martedì 16 novembre 2010

Mario Taccolini - edizioni Arcadia - intervista esclusiva


fumetti di carta: Come, quando e perché è nata la casa editrice Edizioni Arcadia?
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Mario Taccolini: Sarò prolisso...
Le Edizioni Arcadia hanno origini molto lontane nel tempo: la fanzine “Nuvole”, di cui scrivevo due terzi degli articoli (metà anni ’90) e la fumetteria “Arcadia oltre le Nuvole”, che gestisco dal 2000. Fumetteria che si è sempre contraddistinta per un elenco impressionante di incontri con gli autori: abbiamo avuto nomi come Sergio Bonelli, Carlos Gomez, Gabriele Dell’Otto, Claudio Villa, Brian Talbot, Lee So-Young, Giancarlo Olivares, Luca Enoch, Bruno Brindisi, Lee Bermejo, Giuseppe Camuncoli, Stefano Caselli e... insomma, un elenco di oltre cento persone di altissimo livello. Molti autori (Chiaverotti, Enoch, Vietti, Olivares, Simeoni, Bartoli, Signora...) erano amici già da prima che mi avventurassi nell’avventura (mi piacciono, certe ripetizioni) della fumetteria, altri lo sono diventati in seguito.
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Ad un certo punto Maurizio Rosenzweig e Matteo Cremona sono diventati dei veri e propri habitué, ed insieme abbiamo iniziato a pensare di poter fare qualcosa: l’idea embrionale era creare un “personaggio del negozio” (quella che sarebbe poi diventata GIADA), in modo da chiedere ai disegnatori ospiti delle illustrazioni o, meglio, storie autoconclusive di una pagina, col nostro personaggio. Doveva abitare a Bergamo e non sarebbe stato male se, nelle sue avventure, avesse coinvolto anche qualche cliente del negozio. Ci siamo resi conto da subito che l’idea era improponibile per una serie di fattori (“dunque.... chiamo Claudio Villa e gli chiedo se, al posto di farmi un disegno di Tex per il cartoncino da regalare in negozio il giorno dell’incontro, posso inviargli il dossier di un personaggio nuovo, ma già caratterizzato, così può studiarselo e prepararmi una storia di una pagina”: pura fantascienza), ma abbiamo deciso di provare a svilupparla in un altro modo.

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Così, alla Lucca del 2006 io e il mio ex socio ci siamo presentati con una trentina di fotocopie di una presentazione di GIADA, comprensiva di uno schizzo di Maurizio Rosenzweig, e l’idea di chiedere ad alcuni disegnatori di partecipare al progetto. Abbiamo incassato parecchi sì e qualche no ma, parlando con autori ed editori, ci siamo resi conto che, partecipando a Lucca l’anno successivo con un solo albo, saremmo andati incontro ad un bagno di sangue. Le idee non ci mancavano, e la fortuna neppure: ad un certo punto mi telefona Bruno Brindisi, che vuole vedermi a pranzo (lui è di Salerno, io di Bergamo: o ci incontriamo alle fiere o dobbiamo fare i salti mortali per parlare un pò). Gli parlo dei nostri progetti e lui se ne viene fuori con: “io ho da parte una storia mia e di Ferrandino, parzialmente inedita, a cui mi piacerebbe far vedere finalmente la luce”. Ovviamente, il mio “sì” è partito prima ancora che riuscisse a finire la frase. Stiamo parlando di SELF SERVICE, un gioiellino che ci ha dato parecchie soddisfazioni.
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Qualche mese dopo sento Federico Memola, con cui volevamo organizzare un incontro in negozio per i dieci anni di Jonathan Steele, e lui mi preannuncia di volermi fare una “strana proposta” che, alla fine, si rivelerà essere lo “Speciale 10 anni” che terrà a battesimo le Edizioni Arcadia. Tutto a posto, allora? Per niente, visto che “sentiamo” che ci mancano almeno altri due albi, per poter dare una buona impressione da subito. Tramite Bruno Brindisi contattiamo Luigi Siniscalchi, che ha nel cassetto 4 storie horror inedite: perfetto! Ma volevamo anche un altro “personaggio fisso” e, per iniziare, dovevamo trovare uno scrittore adatto: da lettore dell’Insonne stavo seguendo il miglioramento, albo dopo albo, di Francesco Matteuzzi. Il mio ex socio vuole una storia di vampiri e così nasce MAISHA.

