sabato 13 marzo 2010

Da l'Uomo Ragno a Spider-Man


Spider-Man, tu sei l’Uomo Ragno, Spider-Man, che forte sei tu!, diceva una canzoncina che ho sempre amato!
E’ probabilmente l’inizio più scontato per questo articolo, lo ammetto, ma anche il più efficace.
Ormai chi legge fumetti Marvel e non se ne sarà accorto: da luglio, in edicola e in fumetteria, non si trova più L’UOMO RAGNO, ma SPIDER-MAN. L’albo nato nel 1987 con il marchio delle Edizioni Star Comics tuttavia non è stato chiuso, ma solo rinominato con il numero 489, il primo del rilancio Un nuovo giorno. Perché? Cosa ha spinto Panini Comics a togliere dalle copertine del suo fumetto di supereroi più venduto il classico titolo presente in Italia dalla primavera del 1970, ovvero da quando L’UOMO RAGNO 1 dell’Editoriale Corno raggiunse gli espositori delle edicole italiane?

La situazione è semplicissima. L’Uomo Ragno è uno dei tre/quattro supereroi più noti in tutto il mondo, insieme a Superman, Batman e Hulk. E più un personaggio è conosciuto e popolare, più escono prodotti legati al suo nome e alla sua immagine. Al suo brand, se vogliamo usare un termine in voga oggi.


Soprattutto dal 2002, il Ragnetto ha rafforzato la sua posizione nell’immaginario collettivo grazie a Spider-Man, il film campione di incassi diretto da Sam Raimi, primo di una (per ora) trilogia proseguita con Spider-Man 2 (2004) e Spider-Man 3 (2007). Sapete qual è una grossa differenza tra il prodotto fumetto e il prodotto film? Che il primo vende relativamente poco e spesso finisce nelle mani dei soliti collezionisti che lo seguono da 20/30 anni, soprattutto negli USA, dove i fumetti di supereroi si trovano solo nei negozi specializzati. Il secondo, invece, è alla portata di tutti e fa incassi stratosferici (quando va bene, certo. E all’Uomo Ragno del grande schermo è andata benissimo).
Su cosa dovrà puntare, secondo logica, l’azienda Marvel? Ormai si sa che le versioni più popolari dei nostri eroi sono quelle viste al cinema. Versioni diverse da quelle originali, che ormai vivono di vita propria, ma che hanno insegnato che i personaggi più famosi, quando raggiungono il grande pubblico, sanno ancora affascinarlo.
Ora, come si intitola il film dell’Uomo Ragno? Spider-Man. Anche in italiano. E quanti prodotti ha generato il film? Una marea. Giocattoli, gelati, panettoni, costumi di carnevale, dvd... tutti uniti da una comune caratteristica: il nome, no, il marchio “Spider-Man”. Che il logo sia quello bruttino dei film o quello dei fumetti, è “Spider-Man” che leggiamo e sentiamo ovunque. La gente (tanta gente) chiama Spider-Man il personaggio perché è così che le viene proposto. E non è che sia una cosa tanto strana: si chiama così!

Dunque la mossa della Panini sembrava dover essere più o meno indolore... no? No.

Chiariamo una cosa: quel che la Panini ha fatto, lo ha fatto su richiesta (sì, vabbeh, ordine) della Marvel americana. Quella che possiede il personaggio. Il ragionamento della Marvel è stato semplice: il film campione di incassi si intitola Spider-Man. Spider-Man è il marchio su tutti gli oggetti correlati al film. Il fumetto fa parte della “ragnatela commerciale”, e quindi deve intitolarsi anch’esso SPIDER-MAN per uniformarsi al resto.
Non si tratta quindi di un capriccio di Marco Lupoi e soci, né di un dispetto fatto a chi ha sempre chiamato il personaggio “l'Uomo Ragno”. E’ stata una decisione della Marvel USA, tra l’altro risalente al 2002, anno di uscita del primo film. Per 6 anni, la Panini Comics è riuscita a conservare il logo in italiano sul quindicinale, magari sfruttando il più noto marchio “Spider-Man” in altri fumetti: la miniserie in tre numeri SPIDER-MAN: BLUE (uscita tra il 2002 e il 2003), la ristampa cronologica SPIDER-MAN COLLECTION (2004), il volume 100% MARVEL SPIDER- MAN: IL REGNO (2007) e la collana in trenta volumi SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI venduta come allegato del “Corriere della sera” e della “Gazzetta dello sport” (2007/2008). Prima ancora c’era stato ULTIMATE SPIDER-MAN (2001), uscito un anno prima del film, ma considerato più affine alla pellicola in uscita rispetto ai fumetti regolari dell’epoca. Da non dimenticare poi le collane per bambini, SPIDER-MAN & I SUOI AMICI e L’INCREDIBILE SPIDER-MAN (2007/2008).

Sembrava che il quindicinale sarebbe stato risparmiato, tanto che Massimiliano Brighel, solo pochi mesi fa, assicurava a un lettore nella posta dell'albo che il titolo sarebbe sempre rimasto in italiano. Alla fine, però, la casa editrice di Modena non ha potuto fare altro che accettare l’imposizione della casa madre, trasformando L’UOMO RAGNO in SPIDER-MAN. Fino al numero 500 comunque l’albo avrà ancora la scritta “L’Uomo Ragno” un po’ più piccola sopra al nuovo logo, per rendere meno traumatico il cambiamento.

“Meno traumatico”... in realtà si è scatenato il finimondo. Sui forum dedicati ai fumetti, nonché sui blog di alcuni membri dello staff Panini (compreso quello di Lupoi) e della stessa casa editrice, i lettori più... severi, diciamo... hanno mostrato quanto poco siano contenti della cosa. L’accusa più frequente è “Lo avete fatto solo per i soldi perché vi interessa solo avere nuovi lettori tra i bambini deficienti che hanno visto i film”.

