lunedì 12 ottobre 2009

Capitan America è morto - nov 2007


CAPITAN AMERICA E' MORTO
Captain America Vol. V, # 25 di Ed Brubaker | Steve Epting
in Italia su THOR E I NUOVI VENDICATORI n. 104 - Panini Comics

Capitan America è morto.

Ormai lo sapevano tutti, ma ora che la storia è stata pubblicata anche in Italia (su THOR 104 della Panini Comics) finalmente è possibile parlarne liberamente.

Con la vittoria dei supereroi pro-registrazione alla fine della saga CIVIL WAR, Steve Rogers si è consegnato alle autorità per garantire ai suoi compagni ribelli una seconda possibilità. L’eroe a stelle e strisce dell’Universo Marvel finisce così nelle mani della giustizia, quella stessa giustizia che per anni ha rispettato e fatto rispettare.

E’ una delle pagine più amare nella vita di Capitan America: in manette, portato in tribunale, si prepara ad un processo che non subirà mai... Da un palazzo Crossbones, un vecchio nemico, gli spara ferendolo. Lo finiscono dei colpi ravvicinati all’addome; a spararli è Sharon Carter, la sua amata “storica”, sotto il controllo ipnotico dello psichiatra criminale Dottor Faustus.

E’ la morte di Capitan America, la morte del Sogno.

Questo, in breve, quello che succede in CAPTAIN AMERICA Vol. V 25, scritto da Ed Brubaker e disegnato da Steve Epting.

Il mio calendario dice che siamo nel 2007. Leggere questi fumetti però mi fa tornare un po’ più indietro: ai primi anni ’90, gli anni dell’evento a tutti i costi, delle morti importanti, degli speculatori.

15 anni fa in questi giorni moriva Superman, e giornali e tv non parlavano d’altro. Il primo supereroe era morto, ucciso dai violenti colpi di Doomsday. Un “evento memorabile” per i fan affamati di colpi di scena, la “solita trovata pubblicitaria” per chi i fumetti non li legge.

La morte di Superman, la paralisi di Batman, la follia di Lanterna Verde, il clone dell’Uomo Ragno, la morte di Mr. Fantastic... lo stesso Capitan America in quegli anni si ammalò gravemente (per poi guarire dopo circa un anno).

E ora, in un periodo in cui i Nineties vengono visti come la più nefasta delle piaghe d’Egitto ma in realtà non smettono di essere fonte di ispirazione per troppi autori, la storia si ripete. Muore Capitan America perché le case editrici non hanno imparato la lezione. 10/15 anni dopo siamo sempre lì, con le solite morti, i soliti “eventi storici”, i “niente tornerà come prima”.

Saranno contenti gli speculatori: anche stavolta potranno sognare di fare miliardi rivendendo le loro copie di CAPTAIN AMERICA 25, così come fecero con X-MEN 1 o SUPERMAN 75 (che oggi si trovano svenduti in quantità industriali). A pochi giorni dall’uscita, su E-bay si trovava già venduto a 100 Dollari... Per non parlare di tutte quelle belle variant e ristampe che sono spuntate come funghi.

Saranno contenti anche quei fan a caccia di “coolness”, quelli che sperano che tutti sia definitivo e che il redivivo Bucky Barnes (altra “geniale” trovata) prenda il posto del defunto amico. Il loro unico desiderio è dire “io c’ero!” su qualche board.

Sarà contento pure Quesada, insieme allo staff Marvel, dato che di Capitan America nessuno parlava mai. Ora è sulla bocca di tutti. Che importa se i non lettori diranno che è “la solita trovata pubblicitaria”? L’importante è che se ne parli; bene o male... che importanza ha?

Tutti contenti, allora? Beh, no. Io non lo sono. E ringrazio Fumettidicarta per aver concesso a questo lettore di Cap da tanti anni di dire la sua in questo spazio...

Non ne posso più di questi eventi. Tutti a parlare male di quei brutti e cattivi anni ’90, ma nel frattempo sono applausi continui per “idee” che recuperano il peggio di quel periodo. La Guerra Civile, l’Uomo Ragno smascherato, la morte di Capitan America... basta, per favore. Basta, fatemi leggere delle storie. Sono ANNI che non leggo un ciclo decente di Capitan America. Anche questo tanto osannato Brubaker si è limitato a ripescare i soliti nemici di Cap e a far resuscitare Bucky, il morto più morto del Marvel Universe (necrofilia fumettistica, se vogliamo chiamarla con il suo nome). Possibile che non riescano a produrre delle storie che sappiano essere appassionanti, coinvolgenti, emozionanti, vive... senza far morire o resuscitare qualcuno?

In questi ultimi anni, insoddisfatto dalle più recenti gestioni del personaggio, mi sono buttato sui CAPITAN AMERICA Corno. Ho conosciuto così le storie di Lee, Friedrich ed Englehart, disegnate da Kirby, Colan, Romita, Buscema... un altro pianeta, rispetto alla mediocrità del Cap del 2000.

Intendiamoci, la storia di CA 25 non è neanche brutta. E' scritta più che dignitosamente, ben disegnata. Però non è quello che voglio da questi fumetti. E' solo un evento crea hype. Fatto anche benino, per carità, ma sempre evento crea hype rimane. Come negli anni '90.

Altro sale sulla ferita, la continua ricerca del realismo, ormai regola numero 1 di gran parte dei fumetti Marvel post-11 settembre, colpisce ancora: Steve Rogers muore sui gradini del tribunale, a causa di ferite da arma da fuoco. Un attentato che ricorda quello in cui morì il presidente Kennedy. Una morte realistica, certo, ma così ingloriosa... un simbolo, una macchina da combattimento come lui, privato anche della possibilità di andarsene sul campo di battaglia. Ucciso da un "banale" attentato, senza la possibilità di difendersi. Come nel mondo reale, certo... che però non è l'Universo Marvel, nonostante la tendenza degli ultimi anni di eliminare il sense of wonder a favore di un più cupo (e per me sgradevole) realismo..

Capitan America è uno di quei personaggi completamente positivi che al giorno d'oggi non hanno la vita facile. Tra tanti eventi drammatici, tra tanto grim and gritty, può piacere ancora ai lettori un nobile eroe fuori dal suo tempo, "relitto" di un passato che per lui non è mai morto? Cap dava sicurezza, lui stesso era una certezza: qualsiasi cosa succedesse, era sempre in prima linea, pronto a fare la cosa giusta. Forse non era cool, ma era un autentico eroe. Vero e proprio esempio di ottimismo, di quell'American Way of life che a volte sembra solo un'utopia, Steve rappresentava non l'America, ma il Sogno Americano, i valori sui quali si basa la più grande Nazione democratica del mondo. La sua morte, per i cittadini del Marvel Universe, è la morte di quel sogno, di quell'ottimismo che (anche) stavolta ha perso contro la dura realtà.

E ora, che succederà all'eroe creato nel 1941 da Joe Simon e Jack Kirby? Tornerà? Non tornerà? Immagino che, con il film in uscita, riapparirà più in forma che mai. Per ora, però, l'Universo Marvel e i lettori perdono uno degli eroi più conosciuti e rappresentativi. E il mondo del fumetto è un po' più vuoto (ma la serie regolare, che esplora le conseguenze dell'evento, continua).

A presto, Cap!

Francesco Vanagolli