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Quali difficoltà hai incontrato per portare a termine il programma delle pubblicazioni?
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Mario Taccolini: Diecimila (una più, una meno). All’inizio, soprattutto, abbiamo dovuto prendere decisioni molto importanti. Partiamo da GIADA: abbiamo lavorato per cinque mesi ad un progetto completamente differente da quello che poi è stato il risultato finale. Ad un certo punto ci siamo accorti che la serie non era horror come la volevamo e, così, abbiamo deciso di ripartire da capo, riscrivendo tutto l’albo. Con MAISHA il problema principale è stato quello di “creare” il team: Marco Turini e Fabiano Ambu erano “a bordo” dall’inizio, Michela Da Sacco è stata coinvolta successivamente, Alessio Fortunato è stata una (felicissima) intuizione dell’ultimo minuto. Avevamo pensato ad Andrea Fattori, come terzo disegnatore di MAISHA, ma stava facendo le prove per Brendon e non ha avuto il tempo di unirsi al progetto (mi sono recentemente vendicato a Mantova dove, in coppia con Di Bernardo, lo abbiamo stracciato a calciobalilla). Volevo un disegnatore dal tratto raffinato ma che sapesse realizzare bene le scene splatter, ed era uscito da qualche mese il Detective Dante di Alessio: quando accennai a Matteuzzi il nome di Fortunato, la reazione fu entusiasta. Unico problema: nessuno di noi lo conosceva. Non mi restava che telefonare e Lorenzo Bartoli per chiedergli il numero di telefono e l’autorizzazione (si trattava pur sempre di un disegnatore Eura) a contattarlo. Alessio si dimostrò subito entusiasta, e su MAISHA ha fatto un lavoro veramente eccezionale.

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Nel frattempo, si avvicinava la data di pubblicazione di 4 VOLTI DELLA PAURA, l’albo di Siniscalchi, che volevamo realizzare un mese prima di Lucca. Un pò per “testare” il formato, un pò per non accavallare troppo le uscite. Il volume (che comunque, secondo me, a parte qualche bruttura di troppo nel lettering ed una terza di copertina di livello amatoriale, è uscito decisamente bene) ci ha fatto capire che non volevamo le cover lucide e, soprattutto, che avremmo dovuto “allargare” le pagine di un mezzo centimetro.
Il nostro problema maggiore, però, è stato senza dubbio l’aver sottovalutato l’aspetto grafico degli albi: li abbiamo curati “in casa”, quando non ne eravamo assolutamente in grado ed avremmo dovuto rivolgerci da subito ad un grafico preparato. In questo senso, le critiche ci sono state davvero molto utili.
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Come editore quanto spazio pensavi di avere sul mercato e quanto ne hai effettivamente ottenuto?
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Mario Taccolini: Ho molta fiducia nel futuro del fumetto e credo che i prodotti di qualità saranno sempre in grado di trovare il loro spazio. I miei calcoli, alla fine, si sono rivelati abbastanza giusti: so che, per arrivare al pareggio, devo vendere almeno 900 copie di ogni fumetto che produco, e sapevo che, per i primi due anni, avrei fatto davvero fatica a raggiungere certe cifre. 
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Hai cominciato con un piano editoriale specifico o sei sempre rimasto aperto a tutti i generi? 
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Mario Taccolini: L’idea era di puntare forte su un unico genere, l’horror, per poi espanderci verso ogni tipo di fumetto. Idea che si è rivelata abbastanza azzeccata, basti vedere gli ottimi risultati di LEGIONE STELLARE e L’INSONNE.

