domenica 27 dicembre 2009

CREMONA, SFASCIA, ROSENZWEIG: intervista esclusiva


L'istinto nel fumetto: Intervista Esclusiva a MATTEO CREMONA, MAURIZIO ROSENZWEIG, FEDERICO SFASCIA
È buio, sono sul sedile posteriore di un’Audi e ascolto Matteo Cremona, rapito dall’entusiasmo con cui parla del fumetto e delle sfide che pone. Approfitto di una sua pausa per alzare lo sguardo dal mio block notes: al posto di guida c’è Federico Sfascia che chiacchiera tranquillo con Maurizio Rosenzweig.
“Io riesco a non parlare con nessuno... il risultato è che poi parcheggio nel box di un altro” sento dire a Sfascia. Ripenso a oggi pomeriggio quando Federico fra lo stupito e l’imbarazzato ha risposto alle mie domande sull’essere scrittore “È come se mi chiedessi ma tu perché respiri? Non so che dirti, io queste storie le vedo scorrere continuamente dentro la mia testa e mi ci perdo in ogni momento”.
Matteo Cremona, Maurizio Rosenzweig e Federico Sfascia, tre fumettisti per cui narrare storie è un istinto. Sono qui per raccontarli, per capire come vivono il fumetto e scoprire chi è Giada, la loro ultima creazione.
La macchina rallenta, stiamo per arrivare all’ultima tappa della giornata.


La sfida del disegnatore
Poche ore prima eravamo alla Scuola del Fumetto, dove Matteo Cremona era invitato per una dimostrazione sulle tecniche di inchiostrazione. “Sono stati entrambi miei studenti in questo corso - ricorda Rosenzweig - Federico ha sempre avuto una facilità di disegno incredibile, se tu gli dici che vuoi una macchina anni ’30 guidata da alieni che si schianta in un negozio di giocattoli in legno, lui riesce a trasformarlo in una vignetta. Matteo quando è arrivato aveva invece uno stile da graffitaro, che poi ha cambiato radicalmente diventando un maniaco dell’anatomia”.

Dopo una breve introduzione tecnica di Maurizio, Cremona inizia ad inchiostrare una pin-up di Morte, stupendo gli studenti per la precisione delle sue pennellate. ”Ho frequentato un istituto d’arte tessile a Como - ammette con una punta di imbarazzo, come se dovesse giustificarsi per la meticolosità con cui tratta inchiostri e pennelli - e così ho sviluppato un’impostazione molto rigorosa dal punto di vista tecnico. Solo che dopo un po’ non ce la facevo più a disegnare fiori su cravatte e tovaglie e mi sono buttato nel fumetto”.

Finita la lezione Matteo è su di giri, come se l’ora passata a disegnare l’avesse galvanizzato ricordandogli il valore che ha per lui raccontare con le immagini. Iniziamo a parlare del rapporto tra cinema e fumetto: “Voglio usare gli strumenti del fumetto per raccontare l’immaginario del cinema. In un fumetto potenzialmente non c’è limite a quello che puoi fare”.

Euforico per l’onnipotenza di questo mezzo espressivo si guarda le mani e mi racconta come il problema sia solo nel mettere quello che hai in testa su carta. “La difficoltà sta solo lì- incalza - ma è anche il divertimento. Il gusto del gioco e della sfida con se stessi”. Penso a Pestilenza che si trasforma in un gigantesco ratto antropomorfo nel suo ultimo John Doe. “Riuscire a far coesistere realistico e fantastico in modo accattivante è stata una grande sfida, una di quelle che ti spingono a dare il meglio e a rimetterti in discussione in ogni tavola. Qualsiasi cosa è disegnabile secondo me. So che è un’idea incosciente, ma così posso mettermi continuamente alla prova. È la stessa curiosità che prova un bimbo quando vede un albero e vuole arrampicarsi fino in cima. Vuole farlo senza avere paura di poter cadere, ma solo per il gusto di cercare i propri limiti.”.

