domenica 25 ottobre 2009

Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli - feb 2008

Le carriere fumettistiche dello scrittore Matteo Casali e del disegnatore Giuseppe "Cammo" Camuncoli non sono inscindibili ma presentano comunque molti punti di contatto fin dal 1990, quando i due frequentano un corso di fumetto tenuto a Reggio Emilia da Otto Gabos e Onofrio Catacchio.
Grazie alle dritte che arrivano dagli insegnanti il quindicenne CamuncoliJim Lee – una passione per disegnatori come Kent Williams, Ted McKeever, Duncan Fegredo, Marc Hempel (futuro inchiostratore dello stesso Camuncoli su Swamp Thing) e Chris Bachalo, e conosce gli autori basilari (i vari Miller, Gaiman,
McKean, Otomo, Mattotti, Berardi, Milazzo e altri). Sia lui che Casali, inoltre, si appassionano alla fiorente linea Vertigo che in quel periodo iniziava ad arrivare in Italia grazie alle edizioni della Comic Art. Probabilmente è proprio grazie alla lettura di fumetti come Sandman (il sesto episodio intitolato 24 ore) che i due iniziano a gettare le basi per Bonerest.

Bruno Concina vs. Disney Italia: occasione perduta? - feb 2008

Da metà gennaio circa su internet (ma è il caso di notare solo su siti e forum di “nicchia”) ha preso vita una discussione sulla Disney Italia, provocata da una presa di posizione di Bruno Concina, storico autore della casa editrice.

Concina ha dato voce alla sua sofferenza, quando si è ritrovato per così dire “messo da parte” dopo trent’anni di lavoro sui personaggi Disney. La cosa ha fatto sì che ripensando alla sua storia uscissero fuori molti pensieri, che hanno trovato espressione in alcune lettere “aperte”.
Il fatto ha suscitato anche alcune mie riflessioni, perché il "caso Concina” pone in questione il rapporto che un professionista può e deve aspettarsi dal suo committente. Gli interventi di Concina sono stati finora due. Di seguito li trovate citati integralmente. Tra la primalettera e la seconda inserisco alcune riflessioni, così come dopo la seconda lettera aperta concludo con le mie considerazioni.

giovedì 15 ottobre 2009

L'archivio di fumettidicarta.it

Non fa mai male ricordarlo: questo blog è l'archivio della webzine sui Fumetti fumettidicarta.it ed è in perenne aggiornamento.
In questo blog si trovano tutti (tutti!...) gli scritti - articoli, recensioni, analisi, dossier, interviste... - apparsi sulla webzine dal 2001 ad oggi; anzi per ora siamo arrivati al maggio 2008...
La webzine originaria - http://www.fumettidicarta.it/ - è viva e attiva e prosegue la sua avventura.
ciao!
Orlando Furioso

lunedì 12 ottobre 2009

Martian Manhunter - mag 2008

MARTIAN MANHUNTER voll. 1 e 2 di John Ostrander (testi) e Tom Mandrake (disegni) + Ospiti - il vol. 1 raccoglie Martian Manhunter nn. 0 - 17 e 1.000.000 [1998 - 2000]; il vol. 2 raccoglie i nn. 18 - 36 [2000 - 2001] - ogni volume: brossura, colore, 464 pag. - Euro 19,95 Planeta-DeAgostini Editore

Uno splendido personaggio, il Martian Manhunter, J'onn J'onzz da Marte.
Creato nel 1955, il Segugio di Marte avrebbe potuto essere uno degli innumerevoli cloni del blasonato Superman: alieno, apparentemente unico superstite della sua razza, fortissimo, praticamente invulnerabile, con la capacità di volare e una sorta di vista calorifera...
Ma J'onn J'onzz, oltre ad avere dei fantastici poteri che il buon vecchio Uomo d'Acciaio non possiede, come la telepatia e la capacità di rendersi intangibile, ha una caratteristica che permea non solo il suo essere, ma la sua stessa potenzialità narrativa: è un mutaforma.

Cheat - mar 2008


CHEAT di Christine Norrie
brossura con sovracoperta, b/n, 72 pag. euro 10,00 - Bottero Edizioni

Bastano poche tavole e Christine Norrie ti trascina dentro una storia che si fa penetrare intimamente perché vivibile da ogni persona.

Certo, questo non basta, bisogna anche saper raccontare: Christine Norrie ne è capace.

Negli elogiativi e pubblicitari commenti scritti in quarta di copertina di Cheat viene citata, a parere di chi scrive in modo non del tutto appropriato, la soap-opera, forma di narrazione in cui spesso le situazioni roteano vorticosamente sfociando talvolta nell'assurdo.
Cheat - originariamente pubblicato negli USA dalla ONI PRESS - invece è una romance storysoap, non foss'altro perché si tratta di un volume unico autoconclusivo.
L'autrice privilegia un tipo di narrazione realistico e proprio in questo sta la forza della sua storia: non accade nulla di eclatante eppure, come si diceva poco sopra, in poche tavole si viene catturati in una lettura serrata, come la vita; languida, come certi momenti della vita; anche banale, com'è la vita quasi sempre; emozionante...
con un approccio diverso da quello tipicamente

LA STORIA

A New York City Marc e Janey hanno appena traslocato; Anna e Davis sono i loro nuovi simpatici vicini; due coppie simili per età ed estrazione sociale, persone intelligenti, con diversissimi gradi di sensibilità.

Entrambe le coppie vivono una crisi, detta o meno che sia, e tutte e quattro le persone cercano un senso alle cose e alla relazione che stanno vivendo.
Solitudini e amicizie mancate vengono ad incunearsi maliziosamente, e tragicamente, tra le pieghe della crisi in atto andando a stravolgere per sempre i traballanti(ssime) equilibri.
Infedeltà, prima di tutto verso se stessi, vengono inizialmente scambiate per ciò che non potranno mai essere (consolazione, acquietamento, serenità...) e la consapevolezza che ne deriverà sarà durissima per tutte le persone coinvolte.

Si è già detto poco sopra che in Cheat non accade nulla di eclatante; e allora dove sta l'aspetto coinvolgente, interessante, gratificante che viene dalla lettura di questa storia a fumetti?
Sta nel fatto che, oltre ai disegni cui si accennerà più avanti, la storia è raccontata da Christine Norrie in maniera molto toccante, commovente e con un'intensità molto potente.

La primissima sensazione, dura giusto la lettura delle prime due-tre tavole, può essere quella del "luogo comune", i personaggi della storia inizialmente sbattono in faccia a chi legge la loro tipicitàpersone e le persone, per quanto si dica e si insista sull'unicità di ognuna, alla fin fine si somigliano tutte e questo è bello e terribile allo stesso tempo. Qui nessuno è "meglio" di nessun altro e le scelte fatte, o non-fatte, sono tutte ampiamente detestabili, inevitabili, condivisibili o chi lo sa... tratteggiata comunque in modo delicato. Poi improvvisamente i personaggi cessano di essere tali, di recitare quindi, e diventano

Il racconto tocca corde cui normalmente - ad avere un cuore che non è di pietra, s'intende - si è tutti quanti sensibili, molto sensibili e in più l'autrice ci sa fare parecchio nello scuotere chi legge, facendogli provare rabbia, tristezza (tanta) e commozione, oltre a un senso di tragicità e ineluttabilità che fanno male al cuore, quindi bene alla mente visto che stimolano per forza riflessioni profonde...

I DISEGNI

Delicati, dolci, malinconici. Disegni tracciati con uno stile personale, che paga con grazia gli inevitabili debiti con altri e più famosi artisti per poi giungere a una sintesi che contiene in se', contemporaneamente, una gran delicatezza e una certa forma grezza che aggiunge fascino al segno.

Le grandi vignette in cui non compaiono persone pare trasudino una sorta di ineluttabile stanchezza.

...come diavolo fa un disegno a "trasudare ineluttabile stanchezza"?!?... Chissà.
Forse, al di là della sacrosanta soggettività grazie alla quale ognun vede ciò che vuole e ciò che può - e sa - forse, si diceva, i disegni della Norrie riescono a trasmettere la malinconia e l'instabilità caratteristiche di un'intera generazione.

E' come quando si è in una stanza vuota, che non si conosce bene e della quale non si conosce a fondo l'abitante: ecco che guardando gli oggetti che compongono l'ambiente, respirandone l'atmosfera stessa, ci si fa un'idea, giusta o sbagliata che sia (ma può esistere in questo campo un'idea "sbagliata"?...) delle emozioni che hanno dimorato o che ancora dimorano lì.
Christine Norrie coi suoi disegni riesce a trasmettere questo tipo di sensazioni in modo forte.

I bianchi e i neri sono usati morbidamente per conferire particolari emozioni, per aumentare l'intensità di un momento; tanto bianco smarrisce, molto nero rende pesanti le emozioni vissute in quell'istante, la loro alternanza comunica l'insicurezza e l'instabilità, i fraintendimenti e le illusioni destinate a rimanere deluse.

