatore, Ares e del già più volte citato Loki, fratellastro del dio del Tuono. La miniserie si traduce in pratica in una sequenza di morti, mutilazioni e distruzioni varie senza mai, però, emozionare veramente il lettore, a parte alcune scene altamente drammatiche come l’uccisione di Ares, che viene letteralmente squartato da Sentry come fosse una animale da macello.

Come spesso avviene con le opere di Bendis, le cose migliori si annidano nel sottofondo.
Citerei innanzitutto, pur non essendo scritta da Bendis, la miniserie “parallela” Siege Embedded, ospitata nell’edizione italiana in appendice alla serie principale. Sceneggiata da un ispirato Brian Reed, racconta il “dietro alle quinte” del grande evento, come questo viene vissuto dalle persone normali, attraverso le vicende giornalistiche di Ben Urich, uno dei personaggi più riusciti del Marvel Universe, pur non essendo affatto un super-eroe. Secondo una formula ormai collaudata, le inchieste “d’assalto” di Urich sono il pretesto per svelare le molteplici reazioni degli “uomini normali” di fronte a situazioni al di là della loro portata, se non della loro comprensione. E Urich, paradigma ideale del cittadino americano, lotta con tutte le sue forze contro l’imponderabile, e alla fine, quando le acque finalmente si calmano, sembra recuperare a poco a poco la fiducia nel suo paese e nella vita in generale. Troppo facile sottolineare il parallelismo tra la crisi economica e il Dark Reign, tra la dirigenza di Norman Osborn e la presidenza di George Bush Jr., tra l’età degli Eroi e l’avvento di Obama. Per quanto grossolano e certamente non del tutto cercato dagli autori, un tale paragone costituisce comunque la migliore chiave di lettura per poter vedere in “Assedio” non soltanto una gigantesca rissa tra super-esseri.

La sequenza che mi ha maggiormente colpito ed emozionato è però il sublime dialogo che avviene in uno degli episodi di chiusura – tratto dalla serie Dark Avengers - tra Steve Rogers e quel bellissimo personaggio che è Victoria Hand. Ex contabile dello SHIELD, Victoria è stata assunta da un Osborn appena insediato come segretaria personale e braccio destro, con consistenti compiti direttivi. Col tempo diventa una figura di fondamentale importanza per il suo capo, fino a rappresentare, in pratica, il caposaldo che permette alla tormentata psiche di Norman di rimanere ancorata alla realtà e di non cedere alla follia distruttiva del suo alter-ego Goblin. La Hand rivela inoltre insospettate doti tattico-strategiche, in particolare nel corso della umiliante schermaglia contro l’Uomo Molecola, in cui solo il suo grande sangue freddo e la sua lucidità permettono agli Avengers di sopravvivere al primo impatto, fino all’intervento risolutivo del solito Sentry. Victoria è una vera patriota, crede veramente in Norman Osborn e crede di servire il suo paese nel modo migliore. Quando vede crollare il suo capo e tutto quanto gli stava intorno, lei non si sente un nemico sconfitto: rifiuta l’atmosfera da resa dei conti che pervade i comportamenti e gli atteggiamenti dei vincitori (e come dare loro torto?) e pretende da loro spiegazioni, chiedendo insistentemente un avvocato.

Imprigionata, la vediamo seduta al buio, da sola, mentre aspetta che qualcuno si faccia vivo. E qualcuno si fa vivo: niente di meno che il leggendario Capitan America, ora ufficiale successore di Norman Osborn come capo della sicurezza nazionale.

Steve Rogers appare quasi impacciato, cerca di capire chi sia veramente quella donna e cosa ci facesse in quella posizione. Il Soldato si sforza di scavare nella propria memoria, e chiede alla donna per ben due volte se si erano mai incontrati prima, quasi a cercare un appiglio per uscire dall’incertezza in cui si trova e che fatica a spiegarsi. È Victoria stessa a trarlo d’imbarazzo, con queste parole: “io, come milioni di americani, ero stata conquistata da un uomo molto carismatico che aveva un programma su cui ero assolutamente d’accordo. Ed ero molto eccitata all’idea di far diventare il mondo un posto migliore e più sicuro di quanto non fosse stato per parecchio tempo….. Stavo cercando di aiutarlo [Osborn], stavo cercando di risolvere il problema che aveva dentro di lui, ma era come un treno impazzito che mi ha travolto, e ho fallito. Ho mancato nei confronti suoi e del paese”.

Quando Steve infine le annuncia che sarà reintegrata e lavorerà per lui, lei sgrana gli occhi dietro le lenti e solo dopo un bel po’ riesce a dire, di nuovo sola e al buio: “Cosa?”
E a questo punto “Assedio” può chiudersi definitivamente; non con un atto di violenza o di rappresaglia, ma con un gesto di grande saggezza e profonda comprensione, nel senso più largo che questo termine può assumere.
Tutto è finito bene. E pur sapendo che è solo un momento, solo un’oscillazione del pendolo della vita, tuttavia abbiamo la sensazione che un periodo veramente troppo lungo e buio sia passato e, anche grazie alla nomina di un uomo come Cap al vertice della difesa nazionale, non poteva davvero andare meglio di così.
Mi chiedo: a questo punto regge ancora il parallelo con la nostra realtà, di cui abbiamo parlato in precedenza?


Io direi, solo in parte. Se i confronti tra l’epoca Bush e il Dark Reign, tra l’elezione di Obama e l’inizio dell’Età degli Eroi, pur azzardati, reggono bene; se possiamo trovare nella nostra realtà dei Norman Osborn, delle Victoria Hand, perfino dei Bucky Barnes o dei Clint Barton, c’è tuttavia una fondamentale lacuna: non possiamo trovare uno Steve Rogers. Non c’è un personaggio del genere nel nostro mondo. L’unica cosa che possiamo fare è cercarlo dentro di noi e tirarlo fuori ogni volta che possiamo, tutte le volte che cerchiamo di creare un mondo migliore per noi e per i nostri figli.
Ma questa è veramente un’impresa. Ancora più difficile che lanciare palle di fuoco o volare tra le stelle più veloci della luce.

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