mercoledì 2 settembre 2009

Top Ten - 2005?

TOP TEN di Alan Moore, storia - Gene Ha, disegni - Zander Cannon, chine - Magic Press - Volume 1: 9 € - Volume2: 10€ - Volume 3: 10,50 €

Certe idee sono talmente brillanti, talmente perfette che potrebbero scriversi da sole. E’ il caso di Top Ten: la serie è basata su un distretto di polizia (il Distretto 10; il numero si riferisce alla dimensione spazio-temporale) e sui suoi agenti, solo che tutta la città è composta esclusivamente da supereroi e gli agenti stessi hanno ovviamente poteri. Come detto è un’idea tanto semplice, quanto affascinante, che probabilmente anche uno scrittore semplicemente discreto saprebbe trasformare in una serie divertente e godibile. Ma, è bene ricordarlo, Top Ten non è stata ideata da uno sceneggiatore qualsiasi, ma dal signor Alan Moore; e così, quella che era “semplicemente” una bella idea, ha generato quello che è uno dei più bei fumetti degli ultimi 5 anni (e non solo).

Ma inquadriamo un po’ meglio il tutto: Top Ten è una delle serie lanciate da Moore nell’imprint American Best Comics. Con questa sua avventura editoriale lo scrittore inglese ritorna al genere supereroistico con nuove motivazioni; infatti non è più spinto dalla voglia di distruggere il giocattolo dei supereroi per rivelarne le contraddizioni come su “Watchmen”, ma bensì dalla volontà di ricostruire il giocattolo, ritornando alla base avventurosa dei supereroi e riscoprendone con intelligenza il lato più solare ed innocente, quello che ha affascinato qualunque lettore che si sia avvicinato al genere durante la sua infanzia. Insomma, di fronte ad una schiera di eroi sempre più oscuri, tormentati ed ossessionati, Moore sembra quasi chiedere scusa ai lettori per avere involontariamente generato tutto questo e fa riscoprire al suo pubblico il sense of wonder ormai perduto tra personaggi troppo contorti e spinti al limite da riuscire ad appassionare istintivamente. Così ecco arrivare Tom Strong, un omaggio ai tipici eroi pulp incastonato in un personaggio idealmente a metà strada tra la purezza di Superman e la distaccata genialità di Reed Richards;Tomorrow Stories, irresistibili storielline che citano a piene mani la letteratura pulp, a partire dallo “Spirit” di Will Eisner;Promethea dove il mito della supereroina mitologica (non c’è neanche bisogno di dire chi sia il modello per il personaggio) viene inzialmente rivisitato in chiave magica, per poi lasciare totalmente spazio alle incredibili divagazioni dell’autore sulla magia e sulla Cabala e, appunto, Top Ten. Tra tutte le serie dell’ABC questa è forse la più divertente e leggibile a sé stante: certo, ogni numero contiene un’infinità di omaggi, citazioni e strizzatine d’occhio all’esperto lettore di supereroi, ma è solo un riuscito giochettino che Moore instaura con i suoi lettori, visto che l’attitudine citazionistica della serie non prende mai il sopravvento sulla narrazione e sulla storia. Il grande merito dello scrittore inglese sta nell’essere riuscito a creare, nell’arco di soli 12 numeri un universo coerente e credibile, nel quale vive il microuniverso rappresentato dal distretto di polizia: sarebbe stato facile posizionare tante macchiette e stereotipi supereroistici, impacchettarli insieme ed infarcire il tutto di tante battutine fulminanti per avere una serie comunque divertente e degna di nota, ma ovviamente Alan Moore va molto più a fondo. Nel ristretto spazio della centrale di polizia si muovono decine di personaggi, ognuno dei quali non solo è caratterizzato splendidamente, ma ha il suo background, ha le proprie motivazioni e, soprattutto, con il passare dei numeri si evolve. E’ soprattutto impressionante vedere con quale maestria e semplicità il maestro inglese riesca a gestire il tutto senza mai forzare nulla, senza mai dimenticarsi alcun particolare ed evitando contraddizioni.

E’ altresì importante sottolineare come Moore riesca a non fossilizzarsi su un genere, cambiando continuamente direzione, riuscendo a passare dal classico poliziesco alla commedia, dall’azione all’horror, dalla parodia dichiarata a momenti di pura drammaticità; di fronte alla sconcertante prevedibilità di alcuni fumetti supereroistici, Top Ten riesce sempre a catturare l’attenzione dei lettori, a sbalordirli, ad emozionarli pagina dopo pagina…insomma siamo di fronte ad un’opera che non lascia mai indifferenti.

Un altro grande merito di Moore è stata la capacità di riuscire a rendere ogni singolo episodio leggibile a sé stante e nel contempo a legarli tutti in un’unica intricata trama che si snoda e si evolve per tutti i 12 episodi, sino alla sua shockante conclusione: anche frasi ed indizi che potevano sembrare semplicemente buttati lì al momento, alla fine trovano la loro perfetta collocazione nel quadro finale.

Fino ad ora si è parlato solo di Alan Moore, ma è innegabile come buona parte del merito di Top Ten vada anche al grande Gene Ha, ottimamente accompagnato da Zander Cannon alla chine. Il disegnatore su questa serie mostra un’ulteriore evoluzione nel suo stile, diventando da un lato più sporco e dinamico, dall’altro iperdettagliato, riempiendo, quasi saturando ogni singola vignetta di tanti elementi da scoprire, tanti micro-omaggi, tanti personaggi che svolazzano sullo sfondo che aggiungono ulteriore spessore al fumetto. E’ incredibile notare anche la perfetta sintonia tra scrittore e disegnatore, con Gene Ha in grado di interpretare e di portare su pagina in maniera perfetta le sceneggiature di Moore, una sintonia sottolineata più volte dallo stesso scrittore inglese, che ha infatti legato il progetto della serie esclusivamente all’artista di origine coreana. Tanto che, purtroppo, la serie si è interrotta dopo 12 numeri (a cui si aggiunge lo spin-off su Smax, che chiude gli ultimi fili in sospeso) al termine della prima stagione visto che Ha non poteva più seguire i ritmi di una serie regolare. Un peccato perché gli agenti del distretto 10 avrebbero meritato di continuare ancora a lungo tempo; certo, girano voci che entro breve la serie ripartirà con un nuovo scrittore (il bravo autore di fantascienza Paul Di Filippo, stando a quanto detto da Warren Ellis), ma per forza di cose, non potrà più essere la stessa cosa senza il maestro inglese ai testi.

In conclusione che dire: Top Ten è una di quelle serie di cui si potrebbe parlare per ore, che si potrebbe addirittura analizzare vignetta per vignetta, tanta è la ricchezza di situazioni e di idee presente in ogni singolo numero. Per non parlare dei tanti piccoli gioielli che costellano i vari numeri, tra esilaranti cartelloni pubblicitari, splendide metafore sul razzismo e sulla diversità e temi scottanti come la pedofilia trattati con infinita intelligenza da Moore. Insomma c’è tantissimo in Top Ten, ma è anche giusto non rovinare il gusto della lettura e della sorpresa a chi si avvicina per la prima volta alla serie. Insomma, l’unica conclusione possibile è di mettere da parte 30 euro ed acquistare gli ottimi 3 paperback stampati dalla Magic. Anche se non amate alla follia il mondo dei supereroi vi troverete davanti ad un fumetto di rara intelligenza che vi appassionerà, nonostante i costumi sgargianti.

Albyrinth