mercoledì 24 novembre 2010

STEVE ENGLEHART - intervista esclusiva - di Francesco Vanagolli

Fedeli lettori, oggi potrete godervi un'intervista esclusiva con uno dei migliori scrittori della Bronze Age del fumetto americano.
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Forse avete letto due delle sue più famose saghe ristampate di recente da Panini Comics (Capitan America: L'Impero Segreto) e Planeta DeAgostini (Batman: Strane apparizioni) e potreste volerne sapere di più su di lui e i suoi lavori... in questo caso, siete nel posto giusto!
E ora, ecco a voi... Steve Englehart!

Francesco Vanagolli: Chi è Steve Englehart e come è entrato nel campo del fumetto?
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Steve Englehart: Sono un appassionato che ha avuto l'occasione di diventare un professionista. Volevo fare il disegnatore ma le cose presero rapidamente una piega diversa – voglio dire che forse sarei diventato bravo e forse no, ma prima di scoprirlo iniziai a scrivere, e poiché alla Marvel piaceva come scrivevo, e piaceva anche a me, mi dedicai a quello. Il tempo passato pensando come un disegnatore però mi fu utile, perché potevo visualizzare le mie storie - insomma vedevo come le avrei disegnate io -, il che mi aiutava non poco quando davo le istruzioni ai disegnatori. Il fumetto è un medium ibrido che ha bisogno sia di scrittura sia di disegno, e se non potevo essere uno scrittore/disegnatore, potevo essere almeno uno scrittore che di disegno ne capisce.
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FV: Negli anni '70 ha scritto uno dei titoli Marvel più popolari,  AVENGERS. E' stato un ciclo lungo, e lei ha scritto alcune delle più famose storie della serie, come lo scontro tra Vendicatori e Difensori [ristampato da poco su MARVEL GOLD - I VENDICATORI CONTRO I DIFENSORI; ndF], la saga della Madonna Celestiale e quella della Corona del Serpente. Come si sentiva a scrivere uno dei titoli di punta?
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SE: Orgoglioso e felice. Ero un grande fan dei Vendicatori. Ma la cosa più interessante, a quei tempi, è che tutti i titoli contavano. La Marvel era una linea di fumetti, non c'erano "titoli di punta" e poi gli altri. Ricordo che tra noi si parlava di come fossero brutte le storie dell'Uomo Lupo in uno di quei fumetti di mostri, ma poi qualcuno diceva "Magari un nuovo autore lo farà meglio" e, poco dopo, arrivava George Pérez a occuparsene. Non c'erano titoli senza importanza, dunque scrivere AVENGERS, senz'altro un incarico prestigioso, non era più o meno importante che scrivere LUKE CAGE o THE BEAST.
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FV: Suppongo che questo possa essere un problema per chi scrive serie di gruppo come AVENGERS or JLA... la maggior parte dei personaggi hanno una loro serie personale. Ha mai avuto problemi con i pezzi grossi come Cap, Thor e Iron Man? C'erano dei personaggi che voleva usare nella squadra ma non poteva usare?
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SE: No, l'uso degli eroi con una loro testata era stato già ben gestito da Stan e Roy [Lee e Thomas; ndF] prima che arrivassi io. Io stavo attento a non contraddire il lavoro degli altri su questi personaggi con il mio, e mi basavo sulle loro storie per farli muovere (ad esempio, se Iron Man era ferito, o in Florida, o qualsiasi altra cosa, io lo riprendevo da lì), ma poi li usavo nel modo in cui mi servivano. Non avevo la completa libertà, ma quella che avevo mi bastava (e ovviamente Cap lo scrivevo io).
Tenendo presente tutto questo, potevi fare quello che volevi. Se volevo usare, per dirne uno, Devil, lo chiedevo allo scrittore della sua serie e pensavamo a qualcosa insieme. Nessuno, se glielo chiedevi, ti rispondeva "No" (negli anni '80 mi sarebbe successo, ma non allora).


