mercoledì 2 settembre 2009

Grant Morrison intervista - parte 8, fine - 2004


Grant Morrison intervista: Master & Commander - 8a e ultima parte:
Sepher Morrison

DISCLAIMER
Intervista originalmente pubblicata su www.popimage.com - copyright e tutti i diritti riservati agli autori - 2003 - 2004

Anche se nolte persone conoscono meglio il suo lavoro nel campo dei fumetti, Grant è anche un musicista ed ha scritto film, pezzi teatrali, addirittura videogiochi. Ma, quasi a collegare tutti questi medium disparati si deve sottolineare il suo coinvolgimento nel mondo della Magia. Attraverso il suo stile personale chiamato Pop Magic, Grant mostra che chiunque può compiere elle magie. Dettagli su questo si possono trovare sul sito di Grant nella parte dedicata al Book Of Lies: The Disinformation Guide to Magick and the Occult, reso disponibile grazie ai tipi del Disinfo Network.

D: Trovi che certi scrittori o persone coinvolti nel mondo della magia possano ispirare alcune coincidenze nella tua vita? Si possono fare tutta una seria di asserzioni a partire da questa idea, ad esempio che le persone sono semplici conduttori magici oppure che la magia può essere intesa come un virus ecc. L’ultima volta che ti ho intervistato ho stampato il pezzo completo e lo stavo editando su carta nel mio appartamento: circa nello stesso momento stavo leggendo il volume di Invisibles ‘Kissing Mister Quimper’ ed ho iniziato a notare come un sacco di quello che avevi dtto nell’intervista rifletteva idee portate avanti all’interno del fumetto. Anche ora che ti sto intervistando di nuovo, sono stato con una ragazza che aveva uno scorpione tatuato in fondo alla schiena.

GRANT MORRISON: Come ho già detto, vedo la magia come una specie di ‘attenzione speciale’: i maghi osservano ed ascoltano il mondo che li circonda con estrema profondità a ed usano la loro conoscenza dell’ovvio per fare cose che possono sembrare incredibili o soprannaturali ad un osservatore che non è stato allenato ad osservare le cose con la stessa attenzione. Ricordati che la coscienza umana – in pratica TUTTO CIO’ A CUI POSSIAMO PENSARE – occupa uno spettro di visione molto ristretto. Degli 11 milioni di bit di informazione che i nostri sensi raccolgono ogni secondo, la mente cosciente non ne elabora 10,999,984, lasciandoci molto poco con cui pensare e riflettere – solo 16 bit di informazione al secondo. Fermiamoci a questo. Nel mondo che ci circonda ci sono una quantità enorme di informazioni e cose che ci rifiutiamo o non abbiamo bisogno di processare a livello conscio – da cui derivano quelle vibrazioni e quei flash del subconscio che tutti chiamiamo impressioni, intuizioni o dejà vu. C’è inoltre umezzo secondo di tempo che intercorre tra un ‘evento’ esterno e la nostra capacità di averne coscienza. Tutto ciò che vediamo e facciamo è successo in verità mezzo secondo prima e l’abbiamo già compiuto prima che la nostra mente sia riuscita ad afferrare le nostre azioni e ad assegnare loro un significato nella nostra auto-storia che si stà svolgendo. La 'Consapevolezza ' ci offre solo una minuscola percentuale di tutti I punti che compongono l’universo, ma nonostante ciò tendiamo a credere di avere tutto in mano. In pratica la verità è che siamo coscienti a malapena di quello che succede attorno a noi, come la scienza ci ha mostrato. Il mago cerca di portare alla luce della coscienza un poco di questa vita inconscia e ‘oscura’: in questo modo impara a ‘vedere’ l’universo meglio ed a lavorare con i suoi meccanismi, impara a rendere più ricca la sua esperienza e quella degli altri. La magia sembra ‘paurosa’ perchè si occupa di queste aree della coscienza che normalmente sono nascoste sotto un velo.

Tutto il resto, il modo di presentarsi, gli anelli, i linguaggi segreti, ha più a che fare con la necessità di creare un’aura ‘fascinosa’ intorno a sé e non ha molto contatto con la pratica magica; abbiamo tutti familiarità con l’immagine del ‘mago’ o dello stregone vestito alla ‘Gandalf’, oppure con il sinistro Anton LaVey, con il suo scettro, i pentagrammi e la cappa finto-mediorientale. Ma per essere onesti, più si guarda da vicino il mondo e le persone che ci circondano, più ‘magico’ questo sembra diventare. Le coincidenze cominciano ad accumularsi finchè ci si accorge che tutto è una coincidenza, scioccante, inattesa e mozza-fiato come il migliore dei trucchi. Presto si capisce che non c’è bisogno del cappello a punta o del grimorio, anche se questi possono aiutare all’inizio ad entrare nell’atmosfera giusta, prima di capire che cosa realmente si sta facendo. Procedendo con la pratica e diventando sempre più coscienti di come le coincidenze concorrono insieme alla creazione del mondo, si imparerà come si fà a ‘causare’ delle coincidenze ed a stupire o sconfortare le persone a cui non è mai stato insegnato (o a cui non interessa imparare) quanto facile sia. Gli uomini della legge aborigeni devono forse imparare a memoria l’ordine dei sephirot della Cabala per riuscire a compiere le loro magie altamente complicate? I monaci tibetani della tradizione Dzogchen usano forse frasi prese dal latino, l’’angelico’ o l’ebraico? Certo che no, perchè la magia è semplicemente un modo di vivere e sorge spontaneamente in risposta a ciò che ci succede e a ciò che siamo.

