martedì 16 novembre 2010

Lilith n. 1

LILITH 1 - Il segno del Triacanto
testi e disegni di Luca Enoch  - Semestrale - 13x18 cm, brossurato - 130 pg. b/n, 3,50 euro
Sergio Bonelli Editore


Lilith, la viaggiatrice metatemporale: svolta al Femminile per Sergio Bonelli
La casa editrice Sergio Bonelli Editore S.p.A., famosa in Italia per aver pubblicato la serie a fumetti avente quale protagonista il personaggio di Tex Willer, tacciata spesso di appartenere ad una sorta di sub-cultura misogina, ha inopinatamente inaugurato, con uno scoppiettante albo d’esordio, la nuova serie intitolata “Lilith”.
In questo primo episodio della serie (“Il Segno del Triacanto”, novembre 2008), ambientato nelle pugne della Guerra di Troia, viene presentata un’immagine fortemente negativa del Massimo Eroe Italico, ovvero di Enea di Troia, progenitore di Roma e della stirpe Giulia. Tale rappresentazione dell’Eroe omerico e virgiliano, come detto spiccatamente negativa, è un fatto pressoché inedito presso il grande pubblico italiano, ma nondimeno rigorosamente coerente con l’ermeneutica di Virgilio da noi proposta, sulla base degli studi di Jean-Yves Maleuvre.

Enea, in sostanza, è rappresentato nel fumetto di Bonelli semplicemente per quello che è nell’Eneide di Virgilio: meschino [1], vile [2], mentitore [3]; in una parola sola: empio (antitesi del “pio” caricaturale di prima scrittura).

Ed è proprio l’Eroina Lilith che lo uccide, strappandogli dal petto il cuore malvagio, fonte d’ogni male [4], avvicinandosi così al senso e agli effetti della catabasi oltremondana della Didone virgiliana.
La conformità all’autentico Virgilio, quello di seconda scrittura, è così accurata da non tralasciare il nesso teleologico con la discendenza di Enea: gli Eneadi [5].

Abile poi la clausola di salvaguardia della nuova politica di Bonelli: il Triacanto infatti non sceglie necessariamente soggetti malvagi [6]; così vengono intelligentemente evitati imbarazzi e polemiche ideologiche, in questo albo e nei prossimi.


Tuttavia al di là di questa comprensibile misura di diplomazia preventiva, a Bonelli e a Enoch va riconosciuto il merito di una scelta coraggiosa e dai ben pochi precedenti: quella di aver rappresentato Enea, il Primo Eroe Italico, nella sua più autentica luce, ovvero quella conferitagli dal Massimo Vate Virgilio.
Non si creda che questa sia cosa da poco, se soltanto si consideri che tuttora una statua di Enea (pur molto mediocre) è posta all’entrata della sede della Provincia di Roma, e se soltanto si pensi che l’Italia ha registrato negli ultimi anni l’ascesa della Destra politica, e come l’Italia stessa venga da un conflitto mondiale innescato da un regime che si sostanziava politicamente nella magniloquente riproposizione dei fasti imperiali di Roma antica e nella conseguente riproposizione dei suoi Eroi nazionali, tra cui, in primis, proprio Enea, il capostipite di Roma stessa ed il progenitore degli Eneadi.


Tuttavia è proprio questo regime che ha condotto l’Italia al più devastante disastro della sua storia plurimillenaria: l’empia e funesta partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale e la condivisione del genocidio ebraico.
Perché infatti l’erronea lettura della pietas (in realtà soltanto formale) di Enea, ha contribuito a radicare la convinzione che la virtus romana non fosse null’altro che spietato cinismo politico.
Una lezione di storia che non è venuta dall’ovattato mondo universitario, ma dalla vitale e popolare forma letteraria del fumetto.
Se Bonelli era in cerca di un riscatto dopo molti anni di ideologia misogina, può dirsi che l’abbia ottenuto in pieno.

Salvatore Conte - aprile 2009

NOTE


[1] È addirittura il piccolo Ascanio che aiuta il vecchio Anchise a cercare una via di scampo (pagg. 92/93), in totale assenza del padre Enea, ed è poi la stessa “pia” Lilith a sorreggere il padre di Enea (pag. 93; così demolendo il noto stereotipo che vuole Enea sostenere l’anziano padre durante la fuga da Troia).


[2] Notevole, perché sottilmente sarcastica, e comunque mutuata dalle tecniche di Virgilio, la trovata narrativa della fuga di Enea (silenziosa e fuori scena) da Achille (pagg. 69/71): dapprima Lilith avverte la presenza del Triacanto, ovvero di Enea, poi – quando l’ira di Achille furoreggia sul campo di battaglia – tale presenza svanisce, segno che Enea si è dileguato non appena intravisto Achille.


[3] Si legga il mendace racconto che inizia a pag. 97, esemplare raffigurazione dell’Enea narratore (mendace) nell’Eneide di Virgilio.


[4] Qui infatti il malefico Triacanto ha trovato confortevole habitat.


[5] «La tua prima missione è stata un successo! Hai reciso questa linea di ascendenza del Triacanto prima della sua “ramificazione”!» (pag. 124).

[6] «I tuoi bersagli potranno non essere persone malvagie…» (pag. 111).


Collegamenti Esterni:
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