mercoledì 27 gennaio 2010

SPIDER-MAN: CHAPTER ONE di John Byrne

E’ tempo di rilanci per l’Uomo Ragno, e se siete fedeli lettori di Fumettidicarta saprete già tutto sull’ultimo revamp di Spider-Man, Brand new day, e su come la Marvel ci sia arrivata.

Accanto alla serie storica AMAZING SPIDER-MAN, che ora esce tre volte al mese ed è perfetta per i nuovi lettori, la casa editrice ha pubblicato anche una miniserie, che mentre scrivo è ancora in corso, intitolata SPIDER-MAN: WITH GREAT POWER..., che esplora i primi giorni di Peter Parker come Uomo Ragno, quando era ancora un lottatore e non pensava che sarebbe diventato un supereroe. E mi sembra anche giusto: ora che la serie storica è stata rilanciata, aggiornare le origini del personaggio è una mossa intelligente, utile per presentare lo Spider-Man degli esordi a chi si avvicina solo ora ad AMAZING.

L’ho presa in originale, questa mini, e sin dal primo numero mi ha lasciato insoddisfatto. La storia, scritta da David Lapham, è ambientata ovviamente in anni recenti, e questo mi sta anche bene... però è davvero fredda. Non mi emoziona, non mi fa sentire vicino al personaggio. Peter viene mostrato come un giovane che, grazie ai poteri appena ottenuti, può rifarsi dopo una vita da “secchione” usando il costume e il nome dell’Uomo Ragno per guadagnare un sacco di soldi e uscire con le più desiderate dive e divette del mondo dello spettacolo. In più, così preso da questa nuova vita fatta di divertimenti, trascura gli studi.

Non è proprio il Peter Parker responsabile e attento che mi hanno fatto conoscere Stan Lee e Steve Ditko tanti anni fa...

E i disegni? Niente da dire sulle capacità di Tony Harris: ci sa fare, è bravo... ma mi dite cos’ha in più di tanti altri? Mi spiego meglio. Per me le storie che rinarrano le origini dovrebbero dare una versione molto iconica dell’eroe, o almeno che faccia capire che siamo nel passato. Insomma, una che ti fa dire “è COSI’ che lo devono disegnare!”. Perché quella non è una storia tra le tante, è LA storia, o almeno cerca di esserlo. Invece l’Uomo Ragno, Peter, tutto il cast... sono anonimi, sono solo “una versione” dei personaggi, in alcuni casi nememno troppo riuscita (zio Ben coi baffoni lo vedrei bene sull’etichetta dalla Birra Moretti).

La ciliegina sulla torta: arrivato a metà, posso dire che la storia è decompressa e non succede praticamente un tubo.

Mentre la leggevo mi è venuto molto, molto naturale tornare indietro nel tempo... a giorni che ormai sono lontani, e che appartengono a quella che chiamo la mia “Silver Age” (un periodo della mia vita di lettore di fumetti che va dai 14 ai 18 anni). Anche allora, per l’esattezza nel 1998, la Marvel decise di lanciare. Un taglio netto col passato, la chiusura delle serie zavorra, la semplificazione della continuity... e una miniserie con le origini aggiornate. Sto parlando di SPIDER-MAN: CHAPTER ONE, prima tappa del rilancio prodotto da John Byrne, di cui ci occuperemo in questo articolo e nel prossimo.

