mercoledì 2 settembre 2009

Le 7 cattive abitudini dello scrittore di comics difettoso - 2005?


LE SETTE CATTIVE ABITUDINI DELLO SCRITTORE DI COMICS DIFETTOSO di Andrew Wheeler - da Ninth Art

Fare lo scrittore di fumetti Non è una cosa semplice. Tutta questa esuberanza creativa. Tutte quelle interferenze editoriali! La paura che i lettori riescano davvero a vedere quello che sei ralmente!

Nelle disperate ore notturne, passate davanti al foglio bianco chiedendosi da dove le parole potrebbero finalmente arrivare, me li vedo lanciare di tanto in tanto un sospiro dettato dal desiderio di una vita diversa, più semplice, di un lavoro fatto di scrostare la macchina del McFlurry dell’areoporto di Newark alle tre del mattino, oppure di raccogliere unti cocci di bottiglia in un locale country mentre si respira il fumo delle sigarette altrui. Poveri, POVERI scrittori di fumetti.

Certo, considerato il mercato del lavoro oggidì, scrivere fumetti sembra un impiego abbastanza comodo. Ci sono pressioni ed ostacoli, devi comunque rispondere ai tuoi editor, alla casa editrice, ai tuoi lettori, al tuo consulente bancario... Però è un lavoro che uno si sceglie, non un lavoro che si fa giusto per pagare le bollette, ed è un lavoro creativo, non uno in cui vieni licenziato per aver avuto la testa fra le nuvole in orario d’ufficio.

OK, essere l’undicesimo pretendente al trono oppure l’erede di una catena internazionale di alberghi è meglio: si deve sempre lavorare per vivere e anche se ti metti di buzzo buono, difficilmente guadagnerai una fortuna. Eppure chiunque faccia questo mestiere ha almeno una buona ragione per sorridere.

E questo ci porta alla domanda: perché un lavoro così bello produce una tale numero di prime donne schizzinose, egocentriche e incazzose?

Se leggete fumetti da tempo sufficiente, avrete visto la trasformazione in atto. Gente che all’inizio si era dimostrata grata della propria fortuna e ansiosa di migliorarsi muta lentamente in stronzetti cagacazzo e lagnosi. E se davvero ci fate attenzione, riuscirete a vedere i segni di questo cambiamento. Sono le sette cattive abitudini dello scrittore di comics difettoso. Chiaramente parliamo sia di scrittori che di disegnatori. Un sacco di disegnatori. E anche gli inchiostratori. Adesso che ci penso anche la maggior parte degli editor.


1. SI AVVICINANO TROPPO AI FAN

Internet ha i suoi usi. La pornografia, scaricare illegalmente file musicali, la pubblicità e i suoi pop-up... Quel genere di cose. Purtroppo però la funzione precipua a cui pare essere destinato è il narcisismo: infatti tutti i sono fatti un blob, mentre i peggiori addirittura una message board.

Le MB (message board) in effetti sono una delle maggiori calamità della moderna industria dei comics. Non solo allontanano gli scrittori dal tavolo di lavoro con il loro irresistibile richiamo (simile a quello che i disegnatori subiscono da parte dell’X-Box), ma fanno sì che questi figuri riescano a circondarsi di manipoli di leccaculo che alimentano ogni loro rimostranza e rinforzano ogni loro vanità.

Questo non vuol dire che ogni scrittore con una message board sia già perso all causa, però sicuramente è su una cattiva strada. Il vero problema arriva quando lo scrittore – o i suoi rabbiosi fan per lui – trasformano la MB in una voragine critica, in cui la linea ufficiale è sempre ciecamente supportata ed il Maestro ha sempre Ragione. Si capisce che uno scrittore è uscito di boccino quando nel suo forum compaiono messaggi di lettori infoiati che pagherebbero per avere una sua lista della spesa autografa.


2. EVITANO I FAN

Un medico è disposto a farti una respirazione bocca-a-bocca se smetti di respirare, e il lavoro di un medico è salvare vite umane. Certi autori non ti stringono neanche la mano, e tutto quello che fanno è scrivere.

Questo nel caso remoto che vadano in posti dove potrebbero casualmente incontrare dei fans. Alcuni scrittori non partecipano alle convention per nessun motivo. Mischiarsi con gli ‘hoi polloi’ (dal greco ‘gente comune’, ndT) è fuori discussione. Può darsi che non apprezzino quell’aura lieve di celebrità che li circonda alle convention, si vede che offende la loro sensibilità artisticha... O forse si incacchiano perché la fila per vedere Brian Michael Bendis è più lunga.

Certo, alcuni fan possono essere leggermente maniacali, magari strani ed un pelo appiccicosi. E, tanto per chiarire, l’artista non deve al lettore nessun tipo di apparizione personale, visto che ogni tipo di relazione tra loro si esaurisce alla cassa della fumetteria. Ma quando per lavoro si produce intrattenimento, non si può escludere il pubblico dall’equazione. Quando un autore si crede troppo bravo per stringere la mano ad un fan, è chiaramente una causa persa.


