sabato 24 aprile 2010

Zambot 3, di Yoshiyuki Tomino


Ancora una volta un robot, ancora una volta Yoshiyuki Tomino, ancora una volta la casa di produzione Sunrise... ma stavolta facciamo un passo indietro. Dunque, se recentemente abbiamo parlato di Daitarn 3, stavolta mi pare giusto dedicare un po' di spazio al suo predecessore: Zambot 3.

Trasmesso dalle televisioni giapponesi nel 1977, Muteki choujin Zambot 3 (“L'invincibile superuomo Zambot 3”) è il primo anime robotico prodotto dalla Sunrise, ideato da Tomino e realizzato graficamente dall'innovativo Studio Z. Quando ho parlato di Daitarn ho avuto modo di dire che rappresentava un cambio di rotta rispetto ai classici robot nagaiani, però non avevo considerato un piccolo particolare: Zambot 3, appunto. Eh, sì, perché la prima serie a discostarsi più o meno radicalmente da quelle ben note di Mazinger e Grendizer è stata proprio quella di Tomino. Ma è comprensibile che io non ci abbia pensato: senza fare troppi giri di parole, ammetto che Muteki choujin Zambot 3 prima di due mesi fa non l'avevo mai visto. Ne avevo sentito parlare da un compagno di facoltà più grande di me, ma era finita lì. Poi, questo autunno, un amico quarantenne mi ha parlato della serie e mi ha messo una gran voglia di vederla. Come fare? Beh, è chiaro: per queste cose ci vuole Youtube.

E così, lentamente, ho cominciato a guardare questo anime, e il mio giudizio si può riassumere in una sola parola: sconvolgente.
La trama, a prima vista, non appare poi così innovativa. Ci sono questi alieni a modo loro buffi ma realmente spietati, i Gaizok, che attaccano la Terra guidati dall'edonista Butcher the killer (e con un nome così...), e ci sono tre famiglie, i Jin, i Kamie e i Kamikita (con il nonno Jin in comune) che li contrastano con l'aiuto delle tre basi componibili King Bear e soprattutto del megarobot, anch'esso componibile, Zambot 3. Ma in realtà, la serie è tutt'altro che banale.
Tanto per cominciare, i difensori del pianeta discendono da un popolo alieno, ma essendo nati sulla Terra sono Terrestri a tutti gli effetti... e sono persone normali. Non sono individui allenati sin da piccoli per guidare un robot, né principi di un pianeta lontano scappati per sfuggire all'invasione del proprio pianeta: i Jin sono dei pescatori che conducono una vita tranquilla. Però conoscono la storia del loro popolo... e sanno che circa duecento anni prima, quando i loro antenati lasciarono il pianeta, lo fecero per sopravvivere alla furia dei Gaizok. Quei Gaizok che ora sono giunti sulla Terra per portare morte e distruzione.
Poiché nelle loro memorie sono sepolte le conoscenze dei loro avi, una volta intuito il pericolo i Jin, i Kamie e i Kamikita ripescano le tre basi King Bear in fondo all'oceano e con esse i tre mezzi che, uniti, formano lo Zambot: Zambird (astronave che diventa anche Zambo Ace, un robot più piccolo), Zambull e Zambase. A guidare le macchine ci penseranno tre dei più giovani membri dell'ampia famiglia: Keiko Kamikita (alla guida dello Zambase), Uchuta Kamie (Zambull) e Kappei Jin (Zambird), il protagonista principale della serie.


Kappei è un dodicenne un po' discolo, che preferisce girare in moto all'andare a scuola. Quando inizia la guerra contro i Gaizok, vede tutto come uan specie di gioco in cui mettersi in mostra, e lo stesso Zambot 3 è per lui più un giocattolone che un'arma. Ogni tanto scarrozza pure le sue due migliori amiche, Aki e Michi, e il cane Chonishiki. Descritta a questa maniera, la situazione sembrerebbe più quella di una commedia, ma non è così. Sebbene non manchino i momenti più giocosi (e con lo Studio Z non c'è da stupirsene), più la serie va avanti più si capisce che ci troviamo di fronte a un vero dramma, a una rappresentazione della guerra che sarà anche inserita in un contesto fantascientifico ma che sa davvero essere crudele e realistica come poche altre viste in un anime robotico.


