mercoledì 17 novembre 2010

Cristina Greco - intervista esclusiva

"Può un fumetto veicolare la memoria di eventi drammatici? Possono i momenti tragici della storia dell’uomo e la stessa memoria culturale essere raccontati in forma di nuvole? Maus racconta la Shoah, Palestina parla del conflitto arabo-israeliano, attraverso coinvolgenti espedienti narrativi.

In Maus e Palestina non manca nulla. Torture, martiri, lotte, ribellioni, morte. Ma anche vita, quella familiare al lettore, quella apparentemente ordinaria, quella della quotidianità e non solo. E in tutta questa sofferenza Maus e Palestina ci riservano una sorpresa, quella dell’uso del discorso ironico. L’analisi semiotica ci ha permesso di avvicinarci il più possibile a questi fumetti per cercare le risposte a queste domande. L’ipotesi è quella del fumetto come luogo di ri-valorizzazione della memoria culturale, la speranza è che dall’unione di due grandi passioni possa emergere il senso che ha modellato l’intero lavoro.”

 Cristina Greco, tutor dell’area di ricerca sul fumetto e sul cinema di animazione presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha pubblicato di recente con Libreriauniversitaria.it il notevole saggio in questione, in cui analizza i capolavori di Art Spiegelman e Joe Sacco, Maus e Palestina, nel tentativo di studiare la capacità del medium di veicolare contenuti drammatici.

L’analisi, svelando i meccanismi narrativi e discorsivi delle opere esaminate e servendosi dei cultural studies, è un’intelligente desamina del fumetto come arte e veicolo della memoria culturale. Abbiamo intervistato l’autrice, per comprendere meglio il lavoro svolto durante la realizzazione del libro e per scoprire qualche curiosità sul fenomeno del giornalismo a fumetti.



INTERVISTA


Nel libro utilizzi ampiamente gli strumenti della semiotica generativa e della sociosemiotica partendo dall'analisi della struttura dei testi per individuarne una serie d'interessanti implicazioni sociali, in particolare sul rapporto tra l'arte e la realtà, e sulla memoria culturale. Dal tuo punto di vista, quanto sono efficaci questi studi per l'analisi del fumetto e, in particolare, del fenomeno del Graphic Journalism? Potresti descriverci il tuo approccio nell'affrontare le opere di studio?

Cristina Greco: Credo che l’analisi del fumetto sia importante nella misura in cui riesce ad esplorare nodi irrisolti, non rincorrendo necessariamente un principio di esaustività, ma dando delle risposte locali e soprattutto, nello specifico del Graphic Journalism, cercando di comprendere cosa i fumetti significano per i loro destinatari, più interessante quando le storie che narrano fungono da ponte tra culture apparentemente distanti. È da qui che spesso nasce il mio interesse per alcune opere poiché, pur essendo una grande divoratrice di fumetti, parto sempre da uno sguardo appassionato per poi concentrarmi sulle potenzialità espressive di quel dato fumetto. Dopo il colpo di fulmine, leggo il fumetto più e più volte, anche in modo non ordinato, prendo appunti, segno il passaggio sulle cose che più colpiscono la mia attenzione, creo collegamenti con altri linguaggi, con altre narrazione, con altri fumetti e mi documento sulle vicende narrate e sulle altre opere dell’autore. Questo mi aiuta, in un certo senso, a distaccarmi dal fumetto come oggetto della mia passione e ad acquisire lo sguardo della ricerca.

Nelle conclusioni, nel domandarti se il fumetto possa configurarsi come una nuova modalità per raccontare eventi drammatici, sembra emergere la necessità di ribadire le capacità espressive del medium, nonostante gli esempi da te studiati - Maus e Palestina -, non siano recenti, né gli unici del loro genere. Dato che rivesti la funzione di tutor dell'area di ricerca sul fumetto e sul cinema d'animazione all'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, potresti dirci se, a tuo avviso, ci sia un ritardo negli studi accademici italiani sul fumetto? Ritieni che, nell'ambito universitario, si debba ancora affermare una conoscenza diffusa della nona arte (non a caso, d'altronde, dedichi un paragrafo a "il fumetto come testo artistico")?


