lunedì 27 luglio 2009

Recensioni a go go! - nov 2006


Ancora da Lucca 2006: Recensioni a go-go!

Secondo articolo di recensioni/segnalazioni di cose prese a Lucca. Come diceva Bob Dylan “La strada è lunga, ma ne vedo la fine. Arriveremo per il ballo!”. Orsù dunque, armatevi di pazienza e state a sentire il Bot-Man!
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Saluti da Angouléme (termometro sul fumetto), Q Press, Giuseppe Peruzzo, 68 pagine spillato bianco e nero. 5 euro

Iniziamo con un saggio, meglio un pamphlet, di Giuseppe Peruzzo, editore con la Q Press, casa editrice specializzata in proposte di altissimo livello culturale e di scarsissima visibilità nei cataloghi e nelle fumetterie (pare quasi che sia un dogma di fede => più offri prodotti che fanno pensare, più ti ritrovi ai margini e praticamente invisibile). Peruzzo, profondo conoscitore del mercato di lingua francese, ha raccolto in questo saggio le sue riflessioni sullo stato del fumetto in Francia. Angouleme è intesa come il luogo mitico a cui tutti guardano (almeno in Italia), sicuri di trovare lì rispetto e contratti danarosi. Forse è così, ma spesso sotto la patina di lustrini e grandeur qualcosa di strano riposa per noi. Peruzzo offre al lettore dati aggiornati e precisi, che permettono di capire meglio COSA sia il mercato francese. Un dato su tutti. La tiratura media di un cartonato in Francia è di 14.000 copie (pagina 9), cosa che sorprende dato che qui da noi si ragiona, spesso, solo sui sette milioni di copie di Asterix o le tirature dei primi dieci venduti nell’anno. Nel 2005 in Francia sono stati pubblicati 3600 prodotti a fumetti, e la tiratura media è stata, come si diceva, 14.000 copie. Sarebbe stato interessante se Peruzzo avesse potuto aggiungere anche qualche dato sul trattamento economico degli autori (sceneggiatori e disegnatori) in Francia, così da avere finalmente una pietra di paragone con le tariffe italiane, e scoprire una volta per tutte se è vero che IN MEDIA in Francia si guadagna di più. Oppure se e come agli autori è applicato (se lo è) il diritto d’autore da parte delle case editrici. Sono idee che rilanciamo all’autore per l’edizione 2007.
Il saggio, che inaugura la collana “cultura Fumettistica”, è interessante, e lo consiglio a tutti. Credo però che sarà difficile trovarlo nelle fumetterie. Vi suggerisco di rivolgervi direttamente alla Q Press usando la mail info@qpress.info
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Route des Maisons Rouges 1, GGStudio, Castello, Monni, Cucca, 48 pagine brossurato colore. 6 euro.

La nascita di una nuova casa editrice è sempre da salutare con favore. Significa che altre idee vengono messe in circolo. Nel caso del GGStudio di idee ce ne sono tante e si vedono. Il prodotto è ben costruito. Confezione impeccabile, storia di genere ma tutto sommato gradevole, disegni di Vincenzo Cucca in gran forma. I colori, di Barbara Ciardo, sostengono molto del peso del prodotto e questo rivela come Ruote sia stato pensato per un mercato più ampio di quello italiano (Francia? America?). In effetti il formato più adatto a un prodotto del genere sarebbe il 21 X 29 dei cartonati francesi, o perlomeno un brossurato, mentre la storia strizza l’occhio ai teen ager americani, con il suo “vedo non vedo” o l’assenza di dettagli anatomici troppo espliciti.
Di cosa parla Route? Presto detto. Di una Via delle Case Rosse (la route des maisons rouges), ossia case di appuntamenti, ognuna a tema (abbiamo le indiane, le dark lady, le cyber lady, e così via) che coesistono in una città indefinita. L’elemento che fa partire la storia è il pericolo che una di queste Case Rosse sia abbattuta per far posto a un casinò, e il sesso visto come gioco (sia pure a pagamento) ceda il passo al gioco fine a se stesso. Da qui una serie di eventi che portano fino alla conclusione di questo primo episodio con un abbozzo di colpo di scena. Che dire? Vale la spesa? Mi era stato presentato come un fumetto erotico, ma di erotico ha poco. Si vedono donne in vestiti succinti, ma onestamente in giro per le fiere si possono vedere ragazze vestite più o meno come le protagoniste del fumetto. E’ erotico perché le donne delle Case Rosse appena hanno un secondo libero si abbandonano a effusioni lesbiche? Non credo, anche perché non si vede niente. In sostanza non è un fumetto erotico. E’ un fumetto moooooooooooolto softcore (ma un softcore all’acqua di rose) che punta moltissimo sui disegni di Cucca e sulla sua capacità di raffigurare donne belle. Interessante notare come il colore di fondo nelle varie scene sia legato alla Casa in cui la scena si svolge. Mi spiego meglio. Nella scena ambientata nella casa delle Cyber lady il colore di fondo (la luce, se vogliamo) è un verde pixel, che pervade ogni spazio della scena. In un’altra casa il colore di fondo, o la luce se volete, cambia.
Con tutto questo devo dire che la colorazione a volte è molto pesante. Vero che la storia si svolge quasi sempre al chiuso, o di notte, ma c’è quasi una sensazione di claustrofobia. Allora, in sintesi che vi dico? Comprarlo? Rimetto a voi la decisione. Se lo vedete in fumetteria sfogliatelo e dategli una possibilità.
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Love my life, Kappa Edizioni, Ebine Yamaji, 200 pagine brossurato bianco e nero. 8,50 euro

Cercavo da tempo questo volume, dopo averne sentito parlare in giro. Beh, è molto bello. Nulla da dire. Delicato, personaggi ben tratteggiati, disegno essenziale ma al tempo stesso ricco. Nulla da dire. Lo consiglio a chi voglia avere delle alternative ai soliti manga usa e getta. Ora però alcune osservazioni.
Love my life racconta la storia di amore tra due giovani ragazze. Ossia , per volere essere chiaro, si parla di amore omosessuale. Quello che non riesco a capire è perché quando si parli di queste cose, quasi per essere totalmente politically correct, si deve ideare un mondo TOTALMENTE omosessuale. Mi spiego: la protagonista decide, in apertura della storia, di confessare il suo amore lesbico al padre, a cui è molto legata dopo la morte della madre sette anni prima. A questo punto il padre gli rivela che lui e la madre le hanno sempre mentito, o meglio non le hanno mai detto la verità. Lui (il padre) è gay e la madre era lesbica. A questo punto entra in scena anche il migliore amico della protagonista, che guarda un po’…. È gay. Tutte queste persone 8protagonista, la sua ragazza, padre, madre, amico) sono personaggio positivi “a priori”, come se essere omosessuale fosse di per sé garanzia di dolcezza e sensibilità massima. Infatti gli eterosessuali che incontriamo nella storia o sono dei bastardi assoluti, come il padre della fidanzata della protagonista, o delle romantiche irrealizzate, come la ragazza che ama l’amico gay. Mi sembra una visione del mondo un po’ troppo didascalica. La realtà non è così e in questo senso Love my life mi pare un racconto a tesi, con tutta la rigidità che ne deriva.
La seconda cosa è che, almeno nelle fumetterie che frequento io, trovare materiale della Kappa edizioni, soprattutto arretrati, è difficilissimo tanto che ho aspettato Lucca per trovarlo. Forse sarebbe il caso di pensare un po’ meglio alla distribuzione perché è un peccato che storie come questa (bella, malgrado la mia osservazione) si trovino con questa difficoltà.
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Densha Otoko - il ragazzo del metrò (1 di 3), edizioni Star Comics, Hidenori Hara. 192 pagine, brossurato bianco e nero. 4,20 euro

Una cosa che va detta è che in Giappone si trovano fumetti che riescono a parlare della vita di tutti i giorni senza cadere nel mega-palloso, mentre negli altri paesi è quasi impossibile. Francia, Italia, USA… forse solo in sud america si trova qualche esempio (Bruno Bianco, Amanda, ecc…).
Credo che questo dipenda dal fatto che in Giappone il fumetto è un modo di raccontare storie come un altro, come può esserlo la scrittura, il cinema, il teatro, ecc.. e quindi nessuna pensa che il fumetto debba essere PER FORZA in un certo modo o che debba PER FORZA trattare certi temi. Il fumetto è un modo di narrare, e quindi si può usare per raccontare tutto. Anche una storia vera, come quella del ragazzo della metro, che incontra una bella ragazza, ne rimane colpito e alla fine la conquista grazie ai consigli dei suoi amici in chat. Densha Otoko è un fumetto basato su una storia vera. In effetti è successo davvero che un ragazzo otaku (o come diremmo noi Nerd) abbia incontrato una ragazza, e che abbia condiviso la sua infatuazione con gli amici virtuali di chat (o forum, chissà). Ed è vero che la sua storia sia diventata la storia di tutti, con la community che si prendeva a cuore le sorti dell’amico e consigliava cosa dire, come vestire, come agire. In Giappone questo è stato un fenomeno di costume, con film, sceneggiato TV e romanzo, oltre al fumetto chiaro, prodotto però in tre versioni diverse a seconda del target di riferimento: ragazze, ragazzi fino a 18 anni, e ragazzi dai 18 ai 30. Ora la Star Comics ha iniziato a pubblicare la miniserie in tre volumi rivolta al pubblico dai 18 ai 30 (anche se questo particolare è omesso nella presentazione di Baricordi, che parla solo di una versione del fumetto), ed è assolutamente deliziosa.
Chiunque abbia mai chattato o frequentato un forum deve assolutamente leggere Densha Otoko. Io l’ho fatto e ci ho ritrovato moltissimo della mia esperienza nelle varie community a fumetti. La storia scorre bene, i disegni sono gradevoli e le sequenze in cui il giovane nerd chiede consiglio agli amici online (e lo ottiene) sono talmente vere da far quasi pensare a un documentario. Caldamente consigliato.