La famiglia Jin usa lo Zambot per sconfiggere i vari mostri meccanici (Mecha Boost) dei Gaizok, e questo potrebbe farvi pensare che sulla Terra siano considerari degli eroi. Sbagliato. La gente odia la famiglia Jin, perché quando viene a sapere che discendono da alieni e che i Gaizok avevano già distrutto il loro pianeta, non ci mettono molto a pensare che gli invasori sono venuti sul pianeta azzurro apposta per loro. E non serve che gli eroi spieghino che non è vero e che ormai sono terrestri, ormai la massa ha deciso. I Jin sono diversi, e ogni loro azione viene vista con sospetto. Persino Aki e Michi, una volta visto quanta distruzione provocano gli scontri tra lo Zambot e i Mecha Boost, arriveranno ad avere quasi timore del loro amico. Dopotutto, non è facile vedere con gli stessi occhi di prima qualcuno che ha contribuito a distruggere la città e a fartela lasciare...
...e questo ci porta a un'altra novità di Zambot 3. Nelle serie nagaiane i robot nemici spaccano tutto quel che capita loro a tiro, preferibilmente Tokyo, eppure la gente riesce a vivere normalmente, non si sa come. E i danni non si vedono nemmeno tanto, come se qualcuno andasse di notte a rimettere tutto a posto per permettere a robot e mostri di ricominciare da capo il giorno dopo in un campo da battaglia in ordine.
Nell'anime Sunrise, invece, la guerra provoca veri danni, e rende davvero difficili le vite delle persone. La gente è costretta a lasciare le proprie case, manca il cibo, i medicinali scarseggiano e le famiglie si dividono. In guerra, è così. Chiedetelo a Shingo Kouzuki, il rivale di Kappei, che durante un combattimento dello Zambot perde madre e sorella. Sono ferite? Sono morte? Non ci è dato saperlo.


Altra novità triste ma realistica è la morte. Non che in altri anime di questo tipo non ci siano vittime, ma di solito non le vediamo. Nelle serie nagaiane muore senz'altro qualche civile, ma la cosa non ci tocca. Oppure capita che muoiano dei personaggi comprimari anche di un certo rilievo, ma si tratta sempre di persone coinvolte nelle varie guerre. Il professor Kabuto di Great Mazinger o il Generale Oka di Voltes V non guidavano nessun robot, ma facevano parte delle squadre a difesa della Terra. Sapevano che c'erano dei rischi.
In Zambot 3, invece, tutti rischiano. Ed è così che muoiono anche dei personaggi che lo spettatore si sarebbe aspettato di ritrovare fino all'ultima puntata, magari con una bella scena finale in cui saranno tutti insieme a festeggiare la vittoria.
E questo punto va ad incrociarsi con un altro elemento importante della serie: la crudeltà del nemico. Si è già detto che gli alieni fanno ridere. Soprattutto Butcher, amante dei divertimenti e della cucina terrestre, e il suo sottoposto Barettar che risponde sempre con un “Sì, Butcher!” quasi commovente. Però questo non li rende meno letali. I Gaizok sono venuti sulla Terra non per conquistarla, ma per eliminarci tutti. Possibilmente con cattiveria, così si divertono di più.
E il metodo di eliminazione degli umani rimasto più impresso nella memoria del pubblico sono... le bombe umane.
Per farla breve, gli alieni chiudono in campi di concentramento numerosi terrestri per svolgere su di loro esperimenti sempre più folli. In alcune vittime scelte a caso impiantano delle bombe a tempo, per poi far loro dimenticare l'accaduto e lasciarle libere di tornare tra i propri simili. In questo modo, sarà possibile provocare delle vere e proprie stragi.

