domenica 11 ottobre 2009

JLA - JSA voll. 1 - dic 2007


...And JUSTICE For All

Il trucco denominato "One Year Later", messo in atto dopo la fine di Infinite Crisis, ha offerto alla DC Comics il miglior starting point dai tempi di Crisis on Infinite Earths. Spostare tutte le collane in avanti di un anno, fornire un punto di approccio semplice per i nuovi lettori, far ripartire alcune testate con un nuovo numero uno… Il tutto, senza buttare nella spazzatura la continuity precedente, ma mantenendola come risorsa e non come peso. Un’idea semplice ma geniale. Peccato che l’esecuzione non sia stata neanche lontanamente all’altezza di uno spunto così interessante, con serie rilanciate con grandi prospettive e uccise da incredibili ritardi (Wonder Woman, Action Comics) o semplicemente da una qualità talmente bassa da renderle più adatte al cestino dell’immondizia che alle vostre librerie (Flash, Nightwing).

Tutto questo succedeva ormai un anno e mezzo fa; di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, e la DC sta faticosamente cercando di porre rimedio ai propri errori, con risultati alterni ma sicuramente più positivi di allora.

Tra tutte le difficoltà, però, ci sono almeno due serie a cui il salto “un anno dopo” e il restart da 1 riuscì particolarmente bene, coniugando qualità e quantità. Non a caso, sono tra le poche a essersi salvate anche nelle classifiche di vendita, sempre più dominate dalla vivacissima Marvel. Sto parlando delle collane dedicate alla Justice League e alla Justice Society, autentiche istituzioni del DC Universe: il supergruppo per eccellenza, formato dalle più grandi icone della casa editrice, e il primo, storico ensamble di supereroi che la storia ricordi, proveniente direttamente dagli anni ’40. Per saperne di più, andiamo a esaminare le prime due collected editions di queste nuove/vecchie collane, recentemente uscite negli USA.



JUSTICE LEAGUE OF AMERICA VOL. 1: THE TORNADO'S PATH
Brad Meltzer, testi - Ed Benes and Sandra Hope, disegni
cartonato, colore, 224 pag, $ 24,99 - DC Comics

La dissoluzione della Justice League pre-Infinite Crisis era una diretta conseguenze di una storia scritta da lui (Identity Crisis). Una bellissima storia, peraltro. Chi meglio di lui poteva ricostruire, da macerie ancora fumanti?
Brad Meltzer è noto soprattutto come autore di bestseller di genere legal thriller, ma il suo ingresso nel mondo dei fumetti è stato devastante. Prima un ciclo di 6 splendidi episodi su Green Arrow (il personaggio con cui è ancora oggi più a suo agio), poi Identity Crisis, sicuramente la storia DC più importante, in termini di impatto narrativo, degli ultimi 10 anni. Meltzer unisce ad un amore sviscerato per la League e la sua storia una capacità narrativa fuori dal comune. E’ abituato a giocare con le emozioni del lettore e si vede; al tempo stesso, ama abbastanza i classici della DC da modernizzarli rispettandoli. In questo lussuoso volume, troverete i primi sei episodi del suo ciclo di dodici, con cui ha rilanciato la League “One Year Later” riportandola in vetta alle classifiche.

Più che dalle parti di Crisi di Identità, comunque, con questa saga siamo da quelle dei suoi numeri di Green Arrow. Al centro delle vicende sono i personaggi e i loro sentimenti, gli uomini dietro le maschere, più che le icone. Non è un caso che il palcoscenico principale non lo calchino i tre big, ma characters decisamente più “terreni” (e minori) come Roy Harper, Black Canary e Tornado Rosso. Meltzer si diverte a scrivere un Pinocchio moderno in salsa super-eroica, ricostruendo al tempo stesso la Justice League dalle ceneri con un fumetto che è al tempo stesso un atto d’amore per la sua storia e un tentativo di guardare avanti.

Le due anime si miscelano bene: da un lato, la voglia di crescere, rappresentata efficacemente dai succitati Roy, Dinah e Tornado, ognuno dei quali si trova ad affrontare un percorso di formazione che porta verso nuovi traguardi e una maggiore comprensione di sé; dall’altro, la tradizione che ritorna, attraverso il coinvolgimento di villain come Amazo e Starro, già antagonisti degli eroi nelle primissime storie del gruppo, negli anni ’50. Il risultato è un fumetto raffinato, che piacerà a tutti coloro che amano le storie profondamente character-driven, ma risulterà godibile al 100%, probabilmente, solo agli appassionati della DC, e in particolare della League. Anche se, a onor del vero, va detto che diventare degli esperti in materia non è mai stato semplice come oggi, grazie alla lodevole iniziativa dei volumi a marchio “Showcase Presents”.

Passando al comparto grafico, il salto di qualità fatto da Ed Benes è notevolissimo. Da mero clone meno dotato di Marc Silvestri, il disegnatore brasiliano è diventato uno dei nomi di punta della DC. Resta sempre un disegnatore “post-Image”, ma i grandi progressi in termini di storytelling e l’evoluzione del suo tratto gli hanno permesso di affrontare e superare con bravura una sfida come il rilancio della collana DC più importante, oltretutto con uno sceneggiatore di prima fascia che punta più sui sentimenti che sull’azione. Un bel lavoro davvero.

