sabato 13 marzo 2010

Fabio Civitelli - intervista esclusiva

Data l'abbondanza di ospiti in questa edizione di Lucca Comics and Games, come poteva Fumetti di Carta farsi sfuggire l'opportunità di intervistarne qualcuno? Nelle vesti di intervistatore sono dunque andato a caccia di qualche ospite e, buon per me, qualcuno ha accettato di farsi fare qualche domanda per il nostro sito.
Il primo di questi è Fabio Civitelli, una delle colonne di TEX da oltre vent'anni, che mi ha concesso una simpatica chiacchierata il primo giorno di fiera allo stand della Sergio Bonelli Editore.



Francesco Vanagolli: Per cominciare, chi è Fabio Civitelli e come entra nel mondo del fumetto?

FABIO CIVITELLI: Vuoi la versione lunga o quella breve? Ne avrei di cose da dire! Sono da sempre un lettore di fumetti e un appassionato di disegno, e sin da quando ho scoperto il fumetto ho tentato di disegnare. Quand'ero piccolo – due, tre anni – mia madre per tenermi buono mi lasciava fogli e matite, quindi disegnare mi veniva abbastanza naturale! Da ragazzo il mio fumetto preferito, manco a dirlo, era proprio TEX. Crescendo, ho iniziato a mandare le mie prime prove a diverse case editrici, ma me le rifiutavano sempre... finché nel 1973 non entro in contatto con Graziano Origa dello Studio Origa di Milano. Già nel 1974 mi affida i disegni di un tascabile erotico, LADY LUST, e collaboro con il suo studio fino al 1979. Ho pubblicato anche alcuni lavori per la casa editrice Universo e ho disegnato storie dei supereroi Marvel per la Mondadori.


FV: Quelle di Uomo Ragno e Fantastici Quattro scritte anche da Alfredo Castelli, no?


FC: Esatto. La rivista era SUPERGULP, in cui pubblicavano le storie dei personaggi che apparivano in tv nel programma omonimo.


FV: Arriviamo poi all'ingresso in Casa Bonelli. Il primo incarico importante è MISTER NO (dal numero 65). Come state l'esperienza sulle pagine del pilota di piper? Le piaceva l'ambientazione?

FC: Sono entrato in Bonelli grazie a Ferdinando Fusco, uno dei disegnatori storici di TEX. Fu lui a spingermi a mettermi in proprio. Mi presentai quindi alla Casa Editrice con molti timori, presentando i lavori più recenti mostrando anche delle prove per MISTER NO, che in quel momento era la serie con l'ambientazione più moderna, dato che non mi sentivo assolutamente in grado di disegnare fumetti western. Ho potuto lavorare con scrittori come Nizzi, Sclavi, Castelli. Non male, no? Il sodalizio con Nizzi ormai va avanti da circa 25 anni, a pensarci bene!


FV: Invece non ha mai disegnato storie scritte dal creatore di Mister No, Sergio Bonelli?

FC: No, purtroppo, e mi è sempre dispiaciuto. Fortunatamente però, quando meno me lo aspettavo, ho avuto la possibilità di lavorare con Guido Nolitta, quando è tornato di recente sul personaggio per scriverne la saga finale. Gran parte dei disegnatori della serie hanno collaborato, è stata un po' come una bella festa d'addio.

FV: E dopo Mister No, Tex. Se non ricordo male ha iniziato nel 1985 con il numero 293. Ormai ha legato al personaggio gran parte della sua carriera... ha in programma di lavorare su qualche altra testata in futuro?

FC: Per ora no. Su TEX mi trovo così bene che non sento l’esigenza di cambiare, e anche un mio prossimo progetto al di là della serie regolare riguarda Tex: si tratta di una sorta di “enciclopedia grafica” del personaggio, con illustrazioni relative al suo mondo e a tutte le situazioni tipiche delle sue storie.

FV: Una specie di guida per i disegnatori, insomma? Un po' come quella che fece Josè Luis Garcia-Lopez negli anni '80 con gli eroi DC Comics?

FC: Più o meno. Soprattutto un’antologia delle situazioni e degli ambienti che hanno fatto grandi le storie di Tex.

FV: Molti lettori criticano spesso Tex perché è “statico”, non cambia mai. Cosa potrebbe dire per difenderlo?

FC: Che non è vero! Se ci pensi, il Tex attuale non è proprio uguale a quello delle origini, quando era Gianluigi Bonelli a scriverlo. Dipende dagli scrittori, ognuno ci mette la sua sensibilità e predilige un tipo di approccio rispetto a un altro e naturalmente anche dai disegnatori per quanto riguarda l’aspetto grafico. Nel finale del numero del sessantennale, per esempio Nizzi e io abbiamo mostrato un Tex malinconico mentre ripensa a sua moglie Lilyth... beh, quella scena è stata apprezzata da moltissimi lettori, poco abituati a vedere il ranger mostrare i suoi sentimenti. Per chi ha in mente una certa immagine di Tex, quella scena è stata sicuramente qualcosa di nuovo, e allo stesso tempo in linea con le sue storie più classiche.

FV: Anche a me è piaciuta molto. Ho sempre provato una simpatia particolare per gli eroi che rimangono soli. Nel fumetto italiano, e in particolare proprio in TEX, si è sempre cercato di privilegiare la chiarezza di linguaggio. C'è uno stile grafico e narrativo ben definito che rende testate e personaggi ben riconoscibili. Uno sa sempre cosa compra, insomma. Lei ha mai cercato di “rompere gli schemi” e di inserire qualcosa di nuovo in questa tradizione? Se sì, ha ricevuto delle critiche da lettori e redazione o è stato accettato?


