domenica 2 gennaio 2011

Accade nel Marvel Universe – Parte 4


Ultima parte della panoramica sull’universo della casa delle idee. Tre grossi calibri per concludere alla grande la nostra visita: Capitan America, L’Uomo Ragno e Wolverine.
Avere tra le mani il primo numero di una nuova testata dedicata agli eroi Marvel è per noi appassionati sempre un piacere. Se l’eroe in questione è il Capitano a stelle e strisce al piacere si aggiunge anche l’effetto “macchina del tempo”. Era il 1990 quando la Star Comics lanciava il mensile Capitan America e i Vendicatori e io per la prima volta incrociai la strada del vecchio Steve Rogers. Sono passati vent’anni da allora e il Capitano ha l’onore di tornare su una testata che porta il suo nome.
Ma davvero ritorna? Vediamo.


Steve Rogers, l’uomo dietro la maschera del soldato americano per eccellenza è morto. E’ stato ucciso in un attentato alla fine della Guerra Civile tra i supereroi. Nello stesso periodo è tornato a calcare le scene l’ex spalla di Cap ai tempi della seconda guerra mondiale: Bucky. Quest’ultimo ora è il nuovo Capitan America. Il sempre ottimo Brubaker ci ha narrato tutti questi eventi nel quinto volume della serie Captain America.
Su questo Capitan America N. 1 viene presentata la miniserie Captain America Reborn, un titolo, un programma. Lo strillone in prima pagina recita: “La Marvel conosce bene l’arte di rilanciare una testata… Steve Rogers vive!”. Pagina nera, l’immagine di uno scudo.
Aprono l’albo due tavole di presentazione del personaggio illustrate magistralmente da Alex Ross.
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Un breve prologo disegnato da Luke Ross funge da ponte tra gli ultimi episodi della serie di Cap e la mini Reborn e alimenta i sospetti sul fatto che Rogers sia ancora vivo. Dopotutto ad architettare l’attentato ai danni del Capitano c’era gente come il Teschio Rosso, il Dr. Faust e Arnim Zola… potrebbe essere successo di tutto. Il progetto Reborn è stato naturalmente affidato all’abilissimo Brubaker che sulla serie di Cap ha scritto alcune delle pagine migliori della Marvel degli ultimi anni (da ricordare anche il suo ottimo lavoro su Daredevil) e al “grosso calibro” Bryan Hitch, reduce dal recente impegno sui Fantastici 4.
La storia si dipana su più fronti.
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Apprendiamo dalle parole di Sharon Carter, prigioniera del Teschio Rosso prima e dopo l’attentato a Steve Rogers, della possibilità che il capitano sia stato trasferito in qualche altro posto/tempo grazie a una tecnologia derivata dalla piattaforma temporale del Dottor Destino (ci mancava pure lui). L’intenzione di Zola e del Teschio Rosso era quella di prelevare il corpo di Rogers in un secondo momento per i loro loschi scopi.
Il nuovo Cap e la Vedova Nera si introducono su uno degli elivelivoli dell’H.A.M.M.E.R. di Norman Osborn, luogo dove dovrebbe trovarsi ora l’attrezzatura che Zola aveva messo a punto per recuperare il Capitano (piano sventato proprio dalla Carter). Prima di trovare quello che cercano i due si imbatteranno negli Oscuri Vendicatori.
Steve Rogers o almeno la sua coscienza, rivive momenti salienti della sua storia passata senza poterli cambiare. Intrappolato nel tempo. Il Capitano c’è e non c’è.
Quando Osborn viene a sapere come stanno le cose elabora un piano. Come al solito, si tratta di un piano scellerato.
Si tratterà per Capitan America davvero di una rinascita? La speranza è che nei prossimi episodi quest’ottimo team creativo ci dia la risposta a questo quesito.
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La gestione post Brand New Day di Spider-Man mi sta dando parecchie soddisfazioni.
Erano molti anni che non seguivo più l’Arrampicamuri e in questi ultimi tempi ho ritrovato nelle sue storie ventate di freschezza da tempo assenti.
Un cast di comprimari particolarmente ricco e curato, approfondito con grande mestiere dai vari autori coinvolti nelle recenti saghe del Ragno, storie sempre divertenti (così come i dialoghi) e sottotrame intriganti.
Proprio gli autori sono il punto di forza della serie Amazing Spider-Man, testata edita tre volte al mese e che ha soppiantato tutte le vecchie serie dell’aracnide. Vari team creativi si avvicendano sull’albo, occupandosi di volta in volta della run del momento e dando coerenza all’affresco narrativo d’insieme. In questo Spider-Man 536 il compito è affidato al tandem Joe Kelly/Mike McKone i quali creano una storia in due parti dove l’altra metà del cielo è assoluta protagonista.
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Negli ultimi giorni la vita di Peter Parker è stata incasinata dal Camaleonte il quale, dopo aver assunto l’identità di Peter stesso, ha sedotto la sua coinquilina Michele Gonzales, ha tenuto interessanti conversazioni con MJ, ha piazzato in casa di sua zia Harry Osborn e infine ha insultato pesantemente l’eroe di guerra Flash Thompson.
Ora Peter si trova a dover gestire un’infuriata Michele (vai a spiegarle che il tipo che si è fatto in cucina non era lui) la quale sfoggia reazioni muy calienti e dovrà affrontare la sorpresa di un’improvvisa escalation dell’interessamento nei suoi confronti da parte della collega Norah Winters. Ovviamente Mary Jane ricompare nei momenti meno propizi. Se si potesse considerare un male avere a che fare con tre donne come quelle sopra citate allora peggio di così non potrebbe andare.
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Ah già! Torna in scena anche la Gatta Nera. Messi per un attimo da parte i dissapori della vecchia relazione tra la Gatta e il Ragno i due si riavvicinano, fanno faville insieme, la Gatta si porta dietro una dose di misteri e ovviamente i due si fanno beccare da MJ.
Sullo sfondo, come visto già nei numeri passati, la figlia di Kraven continua a tramare nell’ombra.
Altra tacca che si aggiunge alle storie ben orchestrate del “dopo Mefisto”, le tavole di McKone sono ottime sia nelle scene d’azione che nella costruzione dei momenti di dialogo. Curati i dettagli e le panoramiche su New York. Sul versante dei testi da segnalare l’ottima verve con la quale Kelly scandisce questi due episodi.
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In appendice troviamo l’esordio della mini Anti-Venom: New ways to live che ci racconta cosa sta facendo Eddie Brock (l’ex Venom) ora che è diventato un fautore del bene sui generis. L’Anti-Venom si impegna a debellare una banda di trafficanti di droga che lui vede come una malattia da curare (neanche fosse Marion Cobretti: “Tu sei la malattia. Io sono la cura”). Cura di qua, cura di la chi ti incontra? Il nostro amatissimo Frank Castle. Vagli a spiegare a Frank Castle che adesso sei uno dei buoni e che sei passato dall’altra parte. Quello è uno che prima spara e poi fa le domande (quando ne ha voglia). La mini è scritta da Zeb Wells e ben illustrata da Paulo Siqueira entrambi autori che di recente si sono occupati proprio della serie di Spider-Man.