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Dove vuoi posizionarti come realtà editoriale? Quale tipo di pubblico vorresti conquistare/fidelizzare? 
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Mario Taccolini: Il pubblico è, giocoforza, quello delle fumetterie. Strizziamo l’occhio ai nostalgici (anch’io lo sono) dando nuova vita a serie “vecchie”, od omaggiando i film degli anni ’80 (con GIADA), ma poi diamo spazio a nuovi (Tim Seeley, precedentemente sconosciuto in Italia, sta lavorando ad un’altra serie per le Edizioni Arcadia) e nuovissimi autori (Giuseppe Liotti è una scoperta di Bruno Brindisi, ma vedrete presto Simone Gabrielli, Elena Cesana e qualcun altro). 
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Come stanno procedendo le pubblicazioni dei personaggi che hai rilevato altrove (Desdy Metus, L’Insonne, Ford Ravenstock)?
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Mario Taccolini: Il numero due de L’INSONNE verrà pubblicato a luglio, per Riminicomix. LEGIONE STELLARE e FORD RAVENSTOCK, invece, torneranno tra settembre e novembre.

Molti autori noti al comicdom nostrano fanno parte della tua scuderia (Di Bernardo, Fortunato, Turini, Memola, Rosenzweig, Vietti, Caselli). Come sono, da editore, i tuoi rapporti con loro? 
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Mario Taccolini: Sono tutti amici. So che “amici” è una parola grossa ma, in alcuni casi (come quelli che hai citato) è usata tutt’altro che a sproposito.
Parliamo, discutiamo i progetti e poi, di solito, lascio carta più o meno bianca, cercando di intervenire con dubbi e suggerimenti solo in casi “estremi”: ho molta fiducia nelle capacità di tutte le persone coinvolte nel “progetto Edizioni Arcadia” e, conoscendo i loro lavori precedenti, so cosa posso aspettarmi da loro (anche se, spesso, riescono ancora a stupirmi).

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Con quale tipo di progetto, un aspirante autore di fumetti, può presentarsi alle vostre porte?
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Mario Taccolini: Purtroppo, al momento, devo rispondere con “nessun progetto”. Nel 2009, ma forse persino nel 2010, non avrò ulteriore spazio per nuovi albi, oltre a quelli già in cantiere, e c’è da tenere conto che i costi per la realizzazione di una serie italiana sono molto più alti, rispetto all’acquisizione dei diritti di una serie americana (che, tra l’altro, garantisce “in partenza” qualche copia venduta in più). Inoltre la situazione economica del negozio –che, grazie agli utili, mi consente di pareggiare le perdite della casa editrice- non sarà delle più floride per almeno un anno, visto che devo ancora finire di liquidare il mio ex socio che, tra l’altro, ha iniziato a farmi concorrenza.

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Attualmente gestisci da solo la casa editrice: come fai a organizzare tutto quanto, tenuto conto che la qualità editoriale dei tuoi prodotti è spesso impeccabile?

