martedì 16 novembre 2010

SPECIALE ARCADIA EDIZIONI

GIADA 2 - Squadra Antimostri
di Federico Sfascia | Maurizio Rosenzweig | Vanessa Belardo
Cover di Maurizio Rosenzweig - 16,50 x 24, brossura, 72 pag, b/n, 6,50 euro
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GIADA Speciale 1 - Il ritorno di Satana
di Maurizio Rosenzweig - 16,50 x 24, spillato, 16 pag, b/n e rosso, 2,50 euro - Arcadia Edizioni
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Ci eravamo già occupati di Giada in occasione dell'uscita del primo numero della serie e le buone promesse sono state ampiamente mantenute.
Giada è un fumetto che funziona, gli autori si muovono molto bene su territori conosciuti come l'horror demoniaco screziato da piacevoli e azzeccati toni ironici, la protagonista adolescente che non si accetta, anzi si detesta, e che invece è la Prescelta per combattere il Male (Buffy fa, giustamente, scuola), il mondo e i suoi luoghi piccoli o grandi che è sia territorio di conquista e di crescita che posto spaventoso pieno di orrori...


Funzionano i personaggi, Giada in primis, che riesce a suscitare grande simpatia e tenerezza, anche se “tenerezza” non è esattamente il termine che viene in mente ripensando alla prima tavola del primo volume: la prima apparizione di Giada è crudissima, decisamente splatter e poco, pochissimo “tenera”. Eppure bastano poche vignette e questa ragazzina così sofferente e potente allo stesso tempo, così carica di rabbia e dolore e di romanticheria tipicamente adolescenziale, questo mostro insomma, ti si appiccica al cuore.
Anche gli altri personaggi sono ottimamente costruiti e uno dei fatti che lo dimostra è che partono come dei normali comprimari “da fumetto”, quindi con le loro stereotipie, e nel giro di due soli volumetti e un albo speciale recitano già da perfetti deuteragonisti, ricchi e variegati, pieni di vita (...o di morte, dipende dai punti di vista...).
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La storia appassiona e avvince: è una storia che parla (anche, soprattutto) di trasformazioni traumatiche, un tipico topos appunto adolescenziale, ma lo fa senza quei mascheramenti “para-filosofici” così malamente di moda. Tramite il fantastico si parla certamente di realtà, ma in modo appassionante, divertente e coinvolgente e se il primo volumetto era una perfetta introduzione, col secondo – Squadra Antimostri – si entra nel vivo della vicenda, se ne scoprono nuovi risvolti e ci si avvia verso una conclusione tutt'altro che scontata, la quale fa desiderare fortemente che non ci sia troppo da aspettare per il prossimo terzo numero!
Davvero belli i disegni, matite, chine e storytelling, affidati nel secondo volume a Federico Sfascia, alla giovane Vanessa Belardo e al “solito”, ottimo Maurizio Rosenzweig (il disegnatore che contende a Sienkiewicz il titolo di “autore-dal-cognome-più-impronunciabile”): tavole pienissime, dinamiche e molto forti, con tinte che vanno dal cartoonesco all'horror-splatter, chine dense e taglienti e azione ai massimi livelli, un ottimo effetto complessivo.
Una citazione particolare merita lo speciale Il ritorno di Satana: un albetto “tutto Rosenzweig” in bianco, nero e rosso con uno dei “Satana” più spettacolari e geniali degli ultimi tempi, vedere per credere.
Per tutto questo Giada è un bel fumetto, una bella commedia horror che ha tutte le potenzialità per guadagnarsi una folta schiera di fan, non necessariamente, ehm, adolescenti.
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MAISHA 1 - Train de vie di Francesco Matteuzzi | Alessio Fortunato
Michela Da Sacco | Fabiano Ambu
- Cover di Marco Turini - 16,50 x 24, brossura, 48 pag, b/n, 6,00 euro
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MAISHA 2 - Varsavia 1939 di Francesco Matteuzzi | Alessio Fortunato | Fabiano Ambu | Giuseppe Liotti - Cover di Marco Turini - 16,50 x 24, brossura, 48 pag, b/n, 5,00 euro
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MAISHA Speciale 1 - Cacciatori di Francesco Matteuzzi | Michela Da Sacco - Cover di Michela Da Sacco - 16,50 x 24, spillato, 16 pag, b/n, 2,00 euro
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MAISHA 3 - Il segreto dei custodi di Francesco Matteuzzi | Alessio Fortunato | Fabiano Ambu - Cover di Marco Turini - 16,50 x 24, brossura, 48 pag, b/n, 5,00 euro
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Credo fermamente che Maisha meriterebbe un posto in edicola, magari anche a scapito di qualche pubblicazione che in edicola ci sta e (mi) fa sbadigliare. Se le visite in edicola non (mi) procurano tutto questo entusiasmo (salvo eccezioni, ovviamente) Maisha invece di entusiasmo me ne procura parecchio e merita certamente visibilità.
Innanzitutto, come già per Giada, anche qui gli autori si confrontano col difficile terreno della serialità, il progetto è quello di una serie con una continuità, una storia in evoluzione che viene narrata su più livelli sia spaziali che temporali. Quest'ultima operazione viene diciamo così facilitata in quanto la bellissima Maisha è una vampira, quindi per lei - e per molti dei comprimari della serie - il tempo è un concetto del tutto relativo.
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La storia infatti richiede una certa attenzione perché gli avvenimenti non sono narrati in maniera lineare e i numerosi salti spazio-temporali, che più che meri flashback sono veri e propri giunti narrativi, rendono la lettura più densa e avvincente. La storia parte in Africa, un Africa antica, per proseguire nell'Europa centrale del XV-XVI sec, passa per la Varsavia occupata dalle truppe naziste, la Parigi del presente e Città del Vaticano, sede di un misterioso gruppo di potenti occultisti ossessionati dalla ricerca dell'immortalità, per tornare infine nella Varsavia di oggi...
I personaggi, soprattutto quelli che formano il gruppo di vampiri, sono sui generis: Maisha è nera, Luis un artista dall'atteggiamento “emo”, la (ex) coppia Olga e Kruger è quanto di peggio assortito possa esserci... ma il personaggio più sconcertante è Saul, (eterno) bambino mongoloide. Inizialmente l'idea di un vampiro mongoloide mette persino un po' a disagio, ma basta poco per capire che questo malvagio personaggio ha ottime potenzialità e il suo vero “handicap” - come la Rice insegna – è quello di essere un eterno bambino, non certo quello di avere la sindrome di Down.
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I dialoghi sono serrati, ficcanti e sempre conservano quel filo di ironia, anche solo un velo, persino nelle situazioni più violente e drammatiche. L'ironia è presente anche in talune situazioni che di per sé avrebbero ben poco di “ironico”: mi riferisco per esempio all'attacco delle “statue viventi” nel terzo volume, davvero geniale, “teologicamente scorretto” e dannatamente divertente!
Così come dramma e ironia, anche azione e mistero sono mixati sapientemente e con gusto.
Anche la scelta di far caratterizzare graficamente i vari periodi storici da diversi/e disegnatori è funzionante e funzionale.
Maisha si fonda su tematiche che sono sempre e da sempre in grado di affascinare il pubblico, cioé vampiri, sette segrete, teologie alternative, occultismo ecc. e sta anche su queste tematiche la sua forza e la sua potenzialità, oltre che naturalmente su ottime storie e disegni.
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BAMBOLE DI CARNE di Francesca Da Sacco - 16,5 x 24, brossura, 48 pag, b/n, 6,00 euro
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Francesca Da Sacco, alla sua prima esperienza come autrice completa, ha un motivo in più per essere soddisfatta del suo lavoro: Bambole di carne ha infatti vinto il Premio Ayaaaak 2009 come “miglior volume del 2008”.
L'autrice compie una scelta coraggiosa, riesce a raccontare una storia terribile, forse la più terribile che ci sia; l'argomento è così doloroso che quasi non ci si riesce a pensare lucidamente, forse perché tocca così tanto ognuno/a di noi, anche se - come dice Mario Taccolini nell'introduzione - “sono disgrazie che capitano sempre agli altri”.
Questa storia parla di “bambini presi per mano e portati nel buio”.
Già con la lettura delle prime tavole le emozioni sono molto forti, la crudeltà connaturata alla razza umana, anzi forse alla vita stessa, viene subito mostrata senza veli e persone che in una certa parte di immaginario collettivo dovrebbero essere caritatevoli e servire il prossimo, si mostrano invece come parti di una macchinazione malvagia che ha come scopo l'abuso dei più deboli, degli unici veri innocenti..
Bambini venduti, comprati, usati per compiere il male, proprio come nella realtà. Proprio come nella realtà il male, il male assoluto, è interclasissta, interculturale, intergenerazionale. Il piccolo Simon e i suoi compagni e compagne di sventura sono costretti a vivere le situazioni più orrende e umilianti e purtroppo non tutti/e ne usciranno.


