sabato 24 aprile 2010

Alessandro Baronciani, graphic novel e pozioni miracolose

Alessandro Baronciani è impegnato in un tour per promuovere Quando tutto diventò blu (Black Velvet), il suo terzo fumetto che esce dopo Una storia a fumetti (Black Velvet, 2006) e Stefano (Alta Fedeltà; nell'antologia Alta fedeltà vol. 2, 2003; testi di Sergio Rossi).

Sabato 29 novembre Baronciani ha fatto tappa a Trento dove è stato ospitato dal Centro Sociale Bruno per una serata di fumetto e musica.

L'autore pesarese ha esordito dicendo che ormai i fumetti hanno fatto il loro tempo e sono sul viale del tramonto. Topolino è precipitato così tanto che il famoso settimanale non c'è più e Paperino ha preso il suo posto! I fumetti di supereroi sono sempre più assurdi: Capitan America, che era il Presidente degli Stati Uniti, è stato ammazzato e Thor, alias lo Spirito con la Scure (da non confondere con Zagor), è diventato il nuovo Presidente!

Poi ha aggiunto che contemporaneamente al declino dei fumetti si stanno affermando le graphic novel, più mature perché permettono di affrontare temi che nei semplici fumetti non si trovano.

Come esempi ha citato Maus di Art Spiegelman e i più recenti Persepolis di Marjane Satrapi e Blankets di Craig Thompson. Ha fatto un parallelo fra questi ultimi due dicendo che se è vero che in Persepolis si affronta il tema della dittatura (in Iran), è altrettanto vero che in Blankest, ambientato nella periferia degli Stati Uniti a mezzo Mondo di distanza, viene descritta una coercizione a livello sociale. Magari non ci saranno leggi troppo restrittive, però i dettami della religione sono soffocanti e raggiungono gli stessi risultati delle norme iraniane.

Sempre sul tema fumetti vs. graphic novel ha detto che Gea fa schifo perché la protagonista usa la chitarra come elsa della spada ed è circondata da personaggi politically correct. Poi ha aggiunto che i fumetti d'avventura non hanno più senso perché ormai è stato esplorato tutto l'esplorabile (nella vita reale: esempio, la tribù amazzonica dipinta di rosso scoperta alcuni mesi fa); ha fatto riferimento ai fumetti della Sergio Bonelli Editore nella loro totalità ed in modo particolare a Mister No. Un secondo dopo però ha citato Hugo Pratt come grande autore.

Normalmente un discorso del genere mi avrebbe fatto cadere le palle (tanto tempo fa) o lasciato indifferente (da alcuni mesi a questa parte). Ammetto che avere attraversato mezza città camminando sotto la pioggia scrosciante e saltando in mezzo alla neve e alle pozzanghere ha rischiato di provocare un regresso verso la caduta di palle, e invece ascoltando Baronciani mi sono divertito.

Dovete sapere che Baronciani è un tipo esuberante e allegro, e ha improntato tutto l'incontro sulla goliardia e il coinvolgimento del pubblico. E' arrivato a dire che Bonelli organizza degli stage di un mese in un maneggio dove i nuovi disegnatori di Tex possono conoscere da vicino i cavalli montandoli, pulendoli e massaggiandoli, e subito dopo ha esclamato che era una balla!

"Ci siete cascati, eh?"
Questo spirito di bonario raggiro mi ha ricordato i medici ciarlatani del far west, come quello - nobile - cantato da Fabrizio De Andrè che curava la povera gente con una pozione di fiori di ciliegio o altri - meno nobili - che viaggiavano di villaggio in villaggio truffando a più non posso.

L'ambiente in cui si è svolto l'incontro ha contribuito a creare l'atmosfera: una casa occupata anziché un locale più classico come la sala di una biblioteca, l'angolo di una libreria o un'aula; una piccola stanza poco illuminata dal neon verde; nella sala vicina un bar da cui si affacciava tanta gente che non aveva trovato posto nella stanzetta; una ragazza bellissima tra il pubblico; tempo da cani fuori dalla finestra; mensole con libri e fumetti da sfogliare mentre l'autore non arrivava mai; un pochino di freddo ma tanto avevo la giacca e stavo bene; le tavole originali lasciate lì da sfogliare.

Chissà se i pesciolini del Centro Sociale Bruno hanno abboccato all'amo e si sono fatti abbindolare?

Poi Baronciani ha fatto anche dei discorsi seri, oltre a quello su Persepolis e Blankets. Ha raccontato che ha iniziato spedendo i suoi fumetti per posta agli abbonati, un'idea nuova per l'Italia e ripresa dai fratelli Hernandez che l'avevano messa in pratica ai tempi di Love & Rockets nei primi anni '80. Era arrivato ad avere ben cinquecento abbonati e così ha deciso di trasformare il tutto in libro (Una storia a fumetti).

Ha spiegato che quello che lo interessa è raccontare quei fatti che di solito vengono scartati dal narratore e relegati nel canaletto fra una vignetta e l'altra. Per esempio la fine di una relazione: due persone si lasciano in pochi secondi che di solito vengono descritti con molta enfasi e ai quali viene dato il massimo risalto. Ma quello che succede dopo?


L'idea di fare Quando tutto diventò blu, pubblicato il mese scorso da Black Velvet, è nata invece leggendo un libro di Cassano (professore di Pisa che ha scritto un saggio sugli attacchi di panico; niente a che vedere con le fantasmagoriche imprese sessuali del calciatore). Baronciani non sapeva nulla dell'argomento ma il libro lo ha appassionato e parlando con amici e conoscenti è riuscito a raccogliere testimonianze dirette.

A suo tempo Una storia a fumetti mi era sembrato un volume piuttosto vuoto e con poche cose da dire. Oltre ai disegni pregevoli mi avevano intrigato solo le origini postali dei fumetti e il paginone apribile stile Image. Devo dire che ascoltando Baronciani parlare dei suoi fumetti ho provato le stesse sensazioni che avevo avuto leggendoli.

Collegamenti esterni:
Il Blog di Alesandro Baronciani:
http://www.baronkarza.splinder.com/