venerdì 26 marzo 2010

E SE IL FUTURO DEL FUMETTO FOSSE UN MURO?

Spesso le mostre dedicate ai fumetti vanno visitate tenendo presente che le tavole esposte sono un passaggio intermedio di un procedimento creativo che solo nell'opera stampata trova la sua forma definitiva.
Si può portare come esempio il Dago disegnato da Carlos Gomez. L'autore argentino considera il disegno a matita e a china come un mero abbozzo sul quale intervenire per mezzo del computer. Dopo avere disegnato in modo tradizionale delle tavole incomplete, Gomez le scansiona e fa innumerevoli interventi con un software: dall'inserimento delle campiture nere ai tratteggi, passando per l'aggiunta di particolari come i disegni dei tessuti e certi elementi della vegetazione.



Guardando le tavole originali di Carlos Gomez si ha il polso del suo metodo di lavoro ma non si sostituisce l'opera stampata. Questo significa che chi conosce Dago unicamente grazie alla pubblicazione su Lanciostory ha la possibilità di apprezzarlo appieno, senza che la lettura e la comprensione del fumetto siano menomate perché non è stato fatto un confronto fra tavola originale e stampata. Ma significa anche che chi ha accesso agli originali ha la possibilità di arricchire il suo bagaglio culturale e scoprire aspetti dell'opera che sono preclusi a chi conosce solo la tavola stampata.

Capire il metodo di lavoro di un autore è solo una delle possibilità offerte dalle tavole originali. Ausonia ha parlato degli originali di Will Eisner nel suo blog: "mmh... emozionante tenere in mano gli originali di Spirit. gli inchiostri nerissimi di Will Eisner... mmh... profumavano di buono. belle da morire. la prima volta che rimango folgorato da degli originali..... e ne ho visti parecchi. ma Eisner....... è una roba potentissima. ogni segno una scoperta. e poi... Will era un gran cialtrone, le tavole sono una pecetta dietro l'altra, ma... alcune vignette col tempo si son scollate, e si possono vedere le vignette sotto, quelle inchiostrate ma poi scartate. e ti fa strano perché non le ha viste praticamente nessuno. ti sembra di essere un archeologo che visita una nuova stanza nella tomba di un faraone........."
A Lucca Comics & Games 2008 erano esposte le tavole disegnate da John Romita Jr. per l'episodio di The Amazing Spider-Man sugli attentati dell'11 settembre. Tavole in bianco e nero, a differenza della classica colorazione computerizzata della versione stampata, e prive dei dialoghi di J.M. Straczynski: praticamente un altro fumetto rispetto a quello che conoscevo prima della mostra. I colori, per quanto stesi con cura e attenzione al lavoro di Romita, costituivano pur sempre un aggancio a quell'Universo fittizio animato dalla fantasia e dalla Meraviglia. Toglierli è stato come mettere a nudo l'emozione e l'angoscia che Romita ha provato mentre disegnava le tavole, lontano da New York (al tempo degli attentati risiedeva in California) ma pur sempre legato alla metropoli dove aveva vissuto e dove abitavano parenti e amici.



Esempi come Dago (ma per allargare lo sguardo basterebbe citare l'infinità di fumetti colorati al computer: la tavola originale è in bianco e nero mentre la versione definitiva che giunge tra le mani del lettore ha un aspetto completamente diverso; un esempio significativo nel blog di Riccardo Burchielli) dimostrano che la lettura dei fumetti è appagante anche per chi (quasi tutti i lettori) non ha idea di come sono le tavole originali.
Certo, in alcuni casi (The Amazing Spider-Man dell'11/9) può capitare di rimanere folgorati e trovare negli originali qualcosa di più e di meglio, ma l'idea alla base del lavoro degli autori è che il miglior modo possibile per apprezzare l'opera sia leggere la versione stampata.
A proposito del suo primo Napoleone (il n. 9 del 1999; La lucertola e il serpente), Paolo Bacilieri ha detto che "C'è voluto quel primo numero di prova per mettere bene a registro le cose. (...) Ho ridotto il formato delle tavole per ottenere maggiore leggibilità e ho cercato di sottolineare gli aspetti e le potenzialità della serie. La prima storia è stata anche il primo impatto con il modulo bonelliano, con questa carta poverissima e crudele. Ricordo perfettamente, come in una sorta di incubo, il fatto che, una volta che mi sono ritrovato in mano per la prima volta La lucertola e il serpente, l'albo presentava dei tremendi effetti di controstampa, con l'inchiostro che, spesso e volentieri, devi imparare a togliere e non ad aggiungere... Ah, ho anche un po' ingrossato le tette di Lucrezia." (dal libro Making of Napoleone a cura di Franco Busatta, Hazard Edizioni).



Queste conclusioni valgono per i fumetti nati per essere stampati. Istintivamente si è portati a pensare che la categoria dei "fumetti" coincida con i libri stampati, ma in realtà la stampa è solo una delle modalità di diffusione dei "fumetti" (ne avevo parlato nell'articolo Il fumetto italiano non compie cento anni).
Esistono fumetti nati per essere appesi ai muri: in questo caso il lettore deve leggere le tavole originali per apprezzare al meglio l'opera, mentre un'edizione stampata può servire a titolo informativo e documentativo ma non è un valido surrogato.


