lunedì 12 ottobre 2009

Il Grande Male - feb 2008

Il Grande Male di Paolo Cossi - 144 pag b/n, euro 14,50 - Hazard Edizioni

In questo libro Paolo Cossi affronta un tema dimenticato dai più: il genocidio degli armeni da parte dei turchi, perpetrato tra il 1914 e il 1916 e definito ancora oggi dagli eredi dei sopravvissuti "Medz Yeghern", "Il Grande Male". Una tragedia terribile per le sue dimensioni (il bilancio finale fu di più d'un milione di vittime) e per la feroce premeditazione con cui fu attuata.

La difficile convivenza tra gli armeni e i turchi, nell'ambito dell'allora Impero Ottomano, aveva già portato a tensioni e tragedie nei secoli precedenti, ma fu nei primi anni del '900 che i Giovani Turchi (che presero il potere nel 1908, organizzandosi nel partito Ittihad e di fatto esautorando progressivamente il sultanato) instaurarono una dittatura militare che pianificò la "soluzione finale" della questione armena, secondo teorizzazioni e pratiche che nulla ebbero da invidiare alla "soluzione finale" che i nazisti proposero pochi decenni più tardi per gli ebrei.

Nell'ambito di quel gigantesco scontro che fu la prima guerra mondiale (militare e geopolitico, destinato a ridisegnare - assieme al conflitto '40 - '45 - l'assetto planetario, tra nuove potenze emergenti ed imperi ormai al declino), la triade dominante dei Giovani Turchi (i ministri Djemal, Enver Pascià e Talaat Pascià) trovarono una ghiotta occasione per concretizzare quella feroce teoria, mentre l'attenzione del mondo era distratta dalle altre vicende belliche. Omicidi mirati dell'intellighenzia armena, sterminio dei soldati armeni arruolati nell'esercito turco, deportazioni della rimanente popolazione civile (tutta attestata nella parte orientale dell'Impero Ottomano), organizzate secondo l'ipocrita scusa del trasferimento in zone più sicure e lontane dal fronte, e in realtà finalizzate a lasciare i deportati in balia di bande armate o della morte per sfinimento.

E' davvero bello questo libro di Paolo Cossi, almeno per due motivi connessi tra loro. In primo luogo, non è semplice parlare della storia senza rischiare di essere didascalici, senza rischiare che il rigore della ricostruzione prenda il sopravvento sulla parte narrativa. In secondo luogo, quando si prende in esame una pagina di storia a lungo negata o rimossa ai rischi sopra esposti si assommano quelli dell'enfatizzazione emozionale, quasi si debba operare un risarcimento nei confronti di chi ha visto negata un'ingiustizia, assumendo atteggiamenti manichei.

Paolo Cossi evita entrambi questi pericoli. Nel suo lavoro intreccia spunti storici rigorosi e una bella e toccante vicenda tratteggiata da personaggi di fantasia. Così, nel fumetto troviamo la storia di Armin Wegner, un soldato tedesco che, a costo di pesanti ripercussioni personali, fu il primo a rivelare con un reportage fotografico lo sterminio. Apprendiamo poi del tentativo di resistenza armena, e del processo (di alcuni anni successivo) a Tehlirian, un sopravvissuto che assassinò Talaat Pascià, uscendo assolto dal giudizio.

A questi fatti storici, l'autore annoda le vite dei suoi personaggi. Un giovane armeno di nome Aram, ingenuo e terrorizzato da quanto vede accadergli attorno, che raggiungerà la salvezza grazie al pragmatismo e alla generosità di Murat, suo coetaneo turco che saprà vincere la naturale diffidenza di Aram. Cossi lascia poi scivolare tra le righe del suo racconto un incrocio di destini, narrandoci dell'amicizia nata durante la deportazione fra la giovane Sona e la madre di Aram. La prima è una giovane armena che si salverà dal massacro e si sposerà proprio con Murat; la seconda non ce la farà, e il figlio - per usare le sue parole - non saprà neppure come o di cosa sia morta la madre ("di lei non mi rimane nulla, se non l'immagine confusa di quando partì per il Caucaso"), e neppure scoprirà della casuale e fugace amicizia nata fra la madre e la futura moglie dell'amico turco.

Sul piano grafico, Cossi è ugualmente bravo nell'evitare scene eccessivamente truculente o crude e nel disegnare le sue tavole con un ritmo incalzante ed un ottimo storytelling. Altra scelta grafica da me molto apprezzata è l'aver differenziato lo stile optando per una caratterizzazione precisa nei volti e nelle espressioni, mentre i fondali restano vaghi e indefiniti: non credo si sia trattato di approssimazione, ma di una scelta artistica, quasi che gli sfondi nella loro evanescenza debbano essere paradigmatici della dissoluzione di un popolo, e contemporaneamente andare al di là della puntuale ricostruzione di un singolo caso, diventando denuncia universale di ogni genocidio, avvenuto ovunque e in qualsiasi periodo storico.

Francesco 'baro' Barilli