E accanto a persone senza nome, vedremo morire nelle vesti di bombe umane anche dei comprimari: i membri della banda di Kouzuki, che concludono in maniera miserabile una vita da sbandati, e Aki, che Kappei ama senza nemmeno capirlo, data la sua età.
Insomma, nessuno è al sicuro, e non basta conoscere il protagonista per avere un biglietto garantito per l'ultima puntata. Tra l'altro, se almeno Aki lascia questo mondo senza rendersene conto, non si può dire lo stesso di parecchie altre vittime, compresi i ragazzini rivali di Kappei. La sequenza in cui le numerose vittime si avviano in silenzio verso un luogo deserto per non coinvolgere altri civili nell'esplosione come moderni appestati e uno dei ragazzi perde la ragione e inizia a invocare la mamma urlando di non voler morire è la più angosciante che io abbia mai visto in un cartone animato. E l'ho vista a 25 anni. Chissà se l'avessi vista vent'anni fa come ci sarei rimasto...

In patria Zambot 3 non ha avuto molto successo, e Tomino ha dovuto concluderla abbastanza alla svelta, dopo 23 puntate. Per caso qualcuno crede che il finale possa essere diverso dal resto? Illusi.
Il futuro creatore di Gundam in quegli anni soffriva di depressione, e i suoi finali non erano mai molto allegri. Muteki choujin Zambot 3 non fa eccezione...
I Gaizok, sconfitti ogni volta, lasciano il pianeta con la loro nave madre, la Bandok. La famiglia Jin dunque parte per lo spazio con le tre Big Bear unite, e si prepara allo scontro finale nell'orbita terrestre.
La battaglia finale è piuttosto lunga e per avere la meglio gli eroi dovranno fare pesanti sacrifici: i nonni e il padre di Kappei, con due parti della King Bear, si sacrificano come veri kamikaze per concedere un po' di respiro ai tre ragazzi, che sapranno sfruttare l'occasione. Con l'Attacco Lunare lo Zambot distrugge la Bandok e Butcher, che si rivela essere un sofisticato robot. Dunque, qualcuno lo manovrava...

Quando appare il vero Gaizok supremo, lo Zambot è in difficoltà a causa dei troppi danni subiti nel corso della serie, e mai riparati per mancanza di mezzi. Ancora una volta, l'unico modo per procedere è il sacrificio estremo, stavolta compiuto da Keiko e Uchuta, che si schiantano con i loro mezzi per aprire un varco nell'astronave del nemico. Rimane lo Zambo Ace, pilotato da uno sconvolto Kappei, che si trova faccia a faccia con il nemico e scopre la pesante verità sull'intera guerra. Gaizok non è un essere vivente, ma un avanzatissimo computer creato da una razza antica ed evoluta per cancellare il male dall'universo. Secoli prima aveva distrutto il pianeta dei Jin perché considerato una minaccia, e per riattivarlo c'era voluta la cattiveria dei terrestri. E' solo per distruggere la nostra malvagità che Gaizok è venuto sulla Terra, perché noi siamo pericolosi. Kappei ascolta incredulo, cercando di spiegare che sulla Terra c'è anche tanta brava gente. Gaizok, poco prima di esplodere, dice al giovane che i suoi sforzi sono stati inutili, perché ha aiutato degli ingrati che non lo ringrazieranno mai.


Persino dopo la vittoria non c'è tempo per riposare, perché la caduta nell'atmosfera terrestre farà esplodere i resti della Bandok con lo Zambo Ace dentro, e per evitare che Kappei muoia là dentro il fratello e gli zii usano la loro parte di King Bear per rallentarne la caduta. Indovinate? Poco dopo che Kappei si allontana, esplodono con la loro astronave e quella nemica. Ora è l'unico sopravvissuto della famiglia assiema alla mamma, ai cugini più piccoli e alle zie. Gli uomini della famiglia hanno voluto lasciare il futuro nelle mani di conne e bambini perché la loro eredità non venga perduta.
Kappei raggiunge il suolo con uno Zambo Ace semidistrutto, e viene accolto sulla spiaggia da Michi e Kouzuki.
E' allora che arriva una folla in festa, pronta ad acclamarlo e a salutarlo come un vero eroe. L'ingratitudine e la cattiveria della gente, di fronte alla salvezza del genere umano, sono state sostituite da gioia e speranza.
Un finale tragico, ma che trasmette un messaggio positivo. Dopo tante battaglie e tante perdite, l'umanità ha capito che i Jin erano eroi e meritavano rispetto. Ed è un finale che fa riflettere...