Avengers: The Ultron Imperative - Marvel Comics
The West Coast Avengers n. 1 - Marvel Comics

FV: Da noto letter hacker trovo molto divertente che una volta si sia dovuto inventare un'intera pagina della posta per CAPTAIN AMERICA! So che inoltre ha mandato una lettera alla Marvel fingendosi un politico che difendeva la saga di Sise-Neg del Dottor Strange. Che è successo quando alla Marvel lo hanno scoperto?
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SE: In realtà mi finsi un prete, dato che la storia era su un tizio che si credeva Dio, comunque non lo scoprirono finché non fui io a parlarne in un'intervista anni dopo. E quando lo feci era passato così tanto tempo che non importava più a nessuno. E' vero che avevo un po' esagerato, ma fu per una buona causa: permettere a me e a Frank Brunner di dare il meglio... ovvero quello che proprio la Marvel voleva da noi.
Per quanto riguarda la pagina della posta, ricevetti piena approvazione dai supervisori. Ci serviva una pagina della posta, così da assistente supervisore sistemai tutto io.
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FV: Parliamo di quello che considero il suo miglior lavoro alla Marvel: la sua run su CAPTAIN AMERICA. Ho sempre amato il personaggio, ma a causa della mia giovane età conoscevo pochissime storie classiche degli anni '60 e '70. Poi ho iniziato a collezionare gli arretrati del suo ciclo e... wow. Non riuscivo a credere di essermi perso simili classici! Penso che lei sia uno degli autori che hanno davvero capito il personaggio... ma com'era scrivere un eroe come Capitan America negli Anni Settanta? C'era ancora posto per quest'uomo "all'antica"? E' vero che la Marvel stava considerando di cancellare la serie?
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SE: Proprio così. Cap era molto difficile da scrivere in quegli anni, o così sembrava, perché stava dalla parte dell'America, e l'America allora non era popolare tra i suoi stessi giovani. La guerra del Vietnam non fu solo un errore, ma reclamò anche le vite di tanti di quei giovani. Perciò quando l'albo fu affidato a me, l'ultimo arrivato, era un po' come se fossimo all'ultima spiaggia. Se non riuscivo a salvarlo io, era chiuso. Come ti ho detto contava ogni titolo, ma se non si potevano salvare venivano chiusi. E io riuscii a salvare la serie trattando Cap come l'incarnazione del sogno americano, non della realtà americana. Sono certo che tutti a questo mondo hanno sentito parlare del sogno (libertà, democrazia). L'idea che la realtà potesse non coincidere con tutto questo non era ancora penetrata nella coscienza dell'americano medio del tempo, ma era diverso, a causa della più giovane età, per il lettore medio di fumetti... e io ero uno di quelli. 

