domenica 11 ottobre 2009

Alpen Rose - feb 2008


ALPEN ROSE di Michiyo Akaishi
8 volumetti brossurati mensili, b/n, 192 pag, euro 4,20

Star Comics edita in Italia il manga Alpen Rose di Michiyo Akaishi, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1983 e noto in Italia soprattutto per aver subito una selvaggia censura nella sua trasposizione animata: fu infatti, tra le altre cose, eliminato ogni riferimento al nazismo e alla II Guerra Mondiale, rendendo in questo modo la storia poco fruibile, quando non poco comprensibile.

La casa editrice perugina prosegue così la lodevolissima pubblicazione di manga classici, spesso inediti da noi come nel caso di Alpen Rose.
La Star Comics non è nuova a scelte che possono apparire controcorrente: ricordo ancora con gratitudine la decisione di pubblicare fino alla fine Rough il capolavoro di Mitsuru Adachi, nonostante le vendite dell'albo fossero tali da giustificarne un'anticipata chiusura.
Ancor oggi alcune delle scelte della Casa Editrice denotano coraggio e passione, come appunto la pubblicazione di manga classici che a una (superficiale) lettura odierna potrebbero apparire "datati", fuori target e quindi poco appetibili.
Invece ci troviamo quasi sempre davanti a dei classici del fumetto giapponese, meritevoli di essere conosciuti e goduti anche dai lettori e dalle lettrici di oggi, sempre che si sia in grado di lasciarsi andare a un tipo di narrazione cui non sempre si è abituati.

D'altronde chi ama i fumetti, da qualsiasi latitudine essi provengano, non dovrebbe avere troppe difficoltà ad immedesimarsi in una storia, sia essa modernissima o "antica", ad immergervisi lasciando fluire le sensazioni e le emozioni che, almeno quelle, non hanno età ne "epoche" di rigida appartenenza.

LA STORIA

La situazione iniziale ricorda da vicino quella già incontrata in Georgie, cioè l'amore tra fratello e sorella, seppur "adottivi", una situazione tipicamente accattivante proprio per la pruderie e lo sconcerto che suscita, in quanto moralmente discutibile. "Fratello" e "sorella" che diverranno via via l'uno il sostegno dell'altra, in un mondo crudele che gira infischiandosene dei sentimenti, degli affetti perduti

Come in molti shojo degli Anni 70 e 80, anche qui l'autrice gioca per un po' la carta dell'androginia che è per ora - siamo al secondo volumetto pubblicato in Italia - l'unica situazione "ambigua" mostrata, in quanto i buoni sono davvero buonissimi e i cattivi sono realmente malvagi.
Persone vengono vendute per denaro, o peggio per innalzare il proprio status sociale, persone vengono tradite per denaro e l'unico modo di emendarsi è la morte, argomento, quest'ultimo, sempre presente, anche perché è appena cominciata la Seconda Guerra Mondiale.

In una situazione di tensione generale, in un'Europa inquieta e giustamente spaventata seppure ancora insonsapevole degli orrori che verranno, tra Svizzera, Austria e Germania si muovono i protagonisti di Alpen Rose: Jeudi, Lundi, il crudelissimo (e improbabile) conte di Goncourt, il generale Henry Guisan, Ashenbach e tutti gli altri personaggi che via via incontriamo lungo la storia.
Jeudi ha circa 13 anni e non sa nulla dei suoi genitori, in quanto è stata ritrovata da piccina senza memoria; Lundi, il suo tenero e innamorato "fratello", fugge con lei alla ricerca disperata di indizi che possano portare la ragazza al ritrovamento delle sue radici, e possibilmente della sua famiglia.

Non certo la più originale delle situazioni, eppure la storia scorre in modo molto piacevole e divertente, anche nelle sue ovvie improbabilità: si sa che i Giapponesi trattano in modo estremamente disinvolto - e per questo a mio parere ancor più affascinante - gli argomenti per loro esotici (e poche cose sono più esotiche dell'Europa della prima metà del '900, per un Giapponese...).
Non ha alcuna importanza, ai fini del racconto - che si propone di emozionare, non certo di tenere una lezione di Storia! - la precisione storica, la congruenza di luoghi, paesaggi e situazioni, perché ciò che l'autrice vuole trasmettere sono i sentimenti: amore innanzitutto, poi paura, tradimento, angoscia, speranza...

Non ci troviamo davanti a un capolavoro immortale, ma Alpen Rose è un manga che si lascia leggere molto volentieri, divertente e denso di situazioni frenetiche e piene di suspence. L'alternanza tra momenti lievi, quasi comici, e situazioni tragiche e angoscianti è ben sviluppata e, per quanto riguarda i primi due volumetti a tutt'oggi usciti, non ci sono momenti di stanca e forse è proprio questa la forza maggiore di Alpen Rose: l'assenza completa di noia.


I DISEGNI

I disegni rientrano negli stereotipi tipici di certo shojo manga, quindi abbiamo figure molto slanciate e sempre con caratteristiche tipiche femminili (maschi compresi). Le tavole sono fitte di vignette, la splash page è usata raramente e solo in situazione diciamo così "estreme"...

A differenza di altri/e mangaka, Michiyo Akaishi non si lascia andare a leziosità su leziosità; il suo segno conserva una certa "seriosità" di fondo, una certa... "grezzezza", ma sia inteso in senso assolutamente positivo.
Personaggi e particolari, sfondi, paesaggi e oggetti, sono curati e ben resi, ma non in senso maniacalmente barocco. E' privilegiata la funzionalità, lo storytelling, anche se non mancano talvolta ardite prospettive "ad effetto". Niente fiorellini e disegnetti a incorniciare le scene topiche; pochissimo usato l'effetto fané: un segno direi quasi sobrio, per quanto sobrio possa essere il disegno di uno shojo, s'intende. Comunque si tratta di un segno accattivante che risulterà certamente gradito a chi è appassionato al genere.

Basandosi sui primi due volumetti usciti, Alpen Rose sembra meritevole di pubblicazione in Italia ed è consigliato a chi ama i classici fumetti giapponesi e ne subisce felicemente il fascino, specie di quelli realizzati negli Anni 70 e 80, ed è consigliato anche a chi abbia desiderio di provare per la prima volta a leggerne uno, proprio per la non eccessiva dose di zuccherosità e leziosità di cui si diceva poco sopra.

Orlando Furioso