Proviamo ad uscire oggi in uno stato di attenzione amplificata e cerchiamo di prendere coscienza di come molte cose che vediamo o sentiamo si connettono o ‘coincidono’ direttamente con idee discusse in questo articolo. Come si vedrà la magia abbonda.

Ogni cosa è letteralmente incastrata con le altre, con tutto si può comunicare o si può interagire ‘a distanza’ perchè la distanza non esiste, c’è solo la simulazione di un’apparente separazione che la nostra limitata coscienza assimila secondo dopo secondo 11 bit per volta. La ‘telepatia’ che unisce le persone non è né più né meno soprannaturale o improbabile della ‘telepatia’ che unisce due delle nostre dita, se ci si pensa. La pazienza, la partecipazione e l’osservazione continua e approfondita di ciò che sta succedendo dentro e fuori di te ti farà di te un buon mago in poco tempo, se questo è ciò che vuoi diventare.

D: Una delle cose belle riguardo il tuo ‘manifesto’ della Pop Magic è che questo genere di magia si permette di essere aperta all’interpretazione e alla sperimentazione a differenza del ‘fai questo, fai quello’ di vecchia maniera davanti a cui molte persone si bloccano. Per esempio, tu ti riferisci ad ‘Invisibles’ come ad un ‘ipersimbolo’ in cui ogni albo è una componente del simbolo stesso. Ognuno può fare a casa una cosa simile senza bisogno di pubblicare sette volumi di materiale (riferito all’edizione originale, ndT). Prendiamo le tue istruzioni e trasformiamo un desiderio in un simbolo, per esempio una cosa del genere.
Ma non fermiamoci qui, continuamo creandone un altro. E un altro ancora. Fino ad averne tanti quanti si vuole. Quindi prendiamo questi simboli e li combiniamo per creare un supersimbolo, che comprende uno o più simboli creati in precedenza: in pratica si ottiene una cosa del genere. E questo l’ho imparato semplicemente leggendo quello che hai scritto: alla fine la domanda che mi pongo e se comporre i simboli ottenendone uno più grande non diminuisce la carica di potere che i simboli avrebbero presi uno per volta.
GRANT MORRISON: Non sono sicuro se un simbolo diventa più o meno potente tanto è più o meno complesso; bisognerebbe studiare con attenzione la ricetta. Questa è decisamente un’area che meriterebbe un po’ di sperimentazione. Prova un po’ e fammi conoscere I risultati. Potrebbero rappresentare la bomba all’idrogeno dell’era simbolica, chi lo sa? L’ipersimbolo in stile ‘Invisibles’ richiede un coinvolgimento personale molto profondo: richiede di arrendersi ai processi che si svolgono all’interno del testo, processi che determinano un feedback bizzarro e prettamente ‘magico’ tra mondi ‘reali’ ed ‘immaginari’ al punto che diventa impossibile distinguerli gli uni dagli altri.

D: Per ultima ti faccio la domanda che forse avrei dovuto farti all’inizio: come stai, Grant? Perché i tuoi fans sono ansiosi di sapere come stai. Ricorda solo che in tutti i medium con cui ti stai confrontando tu rappresenti una chiara fonte di ispirazione e non ci sono più molte persone di cui si possa dire lo stesso rispetto al passato.

GRANT MORRISON: Mi manca mio padre e mi manca la mia famigliola. Sono ridotto al muro, amaro, colpito, bruciato dagli eventi: puoi descrivermi un po’ come uno stronzo di zombie vaneggiante ma dovrei ritornare tra poco all’apice della forma dopo la recente bella luna (al sole) di miele con Kristan. Fatemi una colorata trasfusione di realtà e starò moooooolto meglio. Grazie per la domanda.

D: Grazie a te per aver preso parte a questa intervista e, a nome di tutto lo staff di PopImage e di tutte le persone che la stanno leggendo in questo momento, faccio i miei migliori auguri a te e a Kristan. Congratulazioni.

traduzione: Diflot