mercoledì 27 gennaio 2010

DAITARN 3


Non se la prenda Go Nagai. Lo so che viene considerato lui il padre del genere robotico che per anni e anni ha avuto successo in Giappone. Non se la prenda, però io, a differenza di molti suoi fan, alla parola “robottone” il primo nome che associo non è né MazingaGrendizer/Goldrake, ma... Daitarn 3!

Ideato da Yoshiuiki Tomino e Hajime Yatate, Muteki koujin Daitarn 3 (“L’invincibile uomo d’acciaio Daitarn 3”, in Italia semplicemente Daitarn 3) è un serial animato di 40 episodi prodotti dalla Sunrise tra il 1978 e il 1979 sull’onda del successo delle famose produzioni nagaiane.

E Daitarn 3 sembra ricalcare, a prima vista, il modello tipico di questo genere... Terra invasa dagli alieni, pilota addestrato che si erge come paladino del pianeta contro gli invasori, un robot gigante...

Ma in realtà, Daitarn 3 non è solo un altro anime col robottone. La serie di Tomino e Yatate è, anche, una geniale presa in giro del genere, che riesce a fondere la serietà tipica di questi cartoni animati (la Terra è davvero in pericolo, non è certo uno scherzo) con una comicità surreale.


Nei dettagli...

In un anno imprecisato nel futuro, la Terra vive con il terrore dei Meganoidi, una razza di uomini sintetici, evoluzione dei cyborg, che vogliono conquistare il pianeta. I Meganoidi hanno la loro base su Marte, il Pianeta Rosso che, nel futuro di D3, i terrestri avevano in precedenza trasformato in una colonia della Terra. A guidare i soldati Meganoidi troviamo Don Zauker, muto imperatore che si esprime solo con degli inquietanti versi che vengono tradotti da Koros, la sua fredda interprete.

Gli invasori non solo vogliono la Terra, ma vogliono anche aumentare di numero, e per questo, invece che uccidere la gente, la prendono per trasformarla in altri Meganoidi.

L’unico che può salvare il pianeta dalla catastrofe è Haran Banjo, audace giovane che, con il suo robot Daitarn 3, respinge gli attacchi degli alieni ogni volta che osano avvicinarsi. Accanto a lui, il garbato maggiordomo Garrison Tokida, il piccolo orfanello Toppy (Toppo in originale) e le due bellissime Beautiful “Beauty” Tachibana e Reika Sanjo, una bionda ereditiera, l’altra castana agente dell’Interpol.

Banjo pare avere tutti i motivi per odiare gli invasori: fu infatti suo padre, il professor Haran Sozo, a crearli su Marte perché fossero utili all’umanità, ma si ribellarono e sterminarono la famiglia dell’uomo. Banjo riuscì a fuggire da Marte rubando il Daitarn e una immensa quantità d’oro ai Meganoidi, e giurò vendetta. Da quel momento sappiamo che si stabilì sulla Terra, dove usò l’oro per costruirsi una villa da sogno e un modernissimo equipaggiamento di difesa/offesa per essere sempre un passo avanti ai Meganoidi e pensare alla manutenzione del Daitarn, e incontrò il padre di Beauty, che gli fornì un grosso aiuto finanziario.

Banjo non si fermerà finché non avrà distrutto l’intera razza meganoide: troppo grande è l’odio verso quelle “creature inferiori” e per il padre che le ha create, per smettere di combattere. Eppure, nonostante le premesse drammatiche, come già detto Daitarn 3 è anche una commedia.

Ogni puntata introduce un nuovo comandante meganoide che, per mostrare a Don Zauker e Koros quanto vale, ha un piano per distruggere Banjo e procurarsi un gran numero di umani. Questi comandanti, che dovrebbero rappresentare il meglio della gloriosa razza meganoide, sono in realtà più umani degli umani. Quasi ogni comandante infatti ha manie e difetti che non ci aspetteremmo mai di trovare in invasori alieni pronti a dominarci... c’è quello appassionato di modellismo che trasforma i mezzi di trasporto in modellini per averne una collezione, quello nostalgico di Hitler, quella che vuole essere considerata la più bella del mondo... il massimo probabilmente si raggiunge con il Meganoide attore che, come scoprirà Banjo durante lo scontro, portava il parrucchino perché non voleva far scoprire di essere calvo alle sue fan.