Se c’è un difetto che si può trovare in “The Tornado’s Path” è probabilmente la lentezza della vicenda, che chiarisce al di là di ogni dubbio come sia stata concepita per questo formato, quello del volume unico. Possiamo solo immaginare che strazio dev’essere stato, a tratti, leggerla nell’arco di 6 mesi, 22 paginette alla volta. Ma dato che qui stiamo recensendo la versione in volume, è un dettaglio secondario.
La confezione, come sempre per i volumi DC di prestigio, è assolutamente impeccabile, e i “contenuti speciali” sono decisamente interessanti, anche se non ricchi come quelli dell’HC di Identity Crisis. Insomma, se avete il budget, questo volume è sicuramente il modo migliore per leggere questa storia.


JUSTICE SOCIETY OF AMERICA VOL. 1: THE NEXT AGE

Geoff Johns, testi - Dale Eaglesham, Art Thibert e Ruy Jose, disegni
cartonato, colore, 144 pag, $ 19,99 - DC Comics

Se per la Justice League c’era la necessità di ripartire e ricostruire, la Justice Society non aveva proprio nessun bisogno di restyling. “If it’s not broken, don’t fix it”: se non è rotto, non aggiustarlo. Una massima di saggezza popolare anglosassone che gli stessi anglosassoni dovrebbero probabilmente ricordarsi un po’ più spesso. Per fortuna, Geoff Johns se n’è ricordato eccome, e così la nuova serie della Society riparte esattamente da dove si era interrotta la precedente. Ok, è passato del tempo, ci sono personaggi nuovi che vengono introdotti, c’è un nuovo disegnatore… Ma la sostanza è sempre quella.

JSA non è un capolavoro. Non è una collana capace di cambiare il volto al mondo del fumetto. Ma questo non dovrebbe farci perdere d’occhio il fatto fondamentale che in 80 numeri della vecchia incarnazione, così come nei primi di questa nuova, ha mantenuto un livello di qualità straordinariamente costante, e quasi sempre ben superiore alla media! Se volete leggere un fumetto di supereroi ultraclassico, ma al tempo stesso scritto con uno stile assolutamente moderno e al passo coi tempi, non c’è niente di meglio della JSA.

Justice Society of America è la logica prosecuzione delle grandi collane del passato scritte – tanto in Marvel quanto in DC – da Roy Thomas, autore al quale Johns deve moltissimo, se non quasi tutto. Ma a differenza di altri fumetti “nostalgici”, non sembra scritto da Roy Thomas negli anni ’60. Non ha uno stile datato, anacronistico, falso. Anzi. Il ritmo è quello di oggi, sia nella narrazione che nelle scene d’azione.

E' lo sviluppo dei personaggi a essere classicissimo e quindi più simile a quello di ieri: un processo lungo e corale, in cui ogni membro del gruppo impara a conoscersi e a conoscere gli altri, con una forte continuity interna che premia i lettori più costanti, in opposizione alla struttura “storia da chiudersi in 6 episodi da raccogliere in TP”, in voga ormai da qualche tempo.

Insomma, una perfetta fusione di antico e contemporaneo, esattamente come i ranghi del gruppo stesso, che comprendono alcuni dei membri originali degli anni ’40 – vecchietti assolutamente arzilli, che oltre a fare da figure paterne sono ancora in grado di menare come fabbri – insieme a eroi giovani e giovanissimi, in un roster unico nel mondo dei comics che abbraccia 3 generazioni. Dal Flash della Golden Age a Stargirl, passando per Dr. Mid-Nite III. E’ questa la sua forza, e il motivo dell’amore viscerale di tanti lettori per questo gioiellino unico nel suo genere. La JLA è il luogo delle icone, dei simboli universali; ma la JSA è la spina dorsale del DC Universe (altro che quella fuffa di Countdown, lasciatevelo dire!), la serie che più di ogni altra, anche più dei Teen Titans, tiene vivo il concetto di Legacy, che è quanto di più unico abbia la DC, da sempre, rispetto alla concorrenza.

Come dicevo, tutti gli ingredienti della ricetta ci sono ancora, anche con questo rilancio della testata. Anzi, sono addirittura potenziati. Nel primo episodio extralarge, Johns introduce molti nuovi personaggi (alcuni dei quali destinati a durare ben poco, a dire il vero!), ci mostra come altri siano cresciuti, e aumenta il già alto tasso di adrenalina e di azione, ovviamente con l’aiuto determinante di un Dale Eaglesham in stato di grazia. Eaglesham è ormai un artista completo, tra i più solidi in circolazione, a suo agio tanto con l’azione che con il dramma, con i momenti più crudi come con quelli più leggeri. La sua crescita è stata costante, e c’è da sperare che rimanga su questa serie il più a lungo possibile, perché sembra nato per disegnarla. Una collana da leggere assolutamente, a meno che non siate proprio allergici ai supereroi. Perché se vi piacciono anche solo un pò, con la JSA vi divertirete di sicuro.

Anche questo volume si contraddistingue per qualità e cura editoriale, ovviamente. Il rapporto pagine/prezzo a dire il vero non è dei migliori, considerando il complesso della produzione DC, ma è stato indispensabile optare per questa divisione degli episodi, visto che i numeri 5 e 6 della serie saranno inclusi nel secondo volume HC della Justice League, essendo parte integrate del crossover “Lightning Saga” con la serie della JLA. A dimostrazione di un legame che va ben al di là dell’essere solo nominale, e che è anche alla base della scelta di scrivere questo doppio articolo, con il quale speriamo di avervi incuriosito almeno un po’ sulle vicende dei due supergruppi più importanti della DC Comics. Ora come ora, val proprio la pena di seguirli entrambi!
Dario Beretta