Mario Taccolini: Semplicemente: non ce la faccio. Nell’ultimo periodo mi sono “appoggiato” parecchio a Maurizio Rosenzweig e Federico Memola: insieme abbiamo programmato le linee guida del 2009, che potrebbero richiedere dei sacrifici (temporanei), ma anche delle sorprese.
Da marzo, poi, sono affiancato da Martina Grusovin, che svolge l’attività di “addetto stampa”, togliendomi parecchio lavoro.
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Domanda personalissima, non guardarmi troppo storto... Ok, vado: Maisha, Giada, Ford Ravenstock, “Il tratto della morte”... Si può dire che la morte sia un concetto molto presente tra i fumetti dell’Arcadia o è un mio delirio personale, da lettore “troppo preso”? :-)))
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Mario Taccolini: Mah! Sarà che c’ho una paura fottuta di morire. Cioè, più che altro... non ne ho proprio voglia ;p
Potrei dirti che è stato casuale ma, ovviamente, non è così: una volta scelto il genere horror, la morte è diventata giocoforza una compagna di viaggio delle Edizioni Arcadia. Nel saggio “Il tratto della morte” diciamo che “il fumetto è una specie di antenna puntata sugli umori, le ansie, le aspirazioni e le ossessioni collettive: un buon strumento per tastare il polso al nostro tempo. Ebbene, da qualche anno dalle pagine dei fumetti ci vengono incontro immagini più esplicite, declinazioni narrative o stilistiche più forti, rappresentazioni più dirette della morte. (...) Forse sta cambiando il modo di rapportarsi alla vita e, dunque, al suo limite. Forse il rimosso ha raggiunto i livelli di guardia, e inizia a filtrare e a disturbare il nostro stato cosciente. Forse si sta semplicemente chiudendo la parabola di un secolo dal benessere e dal progresso inaudito, che ha fornito a un paio di generazioni l’illusione (o semplicemente il desiderio?) di poter essere (...) in grado di ingannare molte volte e in molti modi la morte”.
O forse, più semplicemente ancora, la morte è dotata di un fascino perverso di cui chi racconta storie non può che essere vittima.

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Al di là del tuo lavoro come editore, quali sono le tue passioni fumettistiche (e, se vuoi confidarcele, anche quelle non fumettistiche)?
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Mario Taccolini: Davvero interessa a qualcuno?
Comunque: nasco come lettore di fumetti nell’epoca Corno, con l’Uomo Ragno di John Romita, Devil e Dracula di Gene Colan, il Conan di Romita e gli eroi “orientali” della Casa delle Idee, Shang-Chi e Pugno d’Acciaio. Mi sono avvicinato alla Bonelli grazie a Zagor (credo c’entri non poco il suo costume sgargiante, viste le mie letture dell’epoca), per appassionarmi poi a Mister No, Ken Parker, Martin Mystere e Dylan Dog. A tutt’oggi, i miei fumetti preferiti sono quelli americani, anche se ho “raffinato” i gusti: non riesco più a leggere l’Uomo Ragno, dopo OMD, mi piacciono parecchio le serie Vertigo e quelle indipendenti. Venero Magnus, adoro Pazienza... tra i grandissimi autori italiani mi piacciono un pò i soliti noti: Battaglia, Pratt, Bonvi, Cavazzano, Micheluzzi. Credo che, negli ultimi quindici anni, siano affiorati in Italia dei talenti incredibili come Ortolani, Bacilieri, Enoch, Rosenzweig, Recchioni, Bartoli, Mari, Soldi, Ausonia (sono una brutta bestia, gli elenchi: quando li compili sai già che dimenticherai qualcuno). Ho vissuto la prima invasione dei manga leggendo tutto quello proposto dalla Granata Press e, per parecchio tempo, anche dalla Star Comics. Continuo ad amare Mitsuru Adachi e Go Nagai, ad apprezzare Hojo, la Takahashi e serie come Death Note o Monster, ma mi sono un pò allontanato dal genere, negli ultimi anni.
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Lavorare come editore influenza, e se sì come, il tuo rapporto con i fumetti? 
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Mario Taccolini: Non particolarmente. E’ vero: quando leggo una bella storia in inglese mi viene subito da pensare: “varrà la pena pubblicarla in italiano?”. Ma è un ragionamento che ho sempre fatto: a metà degli anni ’90, per esempio, avevo contattato un tizio sconosciuto per pubblicare una bella mini di tre numeri, appena uscita in America. Dopo un paio di lettere, saltò tutto perché si era inserita nella trattativa Macchia Nera, la casa editrice di Silver: il tizio era Terry Moore, la serie Strangers in Paradise.
Per il resto: conosco meglio alcuni meccanismi. Ma già nel ’94 mi capitava di passare qualche ora allo Studio Hammer di Brescia, dove lavoravano Stefano Vietti, Giancarlo Olivares e Gigi Simeoni: vederli lavorare mi ha insegnato davvero tanto.

