domenica 27 dicembre 2009

Il fumetto italiano NON compie cent'anni


Da alcuni mesi a questa parte si usa dire che nel 2008 il fumetto italiano compie cento anni. Fioccano gli articoli celebrativi e le mostre, in dicembre le poste emetteranno una serie di francobolli ed è addirittura stato costituito dall’ex ministro Francesco Rutelli un Comitato al quale affidare l'organizzazione dei festeggiamenti...
E’ buffo tutto questo dispiegamento di mezzi e risorse se pensiamo che il fumetto non compie cento anni!

Ma andiamo con ordine. Il 27 dicembre 1908 usciva il primo numero del Corriere dei Piccoli, supplemento settimanale del Corriere della Sera ideato da Paola Lombroso Carrara e fondato e diretto fino alla sua morte nel 1931 da Silvio Spaventa Filippi.
Il Corriere dei Piccoli è stata la prima pubblicazione stampata ad ospitare fumetti in Italia. Sul Corriere sono transitati i classici americani dei primi del ‘900, cloroformizzati, trasformati in filastrocche per i piccolissimi e ribattezzati Bibì e Bibò, Arcibaldo e Petronilla e Mio Mao, affiancati dagli autoctoni BilBolBul di Attilio Mussino e Il Signor Bonaventura di Sergio Tofano.
Questa in breve è la presunta nascita del fumetto in Italia.


Perché dico che il fumetto in Italia non compie cento anni? Qualche avventuroso archeologo editoriale ha scoperto fumetti ancora più vecchi di cui si era persa la memoria?
Una sfortuna simile ha già colpito il povero Yellow Kid, celebrato come primo fumetto in assoluto nel 1995, anno del centenario, e poco dopo detronizzato dalle opere dello svizzero Rudolph Töpffer.
Nel nostro caso non c’è da segnalare alcuna retrodatazione stile Yellow Kid. O meglio c’è, ma non del tipo che immaginate.

Il problema di cui parlo è però strettamente connesso alle vicende del bambino con il camicione giallo. Yellow Kid non è mai stato il primo fumetto, nemmeno quando non si parlava di Rudolph Töpffer e ci si accingeva a spegnere le cento candeline. E i fumetti di Rudolph Töpffer non sono i primi fumetti.
Chi li considera i primi fumetti prende spunto dalle analisi di tipo sociologico che studiano i fumetti come un fenomeno dell’industria dell’intrattenimento consumato dalle masse grazie all’ampia diffusione permessa dalla stampa (in particolare sui quotidiani).

Non c’è niente di male nell’adottare questo punto di vista. Di fatto i fumetti dei primi del ‘900 (ma anche quasi tutti quelli attuali) sono stati un prodotto dell’industria culturale ed hanno avuto un impatto fortissimo sulla società.

I guai nascono quando questa analisi settoriale viene sradicata ed adottata come canone per definire il concetto di fumetto. C’è una bella differenza fra il dire che “Alcuni fumetti appartengono all’industria culturale massificata” e “I fumetti sono tout court un’industria culturale massificata; perché ci sia un fumetto è necessaria la riproduzione a mezzo stampa”.
Una caratteristica che è propria solo di alcuni fumetti viene trasformata nella regola per stabilire cosa è il fumetto.

L’effetto è deleterio: probabilmente questa prospettiva è stata la causa principale dello svilimento che ha colpito il fumetto in passato. Fino a qualche anno fa il fumetto era ghettizzato e isolato perché gli era stata costruita attorno una cella a compartimento stagno. Identificando il fumetto con le pubblicazioni a fumetti di settore si finiva per allontanare questo linguaggio dai suoi parenti, rendendolo autonomo ma separato dalla letteratura, dal teatro, dalla fotografia e così via.
Circoscrivendo il fumetto ad una determinata cerchia di pubblicazioni si finiva per ritenere che al di fuori il fumetto non avesse cittadinanza.
Invece nulla impedisce di chiamare in causa il concetto – l’essenza – di fumetto in presenza di sequenze di quadri, di scarabocchi sui muri, di disegni tracciati sulla sabbia o della Colonna Traiana, come afferma Scott McCloud in Capire il fumetto.

Il festeggiamento del centenario del fumetto mi sembra un ritorno alla vecchia concezione, un passo nella direzione sbagliata.



Vedi:Scott McCloud, Capire il fumetto, Vittorio Pavesio Productions, 1999
Daniele Barbieri, I linguaggi del fumetto, Bompiani, 1991


Luigi Siviero