mercoledì 2 settembre 2009

Pillole Blu


Pillole Blu - storia e disegni: Frederick Peeters - 17x24, B., 200 pagg., b/n, € 15,00 - Kappa Edizioni - 2004

Quello che colpisce a prima vista sfogliando le pagine del libro Pillole Blu è lo stile del disegno, solo apparentemente morbido e lineare, in realtà tanto nervoso ed inquieto (ed aggiungerei inquietante) quanto più è abile nel mascherarsi nell’apparente rigidità di una griglia che accompagna il lettore attraverso la storia e gli stati d’animo dei personaggi. L’autore non abbandona nelle oltre 200 pagine del racconto la struttura della tavola a griglia, pur variandola da due sole vignette fino a sei, allungandole e stringendole, sdraiandole orizzontalmente od innalzandole in verticale, a seconda di esigenze di racconto o per sottolineare particolari od emozioni. Tanta regolarità ed impostazione illude il lettore, che così viene facilmente introdotto in un mondo dove la tensione e la paura increspano, seppur lievemente e solo in superficie, una lettura facile e veloce, dove però dal nero delle ombre fatte a chine emergono per scomparire subito i fantasmi della malattia e dell’abbandono.

La storia, autobiografica va detto (ritengo che questo elemento possa non servire alla sua comprensione), è quella dell’incontro tra Cati e Frederik, dapprima casuale come molti incontri, del loro innamoramento e della loro convivenza: Cati ha un figlio da una precedente storia, di cui però non si fa pressochè cenno, ed una malattia, l’AIDS, trasmessa anche al figlio, e che pende su di lei pesante come una sentenza di morte. Tale elemento contribuisce ad accentuare i dubbi e le incertezze che Frederik prova, e con lei Cati, nei confronti di questa relazione, che come tutte soffre di problemi di incomunicabilità e paure a volte infondate. Il vero colpo di genio dell’autore stà nell’aver saputo sfruttare l’elemento della malattia come efficacissimo correlato oggettivo della relazione d’amore tra i due personaggi, mi spiego: è vero che l’elemento autobiografico contribuisce ad accrescere la partecipazione del lettore ed la drammaticità della vicenda, ma funziona perfettamente se concepito come strumento narrativo, come metafora, per esprimere la difficoltà di vivere appieno la relazione tra due esseri umani.

L’intero fumetto, che impone Frederik Peeters come una delle personalità più interessanti del panorama europeo, viaggia su una linea sottile di realismo e sovrannaturale, che, pur rimanendo a margine della narrazione, affiora e scompare improvvisamente dietro le pieghe di un’ombra o di un sorriso angosciato, di un’inquadratura storta o di un tratteggio nervoso. L’intera storia è giustamente il punto di vista dell’autore sulla sua vicenda personale, un punto di vista che però non è mai troppo distaccato, ma che proprio nell’impossibilità di separare la neutralità del racconto dai sentimenti e dalle angosce (ma anche gioie) provate davvero costruisce il suo originalissimo rapporto col lettore, chiamato a condividere quei dubbi e quelle paure.

Luigi Mondino