Non riesco a chiedergli quali sfide lo attendano che arriva la sua sorprendente risposta: “Disegnare una macchina è una cazzata - continua Matteocremona, rigorosamente tutto attaccato come negli affettuosi insulti con cui lo Sfascia lo apostrofa durante tutta la giornata - ma per rendere altre cose non c’è documentazione che tenga, per disegnarle devi conoscerle ed è questo che sto tentando di raggiungere. La femminilità, ad esempio, puoi renderla solo dopo che sei riuscito a coglierne l’essenza in una donna e per farlo devi assorbire vita. È un po’ come con un burattino, devi imparare a vedere i fili per capire come si muove.”
Creatività, istinto e solitudine
Studiare il mondo per riuscire a raccontare le proprie storie quindi. “Quando scrivo Davide Golia io sono in perenne bilico tra cosa voglio scrivere e cosa vedo intorno a me”mi racconta nel pomeriggio Rosenzweig davanti a una cartoleria in via Torino, mentre guardiamo sfilare la più varia umanità milanese. Ma se non mi sconvolge scoprire che la realtà quotidiana è fonte di ispirazione per le proprie storie, ammetto di non aver mai pensato che fosse possibile anche il contrario.

“Ai tempi del primo Davide Golia ho frequentato una ragazza perché volevo scrivere una storia con lei come protagonista. Non dico che sono arrivato ad andarci a letto solo per vedere com’era al mattino quando si svegliava, ma tutto è nato dal bisogno che avevo di raccontarla. Sono uno scrittore istintivo, raccontare è un’esigenza per me. Un bisogno intimo, padre di una creatività autistica con cui mi possa estraniare dalla realtà”.

Ma perché hai scelto il fumetto? ”Perché è lo strumento con cui alimento questa mia pulsione privata - mi risponde Rosenzweig, consapevole di una parte di sé che ha imparato a conoscere -Perché seguo un istinto che mi porta a vedere ciò che voglio raccontare sotto forma di vignetta. Perché scrivo per me e disegnare le mie storie mi permette di estraniarmi ancora di più. Perchè mi piace raccontare una storia e poterla disegnare. Perché non riesco a rinunciare al fumetto per esprimermi”.

Mi giro e incrocio lo sguardo di Sfascia e ripenso che ha fatto un film praticamente da solo. ”Io vivo male l’idea che sia qualcun altro a disegnare una mia storia- inizia Federico - Non vorrei mai fermarmi allo storyboard e poter invece continuare fino a finire io la pagina, mettendo su carta tutto quello che ho in testa”. E Giada? come siete riusciti a canalizzare il vostro approccio così istintivo? “Avevamo un’esigenza comune- mi spiega Rosenzweig - e soprattutto c’era un piacere particolare nell’affrontare Giada. È un progetto che sentiamo nostro al 100% ed in più possiamo finalmente lavorare insieme. Come l’Image degli esordi, con un approccio alla Erik Larsen”.


Chi è Murdock?

Per loro lavorare insieme vuol dire divertirsi, lo hanno dimostrato a Lucca di quest’anno: lo stand delle edizioni Arcadia era piuttosto defilato, ma chi è riuscito a raggiungerlo ha visto il proprio albo di Giada trasformarsi in un palco dove i tre davano libero sfogo alla loro vocazione al cazzeggio fracassone. Di tutto si può ridere, niente e soprattutto nessuno escluso con battutacce da caserma, provocazioni e prese in giro continue che si trasformano in piccole storie, perchè anche quando scherzano non riescono a smettere di raccontare.

“Ci muoviamo sempre in gruppo - così Rosenzweig descrive lui, Sfascia e Cremona durante le manifestazioni di fumetti - spalleggiandoci a vicenda per l'amicizia che ci lega da anni e ci fa sentire implacabili come l'A-Team! Alle fiere si incontrano tante persone che si rifugiano nei fumetti perché incapaci di incastrarsi nella realtà, in un sistema che chiede troppo. Ma il vero problema è che vedo tanto fanatismo senza alcuna cultura del medium, tanti appassionati che non leggono nessun fumetto che esca dalla loro fetta di mercato”. Lo stesso succede nel mondo della musica dove i fan sono ancora più selettivi. “Esatto - mi conferma Rosenzweig - io infatti mi riferivo al cinema, dove è più facile scoprire altri mondi e c’è una varietà di generi e stili maggiori”.