Alessandro Bottero - Novembre 2006

Ed! - intervista esclusiva - dice 2006


Ed! [Il punto esclamativo fa parte del nome; un po' come "Ehi, Ed!"...] ha un dono: sa far ridere. E, come ben sanno i lettori e le lettrici di fumetti, far ridere non è una cosa facile. Per niente.
Ho avuto la fortuna di leggere "in anteprima" il suo nuovo volume "Bonny-ed Io odio Halloween! [Reload]" e in certi punti mi sono proprio spatasciato dalle risate! Ammetto di averlo letto con qualche pregiudizio positivo: ne avevo già infatti apprezzato una prima, acerba versione, cinque anni fa (per i tipi della Lilliput, vedi l'intervista proprio qui sotto...), ma da allora Ed! è cresciuto - come fumettista, perché come altezza... lasciamo perdere... - e ha lavorato sodo di chine e matite e le altre diavolerie che i fumettisti usano per creare mondi nei quali noi non-fumettisti possiamo divertirci.
Ed! ha anche un altro dono, del quale purtroppo sono sprovvisti moltissimi fumettisti, sia affermati che esordienti: l'umiltà. Mica quell'umiltà pelosa da finto-modesti o da autoflagellanti, ma quella specie di umiltà che rende consci sia delle proprie capacità che dei propri limiti. E' giovane, sa che ha ancora molto da lavorare, ma vi posso garantire che è un vulcano di idee, ha coraggio da vendere e una tenacia e una costanza che gli invidio (in generale, eh! Non sono mica un wannabe).
Messa giù così, è ovvio che lo conosco personalmente - ma non per questo, né da questo, mi lascio condizionare nel mio giudizio positivo sul suo lavoro - e forse proprio a causa del nostro rapporto personale ho avuto una sorta di "timore reverenziale" nell'intervistarlo e alle sue risposte spiritose sono abbinate le mie domande probabilmente un po' troppo... ingessate.
Eh vabbè, pazienza. Godetevi almeno le risposte, no?

L'INTERVISTA:

Posto che qualcuno tra i nostri lettori potrebbe domandarsi "chi ciufolo è questo qui?" vuoi presentarti?
__ED!: Certo. Salve a tutti, sono Ed! Forse vi ricorderete di me per film come Top Gun… ebbene sì… impossibile non notarmi. Io facevo l’aereo… gh! *_* Ah… e sono famoso per le pessime battute d’apertura.

Hai qualche esperienza "professionale" in campo fumettistico, prima di "Bonny-ed"?
__ED!: Eh? Chi? Cosa? È stato un incidente! Giuro che non c’entro nulla!

I FUMETTI:

Come ti è nata la passione per i fumetti? A che età ”la prima volta” e con quale/i fumetto/i?
__ED!: A parte i dovuti Topolino e Tiramolla, la mia prima volta è stata con Dylan Dog. Che detta così può suonare ambigua come cosa. Comunque subito dopo ho perso la testa per Batman… ehm… no aspettate, non è come sembra! POSSO SPIEGARVI!!! GIURO!!!

E la passione per le strip in particolare?
__ED!: Iniziai a leggere le strisce in bagno, ma non le capivo. Erano tutte bianche… mah!
Così passai a Lupo Alberto, poi i Peanuts, Sturmtruppen, Cattivik e tutto quello che veniva pubblicato in italia su Linus e soci, dai Peanuts a Zits. Oggi continuo ad adorare I Peanuts, Liberty Meadows, Inkspinster e soprattutto Calvin & Hobbes (per me il miglior fumetto in assoluto).

Un po’ di playlist: quali sono i cinque fumetti da portare sulla famosa isola deserta?
__ED!: Non potrei mai rispondere a una domanda del genere, perdonatemi. Trovo impossibile stilare delle classifiche quando si leggono così tante cose e di generi e provenienze così diverse.

E quali sono gli autori italiani da NON buttare assolutamente giù dalla torre?
__ED!: Quelli che occupano meno spazio!!! Eh? Eh? È la risposta esatta? Ho vinto? Eh? :D

Il fumetto in Italia è in crisi?
__ED!: Manco per niente. Non ho mai visto tanti fumetti smaniosi di uscire e di qualità così elevata (rispetto al passato intendo). Sono gli italiani ad essere in crisi. Troppi pochi soldi da spendere. O forse solo tanta ignoranza.

Cosa pensi del prezzo dei fumetti in Italia?
__ED!: Mi pare “onesto” escluse rarissime eccezioni. Ma gli italiani sono dei frignoni per natura, avranno sempre da lamentersi. Salvo poi spendere il doppio dei soldi per altri futili e sterili passatempi.

“Fumetto d’autore” vs “fumetto popolare”...
__ED!: Vince… il fumetto! Per me non esistono distinzioni di genere. Amo ciò che è in grado di emozionarmi.

BONNY ED:

E finalmente arriviamo a Bonny-ed: come è ti è venuta l'idea di questa striscia? Raccontaci della sua genesi.
__ED!: Davide Toffolo dava la possibilità di pubblicare giovani autori su Fandango. Decisi di voler creare qualcosa che avesse a che fare con il suo mondo. Mischiai adolescenti e mostri… ne vennero fuori degli adolescenti mostruosi. Che genio eh? Sapevo solo che i protagonisti avrebbero dovuto essere due amici, due emarginati e che avrebbero dovuto avere l’aspetto di un teschio e di una zucca (iconografia halloweeniana). Iniziai a buttar giù delle tristissime strip. Contattai Davide che parve propenso alla pubblicazione, ma subito fece capolino la Lilliput. Colsi l’occasione al volo e mi proposi a questa piccola casa editrice nuova di zecca con la quale avrei potuto pubblicare più di qualche paginetta. Accettarono e in un paio di mesetti disegnai un centinaio di strip… A quel punto arrivarono la Fama e la Gloria… (due anziane signore che abitavano al piano di sotto) e da allora divenni famoso, pensate, in tutto il condominio!… ah… quanti ricordi… ho già la lacrimuccia. Scusate, è la congiuntivite.

Fin dalla mia prima lettura di Bonny-ed, sono sempre stato un po’ convinto che… Bonny-ed fossi tu! Sbaglio? Quanto c’è di autobiografico in Bonny-ed?
__ED!: Ti ringrazio, praticamente mi hai appena dato dello “sfigato”, sigh… ah, malvagio! Nessuno mi capisce, ah, miserere… miiiseeero meee…peròòò brindo alla viiiitaaa… OPS! Scusate ogni tanto mi lascio andare.
Comunque, no, in molti credono che io sia il ragazzo dalla faccia di teschio, ma non è così. Se fossi davvero come l’ossuto protagonista, non sarei mai riuscito a realizzare da solo quello che ho fatto negli ultimi mesi. Il teschio è un inguaribile inetto, un pessimista con un’autostima pari a zero, incapace di prendere decisioni.
Per riuscire a vedere “me” in questo fumetto, dovresti prendere entrambi i protagonisti e fonderli. Io sono un po’ entrambi. Idealista, anarchico e individualista come il ragazzo con la faccia di teschio, ma anche e soprattutto spensierato, determinato, allegro e irrimediabilmente idiota al punto giusto, come l’amico con la testa di zucca.
Diciamo che mi sento più zucca (il mio preferito).

Come tutte le opere anche Bonny-ed naturalmente “paga qualche debito”: quali le influenze, i maestri da ringraziare?
__ED!: Ok, io ve lo dico, ma mi promettete che poi non andate a picchiarli?
Dunque, tra quelli che mi vengono in mente ci sono... Leo Ortolani (scappa Leo, scappa o ti prendono!!!), Schulz (scappa Charles, scapp… ah no aspetta… DOH!), la Jane e la Daria dell’omonimo cartone di MTV, i Simpson (se dici Simpson fai sempre bella figura, sì sì), forse Frank Cho in un certo senso, i fumetti della Archie Comics, ecc. ecc.
In realtà c’è molto altro… mi lascio influenzare moltissimo da un sacco di cose e non necessariamente si tratta di fumetti.


