domenica 2 gennaio 2011

Alessandro Baggi

“I mostri pongono una sfida.”
[Alessandro Baggi]
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La maggior parte delle volte che penso alla questione “Arte/Fumetti” mi viene da considerarla una colossale sciocchezza. Il fatto di voler trasformare tutto quanto in “Arte”, quando da sempre si discute su che cosa sia l’Arte, e nemmeno su questo ci si trova daccordo, mi ricorda quelle storie di compravendita di titoli nobiliari, anche oggi che la nobiltà è sacrosantemente proibita per Costituzione. L’importante è il titolo, l’abito, la presentazione, la collocazione sugli scaffali giusti delle librerie, in modo da non doversi più vergognare di leggere/fare fumetti e, magari, da risollevare un po’ il mercato.
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Pensieri ingenui dettati probabilmente da vetuste ideologie e supportati da una troppo piccina  cultura in materia, me ne rendo conto. Ciò non toglie che, a tutt’oggi, continuo ostinatamente a pensare che la peggiore storia del peggiore dei supereroi e la migliore “graphic novel” (… termine che personalmente detesto, così come “radical-chic” o “nouvelle cuisine”) del più raffinato degli Autori, sempre fumetti siano. Non necessariamente Arte. Anzi secondo me quasi mai è Arte. Dico “quasi”. D’altronde lo status di “Arte” non renderebbe migliore un medium, penso, sempre chiuso nella mia ignoranza.

Quello che eventualmente differisce un fumetto da un altro, oltre alla/e qualità – parametro che conserva comunque un’ampia percentuale di soggettività – è lo sperimentare emozioni, è cioè il ventaglio di emozioni che un fumetto – quindi il suo autore – è capace di suscitare, o ancor meglio di far ri-affiorare, nella mente di me lettore.
La presunzione di “creare” emozioni la ritengo una velleità antica, sorpassata: considero più realistico parlare di “far riaffiorare emozioni” che già esistono, ma che magari sono sepolte in meandri nascosti della mente del lettore. Nascoste per i motivi più disparati.
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Certe volte accade che tra il libro a fumetti che tengo in mano e me che leggo si produca un incredibile flusso di emozioni, puramente spirituale, e per ciò aleatorio e difficilmente descrivibile in modo univoco e chiaro. E’ una vera e propria magia, senza virgolette, perché lo scambio avviene tramite un oggetto solido, freddo e inanimato come un libro a fumetti, a distanza di spazio e di tempo tra persone che non si conoscono e che in comune hanno solo i “sei gradi di separazione” di karinthyana memoria, spesso tra una persona viva (io) e una già morta, altrettanto spesso tra persone che non parlano e non pensano nella stessa lingua. E’ una magia. E’ Arte tutto ciò? Continuo a pensare alla questione come a una cosa inutile e capziosa.


Torniamo alla magia: questo tipo di magia c’entra poco con, o meglio riesce a trascendere da, lo schema “produzione, stampa, uscita, acquisto, lettura”; sia perché è possibile che l’Autore si sia consapevolmente prefissato uno scopo non esclusivamente “mercantile” della sua opera (…mormorii di incredulità… nervosismo serpeggiante…), sia perché/quando il lettore abbia colto l’essenza non prettamente commerciale dell’opera e, subito catturato da un “qualcosa” di difficilmente spiegabile, vi si sia immerso con mente aperta e disponibile.
Resta comunque che spiegare la magia è estremamente difficile e può portare a risultati disastrosi… o comici, va da sé.