Embè? Anche se fosse? A parte che non è vero, perché come detto prima tutto è partito dalla Marvel americana. Ma poi... scusate, di cosa credete che vivano le persone che lavorano nel mondo del fumetto, di aria? Certo che i soldi contano, per una casa editrice. E non è che i soldi dei nuovi lettori valgono meno di quelli dei vecchi. Trovo davvero... avvilente che ci sia chi si sente parte di una specie di “casta” che può permettersi di guardare dall'alto in basso i nuovi lettori perché “impuri”. Il nuovo lettore non è interessato al fumetto in quanto tale ma solo perché c’è il personaggio del film, il nuovo lettore non ha conosciuto la vera Marvel pubblicata dalla Corno, il nuovo lettore è stupido perché si lascia abbindolare dalle mosse di marketing della Panini. A me sembrano proprio delle grosse idiozie.

Si direbbe quasi che chi è venuto prima si senta quasi il proprietario dei personaggi e non voglia condividerli con chi è venuto dopo per motivi anagrafici. Cari lettori di comics, non siete, anzi, non siamo tanti. E più nuove leve arrivano, e magari si affezionano alle testate e ai personaggi, più c’è la possibilità che nasca una nuova generazione di appassionati che mandi avanti la baracca. E che importa se questi potenziali nuovi appassionati si sono avvicinati all’Uomo Ragno cartaceo solo perché volevano vedere se l’eroe dei fumetti li avrebbe appassionati come quello che hanno visto una sera al cinema?

Questo snobismo nei confronti dei nuovi lettori, specie se giovanissimi, è davvero ridicolo. Mi chiedo se tutti i lettori di fumetti Marvel e DC siano nati vecchi... e quanti magari abbiano conosciuto questi personaggi grazie a Supergulp negli anni ’70. Chissà poi perché i bambini sono sempre considerati deficienti... tra i lettori di supereroi devono nascondersi luminari dell'educazione e della psicologia infantile.

E per tornare al cambio di nome: non fraintendetemi, un po’ dispiace anche a me. Anch’io ho sempre chiamato il personaggio “Uomo Ragno”, anche perché il suono di Spider-Man l’ho sempre trovato un po’ sgradevole. E non vedere più quel logo (in una delle sue infinite varianti grafiche) di certo è strano. Però è o non è sempre lui? Ci siamo affezionati all’alter ego di Peter Parker per il suo nome o per quello che le sue storie sapevano trasmetterci?
Non c’è una legge che vieta di chiamarlo Uomo Ragno. Io infatti lo chiamo ancora quasi sempre così. Anche i traduttori Panini, tra l’altro, almeno per ora continueranno a rendere il suo nome in italiano all’interno degli albi. All’interno, dove ci sono le storie... che forse valgono più di una copertina.

Al massimo, mi sono sembrate più comprensibili le critiche al modo in cui la novità è stata proposta: Panini Comics ha forse esagerato nel creare attesa, avvertendo i lettori per mezzo del suo sito ufficiale che ci sarebbe stato un evento epocale. Visto che ormai si sa che i vecchi fan hanno l'abitudine di sperare sempre in qualcosa che porti loro vantaggi (ristampe, nuove collane), e visto che un cambiamento così grosso avrebbe potuto dare un dispiacere a più di un lettore, sarebbe stato meglio dire semplicemente cosa sarebbe successo. In questo modo, nessuno si sarebbe illuso di trovare chissà quale annuncio e forse la novità sarebbe stata accolta un po' meglio.

Mi viene spontaneo chiedermi cosa sarà mai successo quando, alla fine degli anni ’60, la Arnoldo Mondadori Editore abbandonò il nome Nembo Kid per sostituirlo con l’originale e inimitabile Superman. Qualcuno si sarà chiesto come mai il suo eroe cambiasse nome, altri non ci avranno fatto caso, altri magari avevano già smesso di leggerlo.

La cosa più divertente è che tutti quelli che l'hanno conosciuto negli anni '50 e '60 non hanno mai smesso di chiamarlo Nembo Kid. Oh, certo che sanno che in realtà si chiama Superman, anche perché quel nome creato dai traduttori dell'epoca è durato relativamente poco (nemmeno 15 anni). Però le abitudini sono dure a morire, anche dopo decenni, quindi l'Uomo d'Acciaio, per chi ha superato la cinquantina, è e sempre sarà Nembo Kid. Non vedo perché non possa essere così anche per noi appassionati dell'Arrampicamuri di Casa Marvel. Lo abbiamo chiamato Uomo Ragno per tutta la vita? Continuiamo a farlo!

E non lasciamo che simili inezie ci rovinino il piacere della lettura... se amate il personaggio, cercate di ripensare a quando, prima dell'avvento di Internet e delle fumetterie, l'uscita del nuovo numero era sempre un momento di festa. Ricordate com'era bello andare a cercare tra le uscite in edicola il nuovo numero dell'UR? Vedere se appariva quella scritta, L'UOMO RAGNO, in mezzo a tanti altri titoli?

Perché rovinare queste sensazioni per un problema che non è un problema?
Addio a L'UOMO RAGNO, quindi, e benvenuto SPIDER-MAN, fintanto che ci farà leggere ogni due settimane le avventure dell'eroe di Stan Lee e Steve Ditko. Non è questa la prima cosa che vogliamo da un fumetto dell'Uomo Ragno?
Francesco Vanagolli - settembre 2008 - l'articolo su fumettidicarta