mercoledì 8 dicembre 2010

QUANDO NON MI PIACEVA JOHN BUSCEMA

Ho una confessione da fare.
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Conoscete tutti John Buscema, vero? L’indimenticabile disegnatore, noto soprattutto per aver lasciato il segno in casa Marvel dagli anni ‘60 fino alla sua morte, avvenuta nel 2002, viene ancora oggi celebrato (tra le altre cose) per i suoi cicli di Vendicatori, Fantastici Quattro e soprattutto Conan il barbaro, il suo preferito…
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E’ con un po’ di vergogna che ammetto pubblicamente che questo maestro del fumetto, tanti anni fa, non mi piaceva.
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Siete ancora tutti lì? Oppure ve ne siete andati in preda al disgusto? Su, per favore, lasciatemi almeno finire!
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Nei miei primi anni di lettore Marvel sentivo sempre parlare di questo John Buscema (1927 - 2002) come di un grande disegnatore, un immenso maestro che aveva ispirato generazioni di artisti del fumetto.
Ma c’era un problema: quelle poche cose disegnate da lui che avevo non mi sembravano proprio granché. “Perché tutti lodano sempre questo Buscema? Cos’ha di speciale?”. Me lo chiedevo spesso, anche perché, dopo anni di lettore Disney, ero abituato a dare grande importanza al disegno, che deve essere bello.
E ora qualcuno che non mi conosce, possibilmente più grande di me, morirà dalla voglia di chiedermi “Ma tu che hai mai letto di Buscema per dire che non ti piace e che il suo stile non è bello?”. Beh, almeno spero che qualcuno me lo voglia chiedere, perché questa domanda è al centro di tutto il discorso.
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Di Buscema avevo quelle poche storie dell’Uomo Ragno dei tardi anni ‘60, il secondo incontro tra l’Arrampicamuri e Superman, un paio di storie dei Fantastici Quattro degli anni ‘80 e una miniserie di Galactus e Silver Surfer. Poca roba, ma mi bastò per farmi un’idea.
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“Un’idea sbagliata!”, urla qualcuno là in tribuna. Ehi, ha ragione!
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Facciamo una breve analisi di questi lavori di Buscema…
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AMAZING SPIDER-MAN (1969): a Buscema non piaceva l’Uomo Ragno. In più aveva le chine di Jim Mooney, che ai tempi non mi diceva nulla e in alcune pagine era fin troppo coprente.
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SUPERMAN AND SPIDER-MAN (1981): a parte i colori inguardabili della ristampa, non era male. Però… qualcosa non mi tornava, notavo degli alti e bassi. Da grande ho imparato che era colpa dei numerosi inchiostratori.
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FANTASTIC FOUR (1986): uno dei suoi ultimi lavori regolari, con le chine spigolose del fratello Sal.
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GALACTUS THE DEVOURER (1999): carino, ma… c’era Bill Sienkiewicz alle chine, non so se mi spiego.
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Lo vedete qual è il problema? Che la mia fin troppo severa opinione nasceva a causa di storie chinate pesantemente da altri o prodotte alla fine della sua carriera. Insomma, la mia opinione si basava sull’ignoranza, perché io, senza conoscere le vere gemme della lunga carriera di John Buscema, mi permettevo di dire che non era poi questo gran disegnatore. Un atteggiamento molto stupido, non trovate?
Ma alla fine mi è andata bene: nel corso degli anni ho avuto la fortuna di rimediare e di ammirare ben altre tavole del Michelangelo dei comics. Un soprannome roboante, ma meritato. Che dire di quel suo meraviglioso Silver Surfer che solca gli spazi con estrema eleganza? E del suo Conan, dotato di una fisicità prepotente che esce dalle pagine? E del suo atletico Tarzan? E del suo Thor, così nobile e irraggiungibile per noi mediocri umani? Per non parlare poi delle sue donne: Shalla-Bal, Sif… tra le più attraenti che si siano mai viste in un fumetto di supereroi, così morbide e vive in ogni loro posa ed espressione (ma concedetemi di dire che quelle di John Romita Sr. sono più belle!).
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Ma fermiamoci pure qui, perché questo, in realtà, non è un articolo su John Buscema: Big John non è che un pretesto per parlare d’altro.
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Come detto prima, sulla carriera di John Buscema ero piuttosto ignorante, poi ho rimediato. Ma avrei potuto benissimo non farlo, e avrei continuato a pensar male di lui. Pensateci, non è che per leggere un fumetto oggi (e soprattutto per godermelo) devo per forza aver letto tutti quelli di ieri. A me, se stasera voglio leggermi il nuovo numero di Thor, cambia poco se ho letto o no anche quelli di John Buscema. Posso vivere felice nella mia ignoranza, che sarà anche brutta, ma in fondo è pure legittima: non fa male a nessuno, se non forse a me, e non è detto che la cosa debba pesarmi per forza come un marchio di infamia.
Nessuno avrebbe potuto dirmi nulla, no? Me ne sarei stato per conto mio con le mie convinzioni errate.
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Ma se invece avessi usato un mezzo ci comunicazione come Internet (o la carta stampata, perché no?) per dire, magari con una certa prepotenza, quanto “oggettivamente” John Buscema non fosse un buon disegnatore, non avrei a quel punto meritato tutte le pernacchie possibili e immaginabili da parte di chi conosce la carriera del maestro? Penso proprio di sì. Sarei andato a caccia di una pessima figura… e l’avrei trovata, perché qualcuno più esperto di me mi avrebbe giustamente massacrato.
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E’ un grosso problema, questo, per chi si augura ancora che nel mondo del fumetto esista una memoria storica. Internet permette il diffondersi di opinioni errate spacciate come fatti, e oggi ci ritroviamo con grandi autori che hanno fatto la storia dei comics trattati come degli incapaci solo perché chi ne parla li ha conosciuti in un momento meno vitale della loro carriera. Un perfetto caso di “conta solo quello che ho conosciuto IO”, pensiero tanto caro a qualcuno.
Oh, certo, poi abbiamo anche quelli con la memoria corta e l’innamoramento facile, e sono anche peggiori… arriva una nuova divinità da adorare, e quelle vecchie vadano pure al diavolo.
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Posso fare qualche nome a caso? John Byrne, Chris Claremont, Marv Wolfman, Len Wein, Roy Thomas, Jim Starlin, Frank Miller… tutti criticati pesantemente da almeno una decina d’anni, chi più chi meno. Un periodo in cui o hanno prodotto cose dimenticabili (le ultime saghe cosmiche di Starlin, purtroppo bruttine) oppure semplicemente non all’altezza delle pietre miliari del passato (il CHAPTER ONE di Byrne non è certo bello come la sua run di SUPERMAN, mica lo nego).

