martedì 16 novembre 2010

CLERICI VAGANTES - Due, Nessuno e Centomila

CLERICI VAGANTES - DUE, NESSUNO E CENTOMILA
 di Andrea Marchi, Gianluigi Giorgetti, Alan D'Amico
 brossurato, 64 pg. 6,90 euro - Atuttotondo Edizioni
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Bisognerebbe proprio vederli dal vivo, questa coppia di giocolieri, acrobati, comici, teatranti: se sono bravi anche solo la metà di quel che sembra guardando i video su youtube, allora è un'esperienza che s'ha da fare.
Se questo volume, il terzo della serie, venisse fruito come un "supporto" in più dei loro spettacoli, lo si potrebbe leggere con occhio più benevolo e simpatico.
Ma alla cruda domanda: "Essere dei bravi intrattenitori di pubblico dal vivo rende automaticamente buoni scrittori di fumetti?" la risposta ahinoi è un po' meno benevola, anche se resta la simpatia con cui è impossibile non guardare questi due signori.
Rispetto ai primi due volumi questo Due, nessuno e centomila ha dalla sua un disegno, opera di Alan D'Amico, più immediato, maggiormente accattivante, più cartoonesco; le espressioni dei nostri eroi sono più variegate, il ventaglio delle possibilità espressive è usato bene e con una certa sicurezza. 
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E' lecito supporre che tra le influenze del disegnatore ci siano anche i manga, visto che certe soluzioni usate ricordano da vicino la lezione giapponese.

In definitiva, lo stile grafico è piacevole, scorrevole, divertente. Bella anche la copertina.
Per quanto riguarda la sceneggiatura, opera dei due Clerici Vagantes Andrea Marchi e Gianluigi Giorgetti, difetti e limiti ce ne sono e purtroppo non sono proprio invisibili..
Andrea Plazzi, proprio lui, quello che flette i muscoli ed è nel vuoto, scrive l'introduzione al volume e, certamente con uno scopo diverso da quello di colui che sta compilando queste righe, domanda: "Non gliel'ha spiegato nessuno che il teatro e i fumetti sono due cose, anzi due linguaggi diversi?".
Ecco, il problema sta tutto lì. 


Che, cioè, non è automatica la trasposizione da gag teatrale a gag fumettistica e il mestiere di scrivere un fumetto, fosse anche un fumetto semplice e con pretese non elevatissime, è tutt'altro che banale, semplice o scontato. Lo sanno bene tutti quei wannabes che sbattono ogni giorno il muso su questo problema, solo che, proprio in quanto wannabes, rifiutano di riconoscere i propri limiti e il conseguente bisogno di studiare, studiare, studiare; ma questo non è certo il caso dei Clerici: loro sono troppo bravi in altre cose, e il concetto di "gavetta" credo ce l'abbiano bene in testa, per accanirsi sul proprio eventuale autoincensamento come sceneggiatori di fumetti..
Non mancano nel volume momenti divertenti e nemmeno si intende qui dire che la lettura sia faticosa, anche se certi passaggi (gli onorevoli Appo e Dauno, la lezione di ballo) risultano farraginosi e forse non centrano pienamente il bersaglio dell'immediata comicità.


Meglio, molto, la parte del Call Center e la "separazione" (da pag. 56), brani più ispirati e scritti con un tocco più fumettistico. .
Più semplicemente, io credo che i Clerici si siano divertiti a realizzare questo fumetto e credo che non si aspettino di vincere il prossimo Eisner Award, visto che le gratificazioni artistiche se le possono ampiamente permettere in altri campi.
Però un consiglio affettuoso glielo si può dare a questi volenterosi e bravi ragazzi: nel prossimo volume potrebbero provare a chiedere la collaborazione ad uno sceneggiatore di fumetti, a qualcuno cioè che i fumetti li scrive, magari per mestiere e quindi di... mestiere, appunto, ne ha certamente. 
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