Tra Eschilo e Sam Raimi

E al mondo del cinema Giada deve molto, a partire dal suo sceneggiatore Federico Sfascia, regista del film horror indipendente Beauty Full Beast. “Ho scelto l’horror perché è un genere sociale - mi racconta in serata Sfascia in un’aula della Scuola del Fumetto, mentre Rosenzweig e Cremona sono impegnati in una lezione - una metafora con cui puoi veicolare un messaggio. Come succedeva nelle fiabe, del resto.”

E qual è il messaggio che raccontate in Giada? “La vita delude le aspettative, ma è come ti rialzi che è fa la differenza, per dirla con le parole di Stallone che, ci tengo a precisare, è il più grande attore, regista, sceneggiatore nonchè unico e solo mito vivente della storia dell'universo. Del resto, la vita ce la complichiamo perché non ne reggiamo la semplicità. In Giada racconto proprio cosa vuol dire affrontare la vita vera e lo faccio con l’imperativo di essere istintivo e sincero. C’è tanto di me in queste pagine: i personaggi sono il risultato dell’unione del mio vissuto con parti diverse del mio carattere e con la mia visione di alcuni ruoli nella società. È come se dessi delle maschere ad emozioni e sentimenti trasformandoli in attori.“.

Se non fosse per i mostri più che a un horror penserei ai miti greci. “Infatti l’ingrediente principale delle mie storie è l’epica. Amo molto le tragedie greche e nelle storie cerco di raccontare la sofferenza come la felicità sempre in modo potente e intenso”. Anche nei personaggi e nelle trame i riferimenti alla cultura classica sono continui, come l’uomo vitruviano che diventa un proto-Frankestein nel primo numero. "Ho il pregio di saper cogliere influenze dagli ambiti più disparati - continua Federico, giocando con gli irrinunciabili occhiali da sole - per poi mischiarle e rileggerle secondo il mio gusto. Nel secondo numero Giada, passata improvvisamente dal ruolo di cacciatrice a quello di preda, combatterà la Squadra Antimostri formata da Pandora, La Bestia de “La Bella e la Bestia” e uno Scroodge Zombie. Dei personaggi originali ho tenuto solo il nome e una suggestione da cui partire per creare qualcosa di diverso e nuovo.”

Mentre ascolto Sfascia comincio a sfogliare gli storyboard del secondo numero; la storia non è più divisa in tre parti, ciascuna realizzata da un diverso disegnatore, ma i tre si alternano per tutte le 64 pagine. “E’ lo spirito della scena che determina chi la disegnerà- spiega Sfascia mostrandomi una tavola con tre vignette disegnate una da Cremona, l’altra da Rosenzweig e la terza da lui stesso - in questo modo vogliamo amplificare la sensazione di straniamento tra i vari aspetti di Giada: dalla realtà della vita quotidiana illustrata da Matteo al mondo mostruoso disegnato da me, passando per il caos strisciante di Maurizio”.

Quando Federico poi confida di avere già scritto i soggetti per tutti i dodici numeri di Giada, non resisto a chiedere qualche anticipazione. “Ci sarà una storia ospedaliera molto inquietante” esordisce Sfascia, “Dopo averla letta la medicina non sarà più rassicurante“ mi mette in guardia Rosenzweig da dietro le spalle. “Giada andrà in gita scolastica a Venezia- prosegue Federico - imbattendosi in una faida alla Romeo e Giulietta tra una famiglia di lupi mannari ninja e una di fantasmi”. Nel cast di Giada apparirà anche Davide Golia per una storia che, parola del suo creatore, “..parte con un seminario di scrittura e finisce con un’autopsia aliena”.