Non è facile parlare di questo libro, nonostante sia così bello; mette anzi un po' a disagio usare l'espressione “bello” per descriverlo, perché pare quasi di mancare di rispetto ai piccoli personaggi, comunque tristi specchi della realtà vera, quella al di fuori dei fumetti.

Eppure, anzi proprio per ciò che è e che narra, è un libro bellissimo, nel suo enorme dolore descritto, nella sua infinita tristezza raccontata, nel cinismo nel quale sono orrendamente immersi gli adulti di questa storia. Francesca Da Sacco riesce, e bene, in un impresa molto difficile. Il suo tocco, il suo segno, è delicato ed espressivo: “disegni carini”, li chiama confidenzialmente Taccolini nell'introduzione, e non si può non confermare, i disegni sono davvero carini, nel senso migliore del termine. L'autrice ha la mano felice nel descrivere persone, ambienti (strepitosi gli esterni, la città) e soprattutto i bambini, che sappiamo essere uno dei soggetti più difficili da disegnare; riesce bene a raccontare gli stati d'animo, anche i più nascosti, anche quelli che si nascondono dietro ampi sorrisi. Una storia che fa pensare e che mette tutti nella condizione di fare una scelta, di prendere concretamente posizione, l'unica possibile: stare dalla parte dei più deboli, gli unici davvero innocenti.


Collegamenti Esterni:
• Edizioni Arcadia
• Premio Ayaaaak

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