I Gaizok vengono a sterminare i terrestri perché li considerano una forma di vita pericolosa. E' la fredda logica di una macchina a bollarci come macellai. E una macchina può essere avanzata quanto vuole, ma sempre macchina è. E' chiaro, quindi, che non riesca a vedere le sfumature. I terrestri fanno guerre, sono violenti e prepotenti con i loro simili? Allora sono cattivi e vanno eliminati. Non è “colpa” del computer se quei dati portano a quella soluzione.
E non è forse vero che i terrestri, durante la serie, fanno una pessima figura? Timorosi di diversi che poi tanto diversi non sono, capaci di preferire la fame agli aiuti dei Jin...
Quindi, da che parte stare? Mi pare ovvio che alla fine si possa solo parteggiare per la Terra, perché non si può accettare la violenza dei Gaizok, così “superiori” a sentir loro, ma poi più sanguinari di quei terrestri che vogliono cancellare dall'Universo. E poi la gioia finale della gente che va sulla spiaggia ad acclamare Kappei la dice lunga su come le contraddizioni e i cambiamenti facciano parte dell'animo umano, nel bene e nel male. Sì, l'uomo non è privo di ombre, ma finché sarà capace di gesti di pietà e di mostrare dei sentimenti, ci sarà sempre speranza per tutti. E chissà, magari è proprio quello che pensa Kappei quando la dissolvenza in bianco ce lo porta via e conclude l'ultimo episodio...

Dopo tutte queste considerazioni, penso che possa essere interessante fare un paragone tra le due opere pre-Gundam di Tomino. Rivedendo in queste settimane Daitarn grazie ai DVD e scoprendo Zambot per la prima volta, mi viene spontaneo metterli a confronto... vediamo quel che ne viene fuori.
- Partiamo da una cosa semplice: il colpo finale. Zambot 3 usa l'attacco lunare (Moon Attack), Daitarn l'attacco solare (Sun Attack). Questo rappresenta la maggior solarità di Muteki koujin Daitarn 3 rispetto al precedente anime.
- In Zambot 3 c'è un protagonista principale, ma tutti fanno la loro parte, tanto che il robot si ottiene solo con l'unione di tre mezzi. In Daitarn 3 il robot è un “pezzo unico” pilotato da una sola persona. Banjo inoltre può cavarsela da solo, come ha fatto prima che iniziasse la serie, mentre si capisce che per i Jin “l'unione fa la forza”.
- In Zambot 3 la morte è mostrata in più occasioni. Nel successore non vediamo mai nessuno morire, e a volte non è neanche sicuro che ci siano mai stati decessi tra i terrestri.
- In Zambot 3 gli invasori sono dotati di estrema perfidia nonostante l'aspetto ridicolo. Lo stesso Butcher è difficile prenderlo sul serio. In Daitarn 3 i Meganoidi hanno un look più serio, a partire da Koros e Don Zauker, ma la loro violenza nasce come difesa.
- Punto per me fondamentale, Zambot 3 inizia con un ragazzino immaturo e finisce con un piccolo adulto. Daitarn 3, al contrario, sembra avere come protagonista un uomo, ma alla fine Banjo appare solo come un ragazzetto viziato e prepotente.
- Altro punto importante, i Jin sono odiati dalla comunità, mentre Banjo è ammirato in tutto il mondo. I due finali ribaltano queste situazioni, con Kappei acclamato dalla folla e Banjo abbandonato da tutti.
Per concludere, chi volesse recuperare Zambot 3 può rivolgersi ai 6 DVD della Dynit usciti pochi anni fa con il titolo L'imbattibile Zambot 3. I dischi contengono l'intera serie sia con il doppiaggio dei primi anni '80 sia con quello moderno, proprio come con Daitarn. E' molto più difficile invece imbattersi in questo anime in tv, visto che a causa delle storie troppo angoscianti è stato ritenuto poco adatto al pubblico italiano e trasmesso sulle reti regionali solo una manciata di volte. Come detto già all'inizio, io non l'avevo mai visto...
Ma è davvero così inadatto ai nostri bambini un serial che porta a riflettere sull'intolleranza e l'umanità? Mah. Forse potremmo parlarne in una prossima occasione...