Cosa c’è sotto la scelta di raffigurare solo i due protagonisti di Bonny-ed con teste di… “teschio” e di “zucca-di-halloween”, mentre tutti gli altri personaggi hanno teste… normali?
__ED!: Volevo sottolineare in modo metaforico la differenza tra loro e il resto delle altre persone. In realtà sono dei normalissimi ragazzi, probabilmente migliori di tanti altri che loro stessi credono invece superiori. Il loro aspetto raffigura semplicemente il modo in cui si percepiscono e come di conseguenza vengono percepiti dall’esterno. Il primo, come tanti adolescenti, si sente tanto brutto da vedersi con un’orribile “faccia da teschio”. Il secondo invece, convinto di essere figo, è tanto stupido da essere paragonabile a una “zucca vuota”, appunto.

Quali sono i nomi dei personaggi? E perché questo titolo?
__ED!: In effetti i due personaggi… non hanno un nome! Non ho voluto darglielo, un po’ per pigrizia un po’ per spirito di originalità. Ognuno li chiami come preferisce e ci si identifichi come meglio crede. Col tempo comunque quasi tutti hanno preso a chiamarli semplicemente “ragazzo con la faccia da teschio” e “ragazzo con la testa di zucca”… mentre altri per comodità, per convenzione, dicono “Bonny” per chiamare il ragazzo con la faccia di teschio e “la Zucca” per indicare l’amico.
In realtà “Bonny-ed” è solo il nome della serie e viene fuori da un assurdo gioco di parole che ovviamente nel mio immenso sadismo, non vi spiegherò, e che pochi riescono a cogliere. A tal proposito vorrei salutare tutti gli amici lettori dell’Ospedale Psichiatrico Uhggesùmmaria: forza ragazzi! Continuate a seguire le strip e ricordatevi sempre le vostre pillole mi raccomando! Arrrh! (ah ah che birbantelli, bisogna sempre ricordargli le pillole sennò poi non ridono e ci tocca sopprimerli…ahi-ahi-ahi!)

Domanda scema, lo so… Da dove ti vengono le idee per le gag di Bonny-ed?
__ED!: Beh, a volte mi capita di mangiare pesante e a quel punto devo correre in b… Come dici? Ah, non sono elegante? Ops, pardon!
Comunque mi porto sempre dietro un taccuino. “Taccuino” ehehehe mi fa sempre ridere la parola “taccuiiino” eh eh eh… non la trovi buffa? Tacccuiiino… Eh eh eh… ehm, ok la smetto.

Perchè hai optato per le strip? E' un modello su cui ti senti più a tuo agio, o lo rtieni meno impegnativo, nel senso "continuativo" del termine?
__ED!: Perché le strip secondo me sono il modo più efficace per raccontare certe gag. E sono una continua sfida, dei divertenti rompicapi: ti costringono a sottostare a delle regole, ma una volta risolti, ti danno un sacco di soddisfazioni. Mi piace moltissimo la sintesi. Lo si capisce anche dalle risposte brevissime che sto dando in quest’intervista, mi pare ovvio no?
... Non è vero niente… è che non c’avevo voglia di fare gli sfondi. AH AH AH!… non vi fa ridere?… no?! Ehm… “TACCUINO!” ah ah ah ah… ehm… ok.

Hai provato a proporti a qualche editore, o l'autoproduzione è stata una scelta precisa?
__ED!: Scelta precisa per tanti motivi.
Faccio un lavoro (graphic designer) in cui la creatività, invece di essere sfruttata e favorita, viene soppressa da dei clienti troppo vecchi e conservatori. Con questo fumetto ho potuto dare sfogo alla mia creatività senza che nessuno potesse metterci mano durante ogni fase della realizzazione. Volevo potermi esprimere senza essere censurato e avere una completa libertà creativa a partire dalla realizzazione delle strip fino alla cura del materiale di stampa, dalla gestione della distribuzione fino alla promozione. Pura e orgogliosa autarchia!
Inoltre volevo poter fare un esperimento. Creare un fumetto assolutamente indipendente e NO-PROFIT, per poter abbassare il prezzo il più possibile, e renderlo accessibile a tutti, anche a coloro che, non abituati a frequentare le fumetterie, trovano alti certi prezzi quando vedono un fumetto per la prima volta.
Inoltre, il poter gestire a mio piacimento la vendita, mi ha permesso di affiancare al volume dei gadget (come la spilla che c’è in regalo, o le t-shirt o le felpe) che stanno trainando le vendite, attirando anche coloro che di fumetti quasi non ne leggono e che invece poi ne rimangono affascinati (con mia grande gioia).
Credo che nessuna casa editrice permetterebbe di fare tutto ciò ad un autore che tutto sommato è agli esordi. Penso che nessuno rischierebbe tanto.

Cosa ne pensi delle autoproduzioni italiane? Le segui? Riconosci dei talenti ancora nascosti in alcune di esse?
__ED!: Ne seguo pochissime (ma giuro che è colpa del conto in banca, non mia!). Sono comunque molto distratto… tendo a non fare molto caso ai nomi, di conseguenza ne ricordo pochissimi e quando mi fanno domande come questa, solitamente fingo di dover andare improvvisamente in bagno.
Oppure dico “taccuino” così tutti ridono ah ah ah…. Ehm…

Sei soddisfatto di Bonny-ed? E visto che il volume si conclude con un cliffhanger… ne hai in serbo la continuazione?
__ED!: Se sono soddisfatto? Non lo so, non l’ho mai letto. Ehi, che pretendete, io scrivo e disegno soltanto! Eccheddiamine!
Scherzi a parte… sono molto soddisfatto… soprattutto per aver retto allo sforzo organizzativo del tutto (sforzo che in realtà sto facendo tutt’ora).
Sono soddisfatto per come sta andando il sito [www.inked.it/]. Soltanto il primo dicembre 2006 (forse merito dell’intervista a Radio Deejay) ha raggiunto le 2.389 visite effettive, coinvolgendo persone che, come loro stessi mi dicono, solitamente non seguono i fumetti (potete immaginare che gioia ricevere certi complimenti via mail).
Non ho una continuazione in serbo in effetti. Pensavo più che altro di scriverla in italiano (ah ah ah… e ridete dai! Uffa!) ma la stamperò solo se le vendite di questo primo volume mi permetteranno di supportare nuovi costi di stampa (non son mica Zio Paperone, eh!)
Comunque ho intenzione di frammentare la serie in vari filoni… e chissà… forse più avanti potrei anche decidere di scrivere delle sequenze più lunghe abolendo le strisce… o stravolgere il personaggio e trasformarlo in…. Naaa… non vi svelo altro.

All’ultima Lucca Comics Bonny-ed è andato benissimo sotto il profilo delle vendite; hai fatto un sacco di dediche disegnate, parlato con decine di persone… Com’è stata questa tua prima Lucca-da-autore? Cosa ne pensi in generale delle fiere fumettistiche?
__ED!: Cavolo se è andato bene a Lucca! (si può dire “stigrancazzi”?). Ho dato via il doppio dei volumi che avevo previsto, il che non è male considerando che il fumetto compariva per la prima volta in pubblico e non era stato ancora annunciato e visto su cataloghi e riviste (fatta eccezione per gli amici e gli utenti dei forum che frequento). Ma delle grosse soddisfazioni me le hanno date anche tutte quelle persone che, magari non acquistavano il volume, ma si fermavano a leggerlo a scrocco e ridevano di gusto. Bellissimo. Ed è stato divertentissimo poter disegnare dediche e inventarsi per ogni dedica un disegno o addirittura una strip inedita ogni volta.
È stata la mia prima Lucca in assoluto (non solo come autore) e sono stati 5 giorni di paradiso in terra. Ottima organizzazione, una splendida città, centinaia di mani da stringere, sorrisi ovunque e amici da abbracciare. Non sono un gran sostenitore delle fiere, ma ciò che rende diversa Lucca Comics è proprio la sua “centralità” e la sua “importanza”. L’opportunità per così tante persone di riunirsi almeno una volta all’anno sotto uno stesso cielo e con una passione così forte in comune. Ah...sigh... sento che sto per commuovermi... ah no...è sempre la congiuntivite. Come non detto.

Domanda cattivella: ritieni che ci sia qualcuno o qualcosa che ti ha ostacolato nella realizzazione, produzione, promozione di Bonny-ed?
__ED!: Nella realizzazione sì: vorrei proprio sapere chi ha deciso di creare delle giornate di sole 24 ore! È inconcepibile! Voglio parlare con i sindacati!
Per quanto riguarda la produzione pure: maldetti costi di stampa! La prossima volta il libro lo faccio con le fotocopie! Ecco! Uffa!
Per la promozione… sì in effetti qui sto trovando realmente degli ostacoli… a quanto pare, salvo rare e felici eccezioni (vedi fumettidicarta appunto), pare impossibile avere una recensione oggi come oggi. A meno che il tuo fumetto non rechi in copertina un nome già famoso o il marchietto di una major.
Mah… aspettiamo.

Ambizioni/desideri fumettistici per il futuro?
__ED!: Sì, grazie.

LA RETE:

Internet ha cambiato il fumetto?
__ED!: Sì, ma non nel modo di farli, bensì nel modo di parlarne (e quindi di discuterli, di conoscerli, di promuoverli).