Così io scrissi un tizio che era stato forgiato nella Seconda Guerra Mondiale, quando la maggior parte della gente concordava sul fatto che l'America fosse ancora piuttosto fedele al suo Sogno, ma che viveva negli anni '70, con un partner negro e nelle strade. Era la nobiltà di Steve Rogers, in un'era che di nobile aveva poco, la chiave per far funzionare Cap.
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FV: Cap è il Sogno americano incarnato in un eroe. Ma quando il Sogno è sporcato da gente come il capo dell'Impero Segreto, anche un uomo come Steve Rogers può avere dei dubbi sul suo ruolo. Se la saga dell'Impero Segreto [ristampata l'anno scorso in MARVEL GOLD – CAPITAN AMERICA: L'IMPERO SEGRETO; ndF] fosse scritta oggi, Cap probabilmente avrebbe una crisi di coscienza che durerebbe trenta numeri dove lui ce l'ha con l'America, gli Americani ce l'hanno con lui, tutti ce l'hanno con tutti. Ma per fortuna la saga fu scritta negli anni Settanta, quando chi scriveva supereroi non si vergognava di farlo. E così Cap, dopo uno shock iniziale, fa quel che ogni eroe dovrebbe fare: reagisce. Le cose vanno male? Cerchiamo di sistemarle. E, cosa molto importante, si reinventa come Nomad. Davvero una grande idea... anche senza costume Steve Rogers rimane un eroe, così può ancora aiutare il prossimo con una diversa identità. Come le è venuta questa idea? 
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SE: Per lui era la cosa più logica, proprio per i motivi che hai detto tu. Tra l'altro questa persona in particolare, Steve Rogers, era diventata un eroe in un periodo di grande eroismo. Perciò quando capì che il Sogno sul quale aveva basato tutta la sua vita era stato compromesso, doveva smettere di essere Capitan America – ma anche trovare un altro modo di andare avanti. E su questo non c'erano dubbi sin dall'inizio.
Poi toccava a me, lo scrittore, fare un albo di Capitan America senza Capitan America, e fu uno spasso.
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FV: Molti lettori si sono chiesti chi fosse l'uomo dietro la maschera del capo dell'Impero Segreto. Un importante politico? Ovvio. Ma chi? Forse il presidente Nixon? Fu il nome più chiacchierato...
Poi sul suo sito web leggo: "Stavo scrivendo di un uomo che credeva nei più alti ideali americani mentre il presidente americano era un delinquente. Non potevo ignorarlo. E così, nell'Universo Marvel, tanto simile al nostro, Cap seguì una cospirazione criminale fino alla Casa Bianca e vide il presidente suicidarsi."
Ora non ci sono più dubbi. Era Richard Nixon. Questo le procurò dei problemi con la Marvel e la Casa Bianca?
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SE: No. Me lo chiedono sempre TUTTI a causa di come l'America e la Marvel sono oggi, ma all'epoca l'esercizio della mia libertà di parola non solo era accettato ma incoraggiato. Decisi io di non rivelare il nome, e alla Marvel andò bene così. Per quel che concerne la Casa Bianca, se ricordi lo scandalo Watergate riguardava l'ordine dato da Nixon a dei suoi agenti di entrare di nascosto nella sede del partito d'opposizione, e questo gli valse l'impeachment. Quindi, punto primo... aveva ben altre cose a cui pensare in quel momento, e punto secondo... quel gesto era qualcosa che oltrepassava il confine. Al giorno d'oggi, con l'America che è rimasta governata per otto anni da criminali di guerra che mi sembra ovvio non saranno mai puniti in alcun modo, la gente si preoccupa di cosa potrebbe fare il presidente a un tizio qualunque come me, ma non allora.

Captain America and Falcon n. 156 - Marvel Comics
Captain America and Falcon n. 165 - Marvel Comics