Necessario passo indietro: per comprendere meglio CHAPTER ONE e i motivi che hanno spinto la Marvel a pubblicarla, bisogna conoscere e capire cos’era l’Uomo Ragno di quegli anni. Esaurito da tempo il boom delle vendite ottenuto grazie ai disegni dei divi Todd McFarlane ed Erik Larsen, a metà anni ’90 l’Uomo Ragno non era più tanto popolare. Il matrimonio lo appesantiva narrativamente, idee come cloni e genitori robot allontanavano i lettori, troppe serie intrecciate tra loro scoraggiavano gli ultimi arrivati. Già subito dopo la saga del clone la Marvel corse ai ripari con un perfetto nuovo inizio che restaurò elementi persi negli anni precedenti e donò maggiore personalità ai singoli titoli. Senza dimenticare, ovviamente, la buona qualità generale delle storie. Eppure non bastava. Alla Casa delle Idee avevano visto che, ormai, in un’epoca in cui prendevano piede Internet e la Playstation, quei “vecchi fumetti” iniziavano a perdere presa sul pubblico, e bisognava rimediare restituendo semplicità ed immediatezza alle serie dei personaggi maggiori. Il primo tentativo fu il progetto limitato Heroes Reborn (In Italia La rinascita degli eroi), che vide Jim Lee, Rob Liefeld e i rispettivi studios occuparsi di Fantastici Quattro e Vendicatori, rinarrandone le origini e aggiornando look e storia dei personaggi per la fine degli anni ’90. La cosa (che durò un anno) funzionò, nonostante il malcontento di vecchi lettori e critici. Dunque, perché non ripetere l’operazione? Magari con l’eroe più popolare... sì, proprio lui, Spider-Man, che molti continuavano a trovare poco accessibile.

Fu così che Bob Harras, all’epoca editor in chief, e il suo staff, decisero di aggiornare l’Uomo Ragno e di renderlo appetibile per le nuove generazioni, con una storia in stile Heroes Reborn che rinarrasse le origini dell’eroe in modo più moderno, avvicinandole cronoligicamente ai lettori del presente. Qualcosa di slegato dalla continuity, che per i vecchi appassionati sarà anche fondamentale, ma per i potenziali appassionati del domani può essere un po’ problematica, che presentasse ad una nuova generazione il mito del giovane Peter Parker e del suo alter ego mascherato. E quale poteva essere l’autore giusto per un simile progetto, se non l’uomo specializzato nel rivitalizzare le icone del fumetto supereroistico, colui che aveva ricreato da zero Superman per la DC Comics? Parlo proprio di lui, John Byrne, il mio autore preferito di sempre, all’epoca reduce da un lungo ciclo durato tre anni su WONDER WOMAN.

Byrne mise al servizio della Marvel la sua ampia conoscenza del personaggio e dell’epoca Lee/Ditko, e il risultato fu appunto la miniserie SPIDER-MAN: CHAPTER ONE: 12 numeri più uno “zero” che riscrivono la continuity del primo anno del Tessiragnatele, aggiornando dei particolari ed eliminandone altri. Un progetto ambizioso, ma tutto sommato meno “pesante” del reboot di Superman del 1986, che cancellava ogni storia del personaggio uscita fino a quel momento. Con Chapter One si trattava solo di prendere una ventina di avventure dell’Uomo Ragno e di ricrearle in un universo parallelo per far conoscere ai più giovani il personaggio. Ed è qui che iniziarono i guai... perché a un certo punto la Marvel decise di rinnegare la premessa iniziale e di rendere CO la nuova origine ufficiale dell’Uomo Ragno. Non più una realta alternativa alla Heroes Reborn, ma una vera e propria sostituzione di storie ed eventi: retcon, retroactive continuity, si dice oggi. Una mossa giusta, legittima... ma criticatissima. Perché ormai lo sappiamo che a certi lettori non puoi toccare il fumetto preferito oppure diventano delle belve. Magari il cambiamento non rovina affatto l’essenza del personaggio, anzi, lo rende interessante anche per chi ancora non lo conosce, però è appunto “cambiamento”, non “aggiunta”, e non va bene. E succede che una miniserie innocua, più che dignitosa come questa venga massacrata da un pubblico che non sopporta di veder modificate le cose che ha letto in passato perché “sono le storie che ho letto IO e nessuno me le deve toccare, le MIE storie che ho letto IO”. Lettori che magari preferirebbero vedere l’Uomo Ragno che diventa un assassino con tre teste perché “così si evolve”, e pazienza per chi magari voleva imparare a conoscerlo ed amarlo proprio come abbiamo fatto noi, perché il vecchio fan esige che l’Uomo Ragno cresca con lui e il nuovo lettore deve stare zitto perché è l’ultimo arrivato e non conta un cavolo.