FC:  Devo dire che molti lettori hanno una percezione falsata della filosofia della Casa Editrice: Sergio Bonelli in particolare, da persona veramente amante del fumetto, non disprezza affatto le innovazioni grafiche, l'importante è che arricchiscano la narrazione e non siano soltanto degli sterili esercizi di bravura. Ad esempio nel numero 537, Anasazi, per dare un senso di vertigine mentre Tex si cala con una fune da una parete scoscesa ho disegnato una vignetta verticale lunga tutta la tavola. Quasi sicuramente una vignetta standard non avrebbe funzionato. Nel numero precedente, Tumak l’inesorabile invece c'è una sequenza in mezza tinta realizzata ad acquarello. Una tecnica non utilizzata a caso... che senso avrebbe avuto? Si tratta di un incubo di Tex e quindi era giusto distinguerlo anche visivamente dalle pagine precedenti.


FV: Quali sono le prossime storie in programma? Con chi lavorerà?


FC: Sto disegnando in questi mesi un racconto scritto da Manfredi, al suo esordio sul mensile [mi mostra le copie di parecchie tavole; ndF]. Si tratta di un racconto classicissimo eppure innovativo, con un Tex tostissimo che piacerà a quei vecchi lettori che si lamentano dicendo che non è più duro come una volta.


FV: Un Tex che prima spara e poi fa le domande, quindi...!


FC: [Ride; ndF] Sì, esattamente!

 
FV: Abbiamo parlato prima del numero 575, quello che celebra i sessant'anni del personaggio. Com'è stato partecipare a questo anniversario? E' contento della resa finale dei colori?


FC:  L’essere stato scelto per realizzare questo importante albo, ha rappresentato una delle più grandi soddisfazioni della mia vita professionale, una promozione a tutti gli effetti e forse anche un riconoscimento per i tanti anni dedicati al personaggio. Riguardo ai colori devo dire di essere piuttosto soddisfatto: ho avuto la fortuna di poter seguire i coloristi durante la lavorazione e il risultato finale è molto vicino possibile a quello che avevo in mente. Molti lettori criticarono le tavole quando le videro sul sito della Bonelli... dicevano che i colori erano troppo accesi. Ma con le anteprime sullo schermo è sempre così, poi sulla carta è sempre un'altra cosa, come avete potuto notare!

 
FV: A quale delle sue storie di Tex è più legato? E come lettore, invece?


FC: Tra le mie Il presagio (TEX 475/477), perché è la prima cui ho collaborato anche in veste di scrittore, ed è quella che ancora oggi sento più “mia”. Come lettore direi Vendetta indiana, Sangue Navajo, Tra due bandiere, Il giuramento. Dei grandi classici che ho riletto più e più volte!


FV: Lei è un grande appassionato di supereroi, Marvel in particolare. A queli storie e autori è più legato? Segue ancora la Casa delle Idee?

 
FC: Negli ultimi anni non ho seguito molto la Marvel, anche se ci sono state delle cose interessanti, tipo ULTIMATES o CIVIL WAR. Anche oggi ci sono degli autori molto bravi, come Mark Millar, Bryan Hitch, John Romita Jr., i fratelli Kubert. Di Romita Jr. ho un disegno del Punitore che mi fece quando venne a Lucca alcuni anni fa. Io lo ricambiai con un disegno di Tex. Dei classici ho sempre amato il Thor disegnato da Jack Kirby e poi John Buscema, e il Conan sempre di Buscema.


FV: Questa mi è venuta in mente parlando con un editor Marvel Italia quando uscì la graphic novel disegnata da Claudio Villa con Devil e Capitan America. La domanda può sembrare strana, ma... se lei avesse la possibilità di lavorare ad un progetto simile, chi vorrebbe come scrittore e inchiostratore? E su quale personaggio?


FC:  Mmh... mi piacerebbe Conan [in realtà non è più la Marvel a detenerne i diritti da qualche anno; ndF]. Per le chine, è ancora in attività Joe Sinnott? Lui mi piacerebbe molto. Come scrittore ci vedrei bene Mark Millar.


FV: Con Millar, arrivati all'ultima pagina non resterebbe in piedi nessuno!

 
FC: [Ride; ndF] L'importante è che rimanga vivo Conan!


FV: Come vede la situazione attuale del fumetto? C'è davvero crisi?


FC: Non mi occupo molto di queste cose. Io cerco di fare bene il mio lavoro, è la cosa che considero più importante.


FV: Che consigli darebbe a un disegnatore che comincia oggi? Non io, ovviamente: sono negato.


FC: Oggi bisogna essere più bravi rispetto a quando cominciai io. Il mondo del fumetto è più difficile, più competitivo. Quel che posso consigliare è di esercitarsi molto, guardare molti film, leggere molti fumetti. Questo è importante, chi vuole fare fumetti deve amare leggerli. Ci sono persone che escono dall'accademia di Belle Arti e vogliono fare fumetti, ma non li leggono, quindi non ne conoscono le regole.


FV: Hanno un bello stile ma non conoscono lo storytelling.

 
FC: Infatti. Magari uno che ha imparato a disegnare da solo leggendo fumetti fin dall’infanzia, avrà meno conoscenze tecniche e accademiche ma sarà probabilmente un ottimo fumettista.



Ringrazio Fabio Civitelli per la lunga chiacchierata e per il tempo che mi ha concesso... più, ovviamente, per il bellissimo Mister No che mi ha disegnato mentre parlavamo!