FV: Nella sua miniserie AVENGERS FOREVER Kurt Busiek formò una squadra di Vendicatori prendendo membri da vari momenti della storia del gruppo. Ovviamente non poteva mancare un Capitan America...e Kurt scelse il Cap shockato dalla morte del capo dell'Impero Segreto, avvenuta solo pochi secondi prima. Per me fu un'idea brillante... in una brutta situazione (una crisi cosmica/temporale) e con una squadra bizzarra, la serie presentava la più dubbiosa e sconvolta versione di Cap, che doveva trovare la forza di andare avanti in questa nuova missione. Lei ha letto la storia? E' felice che la sua saga sia stata ricordata per far parte di un classico moderno?
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SE: L'ho letta e sì, era brillante.
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FV: Non sono mai stato un grande fan del Teschio Rosso. Forse perché oggi un criminale nazista mi sembra una cosa un po' pacchiana... ma, questo è buffo, ho sempre amato il Barone Zemo II. E chi ha introdotto Helmut Zemo sulle pagine di CAPTAIN AMERICA? Il nostro signor Englehart, che domande! All'epoca il personaggio usava il nome di "Fenice", ma voleva già vendicarsi di Capitan America [per chi se lo stesse chiedendo, Fenice si ribattezzò Barone Zemo durante il ciclo di Jean Marc deMatteis; ndF]. Se non ricordo male, fu una delle prime volte in cui la Marvel usò il concettò di legacy (eredità), anche se per un criminale. Perché un nuovo Zemo?
Oggi l'America ha nuovi e forse più pericolosi nemici; se potesse scrivere la serie oggi, aggiungerebbe un nuovo supercriminale nazista alla galleria di nemici di Cap o creerebbe un nuovo personaggio più legato all'attualità?
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SE: Oh, all'attualità. Non scrivo Cap né mi aspetto di farlo, ma sto scrivendo dei romanzi (che magari tradurrai tu se li comprerà qualche editore italiano) [magari!; ndF] e i criminali sono i NeoCon dietro a Bush e Cheney. Sono un figlio della cultura popolare, e sin da quando scrivevo Cap sono sempre stato interessato a cosa succede nel mondo.
A me il Teschio Rosso piaceva, e avrei voluto farci qualcosa di più. Anzi, qualche anno fa proposi alla Marvel una sua miniserie, che avrei scritto dal suo punto di vista – un narratore in prima persona che odia negri, gay e tutti gli inferiori -. Sarebbe stato divertente scriverla, ma dissero di no. Detto questo, oggi non penso che servirebbe un nuovo criminale nazista, ma i Neo Nazisti sono ancora tra noi...
