mercoledì 8 dicembre 2010

ORVIETO COMICS 2010

 ...E LA SITUAZIONE TRAGICA DEL FUMETTO ITALIANO...
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Poi alla fine, ci sono andato ad Orvieto Comics, la pioggia incessante del mattino mi aveva un pò freddato gli entusiami, ma poi ci sono andato, sotto la pioggia incessante del pomeriggio, e sono arrivato in tempo per il dibattito più rilevante della giornata di sabato… Hum aspè, fermi, era anche l’UNICO dibattito della giornata. C’erano Dell’Otto, Bartoli e Bevilacqua dello studio Sold-Out e Gulli di Star Comics, titolo del dibattito: “Come siamo messi? Disegnamo il punto sul fumetto italiano”.
E come siamo messi?



Nonostante la conferenza non sia durata poi tanto, per via della solita faccenda del poco feedback col pubblico dovuto al solito fisiologico imbarazzo, quello che senti quando in una stanza siamo così pochi che possiamo guardarci in faccia, di cose interessanti se ne sono dette.
E cercherò di riportarle qui prima di scordarmele tutte.

A dire il vero s’è disegnato ben più di un punto sul fumetto italiano, se ne sono disegnati parecchi, il fatto è che unendo questi punti, come si fa in quei giochetti sulla settimana enigmistica, ciò che viene fuori è un quadro tutt’altro che allegro.
Un teschio, una natura morta.
Ma l’impressione è che al dibattito lo sapevano già tutti che eravamo messi maluccio, operatori e fruitori.
Personalmente l’avrei intitolato:
“Com’è che ci troviamo in questa situazione pessima? Troviamo i responsabili” .
Senza dover tirare in ballo, subito l’editoria, che comunque ha le sue colpe, Il maggior nemico del fumetto italiano è se stesso; ecco l’ho detto subito così mi brucio il resto dell’articolo.

In tanti anni, il fumetto italiano non è riuscito ad uscire dal ghetto nel quale si è rinchiuso.
A differenza dei suoi cugini oltralpe e oltreoceano decisamente più dinamici, il fumetto italiano, è statico, fermo.
A parte il fenomeno Ortolani, l’unico vero fenomeno Italiano, per rubare le parole a qualche nostro politico, la maggior parte dei progetti sono meteore nell’aere!
La nona arte italiana è assoggettata (crisi o meno) all’impegno economico.
In conferenza Bartoli, ha fatto una riflessione interessante su se stesso e su Tiziano Sclavi, una riflessione che a pensarci dipinge bene il grave stallo del fumetto italiano.
Si è detto: Sclavi è un autore che al suo attivo ha centinaia di lavori, in un altro paese sarebbe probabilmente strapagato e (aggiungo io) probabilmente si parlerebbe del Dylan Dog DI Sclavi piuttosto che solo di Dylan Dog. Avete capito il punto?

Orvieto Comics 2010

Il punto è che l’editoria fumettistica italiana non ha la benchè minima idea di come valorizzare i suoi autori nè i vecchi e nè tantomeno i nuovi.
Molti progetti restano nelle scrivanie degli autori perchè la macchina della produzione si muove solo con i “nomi”, ma il problema è che anche i “nomi” che contano fanno fatica a farsi produrre, probabilmente i “nomi” di cui si parla, non sono quelli degli autori, ma sono quelli dei personaggi che sono riusciti a conquistarsi un posto più o meno stabile in edicola. Ed ecco dove faticosamente volevo andare a parare, gli editori italiani sono da paragonare a tanti coltivatori che curano il loro bell’orticello.
E qual’è l’orticello che ha piantato i maggiori successi in Italia?
Bravi, la Bonelli, ma i tempi di secca arrivano per tutti, tempo una generazione o al massimo due, partendo dagli attuali 60enni, nessuno ricorderà più chi cacchio sia Tex, fidatevi, sono un infermiere e li vedo schiodare giorno dopo giorno i lettori del Ranger Aquila della notte.
Per l’Indagatore dell’incubo e il Detective del Mistero ne basteranno tre. Questo perchè il bacino d’utenza che hanno queste serie, non solo è statico, ma sta via via prosciugandosi.
Ho letto Dylan Dog per più di 130 numeri, ebbene in tutti quegli albi non ha mai modificato di una virgola, niente della sua struttura collaudata.
Dylan Dog in bolletta/Cliente derisa (se non accusata dalla polizia)/Scetticismo del suddetto/Battuta di Groucho/Risoluzione incubo/Trombata con la cliente/”Fine dell’episodio”.
E inoltre cosa ben più grave, in tutto questo arco di tempo, non è mai stato fatto niente di concreto a parte ristampe su ristampe e su ristampe, per una valorarizzazione dell’opera o dei suoi autori.
Facciamo un esempio pratico come a scuola: avanti, quanti lettori di fumetti conoscono Carlo Ambrosini, Giampiero Casertano, Bruno Brindisi?
Pochi, decisamente pochi, eppure hanno regalato al pubblico piccoli gioiellini come “La scogliera degli Spettri”, “Memorie dall’invisibile” o “Terrore dall’infinito”.
Avete idea quanti film ci avrebbero fatto sopra se gli “Inferni” di Ambrosini li avesse scritti uno come Neil Gaiman? Auff!
Come direbbe Donnie Brasco “Che te lo dico a fare?”

In Italia invece, la visione di Ambrosini sulla vita dopo la morte, è rimasto un capitolo, un episodio di Dylan Dog, diluito nella moltitudine di altri episodi tutti uguali.
Diceva un poeta a Napoli:
“Siamo angeli con un ala sola, e possiamo volare solo stando abbracciati!”
Beh è il caso che gli editori comincino ad abbracciare gli autori qui in Italia, e si preparino a spiccare il volo… perchè Capitan America e Ken il Guerriero, ci stanno facendo un culo così e ci hanno pure spinto sull’orlo del burrone.
Baci ai… ah dimenticavo: la fiera.
La fiera… senza urtare la suscettibilità di nessuno, la fiera… ma quale fiera?
Era pessima, pochi, pochissimi stand, adesione ridotta ai minimi termini, sia come espositori che come numero di partecipanti. Bocciata, quasi peggio di quella estiva che si tiene nel viterbese a Manziana.
In compenso però Orvieto è un paese bellissimo, mai mangiate delle pappardelle al cinghiale così buone!
Ri-baci ai pupi. 

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