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Veniamo ora a Wolverine, anzi ai Wolverine protagonisti di Wolverine 246.
In questo numero si concludono due importanti saghe per i mutanti artigliati.
Nella serie Dark Wolverine che narra le avventure di Daken, giunge al termine la saga in tre parti “Il principe”. Daniel Way, coadiuvato ai testi da Marjorie Liu, ci rende partecipi dell’intricato piano messo in atto dal figlio di Logan per perseguire i suoi enigmatici scopi. Oltre ad avere un fattore rigenerante e temibilissimi artigli, sono in pochi a sapere che Daken può influenzare gli stati d’animo di chi gli sta attorno. Proprio questa abilità viene usata dal protagonista della serie per costruirsi delle alleanze, mettere alcune pedine le une contro le altre, creare difficoltà a Norman Osborn e mettere in posizione di debito nei suoi confronti alcuni personaggi Marvel di primo piano. Trama, manipola, si sacrifica per i suoi oscuri interessi. Un personaggio creato da poco con molte potenzialità, fascino da vendere, ironia e spietatezza. Un primo arco di storie veramente convincente.
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Con grande piacere ammiriamo le tavole di Giuseppe Camuncoli, sempre di grande qualità. I disegni del nostro connazionale tratteggiano benissimo personaggi malati come Osborn e L’Uomo Ragno (quello degli Oscuri Vendicatori), rendono esplosiva la furia e la potenza di Ares, ogni singola vignetta è dettagliata e curata nei particolari. La migliore qualità di Cammo è la personalità e la riconoscibilità del suo tratto. Non lo si confonde con nessun altro. Sicuramente tra i migliori disegnatori italiani (se non il migliore… ci sono anche Bianchi però e numerosi altri) in forza alla Marvel.
La vicenda che si va a concludere sulle pagine della serie Wolverine Origins si intitola semplicemente Romulus. Siamo a conoscenza ormai da parecchi mesi di come il misterioso Romulus abbia condizionato tutta l’esistenza di Logan, di suo figlio Daken e di numerosi altri personaggi della saga mutante, da tempi ormai remoti. Nelle sue trame sono coinvolti anche Omega Red, Sabretooth, Cyber, Nuke, Wildchild e la famiglia Hudson.
Wolverine non ha gradito il fatto di essere stato manipolato così a lungo. Soprattutto non ha apprezzato il fatto che Romulus gli abbia tenuto nascosto un figlio che Logan non sapeva nemmeno di avere e che lo abbia reso una perfetta macchina di morte.
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Finalmente in questo numero Daniel Way e Scot Eaton ci mostrano il volto di Romulus, finora celato nell’ombra. Anche Wolverine ha il piacere di incontrarlo e di arrivare alla resa dei conti con l’enigmatico personaggio. Ma sarà tutto merito suo o anche questo rientra nei piani di Romulus?
Sinceramente, visto l’hype creato intorno a questo villain, mi aspettavo uno scontro dai toni maggiormente epici. La storia comunque fila e i disegni di Eaton svolgono il loro compito. La porta rimane aperta per futuri sviluppi.
(Fine)
Capitan America n. 1, Panini Comics, 80 pp. 3,30 euro.
Spider-Man n. 536, Panini Comics, 80 pp. 3 euro.
Wolverine n. 246,  Panini Comics, 80 pp. 3,30 euro

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