Silver Surfer - John Buscema - Marvel Comics


Ora, dopo circa 10 anni che frequento il cantuccio della rete dedicato ai fumetti, mi sarei anche un po’ stancato di leggere commenti superficiali, ignoranti e sì, anche abbastanza cretini su chi ha dato tanto al fumetto. Commenti che vengono da gente che non solo non sa di cosa parla (e già questo basterebbe a definirla…), ma che non sa neanche contestualizzare e capire di conseguenza quale possa essere stata l’importanza di un Wolfman o di un Byrne nella storia dei fumetti americani. Come se contasse solo l’oggi; ma, chiedo scusa, questo famigerato oggi non si capisce un pochino di più se si cerca di conoscere lo ieri? Siamo proprio messi bene, eh? E meno male che esiste Fumettidicarta, dove nessuno ti obbliga a seguire le mode più stupide e ad avere opinioni che non sono tue. Qui non devi fare la pecora e puoi anche chiedere scusa a John Buscema se hai capito la sua grandezza troppo tardi. Oh, a proposito: mi perdoni, signor Buscema, per non averla amata subito. Grazie per tutte le belle tavole che ci ha lasciato, soprattutto quelle della prima serie di Silver Surfer. Sono state quelle a farmi capire definitivamente che grande fumettista lei fosse.

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Sapete qual è una cosa che, se non fosse così triste, potrebbe far ridere? C’è una tipologia di lettore di fumetti che non fa altro che ripetere dalla mattina alla sera che il fumetto è arte e merita rispetto e chi non lo capisce è un ignorante, insomma, le solite cose.
Ma poi, paradossalmente, è proprio lui il primo che tratta il fumetto come un passatempo per imbecilli! Ad esempio, gettando fango come su alcuni dei massimi autori degli ultimi trent’anni. Perché il “grande pubblico” (la cosiddetta “massa di ignoranti” che l’appassionato guarda dall’alto in basso; loro non se ne intendono quanto lui! Vile volgo!) dovrebbe rispettare il fumetto, quando è chi si proclama appassionato a non farlo… e badate bene, qui non si parla di opinioni (legittime), si parla di storia (la parola proibita!). A me, ad esempio, le ultime cose di Jim Starlin non piacciono. E già la sua produzione batmaniana di fine anni ‘80 non mi dice nulla, la considero mediocre. Dire che lo Starlin moderno non mi piace è una mia opinione, giusta o sbagliata che sia. Però so che negli anni ‘70, con il suo ciclo di Capitan Marvel, è stato uno degli autori fondamentali del periodo, e per fortuna le sue storie sono lì a dimostrarlo. Se cominciassi a dire che Starlin è un autore invecchiato che fa ridere i polli, ignorando il resto, sarebbe una grave mancanza di rispetto verso di lui e la sua carriera… e non è questo il modo in cui io parlo di comics.