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FV: E ora passiamo al ciclo che molti fan e professionisti chiamano "Il Batman definitivo": Strane Apparizioni su DETECTIVE COMICS. Sa, in Italia la Marvel è più popolare della DC, e molti dei classici pre-Crisis sono poco conosciuti. Questo ha portato alla nascita di diverse "favole" tra la maggioranza dei lettori, tipo "La vecchia DC fa schifo" e "Prima di Miller Batman era uno stupido fumetto camp". Non c'è miglior modo di dimostrare che tutto questo è sbagliato che leggere una delle tante edizioni della sua celebrata run su 'TEC. Per favore, ci parli della sua esperienza sulla serie [Ho tradotto io l'ultima edizione italiana su CLASSICI DC: BATMAN 1 e sto parlando con l'uomo che ha scritto la storia.Vi assicuro che è incredibile; ndF].
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SE: Da ragazzo il mio personaggio preferito era Batman. Quando la DC mi chiese di lavorare per loro, mi fu offerto di scrivere la Justice League, in modo da poter rilanciare tutti i loro eroi... perché fino ad allora la maggior parte di essi erano fiacchi. Accettai – e consiglio di leggere quel che io e Dick Dillin abbiamo fatto su JLA se in Italia non è stato pubblicato – ma dissi anche di voler scrivere Batman sulla sua collana.
Dunque misi insieme il mio amore per Batman, il mio desiderio di produrre per la DC qualcosa che rivaleggiasse con i miei lavori Marvel e la mia voglia di scrivere l'ultimo (in quel momento) capitolo della mia carriera nei fumetti e scrissi un Batman che mi venne dal cuore.
Il disegnatore doveva essere Walt Simonson, che è senz'altro un grande. Ma per qualche ragione voleva fare solo i layouts e, dopo i primi due numeri, i disegni non funzionavano come avrebbero dovuto. Allora Julie Schwartz, l'editor, mi disse che avrei avuto un nuovo disegnatore. A quei tempi erano i supervisori ad assegnare gli incarichi; gli scrittori non dicevano "Voglio questo e quello", non era così che funzionava.
Solo che alla DC non c'erano più molti grandi disegnatori, perché tutti gli assi erano andati alla Marvel, quindi avevo un po' paura della possibile scelta di Julie.
Ormai però si avvicinava il giorno della mia partenza per l'Europa (purtroppo non sono mai venuto in Italia nonostante il mio amore per l'Opera e la pasta), così scrissi i numeri successivi con largo anticipo mettendoci come ho già detto tutto me stesso, e poi lasciai il Paese.
Solo otto mesi dopo, quando vivevo a Majorca, ricevetti da Julie il pacco con gli albi finiti, e vidi per la prima volta i disegni di Marshall Rogers e Terry Austin. Pensai che quel pacco fosse un dono di Dio. Poi pochi mesi dopo tornai in America e scoprii che il ciclo veniva chiamato "Il Batman definitivo". Davvero una splendida esperienza, almeno ai tempi.