Ma perché non lo vediamo insieme, com’è questo “terribile” CHAPTER ONE? Cosa ci sarà mai di così spaventoso e atroce in quei tredici episodi?

Le novità più pesanti vengono introdotte all’inizio: nel numero 1 Byrne reinventa la classica sequenza dell’incidente che dà a Peter Parker i poteri rendendola molto più drammatica e catastrofica. L’autore, infatti, lega due eventi diversi, cioè l’origine dell’Uomo Ragno e quella del Dottor Octopus. Ricordate l’origine di Doc Ock nelle storie di Lee e Ditko? Otto Octavius, uno scienziato nucleare, stava lavorando in un centro di ricerche con del materiale radiattivo, quando per un errore ci fu un’esplosione che oltre a distruggere il luogo fuse al corpo del dottor Octavius le sue braccia meccaniche da lavoro.

Bene, Byrne fa avvenire l’incidente alla General Techtronics, che è il luogo in cui, secondo una vecchia storia di Roger Stern, Peter fu morso dal ragno, e quindi i due eventi avvengono in sequenza: un piccolo ragno fa inceppare i macchinari di Octavius, il laboratorio esplode, il ragno (ora irradiato) morde Peter, che è ferito come decine di altre persone.

Questa novità, a dire il vero, non entusiasmò neanche me: troppa violenza nell’origine di quello che a regola dovrebbe essere un eroe solare e ottimista. Senza il morso del ragno, sarebbe morto per avvelenamento da radiazioni! Lo stesso Byrne, comunque, mi spiegò che tutto ciò derivava dall’esigenza di rendere tutto più vicino alla sensibilità moderna: se negli anni ’60 la scienza, nei fumetti Marvel, era rappresentata come una specie di magia, nel 1998 ci voleva qualcosa di più complesso, che mostrasse la pericolosità di certi esperimenti. L’idea ancora oggi mi piace poco, ma ne capisco le motivazioni.

Da lì, Byrne portò avanti la miniserie rimanendo abbastanza fedele alle storie classiche, delle quali è da sempre un estimatore. Alcune novità che si possono trovare...

- Siamo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, quindi spariscono i riferimenti alla guerra fredda. Non sono più i comunisti i mandanti del Camaleonte, ma il sempreverde Dottor Destino.

- L'Uomo Ragno fa il suo esordio con un costume che ha un ragno blu sulla schiena... che viene sostituito dal costume con il ragno rosso già dal secondo numero. Molti hanno pensato che Byrne avesse voluto creare un nuovo costume apposta per le origini... in realtà, nell'edizione originale di AMAZING FANTASY 15, quella ripresa nei MASTERWORKS, lo Spider-Man di Ditko indossava proprio un costume con un ragno blu, cambiato senza spiegazione su AMAZING SPIDER-MAN 1. Byrne si è solo limiitato a riprendere un elemento già presente nelle storie dell'epoca e a mostrare il momento in cui viene abbandonato.

- Su AMAZING 1 l'Uomo Ragno non può firmare un assegno senza rivelare la sua identità segreta, e non può dunque incassarlo. Byrne, molto semplicemente, lascia che il personaggio dia una dimostrazione dei suoi poteri davanti al personale della banca perché non ci siano dubbi su chi è, e può avere un conto a nome "Uomo Ragno".

- Octopus debutta con un costume corazzato molto bello che, mi spiegò Byrne, serve per giustificare la forza fisica del personaggio. Quello che molti autori avevano dimenticato è che Octavius ha la forza di una persona normale, e quindi le sue braccia potranno anche sollevare i camion... ma lui, con il suo fisico, come potrebbe sopportarne il peso?

- Anche l’Avvoltoio ha un diverso costume, uno smoking. Nel numero 0, dedicato alle sue origini (e a quelle di Uomo Sabbia e Lizard) viene ripresa la sua storia così come ce la raccontò Roger Stern insieme a John Romita Jr. nel 1983.

- Electro ha un costume che ricorda molto quello dell’Uomo Ragno, ma blu e argento.

