lunedì 22 novembre 2010

JOHN DOE n. 77 (l'ultimo numero...)

JOHN DOE n. 77 (l'ultimo numero...) "Fatti non fummo per viver come bruti..."

 testi di Roberto Recchioni | Lorenzo Bartoli - disegni di Andrea Gadaldi | cover di Massimo Carnevale, b/n,98 pag. - euro 2,70 - Eura editoriale

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Non potevamo non parlare di John Doe. Dell'ultimo numero di John Doe.
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Lo hanno fatto tutti, non può farne a meno neppure fumettidicarta.


Nel Giugno 2003 fummo tra i primi a recensire, meglio: a parlare, del primo numero di John Doe. Senza "speciali", "tavole in anteprima", "interviste esclusive" o "chicche per palati fini" (tutte cose in cui siamo sempre stati eccellenti... nella loro assoluta mancanza).

Forse fu proprio il nostro parlarne da semplici lettori che colpì molto favorevolmente un Roberto Recchioni pre-sindrome da Onnipotenza-Tuttologia-Rockstar-de-noantri.
Non solo: dichiarò pubblicamente ("Roberto Recchioni" e "pubblicamente" nella stessa frase suona un po' tautologico, eh?) che eravamo stati quelli che meglio avevano colto, capito, o cose del genere. Insomma la recensione gli era piaciuta. Si spinse a dire che era la migliore in circolazione.
Anche se da queste parti - al contrario che in troppi altrove - l'importante non è certo compiacere l'autore (qualsivoglia autore), è stato comunque bello che una persona apprezzasse la nostra piccolissima "fatica".
Poi un demone maligno si portò via il Recchioni più o meno simpatico di quei tempi e lo sostituì con "quello che sta coi bulli" posizione e dichiarazione che personalmente e semplicemente mi disgustò. E va bene, chissenefrega, qui non stiamo a vedere quel che uno fa o non fa o dichiara o non dichiara, ma solo quel che produce e come lo produce.
Infatti si parlò ancora di John Doe, se ne intervistarono gli autori, si parlò di altri lavori degli autori.
Perché - lasciatemi continuare ancora un minuto con gli autoincensamenti, pleeze - al contrario che su certi blasonati e importanti luoghi virtuali (e non), qui su fumettidicarta non c'è mai stata l'abitudine di esaltare/stroncare a seconda del grado di "amicizia/inimicizia personale" con gli autori.
Veramente...: ma chissenefrega?!?
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A me personalmente quasi ogni dichiarazione pubblica (quindi: quasi ogni dichiarazione) di Recchioni nella quale mi imbatto - generalmente per caso, visto che trovo poche cose al mondo più noiose di blog autoincensanti + commenti di wannabes adoranti - mi trova contrario.
Mentre molti dei fumetti che scrive mi piacciono.
Di certo mi piaceva parecchio John Doe. Perlomeno fino a quando l'ho acquistato e letto. Col n. 64, infatti, il mortifero moretto incappò nella spietata mannaia dei "tagli causa crisi economica" che periodicamente si abbattono sul mio budget destinato ai generi voluttuari... Come detto sopra: niente di personale; JD fu uno dei tanti. Si sa, noi dipendenti pubblici non facendo un cazzo tutto il giorno, godiamo di uno stipendio adeguato. E quindi, via coi tagli.
Dicevamo: parlammo in toni accorati e sinceri del primo numero di John Doe, faremo lo stesso dell'ultimo numero. Anche se non arriverei certo a firmare una petizione, tantomeno se scritta in italiano coatto, la brusca chiusura di John Doe mi dispiace. Ogni tanto mi capitava di pensare che prima o poi mi sarei procurato gli arretrati (dal 64 in poi) e mi sarei messo in pari. Entro il n. 99.
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E invece John Doe ci lascia con una fine che non è quella prevista, pensata, decisa originariamente dagli autori. Ed è un peccato, perché era proprio un bel fumetto, raccontava una storia piena di cose, densa di fantasia, di citazioni, omaggi, rimandi non solo alla "cultura pop", ma anzi a molte culture, ai "generi".
C'era uno sforzo dietro e sotto John Doe; uno sforzo in cui sicuramente si divertivano prima di tutti gli autori stessi e probabilmente noi lettori sentivamo e godevamo anche di questo divertimento, di questa gioia creativa, di un certo sanissimo prendere-per-il-verso-giusto i lettori, dando loro - dandoci - da un lato ciò che si aspettano - che ci aspettiamo - dall'altro non rinunciando mai a deviare dalla strada più rassicurante.
John Doe non è (stato) un fumetto qualsiasi, un "bonellide" (bleurgh... facciamo una petizione per abolire quel termine, questa sì che la firmo!) qualunque. John Doe è (stato?) un fumetto che ha fatto storia, è stato davvero una novità, un guizzo che ha scosso e ha creato qualcosa. John Doe poteva piacere o non piacere, poteva essere furbetto o il massimo della sincerità, ma era palesemente un fumetto fortemente voluto dai suoi creatori. Anche nei numeri meno riusciti, e al contrario di diverse pubblicazioni a fumetti che si trovano in tutte le edicole d'Italia, John Doe non dava mai l'impressione di essere mera routine.
Analisi più colte e approfondite le lascio ai professionisti della critica, di cui è com'è noto pieno il web.


