mercoledì 17 novembre 2010

GENE COLAN

  GENE COLAN: un ultima volta in bianco, rosso e blu

Penso che il numero 601 di CAPTAIN AMERICA sia stato uno dei fumetti americani che quest'anno ho atteso con più impazienza. Cercate di capirmi: era disegnato da quello che è stato e rimane il mio disegnatore preferito di Cap, Gene Colan, e non potevo aspettare di leggerlo in italiano, dovevo averlo subito.
Tanti anni fa mi capitò tra le mano un numero della serie Corno dedicata al Vendicatore bianco, rosso e blu. Non era mio, quindi lo lessi una volta e dimenticai subito quale fosse e i nomi degli autori, che per me non avevano nessun significato, visto che non li conoscevo. Quando sei piccolo non ti interessa poi molto chi scrive e chi disegna: basta che il fumetto sia bello e che il personaggio ti piaccia. Buon per me Capitan America mi è sempre interessato, e per quanto riguarda la bellezza dell'albo... se la storia era di Stan Lee e i disegni di Gene Colan, non penso possano esserci dubbi: era bello davvero.

Ma come dicevo ero piccolo, e solo dopo molti anni avrei ritrovato una copia (tra l'altro un po' rovinata) di quel fumetto: CAPITAN AMERICA 37 della Corno, intitolato Il bruto si presenta.
Che spettacolo. La storia e i disegni erano belli come li ricordavo... e visto che qui si parla di Colan, concentriamoci un po' sui disegni. In quel momento (a vent'anni) posso dire che ho adorato il Capitan America di John Byrne, quello di Ron Garney e quello di Andy Kubert. Quello di Sal Buscema lo conoscerò e apprezzerò dopo poco e quello di Jack Kirby mi piace, ma meno di questi. Tutti bravi, tutti capaci di rimanere nella memoria di chi legge da anni e anni le avventure di Steve Rogers.
Ma Colan... per me è stato il più bravo. Il suo Cap è un vero uomo d'azione, sempre in movimento, sempre pronto ad attaccare, agile ed elegante come un Cassius Clay in costume. Quello di Kirby il più delle volte sembra un tank umano, perché nelle intenzioni del Re doveva esprimere potenza. Quello del Decano è aggraziato... e per me funziona di più, perché non è mai stata la forza la dote principale di Cap, secondo me.

Quando pochi anni fa ho iniziato il recupero dell'era Corno ho potuto completare la run disegnata da Colan, e nonostante si tratti di materiale che ha una quarantina d'anni rimane bellissimo, giovane, d'impatto. Capitan America contro gli Esuli, Steve Rogers che si strugge per Sharon Carter, la prima alleanza Cap/Falcon... una qualsiasi scena partorita dalla mente di Lee diviene una festa per gli occhi nelle tavole di Colan. Quel dinamismo, quelle ombre, quell'atmosfera un po' malinconica ma mai pessimista... non avevo mai visto niente di simile.
E così arriviamo a oggi. Colan ha disegnato decine e decine di albi di Dracula, Iron Man, Devil, Batman... tutti splendidi, tutti realizzati con professionalità, anche quando ormai era anziano e aveva avuto gravi problemi agli occhi. E potremmo parlare per pagine e pagine della sua produzione, ma questo non è un articolo su Gene Colan... è un articolo su quello che ho provato nel rivederlo sul titolo in cui l'ho amato di più.

Già, perché la notizia che avrei letto un nuovo numero di CAPTAIN AMERICA disegnato proprio da lui, dal Decano, mi ha colpito come poche altre legate al mondo del fumetto abbiano fatto di recente. Non è un segreto che il ciclo attuale di Ed Brubaker e Steve Epting non mi piaccia. La lentezza delle storie, l'ennesimo evento chiassone (la morte di Cap)... e i disegni. Bellissimi. Epting è bravo, non lo metto in dubbio! Ma... non sembrano disegni. E' come leggere un freddo fotoromanzo. E quindi, ogni volta che li guardo, con un po' di amarezza penso a come mi emozioni di più una vecchia tavola di Colan, proprio perché è il numero uno nella mia classifica dei disegnatori della serie.
Capirete quindi che sapere che avrei ritrovato Colan durante quel ciclo, anche se solo per un unico numero, mi ha amozionato moltissimo.

E c'è di più: l'ottantatreenne disegnarore americano ha voluto che questo albo segnasse il suo ritiro dalle scene dopo una carriera lunga decenni.
Colan si ritira... e decide di lasciare il mondo del fumetto proprio con una storia del personaggio a cui lo lego di più. Come posso restare indifferente?

Dimenticate quindi la decompressione, l'hype, i fotoromanzi, la continuity di oggi, il Regno Oscuro... CAPTAIN AMERICA 601 è quasi un fumetto vintage. Una storia autoconclusiva molto ben scritta da Ed Brubaker ambientata durante la seconda guerra mondiale, con Capitan America che affronta tra gli orrori dei campi di battaglia orrori ben più irreali per noi, ovvero una minaccia vampirica. Capitan America contro un vampiro durante la guerra. Disegnato da Colan. Se c'era un modo migliore per concludere una carriera straordinaria, in questo momento non mi viene. L'albo si presenta al lettore come “A very special issue of CAPTAIN AMERICA”. E “molto speciale”, per me, questo numero lo è stato davvero.

Ed è vero che l'età avanzata del disegnatore si fa sentire in qualche pagina, è vero che i personaggi sono più tozzi che in passato, è vero che mancano le chine del maestro Joe Sinnott, è vero che la colorazione di Dean White è forse un po' troppo pesante... ma ve lo assicuro, ritrovare quel Capitan America per un'ultima volta è stata un'esperienza indimenticabile.

Cos'ho scritto più in alto? “Quel dinamismo, quelle ombre, quell'atmosfera un po' malinconica ma mai pessimista...”. A 83 (ottantatre) anni Gene Colan è ancora capace di mettere tutto questo in una tavola.
Sapete, ho avuto qualche difficoltàa scrivere questo articolo. Purtroppo è notizia di questi giorni che le condizioni di salute Gene Colan sono peggiorate e che ora il Decano è in coma. Mentre scrivevo, non sapevo se il pezzo sarebbe stato solo una celebrazione di un grande autore che si ritira lasciandoci un suo ultimo colpo da maestro o se invece avrei scritto qualcosa in memoria del disegnatore. Al momento, Gene Colan per quanto mi risulta è ancora vivo, e questo articolo è il mio ringraziamento per tutte le belle storie che mi ha fatto leggere.
Per chi volesse sentirsi più vicino all'autore, già quest'estate sua moglie, Adrienne Roy, ha lasciato a disposizione dei fan il suo indirizzo per mandargli lettere e cartoline:

Gene Colan
2240 Burnett Street, #5D
Brooklyn, New York 11229


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