Senza internet, quindi senza la possibilità di autopromozione a costi contenutissimi (siti, blog, forum…) quanto e in cosa sarebbe stato diverso il tuo approccio col fumetto e l’autoproduzione?
__ED!: Nel mio caso credo che Bonny-ed non avrebbe mai visto la luce. Perché oggigiorno internet rimane l’unico canale col quale ci si può tenere aggiornati sulle uscite a fumetti… e non certo entrando in fumetteria, dove a decidere cosa il pubblico dovrà vedere in vetrina, sono i librai e basta. Ecco perché le piccole pubblicazioni sono pressochè invisibili.

In una recensione, l’autore della stessa può dire quel che vuole? Sì, no, perché?
__ED!: Taccuino! Ah ah ah ah….

Cosa pensi – se ne conosci e ne frequenti - dei siti di “critica fumettistica”?
__ED!: Sì, esatto. Anche secondo me. Sono assolutamente d’accordo, sì sì.

Che rapporto hai attualmente con la rete, sia come autore che come lettore? I fumetti son sempre fumetti sia che si leggano su carta o su monitor?...
__ED!: Non lo so… è sempre un problema portarsi il monitor al cesso.
Comunque, finchè si tratta di strip veloci può anche essere gradevole e comodo leggerle su un sito… ma il piacere di leggere un fumetto più lungo su carta e di poterne apprezzare meglio la qualità del disegno senza pixel è impagabile.

SALUTI:

Vuoi cogliere l’occasione per ringraziare (o esigere dei tributi!) pubblicamente qualcuno?
__ED!: Ringrazio ovviamente tutto il gruppo dell’Elite (toscanacci in primis) che ho conosciuto a Lucca, i ragazzi di ComicUs che mi sopportano, tutto il gruppo di NuvoleElettriche e in particolare un abbraccio a quella splendida persona che è Daniele Tomasi e al mitico e adorabile Bottero che è stato preziosissimo e prodigo di ottimi consigli (e poi, comunque, come non volergli bene?)

C’è qualcosa di particolare che vuoi dire alle moltitudini di visitatori di fumettidicarta?
__ED!: Sì… Taccuino! Ahahahah…

Orlando Furioso - Dicembre 2006

Simone Satta - Antonio Solinas: faccia@faccia - nov 2006



Comics Code era una delle webzine dedicate ai fumetti più belle della rete. Senza se e senza ma. Aggiornamenti sempre interessanti, approfondimenti (che approfondivano davvero), interviste, speciali , recensioni e rubriche... Comics Code non aveva nulla di banale o scontato e anzi, sebbene sembri banale e scontato ricordarlo, il sito era portato avanti con una passione vera e una competenza che nella miriade di siti e sitarelli era ed è ancora purtroppo rara da trovare. Niente partigianerie o wannabe-ismi e spesso gli articoli di CC (così la chiamavamo affettuosamente sul forum dell'elite...) facevano arrabbiare, discutere, prendere posizione. Era difficile cercare di restarsene indifferenti di fronte a certe intelligenti "provocazioni" e di sicuro - e grazie al cielo! - la redazione non conosceva il significato del termine "accomodante". Già, ne parliamo al passato perché l'esperienza di CC è terminata alcuni mesi fa, con grandissimo dispiacere di molti appassionati, che avevano fatto della webzine un importante punto di riferimento.
Ma ora basta con le (pur comprensibili) nostalgie. Ecco che infatti alcuni "transfughi" di CConline e fondano una nuova webzine: de:code.
Antonio Solinas e Simone Satta sono due di loro e questo Faccia@Faccia è qui apposta peer raccontarceli un po'. Stay tuned! [Orlando Furioso]
decidono continuare il loro lavoro di redattori

Come ti chiami?
Simone Satta:
Simone Satta.
Antonio Solinas: Antonio Solinas.


Quando e dove sei nato?
Satta:
Il 7 novembre del 1979, a Sassari.
Solinas: Sono nato a Sassari il 23 Aprile 1971.


Dove vivi?
S.S.:
A Sassari.
A.S.: Abito a Siena.

Dove vorresti vivere?
S.S.:
Sicuramente non troppo lontano dal mare.
A.S.:
Boh? Forse a New York, forse a Sassari, forse ad Helsinki. Non a Siena.

I FUMETTI:

Dai una definizione di "fumetto"?
S.S.:
Il fumetto è un linguaggio complesso, che vive di immagini e, spesso, di parole. È un modo di raccontare; per me, il più bello del mondo. È ciò che accade nello spazio bianco fra due vignette, diceva il saggio: sono sempre convinto che sia questa la definizione più azzeccata.
A.S.: Immagini e testo fusi insieme (McCloud direbbe “giustapposti”) a creare storie che ti fanno girare la testa e che, letteralmente, ti aprono una porta verso nuovi mondi.


A che età e con chi la prima volta (che hai letto un fumetto, ovviamente)?
S.S.:
Ho imparato a leggere con Topolino, ma la vera folgorazione è avvenuta con L’Uomo Ragno Star 112.
A.S.: Credo sia stato un fumetto di Kirby. Penso i F4 Gigante della Corno. Avevo, credo, sei anni. Mi ricordo ancora di Diablo, e della differenza che vedevo fra uno scarsoide come Ayers e un asso come Sinnott.


E la prima recensione?
S.S.:
Se non ricordo male una doppia recensione di Blame e Eden, i primi volumi dell’allora neonata collana Manga 2000 della Planet Manga, su uno dei primi numeri di Roschach.
A.S.:
Era il 1992, e all’epoca, con altri pazzi, facevo parte di una fanzine sassarese chiamata SeD, Storie e Disegni. Scrissi un pezzo sul dirompente Lobo di Bisley, Giffen e Grant. Più di una decade dopo, a Bristol, mi sarei ubriacato con Biz…

Il tuo autore preferito?
S.S.:
Tanti. Troppi. Ho un adorazione (che mi fa essere poco obiettivo) per Peter David e per Miguelanxo Prado. Loro sono sicuramente dei punti fermi, ma la lista è lunga, moooolto lunga.
A.S.:
Grant Morrison.


L'intervista di cui sei più orgoglioso?
S.S.:
Quella a Gene Colan o forse quella a Yoshitaka Amano.
A.S.:
Sicuramente quella per telefono a Joe Kubert, che mi ha commosso per l’umiltà e la profonda umanità. Poi quella ad Azzarello, che a Mantova mi ha accolto con un “son of a…”.


Il tuo personaggio preferito, o quello in cui ti identifichi maggiormente?
S.S.:
Peter Parker/Spider-Man.
A.S.:
King Mob, che ha in sé tante contraddizioni quanto il sottoscritto… e Mr. Nobody, uno dei migliori cattivi mai visti nelle pagine di un fumetto.


Un fumetto che hai adorato?
S.S.:
X-Factor di David e Stroman.
A.S.:
The Invisibles, il più grande fumetto mai scritto. Ma anche Jimmy Corrigan di Ware, Like a Velvet Glove Cast in Iron di Clowes e Pompeo. La lista è enorme.


Un fumetto (o un autore) che non ti è mai piaciuto?
S.S.:
Tex.E poi i nuovi autori figli di photoshop, gente come Greg Land o Greg Horn…non li digerisco.
A.S.:
In realtà, direi Dylan Dog, che non mi ha mai intrigato più di tanto, neanche all’inizio. E poi non sono mai entrato in sintonia con l’Uomo Ragno.

Fumetto italiano o americano?
S.S.:
L’importante è che sia un bel fumetto. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti. Statisticamente devo ammettere di essere più orientato verso il fumetto americano.
A.S.:
Il fumetto americano mi pare più adatto al mio modo di sentire, anche se Alan Ford è stato fondamentale per la mia formazione.


Fumetto d'autore o popolare?
S.S.:
Un fumetto d’autore che sia anche popolare. La verità è che non so mai scegliere…
A.S.:
Sono per natura un po’ snob, ma a volte lo sono soprattutto nei confronti del fumetto d’autore, che spesso è solo una vuota etichetta…

Come hai cominciato ad occuparti di fumetti?
S.S.:
Ho sempre disegnato (poco in realtà, a conti fatti). Ho iniziato quasi per caso, volevo “fondare” una fanzine con degli amici per pubblicare qualcosina e da lì è nato Rorschach…il risultato è che scrivere mi è piaciuto e da allora ho soprattutto scritto…
A.S.:
Come ho detto, l’interesse “attivo” è iniziato quando sono entrato nella fanzine Storie e Disegni. Ma, da quando ricordo, ho sempre avuto una passione per i fumetti.

E' stata dura chiudere ComicsCode?
S.S.:
Devo dire di no. Si era arrivati, per quanto mi riguarda, a un punto di non ritorno. È stata, forse, una liberazione, ma Comics Code rimane una parte importante della mia vita (fumettistica e non) e non posso certo negare che sono sempre affezionato a tutto ciò che era e rappresentava, e a tutto quello che ad esso girava intorno.
A.S.:
Un po’. Però continuare senza alcuni “pezzi” importanti sarebbe stata una forzatura. Ci ho sputato sangue per quasi cinque anni, è naturale che mi manchi…

Cosa vi manca di ComicsCode?
S.S.:
Il gruppo in primis. Pur tra mille difficoltà erano le persone che avrei voluto accanto. E poi un po’ il nome, con De:Code siamo ripartititi in qualche modo da zero, continuare Comics Code sarebbe stato infinitamente più facile.
A.S.:
Le riunioni infuocate e i bisticci, che finivano sempre a tarallucci e… hamburgers. Poi la calma serafica di Sandrone, l’approccio analitico di Manuel, e le discussioni con Emiliano. Ora che mi ci fai pensare, quasi quasi mi intristisco.