Un cenno alla bellissima copertina - che si può ammirare a colori nella sovracoperta e in bianco e nero sulla copertina sottostante - la cui figura principale ricorda le giovani donne protagoniste dei romance/love comics pubblicati da Marvel e DC negli Anni 60 e 70, mentre il design generale di Kelley Seda impreziosisce il tutto con suggestioni neo-liberty.

Orlando Furioso

Neuro Habitat - mar 2008


NEURO HABITAT. CRONACHE DELL'ISOLAZIONISMO di Miguel Angel Martin
brossurato, b/n, 80 pag. euro 11,00 - Coniglio Editore - 2008

Neuro Habitat. Cronache dell’isolazionismo di Miguel Ángel Martín è la cronaca della vita di un giovane esiliato di sua volontà in una casa refrattaria alle emozioni che cercano di penetrare dall’esterno. Non è un emarginato: la notte di capodanno riceve un messaggio telefonico da una ragazza che vorrebbe fargli vedere la lingerie rosa. Potrebbe avere una fidanzata, la famiglia… e invece il suo eremitaggio nell’alveare di condomini metropolitani è una scelta ponderata che lo porta a cercare di allontanarsi dai rapporti con le cose fatte di carne, siano esse umane, animali o vegetali.

Martín racconta la cronaca di questo isolazionismo con uno stile essenziale, creando tavole in cui nemmeno una linea o una didascalia è lasciata al caso, e lo storytelling fluente mette a nudo le debolezze di un individuo che tenta inutilmente di mascherare crepe di vuoto e indecisione.
Fin dalla numerazione dei capitoli (pag. 5), fatta con il sistema binario, Martín offre degli spunti ai lettori. La numerazione binaria, utilizzata in informatica come linguaggio dei computer, fa pensare che la tecnologia deve avere un ruolo centrale, e infatti voltando pagina arriva l’immediata conferma. Nella prima tavola a fumetti (pag. 7) Martín descrive l’interno di un appartamento freddo (gelido) e spoglio, incominciando da un campo medio su un corridoio arredato unicamente con due lampade a muro, per poi indugiare sui dettagli di mouse, telecomando, altoparlanti, segreteria telefonica, telefonino e di un poster dei Magma (gruppo musicale che scrive i testi delle canzoni in una lingua artificiale chiamata kobaïano). Proprio un’incomprensibile canzone dei Magma, Theusz Hamtaahk, fa da sottofondo alle sei vignette che presentano al lettore l’appartamento.

L’asetticità, la mancanza di vita e la lingua kobaïana strana e inaccessibile fanno provare un sentimento di distanza e distacco dall’abitante della casa, una persona che usa la tecnologia come una sorta di barriera fra sé e l’esterno (“esterno” inteso tanto nel senso di altri personaggi del fumetto quanto del lettore). La scelta di ascoltare i Magma è sintomatico del modo di pensare dell’abitante della casa; nel primo album (Kobaïa, 1970) il gruppo francese di rock progressivo racconta la storia di alcune persone che scappano da una Terra destinata alla distruzione per stabilirsi sul pianeta Kobaïa, diventando un nuovo popolo, i Kobaïani, sradicato dal pianeta d’origine (da Wikipedia). Come i Kobaïani, anche l’alieno di Martín vuole lasciarsi alle spalle i terrestri.

Nelle due pagine successive (8 e 9) il lettore fa la conoscenza dell’individuo che vive nella casa spoglia e bianca come un ospedale. Sembra un marziano (o un kobaïano, se mai qualcuno è riuscito ad avvistarli), ma l’ipotesi extraterrestre va rigettata. Probabilmente Martín lo raffigura glabro, senza naso e con gli occhi da rettile affinché il lettore lo percepisca come uno straniero in cui non trovare nulla di familiare se non l’eco di una fantascienza classica che risuona nel volto. Consuma un pasto preconfezionato e plasticheggiante in stile McDonald, e un finto albero di Natale minimalista a forma di lisca di pesce crea un’atmosfera surreale e accentua la distanza dagli esseri viventi che stanno al di fuori della scatola/appartamento.

Nei capitoli successivi, a dispetto della voglia di isolarsi e di annullare i sentimenti traendo ispirazione dagli oggetti tecnologici con i quali si è circondato, l’alieno si mette continuamente in relazione con altri esseri viventi provando la più vasta gamma di emozioni. In tutti i brevi capitoli del fumetto ascolta, guarda o incontra fidanzate, serpenti, operatori del pronto soccorso, gatti, emitteri, genitori, fattorini, presentatrici televisive, prostitute, attrici porno o adolescenti asiatici asessuati. Ed ogni volta manifesta noia, curiosità, dispiacere, crudeltà, indifferenza, tristezza, gioia o ansia. Alla faccia del millantato isolazionismo!

L’alieno vive in bilico fra la voglia irrefrenabile di urlare la propria individualità e unicità e la presenza prepotente di una società massificata e omologante che si insinua sotto tutte le forme, dal cibo preconfezionato alla moda imposta dall’alto.
La vera beffa è che anche lui si è trasformato in modello da imitare e duplicare, trasformando il suo isolazionismo in qualcosa che il lettore può osservare, sezionare e studiare. O forse quello che a lui sembra un originale stile di vita non è altro che quello che succede a tutti i suoi simili (e di cui nessuno può venire reciprocamente a conoscenza) nella miriade di palazzi e grattacieli che lo circondano.

Luigi Siviero

Irripetibili - Le grandi stagioni del fumetto italiano


IRRIPETIBILI - LE GRANDI STAGIONI DEL FUMETTO ITALIANO
di Luca Boschi
352 pag. + 32 di illustrazioni a colori - euro 28,00 - Coniglio Editore


"Per poter apprezzare bisogna prima conoscere, e per essere spinti alla conoscenza bisogna avere la curiosità di scoprire." Luca Boschi, dalla prefazione a Irripetibili

L'AUTORE

Una presentazione esaustiva di Luca Boschi richiederebbe moltissimo spazio e una competenza che l'estensore di queste righe purtroppo non ha.

Sono pressoché innumerevoli le sue collaborazioni, le sue direzioni, i progetti e i volumi che ha scritto, curato e sta curando; se un volume, una collana, un qualsiasi progetto, ha lo "zampino" di Luca Boschi, si può stare tranquilli che si tratterà sempre di ottimi prodotti, realizzati invariabilmente con grande passione, competenza sterminata, cura e amore.
E' anche Direttore Culturale del Salone Internazionale Napoli Comicon, e ha ricoperto la medesima carica per Lucca Comics, oltre a collaborare con molte altre prestigiose manifestazioni internazionali, il cui elenco occuperebbe parecchie righe.

Luca Boschi ha anche diretto e coordinato alcune tra le più belle - a parere di chi scrive - riviste di fumetti, come ad esempio, negli Anni 90, Horror, poi diventata DC Comics PresentaComic Art), riviste che ancora si rileggono con grande piacere, compresi i begli editoriali che accompagnavano il lettore in territori a quell'epoca ancora sconosciuti. Fu proprio in quelle riviste che in Italia vennero presentati per la prima volta i personaggi della Vertigo, che cambiarono per sempre la concezione stessa del fumetto popolare statunitense.

Tornando al presente: la consultazione del suo Blog oltre a garantire piacere e divertimento intelligenti, fornisce agli appassionati moltissime informazioni non solo sul fumetto, ma anche sul cinema di animazione e l'illustrazione, altrimenti irreperibili, specialmente in lingua italiana.
(entrambe edite dalla rimpianta

Luca Boschi - storico, critico, esegeta del Fumetto, autore e sceneggiatore, insegnante alla Scuola di Comics di Firenze e uno dei massimi esperti di fumetto italiano - ha un grande dono, cioè quello di scrivere, sempre, in maniera felice ed interessante.
La sua scrittura colta ma scorrevole a un tempo, quindi fruibile da un'amplissima fascia di lettori e lettrici, cattura l'attenzione, stimola riflessioni, riesce a non essere mai "pesante" anche quando si addentra nel dettaglio tecnico.

IL LIBRO

Le 352, illustratissime pagine di IRRIPETIBILI - Le Grandi Stagioni del Fumetto Italiano, sono molto dense di storie, tutte raccontate da Boschi con dovizia di particolari, specialmente particolari umani, quei particolari cioè che rendono il dettaglio tecnico più comprensibile, umano esso stesso perché frutto di passione e, quasi sempre, di amore.
Parola grossa, "amore", eppure calzante per questo splendido, indispensabile saggio, atteso da tempo e che non a caso va a colmare un bisogno di notizie, storie ed informazioni su un periodo - e un argomento - ricchissimo di avvenimenti, rivoluzioni, cadute, assalti, litigi e, appunto, amore (ach, di nuovo quasta parolina così imbarazzante...).