Batman - Dark Detective n. 1 - DC Comics
Detective Comics n. 476 - DC Comics

FV: Durante la sua breve ma eccellente run ha creato Silver St. Cloud, una delle più famose donne di Batman e certamente la mia preferita. Mi piaceva vedere Bruce insieme a lei, ma ancor di più ho amato la loro separazione: un personaggio come Batman ha bisogno della solitudine, della perdita... non può essere davvero felice: non sarebbe più Batman. Se lei fosse tornato sulla serie, Silver l'avrebbe seguita? Può esistere un lieto fine per Batman?
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SE: E' tornata su DARK DETECTIVE II, che abbiamo fatto Marshall, Terry e io diversi anni fa (ma che in Italia non avete ancora visto). E in DARK DETECTIVE III, che la DC non ha pubblicato, ma ha usato come base per il film Il Cavaliere Oscuro. Concordo con te – la tensione tra l'essere Batman, che richiede una totate dedizione (o almeno così sembrerebbe) ed essere solo un uomo, Bruce Wayne, fa nascere la più grande storia d'amore possibile. Lui la ama ma non la può avere a meno che non cambi, ma lui non può cambiare... E allo stesso tempo lei lo ama ma non lo può avere, ma non può neanche amare un altro uomo... e in queste cose uno scrittore ci sguazza.
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FV: Durante Strane Apparizioni ha reintrodotto il Pinguino, Deadshot (la nuova versione, usata ancora oggi), il Joker, Hugo Strange. E tutti loro sono così iconici, perfetti... questa storyline mi sembra il modo migliore per introdurre a un nuovo lettore il parco nemici di Batman (assieme a Hush di Jeph Loeb e Jim Lee, che tra l'altro ha anche il mio preferito, l'Enigmista). Avrebbe voluto usare qualche altro villain? Avrebbe mai pensato che il suo Joker sarebbe divenuto tanto popolare da apparire anni dopo in una serie televisiva [Batman - The Animated series; ndF]?
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SE: Be', sì. Si diceva da sempre che il Joker fosse pazzo, ma prima de Il pesce che ride nessuno lo aveva mai davvero mostrato tale. Da allora la sua follia si è vista mille volte, ma quella fu la prima, e io sapevo che sarebbe stata memorabile già mentre ci lavoravo.
Ho scritto una storia in 3 parti con l'Enigmista per la serie supervisionata da Archie Goodwin, LEGENDS OF THE DARK KNIGHT. Purtroppo i disegni erano molto statici. In DD II ho usato lo Spaventapasseri e ho scritto una storia in 2 parti con il Cappellaio Matto per una delle Bat serie, che ancora una volta la DC non ha pubbblicato. Alla DC piace disporre del mio Batman, ma non che la gente lo colleghi a me. Guarda il nome Strane apparizioni usato per la raccolta del primo ciclo: non era mai venuto fuori prima della ristampa. Ho incontrato parecchia gente che mi ha detto di non sapere che esiste una raccolta di quelle storie proprio per via di questo.
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FV: Una piccola provocazione! Nel suo sito web lei indica ogni suo lavoro, più quei progetti nati da sue vecchie idee (come il già citato adattamento televisivo de Il pesce che ride). Be', leggendo Strane apparizioni penso che un altro fumetto dovrebbe trovare posto in quella lista... Parlo deL'ultima caccia di Kraven di JM DeMatteis, una delle più apprezzate storie dell'Uomo Ragno (non da me, in realtà...). Abbiamo uno dei nemici dell'Uomo Ragno (Kraven) che lo sconfigge, lo seppellisce vivo e crede che tra loro esista un forte legame. Oh, interessante. Che dire allora di Hugo Strange che sconfigge Batman, "lo seppellisce vivo" (rinchiudendolo nella sua clinica) e crede che tra loro esista un forte legame (così forte che preferisce farsi uccidere piuttosto che tradire il suo rivale)?
Lo stesso DeMatteis ha dichiarato che inizialmente la storia era stata pensata come un episodio di Batman legato al suo ciclo. Ha mai letto L'ultima caccia di Kraven? Sono l'unico ad aver notato i punti in comune tra le due storie?
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SE: L'ho letta, e a me piace Marc (DeMatteis), quindi anche se ha attinto da me non mi importa. Tutti rifacciamo storie che abbiamo letto quando lavoriamo alle nostre.