Mentre decidevate di chiudere ComicsCode siete sempre stati convinti che avreste dato vita a un altro sito o, per qualche istante, avete pensato che stavate lasciando il mondo della critica fumettistica?
S.S.:
Pensavo di scrivere per qualcun altro, fare un po’ il freelance, o forse aprire un mio sito personale. In gruppo si lavora meglio, però, e in questo devo dire che è difficile trovare persone più affidabili, competenti ed entusiaste di Antonio e Nicola.
A.S.:
In realtà sapevo che niente finisce per sempre. Avevo ben presente la prima vignetta di Invisibles: “and so we return and begin again…”. Se Simone non si fosse fatto avanti, avrei comunque parlato di fumetti sul mio blog, in mezzo agli sproloqui sull’hip hop. Ma sapevo che la sua giovinezza lo avrebbe portato a fare questo errore…


In cosa De:Code sarà diverso?
S.S.:
La differenza principale sta nel fatto che De:Code prevede update snelli e frequenti, a differenza dei balenotteri mensili (o pseudomenisli) che facevamo ai tempi di Comics Code. Poi stiamo cercando di migliorare la struttura. Sicuramente il nostro obiettivo è quello di scalare di livello, di entrare più in profondità per quanto riguarda il discorso critico.
A.S.:
Come ho detto, mancano pezzi importanti, ognuno dei quali rendeva Comics Code unico.
De:Code sarà un po’ più “me e Simone”, quindi un po’ cattivello, un po’ più “critico” e un po’ meno legato alle gallerie di immagini e all’attualità. Presto dovremmo avere anche novità che non voglio annunciare, giusto per non rischiare di sputtanarmi se le cose non vanno per il verso giusto…


Perchè avete scelto di chiamarlo De:Code?
S.S.:
Per mantenere un certo tipo di legame con Comics Code ma chiarendo che De:Code sarà diverso. Quel “De” racchiude in se tutta questa idea.
A.S.:
Avevamo discusso altri nomi, poi mi è venuto in mente De:Code per il richiamo al tentativo di decodificare la realtà (fumettistica), e per il rimando al “de” come particella che indica privazione rispetto al vecchio Codice. Simone ne è stato entusiasta, e quindi abbiamo pensato di tenere il nome. Almeno, io me la ricordo così.

L'ALTRO:

Che cosa pensi dell'altro?

S.S.:
Che è un grande uomo. E un amico. E che ha talento nello scrivere, in tutte le sue accezioni.
A.S.:
Lo chiamo spesso “minchione”, ma in realtà lo stimo tantissimo. Anche se ha gusti musicali pessimi, ahah.


Perché pensi che perda tanto tempo dietro al vostro sito, e ai fumetti in generale?
S.S.:
Perché ha passione.
A.S.:
Boh. Perdere tempo è comunque attività nobilissima…

E a te, invece, chi te lo fa fare?
S.S.:
Perché ho passione.
A.S.:
Forse il masochismo. Comunque perdo anche più tempo dietro all’hip hop… Sarà una malattia?

Sei più simpatico tu o è più simpatico lui?
S.S.:
Lui.
A.S.:
Io sicuramente.

Sei più permaloso tu o è più permaloso lui?
S.S.:
Lui.
A.S.:
Penso di essere più permaloso io, purtroppo. Niente di eccezionale, ma Simone non mi pare permaloso per niente.


Chi ne sa di più di fumetti?
S.S.:
Io.
A.S.:
Non lo so, onestamente. Penso che Simone ne sappia umbhè (tanto), come dicono i sassaresi doc.

Chi è che stronca di più?
S.S.:
Lui.
A.S :
Sicuramente io. Simone è un tenerone.

DOMANDE A RAFFICA:

La parolaccia che dici più spesso?

S.S.:
Merde (alla francese, siamo fini noi sardi), anche se, in quanto sassarese, sarebbe molto più indicato un ‘caz’ usato a mo’ di intercalare.
A.S.:
“Cazzo”, ma ultimamente mi viene fuori anche “Minchia”. Not good.


Bianco/Nero o colore?
S.S.:
Forse bianco e nero. Quasi sempre è la cartina di tornasole per vedere quanto davvero vale un disegnatore. In ogni caso, il bainco e nero va bene su tutto.
A.S.:
Colore, ma solo nella quadricromia classica degli albi Marvel. La colorazione al computer è un cancro da estirpare. Come il Comic Sans, del resto. Ma sto divagando.

Vino bianco o rosso?
S.S.:
Tanto tempo fa ti avrei detto rosso, ora ti dico bianco…ma in realtà è raro che beva vino.
A.S.:
Rosso, ma anche il bianco non mi dispiace.


Cani o gatti?
S.S.:
Cani e gatti.
A.S.:
Gatti, ma non ditelo a mia moglie…


Panna o cioccolato?
S.S.:
Senza dubbio cioccolato.
A.S.:
Sono un patito delle cose salate, ma, se devo scegliere, dico panna.

Dio, Patria o Famiglia?
S.S.:
Famiglia.
A.S.:
Sicuramente non Patria, nonostante i miei anni in Inghilterra mi abbiano fatto capire che certe cose ce le abbiamo nel DNA. Purtroppo.


Fede o Feltri?
S.S.:
Stai scherzando?
A.S.:
Fede tutta la vita. Del resto, abbiamo una lunga tradizione di commedia all’italiana.

SALUTI:

Un saluto a chi ti vuol bene:

S.S.:
Ciao miei cari, vi voglio bene anch’io.
A.S.:
Zi bidimmu alla Torrese


Un saluto a chi ti vuol male:
S.S.:
Neanche li saluto…che ci perdo tempo a fare?
A.S.:
Mai si begghiani

gedo - Novembre 2006

Laura Braga: intervista esclusiva - dic 2006


E qui dobbiamo dircele le cose però. Qui le interviste fioccano. Ma altro che fioccano… direi che fioccano.
Oggi vittima consenziente è Laura Braga, che ancora faccio fatica ad inquadrare.
Talentuosa disegnatrice e basta, o acuta e smaliziata esponente della new wave del fumetto, ossia quella che disegna, disegna, disegna, ma che SA cosa sia Internet e lo usa come mezzo intelligente di autopromozione? Chissà? In questa torrenziale, a volte criptica, ma sempre interessante intervista Laura ci parla di sé e di tante altre cose. Attualmente Laura è al lavoro su un progetto scritto da Bepi Vigna, e disegnato da Laura e Nicola Mari, pensato per la pubblicazione online (inizialmente), ad opera della Hybriscomics. Il tutto lo potete vedere su www.hybriscomics.com. Laura Braga per finire ha un suo sito (ecco che torna l’uso di Internet ….) e precisamente http://www.laurabraga.com/ , molto interessante.
Ma è tempo di affidarci alle (ormai canoniche) …50 DOMANDE DEL BOT-MAN!

L'INTERVISTA

Alessandro Bottero: Laura Braga, chi sei, cosa fai, perché lo fai?
Laura Braga: Sono una disegnatrice di fumetti, e mi penso tale fin da quando ero piccolissima. Diciamo che non ho mai voluto fare altro nella vita.

A.B.: Una laurea in ingegneria aiuta nel campo del fumetti?
L. B.: Assolutamente no.

A.B.: A che età hai iniziato a disegnare?
L. B.: Professionalmente da quando avevo 16 anni ho cominciato ad avere i primi lavori. In realtà, come già dicevo prima, disegnavo Paperino e Topolino già da quando andavo all’asilo.

A.B.: Cosa dice la gente quando scopre che fai fumetti?
L. B.: Chi non ha nessun contatto con questo mondo, tende a pensare che io non faccio nulla dalla mattina alla sera. Mi e’ capitato più volte che al rifiuto di uscire per finire un lavoro, la risposta sia stata più o meno: “Ma cosa vuoi che sia, devi solo fare un paio di disegni.!” Eh-eh-eh!!!

A.B.: Come sono gli americani?
L. B.: Sono dei grandi. Sono stata quest’estate a San Diego e mi ha colpito molto la professionalità e la competenza degli addetti ai lavori. Ecco, diciamo che “E’ meglio che fai la benzinaia” (che mi sono sentita dire qui in Italia da un addetto ai lavori!), in Usa non te lo direbbero mai.

A.B.: Da un rapido esame risulta che sei una ragazza. La cosa ti ha aiutato in questo campo?
L. B.: Assolutamente no. Nei primi tempi, mi sentivo continuamente dire che ero ancora una bambina per prendere certi lavori.

A.B.: O ci sono state controindicazioni?
L. B.: Le controindicazioni ci sono state. Mi e’ capitato ancora (soprattutto in passato e in ambiente pubblicitario), che mi cercassero con un secondo fine!!!!

