domenica 2 gennaio 2011

Wolverine Vecchio Logan

Wolverine - Vecchio Logan, di Mark Millar e Steve McNiven
Supereroi: Le Grandi Saghe
n° 76 – Panini Comics/CdS – brossurato, colori (miniserie completa)

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Ed eccolo qua finalmente, tra le mie avide mani, il nuovo numero di Grandi Saghe che raccoglie stavolta integralmente la discussa miniserie Old Man Logan, ribattezzata in Italia Vecchio Logan, che tanto ha fatto parlare i lettori sui forum dedicati, generando pareri ed opinioni a dir poco opposte.
Ed io da che parte sarò, ora che finalmente l’ho letta tutta d’un fiato?
Sarò un Guelfo o un Ghibellino? Sarò un Montecchi o un Capuleti? Sarò dà Roma o sarò dà Lazio? M’è piaciuta o no?
E sì che m’è piaciuta. Difficile non farsi piacere una cosa del genere.


Primo: per la nuova edizione, Grandi Saghe  è una eccellente collana, e per dieci euro ha proposto roba molto, ma molto peggiore, ma piantandola con questa filosofia del cazzo di quelli che vedono sempre chi sta peggio, posso dire che si mi è piaciuta perchè l’illustratore dell’intero volumazzo è  il signor Steve McNiven: sì esattamente quel genio fottuto che ha già illustrato Civil War e sempre su Grandi Saghe, anche una miniserie dei Fantastici Quattro, dove i 4 eroi devono vedersela con un nemico molto più bastardo di Destino, la bancarotta.
McNiven potrebbe essere un motivo fondamentale per piombarsi in edicola ‘sta settimana. Uno dei motivi.
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Il secondo è Millar, per mesi online ho letto feroci critiche per questa sua miniserie, chi diceva che è la sua opera minore, chi addirittura lo additava come un incompetente, chi è arrivato a dire che il mondo futuristico di Old Man Logan, è solo l’audace e arrogante tentativo di questo autore di lasciare all’interno del Marvel Universe un suo personalissimo marchio, un “Millar” Universe. Bah, sono stato mesi a leggere pippe mentali al vetriolo su questo fumetto, ed ero così curioso che più di una volta sono stato tentato di fare la spesa in fumetteria, e comprarmi tutti gli albi di Wolverine dove è stata pubblicata per la prima volta, perciò quando la Panini ne ha annunciato la ristampa su Grandi Saghe, ho prenotato la mia copia con due settimante di anticipo.
E l’unica cosa che posso dire è che, tentativo arrogante o meno, opera minore o meno, è una bellissima opera fuori continuity, altamente citazionistica, una valida reinterpretazione del mondo Marvel e dei suoi personaggi.
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Lo scenario dove si muovono Logan e Occhio di Falco è un puzzle, reminescenze del futuro post-atomico di Mad Max o di Hokuto No Ken, i colori caldi delle prime pagine, come la fotografia dei western di Sergio Leone, Logan sembra William Munny (Clint Eastwood – Gli Spietati), difficile non ricordarsi dell’America ipotizzata da Miller in Marta Washington guardando l’itinerario che percorreranno Logan e Barton che compare sul navigatore della Ragno-Mobile.
Si, esatto, la Ragno- Mobile: come detto è un’opera altamente citazionistica, il veicolo che porta Barton viene direttamente dagli scaffali dei giocattolai degli anni ’80, come anche il portachiavi degli X-Men, che Ultron-B dà a Logan poco prima della missione di salvataggio, volutamente  e fottutamente nostalgico.
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Le basi buttate in queste pagine, sono così buone, che l’unica pecca di questo fumetto è che è troppo breve, troppo compresso, troppo limitato.
L’incipit è geniale quanto riciclato, nel futuro gli eroi sono tutti morti, per un motivo ovvio, i super-criminali alla fine si sono svegliati, per decenni sono stati là a creare marchingegni letali e fantasmagorici per placare la loro sete di conquista, e alla fine hanno fatto due più due, ed hanno capito che anche solo per numero, sono in una superiorità schiacciante, metti solo l’Uomo Ragno, quante nemesi ha? Scorpione, Avvoltoio, Doc. Octopus, Goblin ect. ect.
Via quindi, tutti uniti contro i buoni, una chiave narrativa vista migliaia di volte in casa DC, con i suoi Sindacati del Crimine, l’Injustice League of America, vista in Crisis on Infinite Earths, vista anche nella recente miniserie Justice di Alex Ross, ma come tutto in questo fumetto, anche questa è re-inventata da Millar, che spalleggiato dal dotato McNiven ci “regala” un fumetto dove per i cattivi l’unica super-arma valida, è la violenza, la volontà e la determinazione di uccidere per prevalere. Occhio a Kingpin. E occhio a chi si nasconde a Washington.
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Insomma bello, dalla prima all’ultima pagina, vivamente consigliato a chi non si perde in seghe mentali riguardo alle incongruenze con l’universo Marvel principale, in casa DC, sta roba sarebbe una mniserie  “Elseworld”, letta così è geniale.
Baci ai pupi.
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