E a pensarci bene, è ovvio che sia così: gran parte dei comandanti sono in realtà umani che hanno voluto abbandonare la loro umanità per sciogliere i legami con un mondo che non li apprezzava e diventare “importanti” almeno tra i Meganoidi. I comandanti hanno la possibilità di diventare gigantesche creature chiamate Megaborg, ed è quando avviene la trasformazione che Banjo tira fuori la sua medaglietta/trasmettitore ed urla “Daitarn... in azione!” (in originale “Daitarn... come here!”), facendo arrivare, non importa in quale parte del mondo egli si trovi, l’astronave che si trasforma nel gigantesco Daitarn. E gli scontri sono spesso esilaranti, con i Megaborg che devono rifarsi sul Daitarn per una vita da disadattati e il robot di Banjo che, dotato di un volto, non è avaro di espressioni facciali che mostrano sorpresa, disgusto e, una volta, persino un’ubriacatura!

E ovviamente si ride anche prima, grazie ai guai di Toppy, alla calma di Garrison e ai siparietti delle due bellone, che passano gran parte del loro tempo a contendersi Banjo. Lo stesso Banjo è un gran simpaticone, quando non è troppo preso dal suo odio verso i nemici.

Per 39 puntate Banjo combatte i Meganoidi fermandoli ogni volta con il suo poderoso robot (Daitarn è il robot più grande mai apparso in un cartone animato giapponese), sventando i loro piani di conquista, distruggendo i Megaborg con l’arma finale di Daitarn, l’attacco solare, e ogni tanto risparmiandone qualcuno per pietà (alcuni, a quanto pare, proprio cattivi non erano).

Poi, nella quarantesima...

Dunque, se avete visto la serie tra il 1980 (anno del suo arrivo in Italia) e il 2000 ricorderete che nell’ultima puntata Koros decide di distruggere la Terra schiacciandola con il peso di Marte, e solo l’intervento di Banjo sul Pianeta Rosso sventa questa minaccia. Mentre i quattro assistenti combattono contro la flotta meganoide a bordo di quattro missili, l’eroe rimane solo su Marte a combattere contro parte dell’esercito, Koros e Don Zauker, che diventa un immenso Megaborg. Dopo un iniziale svantaggio, Banjo si riprende e distrugge l’imperatore nemico, che nel frattempo ha anche ritrovato la parola: la sua mente è infatti collegata a quella di Koros, che Banjo ha quasi distrutto, e lo shock per le condizioni dell’interprete ha scosso Don Zauker, restituendogli l’intelletto.Attacco solare, e... lo scontro è finito. Don Zauker, Koros, i Meganoidi... tutti all’altro mondo, se davvero possono andarci.

Sulla Terra, gli assistenti dell’eroe lasciano la villa e ognuno prende la sua strada. Garrison chiude il cancello, e Banjo... non si sa dove sia. Rimane solo una luce accesa al piano terra... che sia lui?

Lo ammetto: nel finale di Daitarn non ci ho mai capito nulla. Ma Koros e Don Zauker chi erano? Forse i genitori di Banjo come molti spettatori pensavano? E perché Banjo non si fa più vedere? Come mai è rimasta una luce accesa?

Tutte domande senza risposta. Finché, nel 2000...

... Daitarn 3 è stato ritradotto e ridoppiato dalla Dynamic Italia per la nuova edizione in VHS. Si sa come sono fatti, i puristi. Quei fan della prima ora che hanno conosciuto un dopiaggio e non vogliono sentirne uno diverso. Per carità, il doppiaggio della serie piaceva anche a me, e sentire voci diverse mi è un po’ dispiaciuto. Però qui non è il doppiaggio il problema... ma la traduzione. Perché vedere l’ultima puntata di Daitarn 3 con la vecchia traduzione vuol dire non averla vista.