E' proprio l' amore una delle molle che permette la nascita, negli Anni 60 e 70, di quelle riviste di fumetti di importanza epocale in Italia: da Linus a Horror, dal Corriere dei Piccoli con storie di Toppi, Battaglia, Hugo Pratt (...incredibile, eh?... lo sanno i giovani lettori che Una ballata del mare salato fu serializzata anche sul Corriere dei Piccoli nel 1971?...), da l'Intrepido a Il Mago e via via fino ad arrivare a Metal Hurlant, Frigidaire, Il Grifo, la vituperata - perlomeno da chi scrive - Corto Maltese.
Oltre a decine di altre riviste, non sopravvissute alle periodiche ecatombi, che seppur importanti storicamente sarebbero consegnate al dimenticatoio se non esistessero libri come questo IRRIPETIBILI. "Si sono sprecati i numeri zero che non sarebbero mai stati seguiti dagli uno", come ricorda giustamente Luca Boschi nella prefazione; e aggiunge, a proposito del pericolo di dimenticare la propria storia: "Chissà, forse il consumo iperveloce di notizie, idee e storie, accelerato dai ritmi della fruizione televisiva che alterano nel profondo i modi del pensiero dei teleutenti hanno contribuito anche per i fumetti a sviluppare questo truce fenomeno di smemoratezza collettiva..." (p. 6 op. cit.) .

Un percorso già di per se' molto affascinante che Luca Boschi offre con partecipazione, enorme competenza - anche perché in molte, moltissime delle cose narrate... lui c'era - e quella felicità di scrittura, uno dei suoi doni, cui si accennava poco sopra.
I nomi, i fatti, le storie, i personaggi: tutto diventa vivo e vivido, anche quando, nella realtà, molti dei protagonisti di IRRIPETIBILI non sono più tra noi da molto tempo.

In questo libro si incontrano senza vicendevoli imbarazzi Andrea Pazienza e Teddy Bob, non per un peloso senso di "democratico" appiattimento, ma perché tutto concorre alla formazione di quella categoria astratta, eppure così sentimentalmente pregnante, che è (ed è stato) il Fumetto Italiano.
Scopriamo per esempio che molti mostri sacri del comicdom italiano hanno cominciato disegnando e/o sceneggiando su tascabili che non avevano certo la patente di "nobiltà".

Con i capitoli intitolati La Golden Age del Fumetto Italiano Luca Boschi entra nel vivo di un periodo che ha coinciso con il suo forte coinvolgimento personale nelle esperienze fumettistiche più dense e importanti del periodo. Il racconto si fa, se possibile, ancor più appassionato/ante, sviscerato nel dettaglio, sempre senza mai dimenticare il lato squisitamente umano di quelle storie.
Il gruppo Valvoline, eppoi Totem, Pilot, Frigidaire, e ancora L'Eternauta, Comic Art... e gli autori, i preferiti come Magnus, Giardino, Micheluzzi...

"EVVIVA IL FUMETTO D'AUTORE!" (p. 121 op. cit.)

Informazioni e considerazioni, dati, racconti ricchi e appassionati: Luca Boschi a questo punto si schiera apertamente col cosiddetto "fumetto d'autore", o "di prestigio".

Senza minimamente sfiorare gli "isterismi" abbastanza tipici, ultimamente, dei contemplatori di ombelichi (in genere i propri...) pontificatori del disprezzo verso tutto ciò che viente identificato come "basso", "popolare" o, non sia mai!, "da edicola", il libro di Boschi tra i tanti meriti ha anche quello di mostrare in modo organico, chiaro e onestissimo un punto di vista appunto schierato e proprio per questo rilevante anche emotivamente, significativo e interessante persino per quei lettori "vecchi" e reazionari come l'estensore di questa "recensione".

[Anche se, personalmente, e mi scuso per l'uso della prima persona che però qui è indispensabile, quando penso ad esempio ai Giovanotti Mondani Meccanici a me viene davvero la famosa "orticaria", così come quando ricordo le commistioni tra griffe, cioè quanto di meno rivoluzionario esista, e fumettari "in odore" di rivoluzione tipica dei Meravigliosi Anni Ottanta...]

Ma è anche questo uno dei compiti di uno storico del fumetto: riportare, sempre con sentimento e delicatezza come fa Boschi, coi piedi per terra chi, magari un po' mummificato nella nostalgia, ha questi ricordi mitici di un'epoca simile all'El Dorado dei fumetti, o meglio: dei fumetti in Italia; un'epoca d'oro nella quale i fumetti si trovavano in ogni casa e tutti leggevano Tex e in ogni bottega di barbiere della Penisola si ammonticchiavano alla rinfusa Kriminal e Satanik, Diabolik, Zagor, gli Albi di Topolino, ABC e Menelik e ogni altra delizia disegnata. Il lavoro di uno storico del fumetto è anche quello di aiutarci a discernere ciò che è ricordo, nostalgia, speranza, da quello che era, invece, la realtà vera. Giovanotti Mondani Meccanici compresi.

Comunque un'ipotesi del perché siano morte le riviste a fumetti in Italia potrebbe essere proprio l'eccessiva cesura che il "fumetto d'autore" ha provocato; cesura sviluppatasi tra il "tipico" lettore/appassionato di fumetti e la poca comunicazione/comunicatività degli Autori, presi questi ultimi da una sacrosanta volontà artistica, di sperimentazione e di libertà che forse però li ha allontanati troppo dai desideri dei lettori, che sono alla fin fine, ahimé, gli acquirenti dei fumetti.

Concludo queste righe di grande ammirazione per Luca Boschi e per il suo IRRIPETIBILI - Le Grandi Stagioni del Fumetto Italiano consigliandone l'acquisto e la lettura non solo ai "già convertiti", ma proprio alle persone che, come chi ha scritto questa modesta recensione, hanno dei pregiudizi o credono di avere dei "conti in sospeso" con certi periodi della comunque ricchissima, appassionante, irripetibile storia del fumetto italiano.

Si dice sempre che "questo libro non deve mancare nella biblioteca di ogni appassionato", ma in questo specifico caso l'affermazione non ha proprio nulla di retorico.

Buona, anzi ottima, lettura!

Orlando Furioso

Capitan America è morto - nov 2007


CAPITAN AMERICA E' MORTO
Captain America Vol. V, # 25 di Ed Brubaker | Steve Epting
in Italia su THOR E I NUOVI VENDICATORI n. 104 - Panini Comics

Capitan America è morto.

Ormai lo sapevano tutti, ma ora che la storia è stata pubblicata anche in Italia (su THOR 104 della Panini Comics) finalmente è possibile parlarne liberamente.

Con la vittoria dei supereroi pro-registrazione alla fine della saga CIVIL WAR, Steve Rogers si è consegnato alle autorità per garantire ai suoi compagni ribelli una seconda possibilità. L’eroe a stelle e strisce dell’Universo Marvel finisce così nelle mani della giustizia, quella stessa giustizia che per anni ha rispettato e fatto rispettare.

E’ una delle pagine più amare nella vita di Capitan America: in manette, portato in tribunale, si prepara ad un processo che non subirà mai... Da un palazzo Crossbones, un vecchio nemico, gli spara ferendolo. Lo finiscono dei colpi ravvicinati all’addome; a spararli è Sharon Carter, la sua amata “storica”, sotto il controllo ipnotico dello psichiatra criminale Dottor Faustus.

E’ la morte di Capitan America, la morte del Sogno.

Questo, in breve, quello che succede in CAPTAIN AMERICA Vol. V 25, scritto da Ed Brubaker e disegnato da Steve Epting.

Il mio calendario dice che siamo nel 2007. Leggere questi fumetti però mi fa tornare un po’ più indietro: ai primi anni ’90, gli anni dell’evento a tutti i costi, delle morti importanti, degli speculatori.

15 anni fa in questi giorni moriva Superman, e giornali e tv non parlavano d’altro. Il primo supereroe era morto, ucciso dai violenti colpi di Doomsday. Un “evento memorabile” per i fan affamati di colpi di scena, la “solita trovata pubblicitaria” per chi i fumetti non li legge.

La morte di Superman, la paralisi di Batman, la follia di Lanterna Verde, il clone dell’Uomo Ragno, la morte di Mr. Fantastic... lo stesso Capitan America in quegli anni si ammalò gravemente (per poi guarire dopo circa un anno).

E ora, in un periodo in cui i Nineties vengono visti come la più nefasta delle piaghe d’Egitto ma in realtà non smettono di essere fonte di ispirazione per troppi autori, la storia si ripete. Muore Capitan America perché le case editrici non hanno imparato la lezione. 10/15 anni dopo siamo sempre lì, con le solite morti, i soliti “eventi storici”, i “niente tornerà come prima”.

Saranno contenti gli speculatori: anche stavolta potranno sognare di fare miliardi rivendendo le loro copie di CAPTAIN AMERICA 25, così come fecero con X-MEN 1 o SUPERMAN 75 (che oggi si trovano svenduti in quantità industriali). A pochi giorni dall’uscita, su E-bay si trovava già venduto a 100 Dollari... Per non parlare di tutte quelle belle variant e ristampe che sono spuntate come funghi.

Saranno contenti anche quei fan a caccia di “coolness”, quelli che sperano che tutti sia definitivo e che il redivivo Bucky Barnes (altra “geniale” trovata) prenda il posto del defunto amico. Il loro unico desiderio è dire “io c’ero!” su qualche board.