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Volete che il fumetto sia considerato seriamente? Allora cominciate voi per primi a farlo. Cercando di capire cosa leggete, di documentarvi, di contestualizzare, di non limitarvi a dire solo è tutto bello/è tutto brutto.
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E senza dar sempre retta a tutto quello che vi dice chi ne sa meno di voi ma vanta chissà quali crediti (più post su un forum?). Anzi, facciamo così: dopo aver letto questo mio articolo non date retta nemmeno a me: andate, piuttosto, a leggere le cose che hanno dato la fama a chi oggi sbeffeggiate. Senza pregiudizi, magari. Ehi, è possibile che non vi piacciano nemmeno quelle cose… ma almeno avrete qualche mezzo in più per parlarne.
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Tanto per esser chiari:
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John Byrne ha dato vita con Chris Claremont ai migliori X-Men di sempre, ha prodotto i migliori Fantastici Quattro dopo quelli di Lee e Kirby e ha ricreato Superman e tutto il suo mondo da zero.
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Chris Claremont ha preso in mano un titolo agonizzante come X-MEN e lo ha reso uno dei massimi successi degli ultimi trent’anni, con i successori che ancora campano di rendita sfruttando le sue idee.
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Len Wein quegli stessi X-Men che Claremont avrebbe preso in affidamento li ha ricreati il giorno prima dal nulla. E ha creato Wolverine, uno dei personaggi più popolari del comicdom, nonché Swamp Thing.
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Marv Wolfman ha scritto per anni la serie Marvel di Dracula, successo di critica e di pubblico. Ha inoltre creato Nova e rivitalizzato i Teen Titans rendendoli il titolo di punta DC Comics dei primi anni ‘80.
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Jim Starlin ha espanso il lato cosmico Marvel con le celebrate saghe di Capitan Marvel e Warlock.
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Roy Thomas ha tenuto in mano la Marvel, sia come scrittore sia come editor, via via che Stan Lee smetteva di scrivere le sue testate. E’ stato autore di alcuni dei cicli più celebrati della Casa delle Idee post Lee e uno dei maggiori conoscitori della Golden Age.
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Frank Miller ha salvato Devil dalla cancellazione, ha ricreato Batman e ha lavorato cercando di tenere ben presente e di personalizzare la lezione dei maestri americani, europei e persino nipponici (sdoganando per primo i manga), aiutando il fumetto a essere riconosciuto come arte.
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Eccoli qui, i vostri falliti.
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E ho voluto citare solo le cose più importanti…


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Quando gli idoli di oggi, capaci in gran parte solo di riproporre quanto è stato già fatto in passato da altri, si dimostreranno dei creativi come questi, allora ne potremo riparlare.
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E lasciatemi concludere con una piccola nota: avete presente Jack Kirby? Certo che sì. Chissà quanti articoli, saggi, interventi avete letto scritti da commentatori che lo hanno chiamato il Re dei comics, il maggiore autore di fumetti di supereroi, il rinnovatore del genere…
Sapete che tanti anni fa era considerato un fallito, buono solo per la pensione, sia dai lettori sia dagli addetti ai lavori? Sì, proprio quel Kirby che oggi Grant Morrison omaggia (o crede di omaggiare) nelle sue opere recenti. Negli anni del suo ritorno in Marvel dopo la parentesi DC (seconda metà dei Seventies) non era piaciuto il suo ritorno su Cap, non era piaciuto il suo Devil Dinosaur, non era piaciuto il suo Pantera Nera… giusto i suoi Eterni erano visti con più benevolenza. Ormai era finito, buono giusto per disegnare la serie DC per bambini SUPER POWERS.
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E poi cos’è successo? Cosa ha permesso che giustizia fosse fatta?
Oh, è semplice.
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Poi è morto.
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