Più che ritardo degli studi accademici italiani sul fumetto, parlerei di fasi alternate di attenzione più o meno lucida nei confronti del fumetto. Dal mio punto di vista, in questo momento c’è fermento negli studi sul fumetto. Penso, ad esempio, all’interesse di studenti che scelgono di approfondire, per i loro lavori di ricerca, lo studio del fumetto. Ancora, penso a realtà come quella dell’Università del fumetto, che si tiene nell’ambito del Romics e che vede la partecipazione di docenti ed esperti del fumetto provenienti da diversi ambiti disciplinari e professionali. Credo che questa sia una bella conquista e altrettanto interessante sarebbe riuscire a percorrere il cammino inverso, ovvero portare il fumetto nelle università, creando maggiori occasioni di studio attraverso seminari e gruppi di ricerca, così favorendo l’interesse degli studenti.


Da Palestina - una sorta di precursore nel suo genere - come ritieni si sia evoluto il giornalismo a fumetti? Quanto l'attuale scuola di artisti deve all'opera di Sacco e Spiegelman?

L’opera di Joe Sacco, ma anche quella di chi come lui e forse prima di lui, ha dato forma all’incontro tra narrazione ed esperienza attraverso le tavole di un fumetto, ha sicuramente aperto le porte a questo modo di riportare la storia dell’altro e di raccontare il proprio punto di vista. Non soltanto per quanto riguarda lo sviluppo artistico del fumetto, ma anche accrescendo l’interesse di editori verso il reportage a fumetti, come testimoniano le diverse pubblicazioni ad oggi proposte. In Italia c’è chi si è avvicinato alla lettura dei fumetti, pur non leggendone abitualmente, proprio grazie alla curiosità suscitata da questo tipo di narrazione. Sacco, Spiegelman, e mi vengono in mente tanti altri come Joe Kubert e Guy Delisle, aprono le danze in grande stile supportando l’evoluzione di una vocazione giornalistica del fumetto. Dal mio punto di vista questa evoluzione prende forma nelle storie che hanno un aggancio sempre più forte con il luogo e con la contemporaneità, permettendo al lettore di fare esperienza attraverso le passioni  suggerite da questi fumetti. È un modo diverso di comunicare un sapere, quel sapere che potrebbe giungere comunque in altro modo, correndo, però, il rischio di rimanere un’informazione tra le tante spesso destinate all’oblio.


Che ripercussioni ha avuto, a tuo parere, l'assegnazione del Pulitzer a Maus?

Rappresenta sicuramente un riconoscimento che ha valorizzato non soltanto Maus e l’opera di Spiegelman, ma il fumetto in generale, anche agli occhi dei non intenditori o comunque di coloro che mai avrebbero letto un fumetto. Ha dato una spinta in avanti ai fumetti dai contenuti più rilevanti, tanto a livello nazionale quanto internazionale, ma rimango dell’opinione che l’accento sia stato posto più sulla storia narrata che non sull’arte che gli ha dato vita.

Sia i due autori da te studiati che la menzionata Marjane Satrapi, come osservi in particolare nel capitolo dedicato al "trasferimento delle passioni", scelgono di narrare in prima persona, come personaggi e in modalità autobiografica, con l'effetto di produrre un maggiore senso d'immedesimazione e d'empatia con il lettore. In Maus, tra l'altro, sottolinei la presenza di una dimensione metatestuale in cui si riduce maggiormente la distanza con il lettore, svelando i meccanisimi (e le difficoltà) dietro le soluzioni stilistiche e narrative adottate. Fino a che punto, a tuo parere, si spinge il grado di consapevolezza degli autori analizzati nei confronti dei meccanismi discorsivi?


Non credo che si possa parlare di consapevolezza degli autori riguardo ai meccanismi discorsivi messi in atto o quantomeno non di piena consapevolezza. È chiaro che alla base c'è un'intuizione e una capacità di comunicare determinanti per il buon funzionamento di alcuni meccanismi e questo fa in modo che lo sviluppo della narrazione non sia affidato al caso. Inoltre, credo che l'aumento di consapevolezza provenga  anche dalla mole di autori e di opere a cui ispirarsi.

Quali altri opere (magari recenti) consiglieresti di recuperare per una conoscenza più approfondita del giornalismo a fumetti?

Uno tra i miei preferiti è Cronache Birmane di Guy Delisle e, pur se meno recenti, consiglio fortemente Fax da Sarajevo di Joe Kubert, (C'è) vita nei balcani? di Zograf e Garduno, In tempo di pace di Philippe Squarzoni. Tra gli italiani ho amato tanto Appunti per una storia di guerra di Gipi. Altro consiglio di lettura che mi sento di dare, anche se non strettamente orientato al giornalismo a fumetti, riguarda la graphic novel La storia di Sayo di Yoshiko Watanabe e Giovanni Masi.
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