Green Lantern Corps n. 213 - DC Comics
The Night Man n. 1 - Malibu Comics

FV: Lei ha lasciato i fumetti per qualche anno, per poi tornare alla Marvel e alla DC negli anni '80. Cos'ha fatto dopo DETECTIVE COMICS?
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SE: Sono andato in Europa – o meglio, in Europa occidentale (Inghilterra, Scozia, Scandinavia, Germania, Francia) – e dopo cinque mesi di spostamenti mi sono fermato in una villa di Majorca e ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo, "The point man" – che, tra l'altro, sarà ristampato a marzo.
Quando sono tornato ho trovato un agente e un editore, e poi ho finito il libro. Ho ottenuto un contratto per un secondo romanzo, ma mi venne offerta anche l'opportunità di scrivere giochi per il computer Atari, e lasciai il romanzo in un cassetto per dedicarmi a quel nuovo campo. E poi la Marvel mi chiese di scrivere COYOTE. Dunque per qualche anno ho scritto videogiochi di giorno e COYOTE di notte, prima di tornare a dedicarmi a tempo pieno ai fumetti.
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FV: Molti dei progetti ai quali ha lavorato negli anni '80 avevano qualcosa di controverso: in GREEN LANTERN Arisia, ipnotizzata, bacia lo stivale di Zaffiro Stellare; in AVENGERS WEST COAST Mimo è drogata e stuprata dal Cavaliere Fantasma e poi lo lascia morire; in THE NEW GUARDIANS un membro del cast era gay; in FANTASTIC FOUR i nostri eroi sognarono gli ultimi numeri del ciclo.
Rifarebbe tutto? I lettori accettarono queste cose?
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SE: Non rifarei tutto, ma mi sarebbe piaciuto continuare la storia di Mimo. Ero davvero preso dal personaggio proprio quando alla Marvel finì l'era della creatività. Prima di sposarsi con un membro del gruppo [Occhio di falco; ndF] era un membro dello S.H.I.E.L.D., non dei Vendicatori... veniva da una squadra che aveva modi più sbrigativi. Così, quando il Cavaliere Fantasma la drogò e violentò, per lei non fu un problema ottenere vendetta (né per me lo fu scriverlo). I problemi iniziarono quando suo marito Vendicatore lo scoprì, e quando stavo cominciando a giocarci un po' lasciai la serie. Sarebbe stato affascinante esplorare la situazione nei dettagli... gli ideali eroici di lui e della squadra contro il pratico realismo di lei.
Gregorio dei Nuovi Guardiani era omosessuale perchè dieci persone di ogni ceto sociale e da tutte le parti del mondo erano state scelte per inaugurare una nuova era, e si dice sempre che su dieci persone almeno una è gay. Quindi aveva senso che ci fosse un personaggio omosessuale. Ovviamente potevo tenerlo ben nascosto, ma per me sarebbe stato da codardi. Ricevemmo lettere d'odio sull'argomento... e altre che dicevano "Sì, ma è il tipo di gay sbagliato".
La vera storia: venni invitato a una conferenza su "I gay nei fumetti" alla fiera di San Diego per parlarne, e c'era gente a cui piaceva e altra a cui non piaceva. La lamentela più frequente era "è troppo effemminato". Io dissi che lui non doveva simbolizzare ogni gay, o il gay ideale. A quel punto un tizio si alzò in piedi dicendo "E' uguale al mio amore, che l'anno scorso è morto di AIDS." E quella fu la fine della discussione.
Dissi anche che poiché quello era un personaggio singolo, e quindi non poteva rappresentare tutti gli omosessuali, sarebbe stato meglio che nell'arco di cinque anni nei fumetti ci fosse una decina di personaggi gay. Ovviamente non andò così. Ma quando feci il mio nuovo gruppo di individui "presi a caso" su THE STRANGERS della Malibu negli anni '90, puoi scommetterci che c'era un altro membro gay, anche se diverso dal precedente.
Ora scriverò l'avviso standard che io sono etero, ma non ho problemi con il sesso, e negli albi in cui è appropriato mi piace parlarne. Un'altra novità del mio Batman era che lui e Silver facevano sesso. Non solo non si era mai visto su un fumetto americano prima di allora, ma nessuno ci aveva nemmeno mai pensato. Prima di Silver St. Cloud non c'era sesso nei fumetti americani.
E non ho dubbi che non ci fosse perversione prima di Zaffiro Stellare. :-)
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FV: Sempre negli Anni Ottanta ha lavorato alla seconda serie di SILVER SURFER. Sarò onesto... non sono un grande fan di quel ciclo: per me esiste un solo Silver Surfer, ed è quello di Stan Lee. La sua versione era... non so, va bene se dico "troppo supereroica?" Perché questo drastico cambiamento per il buon vecchio Norrin Radd? Comunque immagino che abbia avuto un buon successo, se la serie è durata per anni e anche gli scrittori successivi hanno usato Surfer come un eroe cosmico.
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SE: Non condivido il concetto di "troppo supereroico". Abbiamo sempre visto il Surfista con Galactus, gli FQ e il Dottor Destino, giusto per dire i primi. Di certo però pensavo che ormai questo poveretto fosse rimasto sulla Terra anche troppo: quandi iniziai a scriverlo era intrappolato a frignare da anni. E una volta liberatolo, potevo farlo giocare con tutti i personaggi cosmici Marvel. Ma, secondo me, ho sempre tenuto l'albo in linea con la sua intellllettualità interiore: è sempre stato un solitario ovunque si trovasse.