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Magari è una domanda banale, ma mi interessa davvero conoscere il tuo pensiero sul fumetto italiano e sul fumetto in Italia.
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Mario Taccolini: Qui potrei scriverci un articolo (anzi, a dire il vero, ne ho già scritti due...). Riassumendo: da una parte abbiamo il calo, netto, di grandi case editrici come la Bonelli e la Disney (ma anche la San Paolo e la Max Bunker Press) dovuto a molti fattori tra i quali, direi, il principale è stato il non sapersi rinnovare. Dall’altro abbiamo gli ottimi risultati del settore manga, con testate e case editrici in costante aumento, la buona tenuta dei supereroi, alcune ottime testate italiane da edicola (John Doe è l’esempio più lampante), il buon momento di Diabolik e la nascita di parecchie case editrici (Double Shot, Re Noir, Bottero, Italycomics, Shockdom, Tunué, ProGlo, Nicola Pesce... ho già detto che odio gli elenchi?) che propongono materiale di qualità e decisamente interessante. Per non parlare delle Edizioni BD, che hanno fatto il grande passo e sono una realtà già di grande livello.
Il fumetto italiano paga il non riuscire a proporre albi per gli adolescenti ma, per fortuna, i manga ed i supereroi colmano (almeno per il momento) quella lacuna. Siccome ritengo che sia la Bonelli che la Disney possano trovare un rimedio all’attuale emorragia di lettori, non posso dire che la situazione sia rosea, ma credo sia tutt’altro che senza speranza.

Cosa devono aspettarsi i lettori di fumetti dalle Edizioni Arcadia nel prossimo futuro?
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Mario Taccolini: I nostri prossimi albi saranno il secondo numero di LOADED BIBLE, ormai in dirittura d’arrivo, che avrà una copertina inedita di Stefano Caselli, ed una raccolta di strisce di un autore bergamasco davvero bravo. Più avanti torneranno BELEE, LEGIONE STELLARE e FORD RAVENSTOCK e, forse, proporremo altro materiale USA. Debutteranno LIFE ZERO, una storia di zombie scritta da Stefano Vietti e disegnata da Marco Checchetto, pensata per il mercato americano, e THE NIGHT LIFE, di Tim Seeley e Simone Gabrielli (già venduta alla Image). La vera novità del 2009, però, sarà il nostro magazine, che debutterà a Lucca: non è ancora del tutto definitivo, ma dovrebbero essere 3 numeri di 96 pagine con storie inedite ed autoconclusive de L’INSONNE, GIADA, MAISHA e degli altri nostri personaggi, oltre al ritorno della STIRPE DI ELAN ed una nuova serie, talmente top secret che non sappiamo nemmeno noi quale sarà...

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Qual è il tuo sogno da editore?
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Mario Taccolini: Arrivare al punto di pareggio, ovviamente! Un sogno ci sarebbe, e ci sto lavorando da un paio d’anni... ma è complicato, dannatamente complicato riuscirci. Nel caso, tenetevi forte: se ne parlerebbe parecchio.
Ah! E mi piacerebbe convincere i bresciani a riprendere in mano Hammer...
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Vuoi fare un augurio al fumetto italiano e al fumetto in Italia?
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Mario Taccolini: Dobbiamo renderci conto di non essere i parenti poveri di nessuno. Il fumetto ha pari (a volte maggiori) qualità rispetto a tutti gli altri mezzi narrativi. Per il resto: spero che le fumetterie riescano a superare il momento davvero brutto che stanno attraversando. Stiamo rischiando di perdere la metà delle fumetterie aperte e non se ne parla da nessuna parte: per le case editrici come la nostra, sarebbe una vera tragedia.
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Collegamenti Esterni:
Edizioni Arcadia

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