mercoledì 8 dicembre 2010

UN FASCIO DI BOMBE

Un fascio di bombe, di Alfredo Castelli, Mario Gomboli, Milo Manara
brossura, 48 pagine in b/n, 9,90 Euro - Q Press, 2010
1975: il fumetto fa informazione
Un’opera che segna una tappa fondamentale nell’impiego del fumetto come strumento d’informazione.

Non servirebbero presentazioni per i tre maestri del fumetto di quest’opera d’inchiesta (qualcuno potrebbe dire: di propaganda) che, alla data della prima pubblicazione, erano meno che trentenni, ma avevano già saputo imporsi nel settore editoriale dell’epoca. Alfredo Castelli è uno dei principali autori di casa Bonelli (basta ricordare, uno fra tutti, il suo Martin Mystère, in edicola dal 1982). Mario Gomboli è l’erede della direzione editoriale di Diabolik, dopo la lunghissima gestione delle sorelle Giussani, oltre che sceneggiatore e autore di romanzi per l’infanzia. Infine Milo Manara è forse il più importante disegnatore italiano vivente, con una lista infinita di tavole e collaborazioni illustri (da Federico Fellini a Marvel Comics, da Hugo Pratt a Valentino Rossi).

Tre autori che hanno segnato l’immaginario collettivo e che, a distanza di oltre 30 anni, vedono finalmente ristampato da Q Press questo piccolo gioiello distribuito gratuitamente in 600.000 copie dal partito socialista italiano nel 1975 durante la competizione elettorale con il sottotitolo “in un racconto a fumetti la strategia della tensione”. L’opera fu riedita in un’unica ristampa amatoriale nel 1978 dall’editore L.F. Bona, da allora non fu più ripubblicata. Alla sua realizzazione collaborarono le sorelle Giussani e il disegnatore Mario Uggeri (autore della copertina).

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Un fascio di bombe descrive l’episodio della strage di Piazza Fontana (1969) e la serie di attentati che sconvolsero il nostro paese e che, a tutt’oggi, restano ancora impuniti. Gli autori, attraverso una scrittura sapiente e mai didascalica rivelano ai lettori le dinamiche della “strategia della tensione”, alla base di uno spietato meccanismo che, diffondendo il terrore, garantì il mantenimento dello status quo, mettendo in cattiva luce le sinistre dell’epoca, ancora lontane dagli scandali che in seguito le colpirono, ritenute responsabili degli attentati.
Attraverso l’inchiesta del protagonista, il giornalista Moretti, ripercorriamo i tragici istanti precedenti e successivi all’attentato. Dalla decisione, di matrice fascista, al suicidio/omicidio Di Giuseppe Pinelli, l’anarchico accusato, insieme a Pietro Valpreda e Mario Merlino, di essere il responsabile della strage, fino alla serie di morti e arresti che colpirono una serie di innocenti la cui unica colpa era conoscere la verità o appartenere a un movimento politico di estrema sinistra.
In appena 48 tavole troviamo un grande esempio di giornalismo grafico, oltre che una dichiarazione d’impegno politico, circostanziato da documenti e dichiarazioni di quei terribili giorni. Un fascio di bombe non è però solo un esempio magistrale di nona arte, ma un documento storico che mantiene il suo valore ancora oggi; un volume che dimostra non solo le possibilità del medium (come se fosse ancora necessario), ma la sua capacità di farsi testimonianza.
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Q Press


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