Lucca Comics & Games 2008 ha ospitato la mostra Arte & Fumetto. L'eterno connubio ideata da Giovanni Russo. L'esposizione è un breve fumetto composto da vignette inedite scritte da Giovanni Russo e disegnate da Riccardo Pieruccini affiancate da opere d'arte del passato che possono essere considerate fumetti (o, a seconda dei casi, imparentate in modo stretto con i fumetti). Il protagonista delle vignette di Pieruccini è lo stesso Russo (alcune volte in compagnia dello Scott McCloud versione fumetto che abbiamo conosciuto nel saggio Capire il fumetto) che spiega ai lettori cos'è l'arte (l'incipit è "L'arte non è altro che il prodotto del consenso sociale. Ogni cultura, in ogni momento storico, ha un concetto diverso su cosa sia l'arte") e commenta alcune opere (per esempio la Vita di San Francesco di Giotto e Matrimonio alla moda di William Hogarth).
Nella breve mostra Russo fa il punto della situazione sul tema dei fumetti del passato, aderendo alla tesi che Scott McCloud aveva esposto in Capire il fumetto. Il motivo di interesse della mostra è la forma che è stata scelta, cioè la mostra anziché il libro a fumetti. Non che sia una novità fare un fumetto la cui destinazione è un muro anziché un libro (si potrebbe anzi dire che è un ritorno al passato, come dimostrano le opere dei secoli scorsi citate dallo stesso Russo): la novità è proporlo nell'ambito di una fiera che ha il suo fulcro nel libro a fumetti.


Di recente ho letto un altro fumetto realizzato per essere esposto anziché stampato in un libro. E' Amniotic Dreams di Johann Nortje, in mostra presso Arte Boccanera Contemporanea fino al 17 gennaio. Nortje è un artista sudafricano di 28 anni che nasce come scultore e con Amniotic Dreams si avvicina ai fumetti tentando con successo una commistione fra i due linguaggi.
L'opera è composta da oltre quaranta tavole a fumetti di 42x30 centimetri (le proporzioni ricordano il formato comic book, cioè 17x26 centimetri) intervallate da alcune sculture di ferro. Le tavole non sono slegate l'una dall'altra ma vanno lette in sequenza, e anche le sculture sono inserite logicamente all'interno della storia raccontata da Nortje.
Il fumetto si presenta inizialmente come un viaggio di scoperta. Eveline vive in un mondo in cui l'unica attività è leggere libri, ma un giorno si chiede se esiste altro e distoglie lo sguardo dalle pagine. Decide di alzarsi dalla sua poltrona e iniziare un viaggio nel mondo surrealmente bianco che la circonda.
A questo punto della storia viene collocata una scultura dei piedi di Eveline che, come le sculture successive, ha lo scopo di costruire una metanarrazione. Così come a livello narrativo Eveline si alza dalla poltrona perché nei libri trova solo discorsi vuoti e vuole scoprire se sotto le parole c'è qualcosa di più sostanzioso, a livello metanarrativo la stessa esperienza viene suggerita al visitatore della mostra. Uscire da uno schema abituale, la bidimensionalità delle tavole a fumetti con cui è iniziata l'opera, e procedere verso la tridimensionalità della scultura.
Al termine del fumetto c'è una sorpresa per il visitatore. Il viaggio di scoperta di Eveline è in realtà un sogno amniotico: la ragazza è un feto che nell'ultima tavola nasce. La nascita è rappresentata anche da una grande scultura di Eveline appesa al soffitto nel centro della stanza che ospita la mostra; è l'istante in cui smette di essere la Eveline del sogno amniotico e inizia a essere la Eveline neonata; ma è anche l'istante in cui il lettore realizza di avere partecipato al suo sogno e per un momento ha la sensazione che la stanza, adornata dai disegni e dalle sculture con cui ha familiarizzato, sia un caldo e avvolgente ventre materno.
La mostra comprende anche una retrospettiva ospitata in un'altra sala che permette di conoscere l'attività di scultore di Nortje. Osservando i suoi precedenti lavori si nota che era già presente il legame fra illustrazione e scultura che con Amniotic Dreams è diventato un vero e proprio fumetto scultoreo.



Il futuro del fumetto è un muro? Titolo a effetto a parte non sono un veggente. Però l'esposizione degli originali appartiene al passato del fumetto e nel presente è viva, come dimostrano le opere di cui ho parlato sopra e altre come la versione porno di Cappuccetto Rosso di Roee Rosen esposta nella mostra collettiva The Soul (Or Much Trouble In The Transportation Of Souls del festival Manifesta 7, alcuni quadri di Matthias Weischer e le tavole di EternArtemisia realizzate da Giuseppe Palumbo per la mostra Caterina e Maria de' Medici: donne al potere.