A.B.: Tre romanzi che ti piacciono
L. B.: Innanzitutto Norwegian Wood, Tokyo Blues di Murakami. Ho amato alla follia quel libro, di gran lunga il più bello che ho letto nel genere romanzi. Poi vario molto nell’umoristico-rosa. Direi che la prima che mi viene in mente è Sophie Kinsella (I love Shopping). Infine Come Diventare un Buddha in 5 settimane di Giacobbe: mi e’ talmente entrato dentro che mi sono avvicinata alla religione Buddista tanto da diventarne adepta.

A.B.: Tre romanzi che invece non riesci a sopportare.
L. B.: Non ci sono tre titoli. Faccio molta fatica a leggere il fantasy, nonostante mi piaccia molto a fumetti.

A.B.: Come hai capito che potevi fare la colorista?
L. B.: In realtà e’ stata una serie di coincidenze. Io quando realizzo una tavola la penso direttamente a colori. Faccio molta fatica a concepirla in bianco e nero. Di conseguenza quando presento un book, e’ composto per un buon 90% da disegni e tavole colorate da me. Da qui il passo ad essere cercata anche come colorista e’ stato breve.

A.B.: Meglio Photoshop o gli acquarelli?
L. B.: Ho amato i pennelli (e tutto ciò che ci gira attorno) alla follia e per anni. Ma adesso mi trovo molto più a mio agio con il computer. Però diciamo che la differenza dei due stili e’ notevole a risultato finito.

A.B.: Torniamo ai fumetti. Hai lavorato con Milo Manara. Ti è servito?
L. B.: Tantissimo. Milo al primo contatto e’ una persona molto introversa e pensavo che non avrei imparato nulla. Invece, una volta rotto il ghiaccio mi ha insegnato moltissimo e ho appreso “segreti” sulla costruzione dei corpi che da sola avrei impiegato anni a fare. Per me e’ un vero Maestro.

A.B.: Perché in Italia è difficile lavorare nel capo dei fumetti per un giovane?
L. B.: Perché c’e’ molta diffidenza verso i giovani. Io mi sono proposta (qualche anno fa) a decine di piccolissime case che non si degnavano nemmeno di darmi una risposta anche fosse negativa. Ad un certo punto ero talmente scoraggiata che pensavo di mollare, meno male che a quel punto e’ subentrato Milo Manara.

A.B.: Hai sempre avuto contratti per i tuoi lavori o a volte hai lavorato “sulla parola”?
L. B.: In realtà (e qui aggiungo purtroppo) ho lavorato anche sulla parola soprattutto in campo pubblicitario. E devo dire che mi è anche capitata qualche fregatura: qualche mese fa ho fatto uno storyboard per una ditta locale, che dopo la consegna si è negata per mesi al telefono fino a che mi sono stancata io di chiamarli.

A.B.: Hai mai ricevuto fregature in questo mestiere?
L. B.: Si. Le fregature ci sono sempre purtroppo. Dopo un po’ però impari anche a capire se ti puoi fidare della persona con la quale stai parlando di lavoro.

A.B.: Vai a teatro?
L. B.: Purtroppo no. Ma e’ una cosa che sento mancarmi.

A.B.: Che ne pensi di Shakespeare? Conoscerlo aiuta?
L. B.: Purtroppo la mia conoscenza di Shakespeare si limita al fatto di essere veronese e di conoscere la storia di Romeo e Giulietta, Eh-eh-eh.

A.B.: Hai visto i mondiali o non te ne frega niente del calcio?
L. B.: Li ho visti, anche se non sono un’appassionata di calcio.

A.B.: Hai mai pensato di fare la sceneggiatrice?
L. B.: Si, proprio ora sto lavorando ad una storia concepita da me e sceneggiata insieme a Davide Galati.

A.B.: Frequentare una scuola di fumetto ha qualche senso? Aiuta davvero a entrare nel “giro giusto”?
L. B.: Si, molto. E se sei fortunato puoi anche conoscere delle persone che credendo in te ti possono aiutare.

A.B.: Cinema!!! John Wayne o Burt Reynolds?
L. B.: John Wayne!!

A.B.: Sentieri Selvaggi è il miglior film western mai realizzato?
L. B.: E’ sicuramente un grande film, ma preferisco una concezione moderna dove si dia meno per scontato che i pellerossa fossero i “cattivi”. Ecco, Balla Coi Lupi lo trovo più in sintonia con il mio pensiero.

A.B.: Ti piacciono i musical?
L. B.: Moltissimo. Ma soprattutto amo i musical a teatro. Ogni volta che sono andata a New York, una fermata a Broadway per vederne uno l’ho sempre fatta.

A.B.: Tre fumetti da leggere a tutti i costi.
L. B.: Prima di tutto Nana. Ultimamente mi sono un po’ allontanata dal genere “manga”, ma il fumetto della Azawa resta un gioiellino che non dovrebbe essere letto solo dai mangofili.
Poi sicuramente Sky Doll anche e soprattutto perche il fumetto di Barbucci e Canepa è stato la mia prima grande fonte di ispirazione una volta uscita dall’Accademia Disney.
Last but not least, NYX di Joshua Middleton. In questo momento l’autore statunitense e’ il mio punto di riferimento sia nella fase delle matite che in quella della colorazione. E l’averlo conosciuto a San Diego non ha fatto che aumentare la mia ammirazione verso di lui.

A.B.: Tre fumetti da evitare come la peste.
L. B.: Purtroppo ultimamente guardo molto scetticamente la maggior parte delle uscite giapponesi in Italia. Ecco, direi che non ho tre titoli in particolare, ma credo che dopo una prima fase dove venivano tradotti autentici gioiellini, adesso si tenda a pubblicare anche materiale piuttosto scadente.

A.B.: Chi è per te un artista serio e professionale?
L. B.: Joshua Middleton. Come dicevo prima conoscendolo mi ha molto colpito il suo approccio al disegno. Nel calderone della Hall del Convention Center di San Diego non si e’ tirato indietro quando ha preso in mano la matita e mi ha mostrato dove secondo lui avevo da apportare dei miglioramenti ai miei disegni.
Mi è molto piaciuta anche la figura di Jim Lee all’interno degli studi della Wildstorm, sempre pronto a dare una mano a chi chiedeva un aiuto.


A.B.: E invece un artista fanfarone e da lasciare perdere?
L. B.: Mi è capitato di conoscerne più di qualcuno, ma non vorrei fare nomi.

A.B.: Hai letto Watchmen? Se non l’avessi letto saresti la stessa di adesso?
L. B.: Si l’ho letto, ma molti anni fa. Forse dovrei rispolverarlo e rileggerlo, perché oggi sicuramente lo apprezzerei molto di più.

A.B.: I fumetti che hai letto ti hanno cambiata?
L. B.: Si, sicuramente. Perché mi hanno fatto provare emozioni e perché sono riuscita nel tempo a conoscere altri stili e altre tecniche di lavoro.

A.B.: From Hell è stato solo un fenomeno di moda?
L. B.: Purtroppo non l’ho mai letto, ma prometto che correggerò questa lacuna al più presto.

A.B.: Le Witch hanno senso?
L. B.: Avendo fatto l’Accademia Disney specializzandomi nelle Witch dovrei dire di si, ma da qualche anno a questa parte non ne capisco più la loro utilità. Sono molto cambiate dalla loro creazione!!!!

A.B.: Dragonball è davvero un fumetto leggibile?
L. B.: Penso all’incirca la stessa cosa delle Witch. Gigantesco fenomeno di costume qualche anno fa, non credo che riuscirei a leggerlo oggi (e comunque non l’ho mai finito nemmeno allora)!!!!

A.B.: Ti sei mai svegliata la notte di scatto pensando “Oddio, devo trovarmi un lavoro serio!!!”
L. B.: No, anzi la notte mi sveglio pensando “Oddio, devo andare a disegnare!!!”

A.B.: Chi è un nerd per te?
L. B.: Premetto che per me il termine non ha un’accezione negativa… un nerd è un fan che puzza, cappellone, che vive in un mando suo…. Scherzo!!!! Eh-eh-eh.

A.B.: Cosa ne pensi di internet? Aiuta il fumetto o fa solo perdere tempo?
L. B.: No, aiuta. Anche solo per tenersi informati su quello che succede nell’ambiente fumettistico.

A.B.: Le mostre mercato di fumetto hanno un senso?
L. B.: Se fatte all’americana si. Se fatto solo di mostra mercato meno. Mi spiego: se ci sono incontri con gli autori, incontri con gli editor, mostre di tavole, tavole rotonde, allora una mostra ha un senso, perché tutto non si riduca solamente alla ricerca del numero mancante. In Italia qualche passo in questo senso lo si inizia a fare. Dire che Napoli Comicon è un ottimo esempio da seguire.

A.B.: Lucca Comics ha un senso?
L. B.: Come incontro tra fan e’ ormai imprescindibile. Devo dire che quest’anno, per la prima volta, l’ho vista muoversi nella direzione che accennavo sopra.

