mercoledì 17 novembre 2010

Le rubriche della posta nell'era di Internet

Avete mai scritto a una rubrica della posta di un fumetto? Io sì, e parecchie volte anche. Sono uno di quelli che in America vengono definiti “letter hacker”, ovvero instancabili appassionati che non perdono occasione per mandare i loro commenti agli editor delle testate che leggono. Nelle serie americane alcuni diventarono dei veri e propri miti, e se siete stati lettori di materiale originale un po' vecchiotto nomi come T.M. Maple, Dale Coe o Uncle Elvis vi saranno certamente familiari.

Io con l'e-mail pubblicata su SPIDER-MAN 522 a novembre ho raggiunto le cento apparizioni sugli albi Marvel (contando pure quelli americani) e penso che in Italia sia un record, ma fidatevi, quelli che ho citato mi battono senz'altro.
E ora arriviamo all'argomento vero e proprio dell'articolo. Esatto, l'articolo non è su “Evvai, mi hanno pubbliato 100 volte sugli albi Marvel” (anche perché nel frattempo siamo arrivati a 101), ma sull'utilità e la sopravvivenza delle rubriche della posta nell'era di Internet.
Come avrete di certo notato, sugli albi Marvel italiani la posta, presente sin dagli anni dell'Editoriale Corno, è scomparsa da più di sei mesi. Rimane solo sul quindicinale ragnesco e, restando in Casa Panini, su RAT-MAN (curata dall'autore Leo Ortolani in persona).
E' comprensibile, per tutta una serie di motivi che vorrei provare ad analizzare qui con voi.
- Primo, da anni e anni ormai per chi vuole condividere le sue impressioni su un fumetto ci sono i forum. E sui forum, specie se molto frequentati, subito dopo che hai cliccato su “invia il messaggio” sai già che le risposte arriveranno copiose. Magari c'è pure il supervisore della serie che vuole dire la sua. E allora chi te lo fa fare di metterti al computer per scrivere una e-mail che potrebbe non avere mai risposta sull'albo - e anche se ce l'avesse sarebbe fra tre mesi - se puoi avere tutto e subito per mezzo di un forum? Nella comunicazione la velocità è importante.


- Il fumetto di oggi vive di eventi (e con questo mi riallaccio al punto precedente). Il nuovissimo evento di oggi è già vecchio... ieri. Che fai, lo stai ancora leggendo? Che aspetti, vai subito a ordinare sul Previews il nuovo supercrossover in ottanta parti invece di perdere tempo a dire cosa hai provato leggendo una storia che ti è piaciuta oggi!
La metto sul ridere, ma la realtà alla fine non è mica tanto lontana da quello che ho scritto. Su Internet la fame di nuovi eventi è così grande che c'è più attenzione verso il futuro che per quello che si è appena letto. Quindi perché scrivere a una rubrica della posta a proposito di una storia che presto sarà obsoleta? Bisogna stare al passo con le nuove uscite.

- Buona parte dei fumetti di oggi è decompressa. E' un modo garbato per dire che in sei numeri non succede un tubo. E se non succede un tubo, come si fa a commentare il singolo albo?


- I blog! Non scordiamoci i blog. Se in un forum buona parte degli interventi sono o brevi o sgrammaticati o pieni di spam (grazie alla facilità con cui si può postare), in poche parole poco interessanti, l'autore di un blog (uno serio, intendo) può prendersi tutto il tempo che vuole per condividere con noi le sue idee con interventi lunghi e approfonditi. E senza il timore di flames da board o di leggere la sua lettera con mille tagli sulla rubrica della posta di un fumetto (perché è chiaro che se scrivi una lettera troppo lunga dei tagli te li devi aspettare).
Più in alto ho scritto che questo è “comprensibile”. Non per questo però deve piacermi per forza, anzi. Forse sono legato a un modo di vivere il fumetto ormai antiquato, ma la verità è che ho sempre amato scrivere alle pagine della posta. Non so voi, ma per me poter scrivere le mie impressioni a chi cura un albo è sempre stata una gran cosa. Sapere che sarà proprio Max Brighel o Giuseppe Guidi a leggerti e che se sarai fortunato vedrai la tua lettera sul tuo fumetto preferito contribuisce non poco a creare un legame tra il lettore e l'albo... e dopo tanti anni la prima cosa che vado a vedere in un fumetto (se ce l'ha) è la pagina della posta. Non solo per scoprire se mi hanno pubblicato, ma anche per leggere le opinioni degli altri lettori. “Cosa penserà il resto degli appassionati della storia che mi è piaciuta qualche numero fa?”.


Ma oggi tutto questo sta scomparendo, ed è un peccato. Non che sia così solo per le testate Marvel Italia, sia chiaro. In America pochissime serie marvelliane hanno ancora una letter column. Alla DC sono sparite 7 anni fa circa (e così non avrò mai occasione di scrivere alla Metropolis Mailbag), da noi la Planeta non le ha mai avute, la Bonelli le tiene solo per figura (che rubriche della posta sono se parlano solo Bonelli e i suoi collaboratori?). E' stata una bella sorpresa trovarla su PHANTOM dell'Eura Editoriale... era carino leggere commenti di fan ormai più che grandicelli felici per il ritorno del loro eroe.
E' il progresso, e chi è senza peccato scagli la prima pietra: non sto forse usando Internet per esporre queste riflessioni? Avrei potuto mandarle alla posta di SPIDER-MAN... e invece ve le siete sorbite voi.

Oh, beh, io continuerò a inondare di e-mail il buon Max Brighel finché le storie che leggerò mi faranno venire voglia di buttar giù due righe. E' più forte di me... devo scrivere se un fumetto mi piace o no. Chissà se altri la pensano come me... anche l'Italia del fumetto che sta abbandonando le “lettercol” (presto reliquie del passato tipo gli adesivi fustellati o le quarte di copertina con Daniela Goggi che fa il pallone di gomma americana) dopotutto è Paese di letter hacker almeno da vent'anni... ovvero da quando la rinascita dei supereroi fece riscoprire a chi ne era rimasto senza per anni la voglia di pensare, commentare, proporre... tutto merito di Marco Lupoi, che volle per le uscite Star Comics una posta più all'americana, dove i lettori avessero un ruolo attivo, quasi da “collaboratori non ufficiali” che aiutano la rivista a crescere e a migliorarsi. E dico Lupoi perché parlo soprattutto di eroi in costume, altrimenti non ci vuole nulla a tornare ancora più indietro, agli anni '60/70 di LINUS con Oreste Del Buono che favoriva dibattiti e scambi di idee.

Stan Lee

L'ideale, per chi considera il fumetto non solo come il contenitore delle storie (che comunque devono restare la cosa più importante) ma come un oggetto dalle mille sfaccettature, godibile in ogni sua parte (sì, pubblicità comprese: anche quelle sono lo specchio di un'epoca).
Però una cosa buona c'è. Avete presenti quei lettori che si lamentano sempre perché nella posta trovano lettere di gente che non la pensa come loro? Alla domanda “tu hai mai scritto?” rispondono sempre con un semplice monosillabo: “no”.
Di quelli non sentirò la mancanza! 
 .

Nessun commento:

Posta un commento