Volete davvero sapere cos’è successo?

Koros decide di spingere Marte sulla Terra, e fin qui ci siamo. Ma quando spiega a Don Zauker il piano, finalmente scopriamo la verità: Koros soffre perché loro, i Meganoidi, gli invasori cattivi, non ne possono più di Banjo perché non li lascia stare. Già. Banjo, l’eroe, giovane, bello, ricco, simpatico, vincente... è quello che manda avanti la guerra. Fosse per i Meganoidi, si capisce dalle parole di Koros, loro se ne starebbero tranquilli o su Marte o anche più lontano. Ma Banjo non glielo permetterà mai, perché li odia troppo. Basterebbe che dicesse “va bene, basta combattere” e la guerra finirebbe lì. Niente più devastazioni, deportazioni, vite distrutte.

E non è finita. Durante lo scontro finale, come già detto, Don Zauker parla di nuovo. Sempre durante lo scontro, Banjo sente la voce del padre. Beh, è uguale a quella del Megaborg. Con il vecchio doppiaggio si poteva pensare che l’eroe immaginasse di sentirla mentre soffriva per le scosse elettriche generate dal nemico. E’ molto più probabile invece che quella parole le abbia sentite davvero... per mezzo della telepatia. Perché, se ci fosse ancora qualche dubbio... Don Zauker è il dottor Sozo.

Cerchiamo di ricostruire tutto, vi va?

I terrestri si sono stabiliti su Marte e vivono felici. Poi Sozo inizia a lavorare ai Meganoidi, usando per gli esperimenti anche il figlio maggiore. Cosa può essere successo, poi? Evidentemente qualcosa è andato male, perché un vecchio flashback ci mostra terrestri e Maganoidi che si combattono mentre Banjo sta per lasciare Marte. Magari un Meganoide difettoso si è ribellato. Magari i terrestri hanno avuto paura di quelle creature tanto diverse e hanno attaccato per primi.

Poi chissà, Banjo potrebbe aver ferito il padre perché lo disprezza a morte, e qualcuno ha inserito il suo cervello nel corpo di Don Zauker per non farlo morire. E questo qualcuno è un personaggio menzionato solo in una guida all’anime uscita anni dopo, ovvero l’assistente di Haran Sozo. Una donna. Che amava così tanto quall’uomo da volerne condividere il destino, diventando anch’ella una Meganoide. Sì, proprio lei, Koros. Don Zauker però è difettoso, e cade in coma. Si risveglia solo quando Banjo ferisce Koros su Marte, e dalle parole che raggiungono il pilota del Daitarn si può intuire che nella creatura è ancora sepolta la personalità dello scienziato, quindi Daitarn combatte contro Don Zauker mentre la mente di Sozo, indipendente e temporaneamente attiva, contatta il figlio per spiegargli coem distruggere il Megaborg. Ma il figlio, ormai l’avrete capito, è un ingrato, quindi dopo aver gridato che non ha bisogno di nessuno fa fuori Don Zauker con l’attacco solare. Di conseguenza, uccide suo padre. Un atto che lascia il segno, facendo dubitare il protagonista delle sue azioni. Se con la vecchia traduzione, guardando il corpo ormai inanimato di Koros, commentava la scena con un bel “Hai avuto ciò che meritavi... maledetta!”, con la nuova dice un ben più inquietante “Ma che cosa ho fatto?”, che forse fa da preludio ad una crisi di coscienza dell’eroe non così eroe. Koros, una sporca Meganoide, una creatura inferiore, è morta dichiarando il suo amore per Don Zauker. Banjo, un uomo, un essere superiore, è stato capace di uccidere il padre.