A.B.: I cosplayer alle mostre di fumetti rompono gli zibibbi o danno un qualcosa in più?
L. B.: Entrambe le cose!!!! E’ un qualcosa in più che da colore alla manifestazione. Ormai il fenomeno però e’ gigantesco e avrebbe più senso organizzare manifestazioni solo per Cosplay come accade in Giappone.

A.B.: Il talento basta? Quanto si deve sudare prima di essere minimamente professionali?
L. B.: Il talento non basta. Bisogna rispettare scadenze ed essere molto professionali. In questo senso ho visto persone meno dotate di altre andare avanti proprio per una maggiore professionalità.

A.B.: Il mondo del fumetto è un mondo ferocemente competitivo. Cosa ne pensi di un ipotetico “sindacato dei fumettisti”?
L. B.: Sono molto scettica in questo senso.

A.B.: Cosa consiglieresti a una ragazza che ti dice “Laura, da grande voglio fare la fumettista”
L. B.: Brava, rimboccati le maniche, non stancarti di imparare e soprattutto se vuoi diventare ricca sei ancora in tempo per cambiar lavoro!!!! Eh-eh-eh!

A.B.: Guardi mai la TV? Preferisci le fiction o I telefilm americani? Insomma… Star Trek o Don Matteo?
L. B.: Più che Star Trek direi Battlestar Galactica!!! Comunque preferisco di gran lunga telefilm americani.

A.B.: Racconta un episodio divertente/piccante/strano/buffo/inspiegabile che ti è accaduto lavorando nel campo dei fumetti.
L. B.: Anni fa (avrò avuto 18 anni) mi chiamò la televisione veronese Matchmusic per fare uno storyboard. Entro nel palazzo super-intimorita (era uno dei primissimi lavori) e mi presento alla reception. E la signorina mi dice: “Sei tu la modella per il servizio?”. Penso di non essere mai stata tanto imbarazzata!!!!

A.B.: Riprendiamo il tema dell’essere donna. Perché ci sono così poche sceneggiatrici in Italia, secondo te?
L. B.: Perché la donna si e’ avvicinata al fumetto più tardi dell’uomo e quindi forse bisognerà aspettare ancora qualche tempo prima di vedere sceneggiatrici donna!!! Forse.

A.B.: C’è una storia che ti rifiuteresti assolutamente di disegnare?
L. B.: Una storia di stampo medioevale con cavalieri e armature. Ho colorato quest’estate un fumetto francese di questo genere, e per quanto abbia ammirato le tavole, ho capito che non e’ proprio il mio genere.

A.B.: Cosa pensi di fare da qui a dieci anni?
L. B.: Disegnare. Disegnare. Disegnare.

A.B.: Sogni di vincere un premio?
L. B.: Di concorsi ne ho vinti vari, ma servono poco alla crescita professionale. Se invece si intende un premio generico, non gioco mai.

A.B.: Ascolti mai musica techno quando disegni? O magari invece dance industrial?
L. B.: No, ascolto musica in continuazione, ma generalmente musica tranquilla, colonne sonore. Il mio autore preferito in questo senso e’ Joe Hisaishi.

A.B.: Cos’è che non si deve MAI fare prima di iniziare a disegnare?
L. B.: Fumare troppe sigarette. Poi trema la mano!!! Eh-eh-eh!!

A.B.: E per finire.. un messaggio che pensi di dover assolutamente condividere con gli altri!
L. B.: L’Arte e’ qualcosa di Grandioso. Io mi sveglio la notte pensando che sto perdendo tempo a dormire. E vorrei trasmettere qualcosa a chi guarda i miei lavori. E se anche uno solo dovesse dirmi che è cosi, io sarei la persona più felice del mondo.

Alessandro Bottero - Dicembre 2006

Gianluca Piredda: intervista esclusiva - nov 2006


Un’altra titanica, ciclopica, monolitica, debordante intervista ad opera del vostro uomo a Marrakesh. Vittima del fato, che infiniti lutti addusse agli Achei, oggi è Gianluca Piredda. Gianluca è attivo nel mondo del fumetto dal 1991, e ha fatto una infinità di cose. L’ultimo suo fumetto pubblicato qui da noi è Warrrior Nun Areala: No Justice per la Bottero Edizioni.
Ma in Italia lo conoscono in pochi. Perché? Come mai? Cosa c’è dietro questo mistero? O come direbbe Svetonio Cesare: “Cui Prodest?”.
Gianluca Piredda è sardo (di Sassari, per l’esattezza), e la cosa si nota quando parla di mirto o fil de feru. Un po’ meno quando suona le Launeddas, perché le suona malissimo. E’ fidanzato, è caustico, è pungente, e nella sua testa ci sono sei miliardi di storie. Questa è una di quelle.

INTERVISTA

1) Ci fai una breve cronistoria dei tuoi lavori ad oggi?

Gianluca Piredda: Dal 1991 ad oggi ho fatto una lunga serie di cose di cui vado molto fiero e altre di cui non mi importa niente. Ho esordito pubblicando battute su Comix (la rivista), poi ristampate su diari;
ho scritto per diverse riviste e quotidiani nazionali e regionali; nel 1992 ho creato la mia prima strip umoristica dal titolo “Nelson & Kirby”, vista molto poco in giro, e creata insieme a Roberto Di Scala, uno dei miei migliori amici che oggi fa il traduttore professionista. Nel 1997 la mia prima miniserie e nel 1999 l’approdo in America. Nel 2000 pubblico Winds of Winter per la Antartic Press in america e in Italia con la King Comics, che presto diventerà un film, e che mi ha fatto conoscere alla critica e al pubblico d’oltreoceano. L’ultima serie “importante” che ho scritto si intitola “Free Fall”, disegnata da EricJ e inchiostrata da Jimmy Palmiotti. E’ stato un buon successo anche in Germania. Oggi scrivo per la Image e collaboro con Negative Burn. E poi altre cose.

2) Hai letto Guerra e Pace? Aiuta a saper scrivere?

L’ho letto ai tempi di scuola. Penso che la lettura in genere aiuti a scrivere, non soltanto i classici.

3) Hai collaborato molto con la Antartic Press. Che tipi sono?

Brave persone. Ben Dunn è un caro amico e mi apprezza molto. E’ stato lui a chiedermi di creare una miniserie di Areala che andasse oltre la serie regolare. Purtroppo poi Ben ha venduto la casa editrice e c’è stato un cambiamento di rotta nella produzione. No Justice si è fermato al numero uno.

4) Che ne pensi dell’American Manga?

Credo si sia evoluto molto e che abbia dato qualcosa di interessante al mercato americano.

5) Tu sei nato all’epoca delle Fanzine. Perché le rimpiangi?

Non sono proprio nato sulle fanzine, ma ho collaborato con alcune. Ho scritto su Fumettomania, quando era diretta da Luca Boschi, e ho scritto qualcosa anche per Nuvole. Le fanzine sono delle ottime palestre, soprattutto per i giovani talenti che vogliono emergere o imparare a fare fumetto.


6) Qual è il tuo metodo di lavoro quando scrivi una storia?

Penso ad un tema, mi faccio venire in mente qualcosa che mi interessi e lo sviluppo. Scrivo spesso di notte per motivi pratici: di giorno ho spesso mille cose da fare. Prima di sedermi al computer la storia me la scrivo e me la disegno a mente. Anzi, me la vedo come un film. Poi sceneggio vignetta per vignetta.

7) So che collabori con uno studio brasiliano. Perché questa scelta?

I ragazzi della Lynx sono fenomenali. Romulo ha dato tanto al mercato brasiliano e penso che sarebbe molto utile un qualcosa di simile anche in Italia. Loro li ho conosciuti per caso ed è stata subito simpatia. Hanno talento e voglia di fare. Hanno disegnato alcune mie storie brevi e presto uno di loro disegnerà una mia nuova miniserie. Mi hanno offerto di scrivere la seconda miniserie di “The Season of the reaper”, un western che stanno facendo per l’Arcana Press. Ho accettato e ci stiamo lavorando proprio ora.

8) Che musica ascolti? Ti aiuta mentre scrivi?

Tutta la musica, ma sono da sempre un collezionista dei Pink Floyd. Adoro anche il power metal, e soprattutto i Rhapsody.
Non credo che la musica mi aiuti. Anzi, talvolta mi distrae, e se voglio “chiasso” quando scrivo preferisco un talk show o un telegiornale piuttosto che della musica.

9) Carly Simon è una delle cantautrici più affascinanti che esistano?

Sto passando in rassegna tutte le altre cantautrici… Mi cogli impreparato: l’ho sempre e solo vista sulle copertine dei dischi e mai in “movimento”…

10) Che ne pensi del fumetto politico?

Che non mi interessa. Mi piacciono le vignette satiriche, ma le storie politiche no. Quando scrivo voglio raccontare una storia, non indottrinare gli altri.

11) Secondo te Lucca Comics ha un senso?

Certo che ha senso! Purtroppo ci vado di rado, meno di quanto vorrei, ma ha senso eccome! Come hanno senso tutte le manifestazioni di settore.

12) Tre buoni motivi per non lavorare con editori e/o autori italiani.