- Viene tralasciato il coinvolgimento di Bennett, fratello di Betty Brant in un giro criminale. Anzi, il giovane non è neanche mai menzionato (e con lui i Duri), dunque la sua morte, che creò scompiglio tra Peter e Betty, non è mostrata.

- Si scopre subito che tra i falsi alieni alleati del Riparatore c’è Quentin Beck, il futuro Mysterio. Collegamento ad una storia di Stern del 1980.

- Sempre nel numero 0 si scopre che l’Uomo Sabbia è lontano parente di Norman Osborn...

- ... che, come un Lex Luthor versione Marvel, è anche dietro alcuni dei nemici di Spider-Man (Electro e, appunto, l’Uomo Sabbia), come già accadde nel bel serial di Kurt Busiek UNTOLD TALES OF SPIDER-MAN.

- Peter smette di usare gli occhiali dopo che gli vengono rotti da Flash Thompson, ma non c’è nessun incontro di boxe tra i due.

- I primi due scontri tra l’Uomo Ragno e l’Uomo Sabbia vengono uniti in uno solo.

Non sono innovazioni poi così gravi, no? E’ stata eliminata qualche ingenuità, sono stati condensati degli eventi... ma l’ESSENZA è sempre quella delle storie di Lee e Ditko. Sì, perché il mostro Byrne, l’odioso essere che ha osato riscrivere le origini dell’Uomo Ragno, avrà pure rimodellato le prime meravigliose storie dell’Uomo Ragno per farle leggere ad una nuova generazione di lettori, ma per fortuna non si è dimenticato che stava scrivendo e disegnando Spider-Man. Quello degli esordi, il giovane con un cuore così che impara una dura lazione di vita pagando per il proprio egoismo e deve dimenarsi tra scuola, casa, amore, lavoro e supercriminali. Quell’eroe perdente ma che non si dimentica mai di sorridere, povero ma lavoratore, sfortunato ma volenteroso, perfetto esempio dell’ottimismo americano da New Deal. E’ tutto lì, quello che ho amato nello Spider-Man delle origini, è tutto in quei tredici albi: c’è l’anziana zia May che si preoccupa per lui perché è l’unico parente che ha, ci sono quei supercriminali boriosi e coloratissimi che ne odiano la parlantina, ci sono i compagni di scuola che lo allontanano, c’è Jonah Jameson con il suo Daily Bugle, c’è l’amore per Betty Brant che non è niente paragonato a quello per Gwen Stacy e Mary Jane Watson, ma è il primo e non si scorda mai. C’è quell’atmosfera irripetibile che ho conosciuto quando la Marvel Italia ebbe la grande idea di fare una ristampa anastatica del primo numero de L’UOMO RAGNO Corno e a 12 anni ebbi la fortuna di poter scoprire “come iniziava tutto”. “La Golden Age è quando hai 12 anni”, dice Byrne, o citando altri o con parole sue, non lo ricordo mai, e di ragione ne ha da vendere. Tra l’altro, aveva 12 anni anche lui quando lesse AMAZING FANTASY 15...

In Italia CHAPTER ONE arrivò su L’UOMO RAGNO con il numero 273 del 1999, una vita fa (mentre scrivo è uscito il 488, fate un po’ i vostri conti...) Avevo 16 anni, come quel Peter. E per questo mi sentivo davvero vicino a lui, al mio “amico di carta” preferito.

Però CHAPTER ONE non andava bene, anzi, era proprio una porcheria, perché cambiava il passato. Com’erano le storie? Non male. E i disegni? Anche. A parte gli ultimi capitoli inchiostrati da un coprente Al Milgrom, la miniserie graficamente non mi dispiacque affatto, anzi, per me era perfetta... perché le origini dell’Uomo Ragno, Ditko a parte, riuscivo ad immaginarle solo così. Ho sempre apprezzato la capacità di John Byrne di assimilare il meglio dello stile altrui e di riproporlo nelle sue tavole senza perdere la propria autonomia artistica.