Sarà contento pure Quesada, insieme allo staff Marvel, dato che di Capitan America nessuno parlava mai. Ora è sulla bocca di tutti. Che importa se i non lettori diranno che è “la solita trovata pubblicitaria”? L’importante è che se ne parli; bene o male... che importanza ha?

Tutti contenti, allora? Beh, no. Io non lo sono. E ringrazio Fumettidicarta per aver concesso a questo lettore di Cap da tanti anni di dire la sua in questo spazio...

Non ne posso più di questi eventi. Tutti a parlare male di quei brutti e cattivi anni ’90, ma nel frattempo sono applausi continui per “idee” che recuperano il peggio di quel periodo. La Guerra Civile, l’Uomo Ragno smascherato, la morte di Capitan America... basta, per favore. Basta, fatemi leggere delle storie. Sono ANNI che non leggo un ciclo decente di Capitan America. Anche questo tanto osannato Brubaker si è limitato a ripescare i soliti nemici di Cap e a far resuscitare Bucky, il morto più morto del Marvel Universe (necrofilia fumettistica, se vogliamo chiamarla con il suo nome). Possibile che non riescano a produrre delle storie che sappiano essere appassionanti, coinvolgenti, emozionanti, vive... senza far morire o resuscitare qualcuno?

In questi ultimi anni, insoddisfatto dalle più recenti gestioni del personaggio, mi sono buttato sui CAPITAN AMERICA Corno. Ho conosciuto così le storie di Lee, Friedrich ed Englehart, disegnate da Kirby, Colan, Romita, Buscema... un altro pianeta, rispetto alla mediocrità del Cap del 2000.

Intendiamoci, la storia di CA 25 non è neanche brutta. E' scritta più che dignitosamente, ben disegnata. Però non è quello che voglio da questi fumetti. E' solo un evento crea hype. Fatto anche benino, per carità, ma sempre evento crea hype rimane. Come negli anni '90.

Altro sale sulla ferita, la continua ricerca del realismo, ormai regola numero 1 di gran parte dei fumetti Marvel post-11 settembre, colpisce ancora: Steve Rogers muore sui gradini del tribunale, a causa di ferite da arma da fuoco. Un attentato che ricorda quello in cui morì il presidente Kennedy. Una morte realistica, certo, ma così ingloriosa... un simbolo, una macchina da combattimento come lui, privato anche della possibilità di andarsene sul campo di battaglia. Ucciso da un "banale" attentato, senza la possibilità di difendersi. Come nel mondo reale, certo... che però non è l'Universo Marvel, nonostante la tendenza degli ultimi anni di eliminare il sense of wonder a favore di un più cupo (e per me sgradevole) realismo..

Capitan America è uno di quei personaggi completamente positivi che al giorno d'oggi non hanno la vita facile. Tra tanti eventi drammatici, tra tanto grim and gritty, può piacere ancora ai lettori un nobile eroe fuori dal suo tempo, "relitto" di un passato che per lui non è mai morto? Cap dava sicurezza, lui stesso era una certezza: qualsiasi cosa succedesse, era sempre in prima linea, pronto a fare la cosa giusta. Forse non era cool, ma era un autentico eroe. Vero e proprio esempio di ottimismo, di quell'American Way of life che a volte sembra solo un'utopia, Steve rappresentava non l'America, ma il Sogno Americano, i valori sui quali si basa la più grande Nazione democratica del mondo. La sua morte, per i cittadini del Marvel Universe, è la morte di quel sogno, di quell'ottimismo che (anche) stavolta ha perso contro la dura realtà.

E ora, che succederà all'eroe creato nel 1941 da Joe Simon e Jack Kirby? Tornerà? Non tornerà? Immagino che, con il film in uscita, riapparirà più in forma che mai. Per ora, però, l'Universo Marvel e i lettori perdono uno degli eroi più conosciuti e rappresentativi. E il mondo del fumetto è un po' più vuoto (ma la serie regolare, che esplora le conseguenze dell'evento, continua).

A presto, Cap!

Francesco Vanagolli

Il Grande Male - feb 2008

Il Grande Male di Paolo Cossi - 144 pag b/n, euro 14,50 - Hazard Edizioni

In questo libro Paolo Cossi affronta un tema dimenticato dai più: il genocidio degli armeni da parte dei turchi, perpetrato tra il 1914 e il 1916 e definito ancora oggi dagli eredi dei sopravvissuti "Medz Yeghern", "Il Grande Male". Una tragedia terribile per le sue dimensioni (il bilancio finale fu di più d'un milione di vittime) e per la feroce premeditazione con cui fu attuata.

La difficile convivenza tra gli armeni e i turchi, nell'ambito dell'allora Impero Ottomano, aveva già portato a tensioni e tragedie nei secoli precedenti, ma fu nei primi anni del '900 che i Giovani Turchi (che presero il potere nel 1908, organizzandosi nel partito Ittihad e di fatto esautorando progressivamente il sultanato) instaurarono una dittatura militare che pianificò la "soluzione finale" della questione armena, secondo teorizzazioni e pratiche che nulla ebbero da invidiare alla "soluzione finale" che i nazisti proposero pochi decenni più tardi per gli ebrei.

Nell'ambito di quel gigantesco scontro che fu la prima guerra mondiale (militare e geopolitico, destinato a ridisegnare - assieme al conflitto '40 - '45 - l'assetto planetario, tra nuove potenze emergenti ed imperi ormai al declino), la triade dominante dei Giovani Turchi (i ministri Djemal, Enver Pascià e Talaat Pascià) trovarono una ghiotta occasione per concretizzare quella feroce teoria, mentre l'attenzione del mondo era distratta dalle altre vicende belliche. Omicidi mirati dell'intellighenzia armena, sterminio dei soldati armeni arruolati nell'esercito turco, deportazioni della rimanente popolazione civile (tutta attestata nella parte orientale dell'Impero Ottomano), organizzate secondo l'ipocrita scusa del trasferimento in zone più sicure e lontane dal fronte, e in realtà finalizzate a lasciare i deportati in balia di bande armate o della morte per sfinimento.

E' davvero bello questo libro di Paolo Cossi, almeno per due motivi connessi tra loro. In primo luogo, non è semplice parlare della storia senza rischiare di essere didascalici, senza rischiare che il rigore della ricostruzione prenda il sopravvento sulla parte narrativa. In secondo luogo, quando si prende in esame una pagina di storia a lungo negata o rimossa ai rischi sopra esposti si assommano quelli dell'enfatizzazione emozionale, quasi si debba operare un risarcimento nei confronti di chi ha visto negata un'ingiustizia, assumendo atteggiamenti manichei.

Paolo Cossi evita entrambi questi pericoli. Nel suo lavoro intreccia spunti storici rigorosi e una bella e toccante vicenda tratteggiata da personaggi di fantasia. Così, nel fumetto troviamo la storia di Armin Wegner, un soldato tedesco che, a costo di pesanti ripercussioni personali, fu il primo a rivelare con un reportage fotografico lo sterminio. Apprendiamo poi del tentativo di resistenza armena, e del processo (di alcuni anni successivo) a Tehlirian, un sopravvissuto che assassinò Talaat Pascià, uscendo assolto dal giudizio.

A questi fatti storici, l'autore annoda le vite dei suoi personaggi. Un giovane armeno di nome Aram, ingenuo e terrorizzato da quanto vede accadergli attorno, che raggiungerà la salvezza grazie al pragmatismo e alla generosità di Murat, suo coetaneo turco che saprà vincere la naturale diffidenza di Aram. Cossi lascia poi scivolare tra le righe del suo racconto un incrocio di destini, narrandoci dell'amicizia nata durante la deportazione fra la giovane Sona e la madre di Aram. La prima è una giovane armena che si salverà dal massacro e si sposerà proprio con Murat; la seconda non ce la farà, e il figlio - per usare le sue parole - non saprà neppure come o di cosa sia morta la madre ("di lei non mi rimane nulla, se non l'immagine confusa di quando partì per il Caucaso"), e neppure scoprirà della casuale e fugace amicizia nata fra la madre e la futura moglie dell'amico turco.

Sul piano grafico, Cossi è ugualmente bravo nell'evitare scene eccessivamente truculente o crude e nel disegnare le sue tavole con un ritmo incalzante ed un ottimo storytelling. Altra scelta grafica da me molto apprezzata è l'aver differenziato lo stile optando per una caratterizzazione precisa nei volti e nelle espressioni, mentre i fondali restano vaghi e indefiniti: non credo si sia trattato di approssimazione, ma di una scelta artistica, quasi che gli sfondi nella loro evanescenza debbano essere paradigmatici della dissoluzione di un popolo, e contemporaneamente andare al di là della puntuale ricostruzione di un singolo caso, diventando denuncia universale di ogni genocidio, avvenuto ovunque e in qualsiasi periodo storico.

