mercoledì 24 novembre 2010

BATMAN - Strane apparizioni

E' sempre difficile anche solo cercare di porre fine a certe credenze errate. Durano da così tanti anni che convincere la gente che non sono vere sarebbe un compito duro per chiunque. Quindi perché proprio io dovrei farlo? Che autorità ho?

Nel caso in esame la credenza errata riguarda
Batman. Strano come più un personaggio è riconoscibile, meno sia conosciuto. Tutti sanno chi è Batman, tutti conoscono il costume, il simbolo del pipistrello... ma quanti leggono i fumetti? E se li leggono, da quanto? Perché alla fine di persone che leggono Batman ne troverete a sufficienza su un qualsiasi forum fumettistico, ma quasi tutte vi elencheranno, nella loro lista di storie imperdibili dell'Uomo Pipistrello, titoli prodotti dalla DC Comics a partire dal 1986, ovvero l'era post-Crisis, quella, per intenderci che nel Bat Universo è stata segnata dalle due pietre miliari di Frank Miller, Dennis O'Neil e Neal Adams, ma non fateci l'abitudine perché le storie di Batman, parola di esperti che non le hanno lette, prima dell'86 erano tutte stupide, infantili, ridicole. E meno male che è arrivato Frank Miller a cancellare decenni di nonsense alla Adam West, eh? Brr, che schifo, quella Silver Age (sarà mai possibile far capire che la Silver Age non dura fino agli anni '80?)... 

BATMAN: YEAR ONEe BATMAN: THE DARK KNIGHT RETURNS. Ogni tanto grazie a Dio spunterà qualcuno che dirà di non dimenticarsi delle leggendarie storie di
Ma sarebbe così difficile, per una volta, andarsi a leggere i fumetti che non si conoscono senza fidarsi di opinioni superficiali e preconfezionate? Si scoprirebbero dei veri e propri tesori che hanno l'unica colpa di non essere stati scritti e disegnati in periodi più blasonati. Come ad esempio la sequenza di numeri di DETECTIVE COMICS che Steve Englehart scrisse nel 1977 dopo i successi in Casa Marvel, primo fra tutti il suo lungo ciclo di CAPTAIN AMERICA [vedi QUESTO ARTICOLO].
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Il Batman Bronze Age, rilanciato dai già citati O'Neil e Adams, trova in Englehart lo scrittore che forse più degli altri riesce a rinforzare, anche migliorare, il lavoro fatto dai due autori sul finire degli anni '60. Unendo il meglio della tradizione del Caped Crusader (criminali grotteschi, detective stories...) al Marvel Style (stretta continuity, ampio spazio dedicato al disegnatore), Englehart produce una breve ma significativa run chiamata, scusate se è poco, “il Batman definitivo” da pubblico e critica non appena viene pubblicata. Prima di Morrison, prima di Moore, prima di Miller.

Detective Comics n. 472 - DC Comics
Detective Comics 474 - DC Comics

La mia umile opinione di lettore è che una storia di Batman è una buona storia di Batman quando vengono messe in evidenza le doti fisiche, morali e intellettive del personaggio. L'alter ego di Bruce Wayne è un uomo fuori dal comune, è l'uomo che raggiunge i propri limiti per poi superarli. E questo senza l'aiuto di superpoteri, ma solo del suo ingegno e delle armi a sua disposizione. Quindi una delle cose che amo di più quando ne leggo le avventure è vederlo trionfare in sfide impossibili, tipo combattimenti corpo a corpo contro nemici grandi e grossi, oppure vedergli risolvere casi all'apparenza irrisolvibili. E tutto questo, nelle storie di Englehart, c'è. Chi potrebbe sconfiggere una mostruosità vivente come il Dottor Phosphorus riportando a casa la pelle? Chi potrebbe capire il vero piano del Pinguino? Solo lui, ovviamente, solo Batman. Detto questo, si potrebbe pensare che essere Batman sia una gran cosa! Sbagliato. Perché essere il Detective della notte vuol dire vivere una vita fatta di sacrifici terribili, compreso forse il più duro... rinunciare all'amore di quella che potrebbe essere la donna perfetta per te. Perchè è la cosa giusta da fare... e appunto, chi potrebbe accettarlo senza impazzire, se non Batman?
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E
Silver St. Cloud poteva essere davvero la donna ideale per Bruce Wayne. Bella, indipendente, attiva, intelligente... così intelligente da scoprire il segreto della sua doppia identità. Non che sia l'unica, in questi numeri di 'TEC: anche il professor Hugo Strange viene a conoscenza del segreto numero meglio custodito di Gotham City, ma non potrà sfruttarlo a dovere, visto che gli uomini del boss Rupert Thorne gli chiuderanno la bocca per sempre non riuscendo a estorcerglielo. Ho detto “per sempre”? Un momento... allora cosa sono quelle “strane apparizioni” che tormentano Thorne e aiutano Batman? Non sarà Englehart a spiegarcelo, visto che lascerà la serie con il numero 476, finale di una splendida storia in due parti con un Joker mai così folle fino ad allora.
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E se Englehart ha fatto un eccellente lavoro, sarebbe criminale non dedicare due righe anche al disegnatore che, a partire dal terzo episodio del ciclo, sostituisce l'allora acerbo
Walt Simonson: Marshall Rogers. Bravo sia nell'illustrare le prodezze del Cavaliere Oscuro sia nel mostrarci le più mondane vicende di Bruce Wayne, Rogers era capace sorattutto di rendere viva Gotham City, donando alla città teatro delle avventure di Batman un'atmosfera quasi d'altri tempi, Golden Age, da vero erede di Bob Kane

Rogers ci ha lasciati nel 2006, ma ha fatto in tempo, ancora con Englehart, a darci il seguito di questa sequenza, ovvero la miniserie BATMAN: DARK DETECTIVE del 2005. Purtroppo il terzo capitolo di quella che avrebbe dovuto essere una trilogia non uscirà mai, e non ci resta dunque che consolarci leggendo o rileggendo la saga originale, ristampata di recente da Planeta DeAgostini su CLASSICI DC: BATMAN 1.
Per concludere, possiamo tornare un attimo alla domanda che facevo all'inizio? Ovvero, perché dovrei essere proprio io a convincere la gente che il Batman pre-Crisis non era né stupido né banale?
Appunto: non devo essere io.
Strane apparizioni
vi dirà tutto quello che vi serve.
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Batman e Silver St. Cloud - DC Comics


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