mercoledì 8 dicembre 2010

BAKUMAN n. 1 - Sogni e realtà

BAKUMAN 1  'Sogni e realtà', di Tsugumi Ohba storia | Takeshi Obata disegni
brossurato, 96 pagine b/n - euro 3,90 - Panini Comics

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"I manga sono un'espressione della cultura giapponese che dona vanto e orgoglio al nostro paese in tutto il mondo." - Akito Takagi, Bakuman n. 1
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Se scarnificassimo all'osso il plot di questo primo numero di Bakuman, potremmo riassumerlo con: "due persone cercano di diventare eroi per raggiungere un nobile scopo", nulla di particolarmente originale, giusto?
Naturalmente gli sviluppi della storia sono molto più tortuosi, ricchi, gustosi e divertenti del "riassunto" qui sopra grazie a come gli autori gestiscono il meccanismo di identificazione che vogliono creare nel lettore.

Agli autori piace lavorare con personaggi "incredibili" inseriti in situazioni "credibili" che mimino il più possibile la nostra realtà. In fondo non è lo stesso meccanismo che sottende i supereroi e le loro infinite storie?
Così come Light "Raito" e L "Eru" di Death Note, anche i due aspiranti mangaka protagonisti di Bakuman, il disegnatore Moritaka Mashiro e lo sceneggiatore Akito Takagi, sono individui eccezionali, soprattutto eccezionalmente romantici, assolutamente romantici.
La loro devozione all'impresa è incrollabile, la costanza è totale, la loro tenacia sovrumana e naturalmente la loro intelligenza e geniale... o almeno così vengono presentati questi adorabili adolescenti nel primo numero, cui si aggiunge a margine - nel senso che la sua figura è marginale in questo inizio di storia -
la signorina Miho Azuki, che naturalmente è bellissima, pura come un giglio, l'essenza della decenza e della timidezza, una ragazza d'altri tempi, o meglio il suo stereotipo.


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Si diceva "adorabili". Già, perché nonostante le premesse, cioè la scarsa credibilità e la stereotipia, l'eccesso di romanticismo e una strillata volontà di piacere al lettore, ci si affeziona subito a queste personcine di carta.
Gli autori, intendo quelli veri di Bakuman (a questo punto è bene specificare, visto che parliamo di due mangaka che producono un opera che racconta di due mangaka...), soprattutto la sceneggiatrice Tsugumi Ohba, fanno di tutto per autocitarsi e in questo modo creare immediatamente una sorta di implicita alleanza con i moltissimi lettori e lettrici che già hanno apprezzato il loro precedente Death Note. Piacioneria certamente, ma che comunque funziona.
D'accordo: non siamo ai livelli dell'Animal Man che interagisce col suo scrittore Grant Morrison e addirittura con chi lo sta leggendo in quel momento (non scorderò mai la pelle d'oca che mi venne la prima volta che lessi quella storia, su American Heroes della Play Press), siamo a un livello più ironico e certamente meno adulto, se vogliamo dire così, ma l'identificazione funziona ugualmente, creando anzi, durante la lettura, l'illusione di una specie di "club silenzioso" privilegiato: "Io che ho letto Death Note capisco ciò che gli autori mi stanno comunicando, lo stanno infatti comunicando proprio a me". Un meccanismo del genere, insomma.
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A questa sorta di "patto" si aggiunge l'insistita descrizione della realtà, sia grafica che testuale: nel mondo di Bakuman le case editrici si chiamano come nel nostro mondo, i manga editi in quel Giappone sono proprio quelli del Giappone vero (One Piece, Dragonball ecc.) e a questo punto l'effetto realistico è perfettamente accettato dal lettore.

Bakuman è un manga sui manga: Moritaka Mashiro e Akito Takagi, chiacchierando tra loro, spiegano al lettore come funziona l'affascinante e terribile mondo dei manga e lo fanno in modi raramente visti prima, crudamente e con considerazioni politicamente scorrette, ad esempio sfornano anche numeri e cifre, sia di vendita che di percentuali di "quelli che ce la fanno", una cifra talmente bassa da scoraggiare potenzialmente chiunque intenda avventurarsi in quel mondo. Di nuovo la "piacioneria": noi autori - pare dicano Tsugumi Ohba e Takeshi Obata, gli autori veri, facciamo parte di quella piccolissima percentuale, e nonostante le condizioni di lavoro disumane cui sono sottoposti i mangaka, ce l'abbiamo fatta!
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pubblicità per l'anime di Bakuman

Non manca nella storia una figura altamente tragica e anch'essa romantica: il defunto zio del disegnatore Moritaka Mashiro, mangaka anch'egli e fonte di ispirazione per i due giovanissimi aspiranti mangaka. Una figura apparentemente negativa visto che rappresenta un modello di sconfitta sociale e personale che i luoghi comuni sul Giappone ci fanno pensare come inaccettabile in quella società. Ma allo stesso tempo è una modello di tenerezza e amorevolezza che pur nella sua assenza fisica (beh... è appunto defunto) aiuterà i ragazzi con la sua "eredità".
A proposito di amore e tenerezza, in questo manga si accenna anche ai ruoli sessuali nella società nipponica, che appare rigida proprio come la immaginiamo coi nostri pregiudizi.
Non ci si spinge alla critica sociale, ma vengono comunque affrontati temi che non si sono visti poi così spesso sui manga pubblicati in italia.
Viene per esempio rifiutata la concezione imposta di normalità, di destino confacente (la laurea in un'università prestigiosa, il posto nella ditta importante) in favore di un sogno.
Bakuman è un manga che parla anche di sogni, oltre che di impegno e volontà, e in certi momenti pare quasi una dichiarazione di intenti contro lo spreco di tempo, cioè contro il modo in cui viene maggiormente "usato" il tempo oggi.
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Tutto questo - e in un solo numero! - con brio, verve e divertimento e dei disegni di ottima qualità.
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"I veri falliti sono quelli che nella vita non provano a realizzare i loro sogni e si accontentano di essere 'normali' " - Akito Takagi, Bakuman n. 1



Collegamenti Esterni:
- Panini Comics

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