Francesco 'baro' Barilli

Gesù contro i vampiri - mar 2008

LOADED BIBLE - GESU' CONTRO I VAMPIRI di: TIM SEELEY, testi; NATE BELLEGARDE, disegni; MARK ENGLERT, chine; STEFANO CASELLI, cover; volume brossurato, colore, cm 16,5 x 25,5, 48 pag. - EURO 6,00 - edizioni ARCADIA

"...gli Stati Uniti d'America sono sotto il dominio di orde di vampiri succhiasangue.
Solo un uomo può mettere fine a questo regno di terrore.
Cosa farà Gesù?
SPACCHERA' IL CULO AI VAMPIRI."
Loaded Bible

Una meravigliosa copertina, opera di Stefano Caselli, autore anche di una breve postfazione, veste splendidamente il primo volume di una storia che forse in molti avevano pensato, ma pochi hanno avuto il coraggio di realizzare.

Già, perché spogliato degli attributi dell'umana fede - e la fede, grazie a dio, non è una faccenda cui tutti siamo obbligati - Gesù Cristo è un personaggio pieno di caratteristiche fantastiche: è uno dei più antichi supereroi al servizio di un'indegna umanità, ha poteri sovrumani, un potenziale ribellistico sfruttabile per mille storie e leggende, fornisce risposte spiazzanti, viene raffigurato come bello e affascinante. Insomma è un personaggio ideale che pare fatto per potergli cucire storie addosso!
Lo stesso dicasi dell'eterna, intramontabile, sempre fresca saga dei Vampiri, creature altrettanto mitologiche presenti nei racconti umani sin dall'inizio dei tempi, da prima dell'invenzione della scrittura, esseri esistenti negli incubi forse da quando esiste la stessa notte.

Gesù e Vampiri è dunque una bellissima accoppiata e la sinossi di Loaded Bible - Gesù contro i Vampiri, ridotta all'osso - e giusto per far capire di che tipo di storia stiamo parlando - potrebbe già esser riassunta nell'ultima frase della quarta di copertina: Gesù spacca il culo ai vampiri.
Però la faccenda in realtà non è così semplice...
Ci sono - eccome - le botte da orbi, c'è un Gesù-ninja dotato di superpoteri (ovviamente...), di alcuni dei quali non si sospettava l'esistenza, che massacra orde di vampiri e ci sono le due fazioni: New Vatican City da una parte e i territori di Vrykolakas capeggiati da Lilith, la Prima Vampira - forse addirittura la prima creatura?... - e in mezzo quell'inferno che è diventato la Terra, un pianeta devastato da una terrificante guerra nucleare globale scatenata dagli Stati Uniti d'America a partire dalle implicazioni dell'11 Settembre, le cui radiazioni non si sono ancora attenuate.
I vampiri, però, sono immuni alle radiazioni nucleari...

C'è l'azione scatenata, ma c'è anche un lato misterioso in quanto le fazioni sono tutt'altro che delineate in modo granitico e dubbi, strane alleanze, mosse politiche oscure, complotti e televisione la fanno da padroni, insieme al clero che governa le masse terrorizzate. Il clero che governa New vatican City sta componendo "in diretta" la Bibbia 2, cominciata in coincidenza col Secondo Avvento di Gesù Cristo sulla Terra. Nelle grandi adunate in cui si celebra il culto cristiano avviene la scrittura di Bibbia 2, tramite le riprese televisive delle imprese di Gesù Cristo mentre sventra, trafigge, smembra, taglia a metà, brucia e polverizza vampiri tanto affamati quanto sempre più numerosi e conseguentemente coraggiosi.

Nel frattempo il mondo dei Vampiri, e in particolare il suo capo Lilith, non sta certo a guardare e sta preparando una misteriosa controffensiva. Ma forse non sono solo i Vampiri a resistere, perché si sa che le leggi delle chiese, qualunque esse siano, non trovano mai un'adesione totale tra gli umani, in quanto c'è sempre qualche testa calda che non intende rinunciare ad usare il proprio cervello e che vuole godere della propria libertà...

Quindi la storia si fa più intricata e il volume finisce con una rivelazione sconvolgente che rimescola del tutto le carte in tavola, un riuscito cliffhanger che fa sperare in una prossima pubblicazione italiana del secondo volume, già edito da Image Comics nel maggio 2007 (e più in là del terzo e conclusivo volume in uscita negli USA proprio in queste settimane).

Lo scrittore di Loaded Bible, Tim Seeley, è conosciuto nel comicdom nordamericano per essere il disegnatore di molti dei volumi pubblicati dall'etichetta indipendente Devil's Due Publishing"Pop Culture IS Our Culture!" - tra i quali spiccano i volumi che riguardano il cult Hack/Slash.

Loaded Bible - Gesù contro i Vampiri è scritto in modo fluido, rapido e divertente, come uno di quegli slasher che pur non essendo capolavori immortali ti tengono ben bene incollato alla sedia. Pochissime le deviazioni, stringati i riassunti, tagliati con l'accetta certi personaggi, mentre su altri (Lilith ad esempio, personaggio molto azzeccato, anche graficamente) si vede che c'è un lavoro più dettagliato e preciso.
La storia è semplice e molto divertente e il volume "si legge da solo", essendo un buon prodotto di intrattenimento, soprattutto per chi, come nel caso di chi scrive queste righe, ha da sempre una passione per i Vampiri.
La storia contiene anche una critica alla politica guerrafondaia statunitense, cosa che rende il volume ancora più simpatico.
- il cui slogan-dichiarazione d'intenti recita:

Per quanto riguarda la parte grafica di Loaded Bible: i disegni sono realizzati dal giovane Nate Bellegarde, che a soli 16 anni partecipò alle matite di Battle Pope: Mayhem (quindi su territori già in qualche modo vicini a quelli di Loaded Bible).
Il segno è nervoso e dinamico e mostra una certa influenza cartoonesca che ben si sposa alle numerose scene d'azione. Efficace e piacevole da guardare, specie nella soluzione scelta di raffigurare i vampiri come ognuno diverso dall'altro. Lo storytelling è buono, serrato, funziona perfettamente e il lavoro di regia generale è ben sviluppato e mai noioso, l'occhio corre sempre nella giusta direzione.
Le chine di Mark Englert sono misurate, non invadenti e funzionano bene; i colori di Rex Justice sono freddi e piatti, perfetti per il segno e la storia.

Conclude il volume una bella galleria di pin-up di Matteo Cremona, Walter Venturi, Simone Gabrielli, Daniele Caluri e Luca Enoch (bellissima la sua pin-up con un Gesù Cristo heavy-metal che affonda letteralmente nei mostri).

Inutile dire che negli USA qualcuno non ha gradito che il proprio personaggio mitologico preferito venisse coinvolto in una scandalosa storia di vampiri - e vampire, talvolta anche nude - e ha invitato a boicottare l'Image Comics in quanto produttrice di cotanta blasfemia.

"In un paese dove un seno alla televisione provocava accuse di immoralità, dove si credeva che un potere più grande avesse aiutato una squadra di baseball a vincere il campionato e dove c'erano ancora accese battaglie legali per il diritto all'aborto, non potevano esserci dubbi... Cristo regnava." - Loaded Bible

Orlando Furioso

domenica 11 ottobre 2009

Le fatiche del recensore 2008 - atto I - feb 2008


Il 2008, anno ricco di ricorrenze. Quarant’anni dal ’68. Ma anche sessanta dal ’48 e le elezioni.
Addirittura settanta dal ’38 e la conferenza di Berlino, e la famosa frase di Chamberlain “Pace nei nostri tempi”. Cento anni fa alle Olimpiadi di Londra Dorando Pietri veniva sorretto dai giudici di gara a pochi metri dal traguardo della Maratona, perdendo così la medaglia d'oro, ma dando inconsapevolmente vita alla prima grande leggenda dello Sport Italiano, e così via.
Cosa c’entra questo con le recensioni?
Nulla, ma mi piaceva buttare lì qualche notiziola storica per rompere il ghiaccio. E adesso, tutti trulleri e ricchi di bonomia, eccoci pronti per quattro terrificanti recensioni.

ZEROVIRGOLAZEROQUATTROMETRIQUADRI, 21 albi a cura degli Allievi della Scuola di Fumetto del Castello Sforzesco di Milano, 12 pagine ciascuno, 0,50 euro caduno.

Molto in ritardo (ma ogni promessa è un debito) ecco qui una recensione di questi albi realizzati dagli allievi della Scuola di Fumetto del Castello Sforzesco di Milano.

Sono stato vittima della simpatia e dell’esuberanza dei ragazzi a Fullcomics 2007, manifestazione in cui mi sono accaparrato tutti e 21 gli albi. Perché, direte voi… perché queste cose vanno sostenute. L’autoproduzione, la voglia di esprimersi, di superare i propri limiti e confrontarsi con qualcosa di finalmente serio come realizzare un fumetto “completo” sono cose che mi colpiscono, e anche il duro cuore dell’Editore Severo ma Giusto si intenerisce.

