
Quando pensiamo al fumetto americano inteso ancora come un cult per pochi e non come un fenomeno commerciale, il pensiero va automaticamente alla produzione DC Comics della metà degli anni ’80: ma non possiamo ignorare che a fare da battistrada alle quasi coeve opere di Miller e Moore (mi riferisco ovviamente a “The Dark Knight” e a “Watchmen”), ci furono i grandi serials della Marvel. Infatti laddove la DC, da sempre rivale antagonista della Casa delle Idee di Stan Lee, promuoveva immortali e rivoluzionarie graphic novels, la Marvel, già verso la fine dei ’70 e i primi ’80, porgeva il testimone di alcuni suoi titoli più celebri a giovani cartoonists pieni di talento e di idee altrettanto rivoluzionarie. Miller (prima di approdare alla prosa del Cavaliere Oscuro) si fa le ossa su “Daredevil” (prima solo con i disegni, poi anche con i testi), mentre i “Fantastici Quattro” vengono affidati provvidenzialmente a John Byrne. Ma questi sono solo alcuni dei titoli e dei nomi più rilevanti.
Dal 1975 in poi un titolo su tutti avrebbe sovrastato il panorama fumettistico mondiale.
Dal 1975 in poi un titolo su tutti avrebbe sovrastato il panorama fumettistico mondiale.