E gli ultimi minuti dell’episodio, grazie a questi particolari, diventano più chiari... gli assistenti lasciano la villa non per un discorso di “metatelevisione” (finita la serie, che senso ha restare uniti?), ma perché disgustati dal comportamento dell’uomo che hanno seguito a lungo pensando che volesse riportare la pace sulla Terra. Proprio lui, che invece ha dimostrato di essere un guerrafondaio pronto a far durare una carneficina per chissà quanto solo per vendicarsi del padre.

E la luce accesa illumina una stanza in cui Haran Banjo, abbandonato da tutti, potrà riflettere su ciò che ha fatto e sul suo futuro.

Lo confesso, questo finale mi ha turbato. Mai avrei pensato che l’eroe della serie, di una serie divertente come questa, potesse essere in realtà un fanatico simile, e posso capire le preoccupazioni di chi portò la seria in Italia per la prima volta. Come avrebbero potuto far accettare un protagonista uerrafondaio e parricida? Già in altre puntate Banjo mostrava un vero e proprio odio nei confronti dei Meganoidi, e non perdeva occasione per incensare le capacità degli uomini, ma non era possibile sospettare che dietro ci fosse ben altro. Si potrebbe dire che Daitarn 3 è in realtà la storia di un figlio di papà viziato che un giorno ruba il macchinone al padre e poi lo usa per metterlo sotto. Non è facile prendere una posizione... a modo loro tuttii personaggi hanno sbagliato.

- Haran Sozo, perché ha voluto fare Dio creando i Meganoidi.

- I Terrestri su Marte, che hanno subito attaccato i Meganoidi.

- I Meganoidi, che hanno avuto una reazione troppo grande, prendendosela con un intero pianeta quando in realtà il nemico era uno solo, e rovinando le vite di numerosi terrestri. Catturavano gli umani, li ipnotizzavano perché non reagissero e li trasformavano in altri Meganoidi. Un vero e proprio stupro della mente, un crimine esistenziale che va oltre la giusta rappresaglia. Ed è questo l’unico motivo per cui, nonostante tutto, riesco ancora a stare almeno un po’ dalla parte di Banjo. Alla fine i Meganoidi, seppur vittime, hanno dimostrato di essere pericolosi. E infami. Banjo ha eliminato una razza che, forse, avrebbe potuto mettere in pericolo tutto l’Universo. Perché in fondo, se fossero stati così pacifici, non avrebbero mai risposto alla violenza con altra violenza...

Daitarn 3 è una serie vecchia di trent’anni, eppure è capace di far riflettere ancora oggi. Sulla guerra, sull’odio, sull’intolleranza. E non è una cosa da poco, visto che parliamo di una serie ricordata più per la comicità e la potenza del robot che per altro (e qui la vecchia traduzione, come già detto, h avuto un certo peso). Tomino e Yatate hanno creato un classico, un vero gioiello dell’animazione giapponese che riguarderei ogni giorno. E se prima potevo apprezzarne l’ironia e la spettacolarità, grazie alla traduzione moderna ora ho un motivo in più per amarlo e considerarlo uno dei migliori anime mai prodotti.

Una nota che mi sembra adatta per concludere: Daitarn 3 ritradotto e ridoppiato si è visto in tv, per la prima volta, nel 2001. A trasmetterlo fu la neonata La7, in mezzo a giochini e telefilm, dal suo primo giorno. La rete non aveva un’identità ben definita, e non era ancora quello che per fortuna sarebbe diventato entro poco tempo. La7 in questi anni è stata la tv dell’informazione e degli approfondimenti competenti, la tv che cerca di dirti qualcosa e ci riesce anche. Non è certo una rete che può trasmettere “cartoni animati”... ma l’anime in questione è proprio uno dei pochissimi che per me meritavano di essere trasmessi su La7 per la sua intelligenza e complessità. Ce lo rivedrei volentieri.

E se magari nel frattempo uscissero i cofanetti dei DVD...!