Oddio, intendiamoci…capolavori niente. Qualche spunto, magari un guizzo indovinato, ma la maggioranza è ben lontana da un livello medio professionale. Tutti e 21 gli albi partono da uno spunto preciso (un trasloco) per poi prendere strade diverse. Ne segnalo qualcuno che mi ha colpito per un qualche particolare:
Trasloco = Inferno
di Caterina Carioti - Fabrizio Ferrante - Valerio Maggioni, per la copertina;
Il Trasloco Immaginario
di Stefano Scarano, per la storia inquietante;
Il Signore dei Capelli
di Valentina Marasco e Andrea Tabacco, per i disegni;
Un Trasloco Animato
di Giovanni Garattoni, sempre per i disegni;
Trasloco
di Giulia de Amicis, per la storia poetica;
Il Trasloco sul Cortile
di Giuseppe Rossello e Fabio e la Mind’s Traslochi etc. di Christian Lattuada, per le storie.

A questo punto che dire? Dico che purtroppo mancano spazi dove questi ragazzi possano farsi le ossa. Tutta quella serie di riviste/fumetti/testate, magari poco note ma già di livello professionale, dove un esordiente poteva lentamente diventare davvero professionista.

Oggi da un lato l’editore pretende (con buoni motivi) che ANCHE l’esordiente sia all’altezza del professionista, e dall’altra l’esordiente (non tutti, ma alcuni sicuramente sì) crede (se non pretende) di poter essere considerato come un professionista sotto tutti i punti di vista. E non è così. Chi resta a dare la possibilità di fare effettivamente qualcosa? Le scuole, con gli annuari, o magari albi di questo tipo, e pochi editori come l’Associazione Alex Raymond, Cagliostro E-Press, Alien Press che, programmaticamente, curano gli esordienti.
Questi albi degli Allievi del Castello sono una testimonianza della realtà più vitale del mondo del fumetto italiano: i giovani, realtà purtroppo spesso dimenticata o trascurata.

Resistenze, AA.VV. a cura di Claudio Calia e Emiliano Rabuiti, Beccogiallo 2007, 304 pp. Brossurato. 18 euro

Tempo fa ho visto in fumetteria questo volume, e incuriosito l’ho preso.
Ritengo che il fumetto sia oltre che Arte, anche una tecnica, un modo con cui parlare di tutto, quindi anche di politica e politica antagonista, come questo caso.
Però…però…però poi sono rimasto un poco deluso. Possibile che l’antagonismo sia al 90% a senso unico? Sembra quasi che o sei di ultra sinistra o non sei antagonista. Ci sono anche storie che provano a non restare chiuse nei soliti schemi “autorità cattiva - antagonista buono”, ma sono poche.
Ricordo quella di Marco Rizzo, e poi? Il discorso non è che sia contro un fumetto di denuncia. È che mi sto cominciando a stufare di chi si crogiola in schemi politici vecchi di oltre 30 anni.

Ok , glorifichiamo gli occupanti di un palazzo a Roma, raccontando la vittoriosa resistenza contro lo sgombero della polizia brutale, ma…possibile che chi occupi ha sempre ragione e chi cerca di riprestare il rispetto delle regole sbaglia a priori? Non so…almeno i fumetti politici che leggevo su Linus o Alter negli anni ’70 avevano un pregio: erano nuovi.
Qui spesso leggo un uso di clichè facili facili: la chiesa cattiva, i preti pedofili, la vita è tutta negativa, la società è cattiva, i poliziotti sono servi del potere, e così via. Boh.

Resistere, ok? Ma per fare che? C’è un’alternativa? Esiste un progetto? O è un resistere fine a se stesso,pur di essere “alternativi”? Possibile che non ci sia UNA cosa positiva in tutto il mondo?

L’antologia è molto ricca, e quindi si trovano anche storie gradevoli, non fraintendetemi, ma quasi sempre siamo a livello di guizzo, di battuta ad effetto, di incompiuto. E poi lo devo proprio dire…ma perché c’è questa terribile idea che se faccio dei fumetti “alternativi” posso anche disegnare coi piedi? Perché? Ditemi perché. Perché Maicol e Mirko? Perché Calia? Ma allora pure io mi metto a disegnare e mi presento come ”autore completo”.
E questo è un vizio atavico del fumetto “indipendente” e/o “politico”, come se la nobiltà degli intenti scusasse la pochezza grafica. Per piacere, no. Allora scrivete racconti, no?

Comunque, tiriamo le somme: l’antologia come dicevo è abbastanza ricca e se uno vuole avere un panorama del fumetto antagonista italiano del 2007 potrebbe anche fungere da Bignami. Certo è che non è questo l’unico modo di resistere, e soprattutto resta la domanda su cosa fare DOPO che si è resistito. Ma forse pretendo troppo.

Sciò, Delia Vaccarello & Giulia Argnani, Piccola Biblioteca Oscar, Mondadori 2007, 240 pp. Brossurato. 8,40 euro

Il fumetto è ormai accettato come un modo per narrare. La cosa è ottima, visto che così facendo si capisce che l’equivalenza “fumetto = cose per bambini” è una idiozia.
Il problema è che sottilmente si è instaurata un’altra equivalenza, ossia “fumetto = cose per gggggiovani”.

In un certo senso è questo il sospetto che mi rimane dopo la lettura di questo libro in cui Delia Vaccarello racconta alcune storie di amore tra adolescenti.
Intendiamoci, il libro è ben scritto, le storie sono solo leggermente didascaliche, e tutto sommato non è male come prodotto. Il fatto è però che ho come idea che si stia insinuando un cliché metodologico: se vuoi fare il figo con i lettori adolescenti allora usa il fumetto, perché il fumetto è un linguaggio da adolescenti. E questo sarebbe sbagliato.

Il fumetto è un linguaggio universale, non circoscritto a un’età. Ma andiamo oltre.
Delia Vaccarello
si dedica da anni all’esplorazione del mondo dei sentimenti, prima in ambito lesbico con la serie di antologie Principesse Azzurre, e poi dedicandosi al mondo degli adolescenti. Prima con L’amore secondo noi e adesso questo Sciò.

Le storie a fumetti spaziano in ogni possibile approdo di una storia di amore, etero, omo, a lieto fine, o anche tragico, cercando sempre di mantenere una credibilità di fondo. I disegni di Giulia Argnani non sono il massimo della vita, ma tutto sommato sono ben curati e funzionali. Sarebbe interessante vederla all’opera su una distanza maggiore, o magari su una storia meno “lineare” dei brevi flash qui presenti. In sintesi Sciò è un’opera interessante (e dal costo contenuto, va detto), anche se un po’ “a tema”.

Sicuramente è un prodotto che non si trova normalmente nelle fumetterie, e rappresenta un altromodo di usare il fumetto per raccontare storie di vita quotidiana.


Link:

- fuorispazio.net

- la pagina di Delia Vaccarello sull'Unità

Radio Karika, Stefano Santarelli, Alessandro Ruggero (testi) & Gianpaolo Morale, ASMI srl 2007, 240 pp. Brossurato (volume) & spillato (albo singolo). SP (senza prezzo perché albi omaggio)

Il fumetto è un modo espressivo che può dire e rappresentare qualsiasi cosa. Al tempo stesso può essere usato da chiunque, essendo un codice comunicativo facile e ricco.

Non è vero che leggere fumetti sia difficile. È vero piuttosto che la gente non legge a priori, e quindi non legge nemmeno fumetti.

Ma perché questa premessa? Perché voglio parlare di un fumetto che non troverete in fumetteria o in edicola, un fumetto che è stato parte integrante di un progetto educativo molto importante, il Programma Operativo nazionale “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia” 2000-2006, realizzato dal Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con un cofinanziamento dell’Unione Europa.

Radio Karika è una serie di 12 albi spillati usciti nel 2005, raccolti poi in un volume edizione Silver che raccoglie tutta la serie, che racconta le avventure di un gruppo di ragazzi in una città del Sud, ragazzi che mettono su una radio “indipendente” per raccontare i loro fatti di vita, loro e del loro quartiere.
È ovviamente un fumetto didascalico, dove i buoni sono buoni, i cattivi cattivi, e la famosa “ambiguità morale” del personaggio tormentato post-moderno non si vede nemmeno col lanternino.
Sono fumetti che voglio trasmettere un messaggio. Anzi, il linguaggio fumetto è usato volutamente (e quindi l’operazione è onesta) per trasmettere in modo chiaro e inequivocabile messaggi netti: la mafia è sbagliata; l’usura è un reato; il razzismo è da combattere; la droga fa male. E così via.

Le storie sono semplici. Ogni episodio affronta un tema preciso e lo risolve, facendo vedere le conseguenze delle scelte sbagliate, e dicendo molto chiaramente che è possibile e doveroso fare quelle giuste.
Santarelli
e Ruggero scrivono storie solide, sia pure non particolarmente innovative, e i disegni di Morale e Stramaglia sono professionali. Puliti, chiari, funzionali.

Ora, perché ne parlo? Perché mi ha colpito come addirittura il governo e la polizia abbiano pensato che il fumetto potesse essere un modo per raggiungere i giovani. Allora forse se da un lato esiste una crisi di vendite, dall’altro il fumetto rimane un linguaggio vivo e vitale. Per chi fosse interessato a sapere di più su Radio Karika vi rimando al sito www.radiokarika.it.