Ma che importa? Meglio lamentarsi perché zio Ben non ha regalato un microscopio a Peter, ma un pc. Terribile, eh? Soprattutto visto che la cosa non è mai successa... in CO regalano il computer a Peter PRIMA che il ragazzo si faccia il suo costume da Uomo Ragno. In AF 15 il microscopio è un dono che riceve DOPO l’inizio della sua carriera televisiva. Oh, no! Ma allora... non c’è nessuna sostituzione! Sono due cose che possono coesistere! Con che coraggio posso dirlo a chi se ne lamenta da un decennio?

E, altra cosa terribile... l’Uomo Sabbia e Goblin parenti? Orrore! Inspiegabile! Già, che infamia. Nessuno però si è lamentato quando Jean Marc DeMatteis ha rivelato che il Camaleonte e Kraven, due personaggi che si erano visti una sola volta, erano fratellastri. Oppure quando prima ancora Gerry Conway ci disse che Liz Allen era sorellastra di Molten.

Bene, lasciamo pure che qualcuno si lamenti di piccolezze come queste per un altro decennio. Io CHAPTER ONE preferisco ricordarmelo per altri motivi. Ci sono tante scene che ho amato e che mi hanno fatto sentire a casa... ne voglio citare almeno una, la mia preferita, dal numero 11: l’Uomo Ragno viene considerato un vigliacco e un criminale da tutta la città perché è fuggito da uno scontro con Goblin (non per codardia: doveva raggiungere la zia malata). Seduto sul letto, si mette a piangere per come si stanno mettendo le cose. Beh, quella tavola in cui Peter piange rimane uno dei miei momenti preferiti di tutta la storia ragnesca. Anche perché so che, nell’episodio successivo, da vero eroe troverà di nuovo il coraggio di tessere ragnatele. Proprio come il vero Uomo Ragno di Stan Lee e Steve Ditko, no?

Giunti alla conclusione, non so se vi ho convinti. Se siete detrattori di questa storia, avrete già cliccato da un’altra parte dopo aver visto che in questo articolo non veniva insultata.

Se non lo siete, magari avrete scoperto uno o due retroscena interessanti e sarete contenti di aver letto queste righe.

Meglio ancora, se siete nuovi lettori che di Spider-Man sanno poco o nulla, magari vi ho fatto venire voglia di andarlo a cercare perché non vi interessano le diatribe sulla continuity, ma solo leggere una bella storia. Sconsiglio di cercare i numeri de L’UOMO RAGNO che la contengono, ormai difficili da trovare. Per chi volesse tentare l’impresa, CO è su UR 273, 275/283, 286/288.

Molto più facile invece recuperare l’Oscar Mondadori uscito nel 2000, intitolato L’UOMO RAGNO – NASCITA DI UN’EROE, anche se stranamente non comprende il numero 0 (rintracciabile, magari con un po’ di fatica, su UR 279).

Questa storia è stata umiliata, insultata, criticata... a un certo punto la Marvel stessa ha fatto dietrofront e ha detto che non era più l’origine ufficiale dell’Uomo Ragno. A me importa poco: la storia mi è piaciuta, quindi per me esiste. Una timeline degli eventi ufficiali non potrò mai considerarla più importante dei sentimenti che provo per le storie che ho amato. Altrimenti dovrei fingere di non aver letto gran parte dei miei albi DC...!

Tempo fa un mio amico, grande appassionato dell’Uomo Ragno, ha letto la miniserie nell’Oscar. Gli è piaciuta. Non è un esperto, non ha decenni di storie in libreria. Però ama il personaggio, e la sua opinione per me conta molto, molto più di quella di qualche “esperto di continuity” appassionato più di se stesso che dei personaggi. CHAPTER ONE sarà stato maltrattato in mille modi, ma vedere che è piaciuto a qualcuno che voleva “solo” godersi una bella storia del suo eroe preferito è stata una gran soddisfazione, per me che la difendo da sempre... e con lei, difendo anche il resto del rilancio ragnesco del 1998, di cui parleremo la prossima volta.

Se avessi tempo CHAPTER ONE, così come tanti altri fumetti, lo rileggerei anche domani...

Francesco Vanagolli - giugno 2008 - l'articolo su fumettidicarta con immagini