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Ci sono autori che presuntuosamente pensano di interessare il lettore con l’accurata descrizione dei loro brufoli sul culo. L’autobiografia per l’autobiografia forse può interessare la mamma dell’autore, al limite una cara zia e poc’altra gente. (Oppure l’autore è di moda e allora interesserà tutto di lui/lei, anche il brufolo sul culo).
Altri autori invece si mettono a nudo in modo non pornografico, ma per il rischio della condivisione oppure per incoscienza, ma soprattutto perché hanno qualcosa da dire. Se poi sanno anche dirlo, se poi sanno anche davvero disegnare, se poi riescono anche a colpirmi in faccia e allo stomaco e persino nelle parti basse e anche dentro posti non propriamente esposti, come la mente, allora io provo per loro qualcosa di simile all’affetto e alla gratitudine.
Certo, anche verso chi riesce a farmi divertire per qualche decina di minuti posso provare una specie di affetto e nel mio cuore ci sono un sacco di eccelsi intrattenitori, vivi o morti o entrambe le cose (scherzo, su!). Ma siccome ancora discrimino tra le cose veramente importanti e le cose non-poi-così-importanti, chi mi colpisce e riesce a farmi gemere – dolore o piacere in questo tempo di sensazioni a pagamento è tutto grasso che cola – e a far rimuginare questo chilo e mezzo scarso di cervello che mi ritrovo ha un posto di rilievo nella mia umile biblioteca, e nella mia testa, s’intende.
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E’ normale, no?, avere a cuore chi mi presenta luoghi sconosciuti, o meglio: che credevo di non conoscere (in qualche caso: che non volevo conoscere) e riesce a renderli parte, piccola o grande non ha importanza, della mia memoria. Difficilmente in questi casi si parla di percorsi lineari o di comprensione semplice; daltronde non ho mai sentito di qualcosa di prezioso che si conquisti senza sforzo, mai.
Qui sotto si trovano un paio di link: comodamente, con un paio di “click”, si potrà avere un’idea di quello di sto cercando di dire, anche se fin’ora m’è uscito di penna solamente un timido e ignorante balbettìo. Lì trovate un “chi è”, se già non lo sapete (se già lo sapete probabilmente non avete avuto difficoltà a capire i miei balbettii), trovate un breve “riassunto” dei suoi volumi, trovate anche delle anteprime. Per quanto, a vederle così piccoline e coi colori da monitor non è proprio, proprio per niente, la stessa cosa che sfogliare i volumi sdraiati sul divano.
Comunque, se non lo conoscete, un salto fatecelo, ci mettete due minuti e se non vi “prende” nessuno s’offende (beh, almeno credo…) e amici come prima.
Certamente sapevate tutti, e non me l’avete detto, che disegna anche Dampyr, e io che non lo leggo non lo sapevo e sono anche un po’ arrabbiato perché ora dovrò procurarmi tutti i numeri disegnati da lui, oltre allo speciale “Maxi Dampyr” che è ora in edicola.
Infine: per me Alessandro Baggi è un Artista.
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- Ecco dove acquistare i tre splendidi volumi di Alessandro Baggi editi dalla Scuola del Fumetto di Milano (casomai la vostra fumetteria non li avesse)
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2 commenti:

  1. Pagina passata stranamente inosservata. Per trovarla ho dovuto cercare pensando "vediamo se si parla di Dampyr in questo blog"...
    Sono collezionista di Dampyr dal n° 1, curo uno dei due siti amatoriali dedicati a questo fumetto che è nato proprio quando cercavo un fumetto seriale da cominciare a seguire senza dover impazzire tra arretrati, mancoliste, albi rari venduti per un rene, ecc...
    Dampyr ha probabilmente il migliore parco disegnatori dell'attuale panorama editoriale italiano dedicato al fumetto d'avventura. Fino a qualche tempo fa, quando nello staff militavano ancora Dotti, Andreucci, Torricelli, avrei omesso il "probabilmente"... perché sono d'accordo con i nuovi acquisti, molto meno con il mercato dei disegnatori perché tutti vogliono disegnare quel pompato di Tex o quel raccomandato di Dylan Dog...

    In ogni caso Baggi è tra i disegnatori della prima ora di Dampyr, sicuramente il più visionario e singolare dello staff, tanto che spesso una storia bisogna pensarla già da far disegnare a lui sennò il risultato non rende... e non sono mancati negli anni lettori che saltavano un'uscita perché la disegnava Baggi!
    Va detto che, secondo me, nelle scene d'azione, Baggi perde più di un colpo, rispetto a altri colleghi; tuttavia certe atmosfere malate, surreali, distorte, da incubo, se non le disegna lui, non sono la stessa cosa. Sì, gli altri sono bravi, ma Baggi è... particolare, vedi una sua tavola e ti rendi conto che un altro non l'avrebbe neppure pensata quell'inquadratura o quel primo piano.

    Concludo suggerendo di recuperare il volume "Vertigini", l'unico di Baggi extra Dampyr che ho, per immergervi nei più angoscianti incubi che la mente possa concepire.

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    1. Ciao Gas.
      Questo articoletto è stato scritto quando ancora questo blog non aveva commentatori/trici, quindi sì, pare sia qui piuttosto solitario :)
      (Ma ha comunque avuto le sue brave visitine anche lui, via ^^).
      Io sono un estimatore soprattutto del Baggi extra-Dampyr, in quanto non sono un lettore della testata bonelliana: ne ho acquistato ai tempi i primi venti numeri e ogni tanto lo leggo "a scrocco", ma non ne sono un fedele lettore. Ho cercato di prendere quei numeri disegnati da Baggi, per affetto verso l'autore. Come dicevo preferisco la sua produzione extra-bonelli, dove può esprimersi più liberamente e non avere limiti imposti dalla serialità.
      E' un grande disegnatore e credo che abbia bisogno di molta libertà per esprimersi al meglio. Spero di leggerlo in una sua produzione libera quanto prima!
      Grazie mille per il tuo commento e a presto! :)
      O.

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