Alessandro Bottero

Gravetown - mar 2008


GRAVETOWN vol. 1 di: Paolo Zeccardo, storia, disegni, lettering e copertine;
Andrea Pistoia, revisione e supervisione testi

volume brossurato, b/n, cm 16 x 22, 100 pag. - EURO 8,00 Cagliostro E-Press - collana DownLoad

"A Gravetown ci sono 111.100 anime. A Gravetown non si vede quasi mai il sole. A Gravetown nevica spesso. A Gravetown il nero della fuligine dei camini si confonde con il nero delle anime dei suoi abitanti. A Gravetown il bianco della neve si riflette nella luce abbagliante che emettono gli occhi fiammeggianti di un angelo caduto. A Gravetown vive Vincent Nightly. A Gravetown vive Lost Amidale." -
Gravetown

Immaginate la città di Halloween, quella di Nightmare Before Christmas (il magnifico film d'animazione in step-motion diretto da Henry Selick e prodotto da Tim Burton), ma senza le risate dei bambini-mostro, senza tutta quella "vitalità", seppur mortifera, senza la banda e senza cani fantasma che abbaiano alla luna.
Immaginate una Halloween più cupa e dark, senza divertimenti, grigia e misteriosa e avrete un'idea dell'atmosfera che si respira in Gravetown.

Paolo Zeccardo, evidentemente cresciuto a pane & manga, riesce a creare con pochi e stilizzati segni un'atmosfera cupissima e claustrofobica che stringe l'anima come un paio di tenaglie di metallo nero.

Sono rimasto incantato da Gravetown sin dalla prima, rapida sfogliata data al volume mentre ero in visita allo stand della Cagliostro E-Press e Bottero Edizioni durante l'ultima Mantova Comics.

Mi piacciono molti manga e mi piacciono le cose dark, resto sempre affascinato dalla malinconia cosmica che si cela dietro una storia gotica e trovo che i demoni siano dei personaggi che, come il nero, stanno bene un po' dappertutto; mi piacciono i tratti cartooneschi e i disegnatori che con pochi segni riescono a creare un'atmosfera.
Tutte queste cose sono le caratteristiche costitutive di Gravetown e trovarcele dentro tutte insieme non può che farmi apprezzare, e molto, questo volume.

Altra cosa da apprezzare senza riserve sono, oltre la bella copertina a colori, le illustrazioni in bianco e nero a tutta pagina (che si possono ammirare a colori sul sito della Cagliostro E-PressGravetown è scaricabile gratuitamente, insieme a dozzine di altri fumetti, in formato pdf) nelle quali l'autore riversa tutto il suo amore e la sua passione per questo tipo di atmosfere. dove tutto

Vari tipi di immaginario, "nipponico" e non, convergono in questa storia: oltre a quello gotico/horror vi trovano spazio situazioni di sentimento profondo, una storia d'amore gay - tra Vincent Nightly, il protagonista della storia e Lost Amidale sono sicuro che non ci sia solo amicizia e la cosa mi fa molto piacere... - e poi ancora demoni e superpoteri, orfani e potenze misteriose, doppelganger e molti segreti da svelare.
Non si pensi a un'accozzaglia però, perché la storia, che prende a modello alcuni tipici stilemi narrativi giapponesi, funziona benissimo e le varie situazioni si incastrano perfettamente tra loro creando suspance e attesa.

Paolo Zeccardo dopo il diploma di liceo artistico ha frequentato la Scuola Romana dei Fumetti e si è dedicato quindi al disegno e alla pittura. Ha inoltre pubblicato delle illustrazioni per riviste pubblicate in Giappone.

Orlando Furioso

Alpen Rose - feb 2008


ALPEN ROSE di Michiyo Akaishi
8 volumetti brossurati mensili, b/n, 192 pag, euro 4,20

Star Comics edita in Italia il manga Alpen Rose di Michiyo Akaishi, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1983 e noto in Italia soprattutto per aver subito una selvaggia censura nella sua trasposizione animata: fu infatti, tra le altre cose, eliminato ogni riferimento al nazismo e alla II Guerra Mondiale, rendendo in questo modo la storia poco fruibile, quando non poco comprensibile.

La casa editrice perugina prosegue così la lodevolissima pubblicazione di manga classici, spesso inediti da noi come nel caso di Alpen Rose.
La Star Comics non è nuova a scelte che possono apparire controcorrente: ricordo ancora con gratitudine la decisione di pubblicare fino alla fine Rough il capolavoro di Mitsuru Adachi, nonostante le vendite dell'albo fossero tali da giustificarne un'anticipata chiusura.
Ancor oggi alcune delle scelte della Casa Editrice denotano coraggio e passione, come appunto la pubblicazione di manga classici che a una (superficiale) lettura odierna potrebbero apparire "datati", fuori target e quindi poco appetibili.
Invece ci troviamo quasi sempre davanti a dei classici del fumetto giapponese, meritevoli di essere conosciuti e goduti anche dai lettori e dalle lettrici di oggi, sempre che si sia in grado di lasciarsi andare a un tipo di narrazione cui non sempre si è abituati.

D'altronde chi ama i fumetti, da qualsiasi latitudine essi provengano, non dovrebbe avere troppe difficoltà ad immedesimarsi in una storia, sia essa modernissima o "antica", ad immergervisi lasciando fluire le sensazioni e le emozioni che, almeno quelle, non hanno età ne "epoche" di rigida appartenenza.

LA STORIA

La situazione iniziale ricorda da vicino quella già incontrata in Georgie, cioè l'amore tra fratello e sorella, seppur "adottivi", una situazione tipicamente accattivante proprio per la pruderie e lo sconcerto che suscita, in quanto moralmente discutibile. "Fratello" e "sorella" che diverranno via via l'uno il sostegno dell'altra, in un mondo crudele che gira infischiandosene dei sentimenti, degli affetti perduti

Come in molti shojo degli Anni 70 e 80, anche qui l'autrice gioca per un po' la carta dell'androginia che è per ora - siamo al secondo volumetto pubblicato in Italia - l'unica situazione "ambigua" mostrata, in quanto i buoni sono davvero buonissimi e i cattivi sono realmente malvagi.
Persone vengono vendute per denaro, o peggio per innalzare il proprio status sociale, persone vengono tradite per denaro e l'unico modo di emendarsi è la morte, argomento, quest'ultimo, sempre presente, anche perché è appena cominciata la Seconda Guerra Mondiale.

In una situazione di tensione generale, in un'Europa inquieta e giustamente spaventata seppure ancora insonsapevole degli orrori che verranno, tra Svizzera, Austria e Germania si muovono i protagonisti di Alpen Rose: Jeudi, Lundi, il crudelissimo (e improbabile) conte di Goncourt, il generale Henry Guisan, Ashenbach e tutti gli altri personaggi che via via incontriamo lungo la storia.
Jeudi ha circa 13 anni e non sa nulla dei suoi genitori, in quanto è stata ritrovata da piccina senza memoria; Lundi, il suo tenero e innamorato "fratello", fugge con lei alla ricerca disperata di indizi che possano portare la ragazza al ritrovamento delle sue radici, e possibilmente della sua famiglia.

Non certo la più originale delle situazioni, eppure la storia scorre in modo molto piacevole e divertente, anche nelle sue ovvie improbabilità: si sa che i Giapponesi trattano in modo estremamente disinvolto - e per questo a mio parere ancor più affascinante - gli argomenti per loro esotici (e poche cose sono più esotiche dell'Europa della prima metà del '900, per un Giapponese...).
Non ha alcuna importanza, ai fini del racconto - che si propone di emozionare, non certo di tenere una lezione di Storia! - la precisione storica, la congruenza di luoghi, paesaggi e situazioni, perché ciò che l'autrice vuole trasmettere sono i sentimenti: amore innanzitutto, poi paura, tradimento, angoscia, speranza...

Non ci troviamo davanti a un capolavoro immortale, ma Alpen Rose è un manga che si lascia leggere molto volentieri, divertente e denso di situazioni frenetiche e piene di suspence. L'alternanza tra momenti lievi, quasi comici, e situazioni tragiche e angoscianti è ben sviluppata e, per quanto riguarda i primi due volumetti a tutt'oggi usciti, non ci sono momenti di stanca e forse è proprio questa la forza maggiore di Alpen Rose: l'assenza completa di noia.


I DISEGNI

I disegni rientrano negli stereotipi tipici di certo shojo manga, quindi abbiamo figure molto slanciate e sempre con caratteristiche tipiche femminili (maschi compresi). Le tavole sono fitte di vignette, la splash page è usata raramente e solo in situazione diciamo così "estreme"...

A differenza di altri/e mangaka, Michiyo Akaishi non si lascia andare a leziosità su leziosità; il suo segno conserva una certa "seriosità" di fondo, una certa... "grezzezza", ma sia inteso in senso assolutamente positivo.
Personaggi e particolari, sfondi, paesaggi e oggetti, sono curati e ben resi, ma non in senso maniacalmente barocco. E' privilegiata la funzionalità, lo storytelling, anche se non mancano talvolta ardite prospettive "ad effetto". Niente fiorellini e disegnetti a incorniciare le scene topiche; pochissimo usato l'effetto fané: un segno direi quasi sobrio, per quanto sobrio possa essere il disegno di uno shojo, s'intende. Comunque si tratta di un segno accattivante che risulterà certamente gradito a chi è appassionato al genere.