Non ci sono, perché ci sono una marea di editori e di autori con cui lavorerei volentieri anche subito, e altrettanti con cui non berrei nemmeno un caffé.

13) Tre buoni motivi per lavorare con editori e/o autori italiani.

Stessa risposta di prima. Non avrei problemi a lavorare, per esempio, con Bonelli, Pavesio, Italy Comics, Eura, Astorina perché sono 1) professionali 2) sono realmente editori 3) non hanno una mentalità limitata.

14) Secondo te autori ed editori si stimano?

Mi conosci, se non stimo una persona questa mi può riempire di soldi ma gli dico di no. Quindi lavoro solo con chi stimo. Per gli altri non so rispondere. E’ vero comunque che nel settore ci sono troppe polemiche inutili.

15) Narwain: cos’era? E soprattutto PERCHE’?

Credo fosse una casa editrice. Poteva fare cose buone ma ha fatto le sue scelte. Per il resto, no comment.

16) Hai collaborato brevemente con la Star. Pensi che Strike potesse funzionare o era un progetto morto in partenza?

Credo molto nelle riviste antologiche. Se fatte bene funzionerebbero. Strike poteva essere interessante ma era un prodotto morto in partenza. Storie disomogenee, stili e generi che non c’entravano niente l’un l’altro e cose riciclate. Per quella rivista ho scritto un’articolo, ho fatto un’intervista a Paolo Seganti e ho tradotto una storia bellissima di Bryan Talbot, un’anteprima della sua Alice.

17) Qual è il capitale minimo secondo te, necessario per iniziare a fare l’editore “serio”?

Non è tanto una questione di capitale, quanto una questione di intelligenza. Se uno vuole essere una “Mondadori", allora ha bisogno di milioni e milioni di euro. Ma se uno sa giocare bene le sue carte crescerà da se. Basta avere spirito imprenditoriale e conoscenza del mercato.

18) Già che ci siamo, chi è un editore “serio”?

Uno che pubblica professionalmente e non per gioco, per noia, per hobby. Uno che ha qualcosa da dare al mercato.

19) E chi è un editore poco serio?

Chi sfrutta i giovani autori e quelli che pubblicano materiale pirata. E’capitato.

20) E un autore poco serio?

Uno che non lavora dando il massimo, fregandosene dei lettori, e non rispettando le date di consegna. Per come la vedo io, noi non lavoriamo per degli editori ma per i lettori. Gli editori vanno e vengono. I lettori sono sempre gli stessi. Fargli pagare un prezzo di copertina per qualcosa di non valido è poco serio.

21) Tu usi molto internet, ma a differenza di altri non sei presenzialista sui forum o sui blog dedicati ai fumetti. Perché?

Lavorando per l’estero Internet mi è molto utile per comunicare con lo staff: Email, messaggerie e cose simili.
Non mi piacciono molto i forum. Li trovo interessanti perché i lettori si sfogano e scrivono sempre cose di cui dovremmo tenere conto. Ma partecipare attivamente alle conversazioni, firmandomi nome e cognome, e magari facendo un po’ la star del momento non i piace. Qualche volta ho postato su dei forum quando si parla di me, per ringraziare.

22) Parliamo di teatro. Ti piace? Shakeaspeare? Amleto è meglio di Re Lear?


Beh, avendo pubblicato Winds of Winter in Italia sai che ho dedicato quella storia proprio a Shakespeare, mito dei miei quattordici anni. Ho letto tutto e lo adoro. Credo che solo [...frase cancellata su richiesta dell'intervistato...] mi batta. Amleto, comunque, è la mia scelta.
Il teatro mi piace. Odio i musical e mi piace la commedia all’Italiana, quella classica e quella di Garinei e Giovannini.

23) Alan Moore ti piace?

Non è il mio autore preferito.

24) E’ meglio un fumetto di Alan Moore che non vende, o uno di Nizzi che vende?


Nizzi mi piace veramente, quindi lo sceglierei a prescindere.

25) Che telefilm adori?


Lavorando per la rivista Series ho modo di vedere un sacco di telefilm. I miei preferiti sono Arrested Development, My name is Earl, Weeds, Scrubs, Will & Grace, ma anche tanti “seri” come Smallville, Shield, Law and Order, Criminal Intent, Boston Legal. Seguo molto Fox Crime.

26) E quali invece vedi con una moderata passione?

Desperate Housewives. Non mi dispiace ma non mi “acchiappa”.

27)
Buffy o Star Trek?

Buffy!

28) Segui
Lost o pensi che sia una immonda fesseria?

Non lo seguo per motivi di orario, ma Jeph Loeb è una garanzia.

30) Torniamo ai fumetti. Tre opere BASILARI.

Ne dovrei consigliare una dozzina, per le varie evoluzioni del fumetto…
Ma le mie tre scelte, in questo momento, vanno su 1) Flash Gordon 2) La storia di un topo cattivo 3) corto maltese.

31) Tre opere invece carine ma superflue.

Non esistono opere superflue.

32) E per finire tre cose da evitare come la peste.


I fumetti fatti tanto per fare.

33) Progetti futuri?

Ho appena finito il primo numero della seconda miniserie di The Season of the Reaper; sto scrivendo una nuova serie che mi piace un sacco e sto scrivendo altre short per Negative Burn (Image Comics). Poi ho un’idea per l’Italia…

34) L’animazione per te è importante? Preferisci
Shrek o gli Incredibili?

Secondo me fumetto e animazione dovrebbero prendersi ancora di più a braccetto. Shrek mi ha divertito di più, ma tecnicamente mi piace di più gli Incredibili.

35) Hai visto Gli Insoliti Sospetti? E La Gang del Bosco?

Quelli purtroppo no. Ma gli insoliti sospetti mi incuriosisce. Ho visto solo i trailer.

36) Guardando Alla ricerca di Nemo ti è mai venuta una voglia irrefrenabile di frittura di pesce?

Niente pesce fritto, mi piace arrosto. E me ne hai fatto venire voglia tu, ora…

37) Sei assuefatto al fast food? Meglio un Crispy McBacon, o un double cheeseburger?

Non mangio fast food. Sono per lo slow food italiano, soprattutto per la cucina mediterranea. Sono una specie di salutista (una specie perché non sono fanatico): mangio sano, non bevo (al massimo una birra analcolica), non fumo, passo molto (troppo) tempo in palestra e sono contrario a tutte le droghe.

38) Secondo te perché l’aggettivo “commerciale” ha un sapore così negativo nel mondo del fumetto?

Ha un sapore negativo in tutti i mondi, ma solo per quelli che credono di essere artisti. E che non vendono…

39) Il numero di copie vendute è indice di qualità? E se no, di cosa è indice?

E’ indice di gradimento e di promozione. Ci sono personaggi che non vendevano niente e hanno iniziato a vendere dopo aver cambiato editore.

40) John Wayne o Marlon Brando?

Brando tutta la vita!

41) Sentieri Selvaggi è il miglior film western mai realizzato? E se no, perché?

No, perché ancora non era arrivato Sergio Leone. Quelli erano western!

42) Cosa leggi di solito? Romanzi, saggi, incunaboli del VII secolo?

Pochi fumetti. Romanzi tanti, spesso noir e thriller soprattutto americani. Grisham, Connely, O’Connell, Ken Follett. E colleziono libri di vario tipo, tranne incunaboli del VII secolo: fanno troppa polvere.

43) Il fantasy è un genere deteriore per il fumetto? Se un giovane si mette a disegnare o scrivere storie fantasy è davvero vittima di un onanismo di fondo?

Il fantasy mi piace poco da leggere ma mi diverte da scrivere. Deteriore per il fumetto? Non credo. Se un giovane si mette a disegnare ha le mani occupate. Come può essere un onanista?

44) Cosa ne pensi dei mega centri commerciali?
Che non ce ne sono abbastanza! Ci passerei le giornate. Penso siano dei buoni posti in cui aprire una fumetteria.

45) E dei fumetti allegati ai quotidiani a poco prezzo?

Anche in questo caso: che non ce ne sono abbastanza! Mi piacciono, penso facciano bene al fumetto

46) Un autore italiano che bisognerebbe riscoprire.


Tanti, tutti i “grandi vecchi”. Ma penso che Gianluigi Bonelli sia il primo da mettere nella lista: un vero innovatore. E Bonvi a seguire.

47) Un autore italiano (anche vivente) che invece ci farebbe bene dimenticare.

Non mi viene in mente nessuno. Magari quelli che spacciano il porno come arte.

48) L’autopromozione è importante per un autore?


Sì: se vuoi ottenere i risultati migliori devi muoverti da solo, senza aspettare quelli dell’ufficio marketing.

49) Che ne pensi delle fiere del fumetto?

Divertenti, ma spesso sono solo delle mega fumetterie. Bisognerebbe puntare maggiormente sugli ospiti, come capita in America. Li ne hanno un milione, di fiere, e in tutte, anche la più piccola, trovi una marea di ospiti. Più attrazioni hai, più biglietti vendi-

50) Che messaggio vuoi darci che sintetizza il tuo pensiero?


Non amo dare messaggi. Penso che i messaggi migliori si sentano alla domenica mattina.

Alessandro Bottero - Novembre 2006