3. CONSIDERANO TUTTO IL RESTO SPAZZATURA

E’ sempre più facile imbattersi in un fumettista che si esercita al tiro a segno in una message board, su un sito internet, ad una convention o durante una conferenza stampa. I bersagli preferiti sono ‘quel tizio che ha fatto BATMAN dopo di me’ oppure ‘quell’altro tizio che sta facendo vendere SPIDERMAN più di me’. Invece che contemplare la possibilità che un alto artista riesca a raccontare una storia degna e di valore magari utilizzando uno stile diverso dal proprio, tutto quello che vedono è un dilettante il cui amore o la cui comprensione del personaggio non si avvicinano neanche lontanamente alla propria.

Quando un fumettista non riesce ad apprezzare il lavoro di nessun altro tranne il proprio non ha solamente perso di vista il problema, ma ha anche perso l’amore per i comics. Chi non ama i fumetti – e in alcuni casi manco li legge più – non è la persona che vorresti alle redini delle tue testate preferite...


4. METTONO I PIEDI IN TESTA AGLI EDITOR

Da qualche parte al di là del regno dorato dei fumetti, nella terra (non del tutto scollegata da esso) della narrativa, si trova una curiosa e benevola creatura chiamata Anne Rice. Che scrive libri sui vampiri. Probabilmente ne avrete sentito parlare.

La Rice ha di recente causato un discreto bordello quando, nella sezione di Amazon (famoso sito di vendita di libri in rete presente in tutto il mondo ma non in Italia..., ndT) dedicata alle recensioni, scrisse un commento su uno dei suoi libri (il commento è stato nel frattempo rimosso) in cui se la prendeva gagliardamente con quelli che l’avevano criticata e pretendeva di sapere chi diavolo credessero di essere per avere l’ardire di contestarla. Nel mezzo della sua filippica si leggeva:

“Non ho intenzione di permettere a nessun editor di modificare, tagliare o mutilare in alcun modo delle frasi che io ho già editato e ri-editato, organizzato e ripulito da sola. Ho combattuto una grande battaglia per raggiungere lo status grazie al quale non devo confrontarmi con le richieste di nessun editor, e non rinuncerò mai a questa vittoria”.

Lo stesso tipo di “ubriacatura da vertigine di grandezza” sembra che abbia infettato anche alcuni dei nomi di spicco dell’industria dei comics. Ogni artista che ritiene di non avere più bisogno di un editor si sta dimenticando di quando un editor ce l’aveva ed il suo lavoro era davvero buono. Solo i veri geni non necessitano di una seconda opinione, e un vero genio sarebbe comunque abbastanza intelligente da richiederla comunque.


5. PREDICANO

Gli scrittori sono pagati per avere delle opinioni. Dopo tutto, quando non si ha niente da dire, allora di che diavolo di argomenti uno dovrebbe scrivere? Ma c’è sempre il pericolo che uno scrittore sia talmente pieno di cose da dire che tu non riesci a pagarlo abbastanza in fretta da impedirgli di cominciare a spargerle gratis.

Certo, non c’è nulla di sbagliato nella libertà di espressione. Il problema è che non appena si mette un fumettista su un pulpito, questo diventa una specie di flagellatore folle, che denuncia le donne, richiede più rispetto per i personaggi, oppure reclama che la sua vita è in pericolo a causa dei fan. Questioni che dovrebbero al massimo tenere per lo psicanalista gettate alle masse di fan adoranti. Dev’essere qualcosa nell’inchiostro. Forse Mark Gruenwald. Anche se lui è sembrato sempre relativamente sano.


6. STANNO SCRIVENDO ‘IL NUOVO WATCHMEN'

Non c’è niente di sbagliato nell’avere ambizioni importanti. Anzi, oggigiorno la maggior parte degli scrittori ha ambizioni davvero minime. Alan Moore aveva certamente nel mirino un bersaglio importante quando ha scritto WATCHMEN. Ma lui ha scritto il fumetto e non la leggenda. La leggenda di WATCHMEN si è scritta da sola.

Sono fiducioso che ci saranno altre storie di supereroi che raggiungeranno vette di qualità così alte, ma nessuna di queste storie sarà stata scritta da qualcuno che afferma di avere inventato ‘il nuovo WATCHMEN’, perché tutto quello che avranno fatto sarà giocare a guardia-e-ladri. E sicuramente i nuovi “guardiani” non saranno come questi personaggi-fotocopia che vengono sfornati in questi bassi tempi. Gli autori di questi “capolavori” si guardano alle spalle sicuri di proiettare la loro lunga ombra sul mercato dei comics, ma tutto quello che vedono è la lunga ombra di Alan moore che li ha inghiottiti.


7. SCRIVONO COMICS

Il primo e più importante segnale che pemette di individuare uno scrittore in procinto di diventare un pericoloso egomaniaco? Il fatto che diventi uno scrittore di fumetti. A partire da quello la strada è decisamente in discesa. Davanti a tutti questi fans agitati, predicatori internettari, editor impiccioni e farisei ingrati, non hanno davvero nessuna possibilità di scamparla. Molto meglio scrostare la macchina del McFlurry dell’areoporto di Newark o raccogliere i cocci di bottiglia in un locale country. Poveri scrittori. Che vitaccia.

traduzione di Diflot