John Doe n. 77 disegno di Andrea Gadaldi


Ho comprato l'ultimo numero di John Doe per tre motivi.
Primo: era l'ultimo numero. Non un gesto di macabro collezionismo, ma fatto con affetto, ricordo, dispiacere, per restargli vicino nell'ora della sua fine. Non sto facendo dell'ironia.
Secondo: è disegnato da Andrea Gadaldi. Andrea Gadaldi è un giovanotto i cui disegni mi sono sempre piaciuti. In realtà mi sono sempre piaciuti da pazzi! Ricordo ancora (...li ho tutti salvati sull'hard disk, lo confesso...) i suoi primi disegni pubblici: ce li regalava su un forum cui partecipai per un po' ed era il contrario della maggior parte dei disegnatori-da-blog: cioè era umile, considerava la cosa più importante di tutte... il disegnare, e non le public relations. Amante di Jack Kirby, come ogni fumettista dovrebbe essere (non per copiarlo, ma per imparare), dimostrava di avere già uno storytelling interessante e, come dire: naturale. I disegni di Andrea erano, e sono, potentissimi, espressivi, dimostrano una grande capacità di sintesi e contemporaneamente, quando ce n'è bisogno, una visionarietà davvero rari nel panorama nazionale. Andrea Gadaldi è perfettibile, certo, come tutti/e d'altronde; ma ha dalla sua una dote che non è acquistabile tanto facilmente al supermercato delle vanità: ha talento. Quindi sì, è giovane, sì, deve ancora mangiare pagnotte, sì ... oh, al diavolo, cercavo qualche altra occasione per dimostrarmi "obiettivo", ma che mi frega? Andrea Gadaldi è un disegnatore, un vero disegnatore e ha una forza enorme e anche non migliorasse più di un grammo (cosa impossibile, migliorerà ancora) a me piace da pazzi già così e comprerei - e comprerò - qualsiasi fumetto disegnato da lui!


John Doe n. 77 disegno di Andrea Gadaldi

Terzo: ho avuto l'illusione, sciocca finché si vuole ma molto personale, di aver ripreso all'ultimo momento le fila di una storia interrotta da una fottuta crisi economica che mi ha costretto, come dicevo, a dimezzare il budget dedicato ai fumetti..... Ovviamente si tratta solo di un'illusione, non so nulla di quanto accaduto dal n. 64 in poi.
Questi i motivi per i quali ho comprato John Doe n. 77.
Come posso parlare della storia di quest'ultimo John Doe?
Come uno che l'ha letta, beandosi nei disegni di Gadaldi, alla fermata del bus e poi sul 14 barrato, quasi come uno che leggesse per la prima volta una storia di quel personaggio.
Non ci ho capito molto, com'è ovvio che sia, ma questo non è stato importante, la storia mi è piaciuta, aveva un senso anche per me lettore quasi-occasionale. Essendo a conoscenza della repentina chiusura della serie c'è mancato poco che mi commuovessi quando John si lancia in un'infuocata filippica all'indirizzo delle "Alte Sfere" e infatti questo volevano, giustamente!, ottenere gli autori e questo hanno ottenuto, e non è un risultato da poco e forse è un risultato migliore di una "petizione" sgrammaticata.
Il finale è misterioso, può interpretarsi come aperto e lasciare speranze oppure può essere una pesante saracinesca metallica che si chiude e ci allontana per sempre da John e dal suo mondo. O forse ancora, ora John è entrato nel nostro mondo, nella realtà e non ha più bisogno di esere un personaggio dei fumetti...

Se fossi stato un puro lettore occasionale avrei avuto sufficienti stimoli per comprarne un'eventuale numero successivo e anche questo è un bel risultato per una
serie. Ma ahimé un numero successivo non uscirà.
Mi dicono che John Doe continuerà a esistere su uno dei settimanali dell'Eura. Ok, buon per lui.
John Doe è morto. Viva John Doe.



Collegamenti Esterni:
• Il Blog/folio di Andrea Gadaldi

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