Basandosi sui primi due volumetti usciti, Alpen Rose sembra meritevole di pubblicazione in Italia ed è consigliato a chi ama i classici fumetti giapponesi e ne subisce felicemente il fascino, specie di quelli realizzati negli Anni 70 e 80, ed è consigliato anche a chi abbia desiderio di provare per la prima volta a leggerne uno, proprio per la non eccessiva dose di zuccherosità e leziosità di cui si diceva poco sopra.

Orlando Furioso

Showcase Presents: Flash e Green Lantern - gen 2008


Le ristampe dei classici della DC Comics

Seguendo l’esempio della concorrente Marvel, anche la DC Comics ha ultimamente lanciato una collana di ristampe classiche in bianco e nero a prezzi contenuti. Tale linea riprende il nome di una delle classiche antologiche della DC degli anni ’50: Showcase (con l’aggiunta del suffisso “Presents”). L’occasione di riscoprire i classici della Silver Age a prezzi modici (17 dollari circa, per oltre 500 pagine di materiale) è veramente ghiotta; oltretutto, carta, rilegatura e stampa sono decisamente migliori di quelle degli Essential Marvel, e ne fanno una vera chicca per gli appassionati che non possano permettersi i ben più onerosi (e lussuosi) Archives.

Da questo aggiornamento di Fumetti di Carta, cominciamo una rubrica semi-fissa dedicata proprio agli Showcase. E quale miglior modo di iniziare, se non con i due eroi che hanno segnato la nascita della Silver Age of Comics, permettendo il definitivo rilancio dei supereroi dopo l’oblio post-bellico?

Sto parlando ovviamente di Flash/Barry Allen e Green Lantern/Hal Jordan. Eccovi due brevi e non spoilerose recensioni dei loro primi volumi a marchio Showcase Presents.


Showcase Presents: Flash vol. 1

512pg. | B&W | Softcover | $16.99 US

Correva l’anno 1956. Nel numero 4 dell’antologica “Showcase”, la DC decideva di ritentare la carta dei supereroi, dopo anni in cui i personaggi in calzamaglia erano stati messi in soffitta, con le uniche eccezioni di Superman, Batman e Wonder Woman, i soli capaci di sopravvivere alla fine del periodo bellico. E lo faceva con una formula semplice quanto geniale: il completo rilancio di un concept che già aveva avuto successo nella Golden Age, ma adattato per incontrare il gusto dei propri contemporanei.
Nacque così Barry Allen/Flash, il primo di una serie di eroi nuovi di zecca che riprendevano il nome di battaglia e i poteri di personaggi dei ’40 ormai dimenticati, ma con un look radicalmente nuovo e, soprattutto, in un nuovo contesto, decisamente fantascientifico.

Proprio in quegli anni, la science-fiction cominciava a diventare un fenomeno importante: come diremmo oggi, era “cool”, e la scelta di legare i propri nuovi character a certe suggestioni, da parte degli editor DC, si rivelò vincente. Flash fu un successo immediato, e di lì a poco, come dicevamo, la stessa formula sarebbe stata applicata a tanti altri, da Green Lantern a Hawkman, passando per Atom.

Detto dell’importanza storica di queste storie, è bene chiarire subito che non è l’unica cosa per cui vale la pena di leggerle. Certo, per un lettore abituato ai ritmi e agli schemi dei comics del 2000 il primo impatto con la Silver Age DC non è semplice. Storie figlie di un’altra epoca, dove era soprattutto l’idea, la trovata bizzarra, a contare, più che le trame intricate. Storie che nascono e si concludono in poche pagine, laddove oggi pare che nessuno possa raccontare una vicenda in meno di 100 tavole (Morrison e Cooke a parte, e che Dio li benedica). Continuity blanda che significa soprattutto “non contraddiciamo gli episodi precedenti”, ma senza sottotrame a lunga gittata né continui riferimenti incrociati. Però, per chi ha la pazienza di perseverare e superare lo straniamento iniziale, si dischiude un mondo meraviglioso, dove veramente tutto può accadere, e dove una certa ingenuità di fondo diventa elemento di fascino, di atmosfera, perché ci parla di un mondo dal quale ormai ci dividono 50 anni di storia e cambiamenti, e non tutti per il meglio.

Nello Showcase di Flash troverete tutto questo e anche di più. Troverete gli esordi di Wally West nei panni di Kid Flash; la nascita dei membri principali della “Rogues Gallery” del velocista, una sfilata di supercriminali tra i più bizzarri e originali mai creati, secondi solo a quelli di Batman per varietà e fantasia; troverete i “Flash fact” con cui gli autori cercavano di dare della basi scientifiche (per quanto fantasiose) ai poteri e ai trucchi dell’uomo più veloce del mondo. Soprattutto, troverete tanta avventura, divertimento puro, una lettura di escapismo come oggi, purtroppo, non esistono quasi più, presi come sono gli autori moderni a mostrare il lato sporco e cattivo dei supereroi.

E poi, è semplicemente innegabile la perizia tecnica di scrittori come John Broome e Gardner Fox, capaci di fornire lavori impeccabili e interessanti nonostante le fortissime restrizioni della censura di quegli anni, scatenata contro i comics dalle farneticazioni di psicologi come Frederic Wertham.

Ai disegni, il mitico Carmine Infantino segna un’epoca, con il suo tratto elegante e pulito ma al tempo stesso dinamico. La sua rappresentazione della supervelocità, con Flash che lascia una scia di immagini residue dietro di sé, è un classico immortale, e per anni è stata considerata il modo di disegnare i velocisti nei comics. Le tavole di Infantino non hanno la stessa forza dirompente di un Kirby o di un Colan, né il tocco "michelangiolesco" di un John Buscema, ma per certi versi ne anticipano la modernità, perché cominciano a mostrare un primo distacco dalla classicità impeccabile, ma ormai un po’ ingessata, dei vari Wayne Boring e Curt Swan.

Una lettura consigliatissima, oserei dire indispensabile, per tutti coloro che amano la storia dei comics. Per gli altri, può essere un’occasione per cominciare un viaggio di riscoperta di un passato mai troppo lodato.


Showcase Presents: Green Lantern vol. 1
528pg. | B&W | Softcover | $9.99 US

E’ sempre sulla rivista Showcase che, a tre anni di distanza dal secondo Flash, fa la sua comparsa un nuovissimo Green Lantern. Anche qui, come nel caso del velocista scarlatto, al di là dell’omonimia e di poteri molto simili, il nuovo personaggio non ha nulla a che fare con il vecchio.

Laddove la Lanterna Verde della Golden Age era Alan Scott, un ingegnere improvvisatosi vigilante, il cui potere nasceva da una lanterna magica, il nuovo è Hal Jordan, pilota collaudatore, che viene scelto per far parte di un corpo di polizia intergalattico. L’idea stessa dei Green Lantern Corps è una delle più innovative, poiché toglie all’eroe della collana i caratteri di unicità e irripetibilità che sono uno degli stilemi classici del genere, e non lo fa con l’introduzione di un sidekick, ma di una vera e propria squadra di alieni che ne fanno una parte di un tutto ben più vasto.

Inutile dire che, in un contesto del genere, l’elemento sci-fi risulta ancora più marcato in GL che in Flash, e diventa un vero e proprio marchio di fabbrica per la serie, facendone la prima vera rappresentante del filone “cosmico” che sarà, qualche anno dopo, una vera miniera per i comics, e non solo alla DC ma anche (se non soprattutto) in casa Marvel.

Tutti i discorsi appena fatti sulle storie di Flash valgono anche per Green Lantern, e non a caso, visto che gli scrittori sono gli stessi, Broome e Fox. Forse, però, laddove il Flash degli anni ’50 è un po’ più “denso” e pseudoscientifico, Green Lantern risulta più scorrevole, grazie all’impostazione ancora più avventurosa e “caciarona”, giustificata anche dalla diversità del protagonista. Hal Jordan è un pilota di caccia piuttosto spaccone e sicuro di sé, piuttosto diverso dal ben più posato agente della scientifica Barry Allen. Purtroppo, GL non ha, in questi primi episodi, degli avversari dotati della stessa personalità e carisma di quelli di Flash, con l’unica eccezione della Lanterna Verde rinnegata, Sinestro, con il suo anello del potere giallo.

I disegni sono a cura di un giovane Gil Kane, ancora acerbo e ben diverso dall’artista che avrebbe segnato alcune delle pagine più significative nella storia di Amazing Spider-Man con i suoi chiaroscuri e le sue ombreggiature “nervose”. Nondimeno, sempre di un ottimo disegnatore si tratta, e dal punto di vista grafico c’è poco di cui lamentarsi, sfogliando questo Showcase.

In definitiva, anche questo volume è consigliato, e anzi, può rappresentare un ideale punto di partenza visto il prezzo di lancio (fu uno dei primi due volumi della collana a essere pubblicati dalla DC) di soli 9,99 $.

Dario Beretta