Non riesco a frenare il mio lato più pruriginoso e cerco di ottenere rassicurazioni sulla presenza della bionda e formosa Alice nei prossimi numeri “Alice sarà fondamentale- chiude Federico, prima di lasciare la Scuola del Fumetto per l’ultima tappa della giornata - “la sua superficialità diventerà la chiave per cogliere il vero volto della realtà”.


Copertina in salsa agrodolce

In macchina ci dirigiamo verso il ristorante cinese che i tre autori di Giada hanno eletto come loro base. Ad aspettarci ci sono Max e Mario, boss delle Edizioni Arcadia, arrivati da Bergamo per decidere la veste grafica del prossimo numero.

La cena corre via veloce discutendo di attività onirica a sfondo alimentare, di diete, della bellezza di Dragon Ball e del suo impatto nelle fumetterie, prima che insieme al caffe arrivi anche il momento di parlare della copertina di Giada n.2. I tovagliolini del ristorante diventano il campo di sfida tra Federico, Maurizio e gli editori che si rimpallano l’un l’altro concept e proposte grafiche a colpi di penne bic blu fino a trovare un accordo, permettendo così al ristorante ormai vuoto di chiudere.

Davanti alla serranda abbassata Max e Mario mi confidano che hanno in mente di coinvolgere un grande nome per disegnare lo speciale di Giada, pensato per interrompere la lunga attesa fra il numero 2 e il 3. Ascoltando gli altri progetti della loro neonata casa editrice capisco subito come hanno fatto a convincere così tanti autori a unirsi a loro in questa avventura: passione, ambizione e una certa dose di spacconeria, il nutrimento ideale per l’ego di un’artista.

Epilogo

Saluto Federico, Matteo e Maurizio e, mentre scendo dalla macchina, capisco che dovrò omettere dal reportage il viaggio di ritorno dal ristorante. La critica fumettistica non è ancora pronta ad affrontare alcuni tabù. Raggiungo la mia auto e prima di riporre il block-notes mi torna in mente la sola richiesta che mi hanno fatto in questa giornata:
“Scrivi che siamo gli unici fumettisti, con Alberto Ponticelli, ad essere in forma fisica“.
Fatto.
Who’s Who
Matteo Cremona: Dopo gli esordi su Davide Golia e i Vizi di Pinketts entra nello staff di John Doe disegnando il numero 29 Uomini d’arme. In pochi numeri si rivela uno dei disegnatori più apprezzati della serie realizzando Quattro funerali e un matrimonio, spettacolare epilogo della seconda serie del personaggio di Bartoli&Recchioni. Al momento è al lavoro su David Murphy - 911, la nuova serie della Panini creata da Roberto Recchioni.

Maurizio Rosenzweig: Insegna alla scuola del fumetto, lavora per la pubblicità, disegna storyboard di video musicali e fa fumetti (Laida Odius, Fantomas, I Vizi di Pinketts). Ultimamente lo si legge su Giada, John Doe, Milano Criminale e Puck, dove scriverà le dissacranti avventure di Papa Paolo XXX per i disegni di Alberto Ponticelli e cercherà di far luce sui rapporti tra uomini e donne attraverso le sagge parole di Berto, un orso con un occhio solo. In mezzo a tutto questo porta avanti la saga di Davide Golia, il suo alter ego a fumetti, giunta al terzo episodio e pronta a ripartire a Lucca 2008 per Edizioni BD con una versione rimasterizzata dei primi due volumi con oltre 60 pagine inedite.


Federico Sfascia: ha sempre fatto fumetti perché qualcuno ne traesse un film. Poi si è stufato e in 29 giorni ha girato Beuty Full Beast, vincitore del premio AsianFeast e distribuito da Filmhorror. Dopo aver diretto il video di Pet Cementary dei PAY ora si sta preparando al suo secondo film. Oltre a Giada scrive e disegna le cattivissime avventure di Giustizia Arbitraria su Puck e aggiorna il suo sito www.rubaffetto.com. Il suo sogno rimane però riscrivere la Divina Commedia in versione tamarra.