Silver Surfer n. 1 - Marvel Comics
The Point Man - Max August Book 0

FV: Ha lavorato per altri editori oltre che per Marvel e DC... può dirci qualcosa di queste esperienze? Quali sono i suoi lavori preferiti?
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SE: Ho fatto STRANGERS e NIGHT MAN per la Malibu. La Malibu era una grande compagnia, l'equivalente di quei tempi della Marvel anni '70. Io e Steve Gerber avevamo lavorato per entrambe ed eravamo emozionati per la libertà e l'incoraggiamento che potevamo tornare ad avere, soprattutto dopo che in Marvel ormai non era più possibile sin dalla fine degli anni '80. Entrambe le testate mi piacevano da morire perché mi fecero visitare mondi nuovi, ma la mia preferita direi che fosse NIGHT MAN perché ne fecero una serie televisiva e io ho scritto anche per quella.
Per la Valiant ho fatto X-0 e ho cocreato SHADOWMAN. Ciò voleva dire lavorare con Jim Shooter, e non era facile, ma fui felice di vedere Shadowman diventare un gran successo.
Per la Claypool, invece, ho scritto PHANTOM OF FEAR CITY. Non ebbe una distribuzione molto massiccia, ma è una delle mie cose che preferisco. E' una saga in 12 parti sull'Olandese Volante, un'opera sposata con una soap opera, piena di personaggi che amo. Altro divertimento insomma. 
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FV: E' da molto che non leggo un nuovo fumetto Marvel scritto da Steve Englehart. Credo che gli ultimi siano stati lo one shot AVENGERS: THE ULTRON IMPERATIVE e la miniserie FANTASTIC FOUR: BIG TOWN (e mi sono piaciuti entrambi!). Le piacerebbe scrivere qualcosa di nuovo per la Casa delle Idee?
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SE: Al momento sono soddisfatto dei miei romanzi, e la Casa delle Idee non ha niente a che fare con la Casa delle Idee per cui ho lavorato io, quindi sto bene così. Comunque l'ultima cosa che ho fatto (nonché l'ultima di Marshall Rogers prima che morisse) è un albo singolo intitolato BLACK RIDER.
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FV: Invece il suo ultimo lavoro DC mi pare sia la miniserie BATMAN: DARK DETECTIVE. Crede di poter scrivere la saga successiva anche se Marshall Rogers è morto? Magari con Terry Austin al tavolo da disegno...
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SE: Come ho detto la storia seguente l'ho scritta, ma l'hanno usata per il film. Marshall è morto mentre lavorava al primo numero e tutti avrebbero voluto vederla completata. La prima scelta fu Simonson perché aveva uno stile simile al suo e poi tutto iniziò con lui. Fu Paul Gulacy a chiederlo, quindi fummo molto sorpresi quando la DC disse che non se ne faceva più nulla. Non riuscivo a capirne il motivo finché poi non è arrivato il film. 
Comunque sì, a me farebbe piacere scrivere saghe di Batman (noi consideravamo ogni ciclo di sei numeri come un film) con regolarità. Purtroppo Terry non è molto interessato a disegnare e quindi avremmo bisogno di un nuovo disegnatore e del sostegno da parte della DC.
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FV: Lei ha lavorato con molti disegnatori. Qual è stato il suo preferito? 
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SE: Ti direi tutti, ma nel cuore ho un posto speciale per Sal Buscema, con cui ho lavorato a quattro serie, e Joe Staton, con cui ho fatto GREEN LANTERN CORPS, qualcosa del Surfista e altri progetti qua e là.
Sono entrambi superbi storyteller, non "idoli dei fan" ma grandi disegnatori di comics. Come ho detto all'inizio i fumetti sono un medium ibrido, e un disegnatore che capisce cosa vuole lo scrittore e riesce a darglielo è un bene prezioso.
E in ogni caso, apprezzo quello che fa un disegnatore, perché anch'io ho provato a esserlo, quindi ai miei occhi hanno qualcosa di meraviglioso. Non tutti – qualcuno non è riuscito nell'intento – ma la maggior parte di loro fa un buon lavoro, e amo vedere la mia visione delle cose che diventa la loro.
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FV: Non sono molto ottimista sullo stato odierno dei fumetti americani. Molte delle storie sono decompresse, piene di hype e fatte per vecchi fan che sanno tutto dei personaggi. Secondo lei l'industria americana del fumetto è in cattiva forma? Potrà mai tornare grande?
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SE: Sì, è in cattiva forma. E non credo possa tornare com'era. Le cose che ci hanno permesso di fare quel che abbiamo fatto – e che oggi tanta gente definisce "grande" – non esistono più.
La cosa divertente è che negli anni '70 vendevamo da mezzo milione a settecentocinquantamila copie di ogni fumetto (in America; Dio solo sa cosa accadesse Oltreoceano), ma quei lettori erano gli unici che sapessero cosa fossero i fumetti. Tutti gli altri ignoravano del tutto cosa fossero.
Oggi tutti conoscono i fumetti, ma li conoscono grazie ai film. Gli albi vendono dalle venti alle trentamila copie. Come ha detto qualcuno i fumetti sono oggetti di culto. Mi spiace dirlo, ma questo drastico ridimensionamento, la mancanza di libertà creativa e le storie decompresse mi dicono che la situazione non può cambiare.
Mia moglie dice sempre che sono stato fortunato a lavorarci quando l'ho fatto, e ha ragione.
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Un grazie a Steve Englehart per questa lunghissima e utile chiacchierata!
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Spider-Man SEGA

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