mercoledì 2 settembre 2009

Grant Morrison intervista - parte 6 - 2004


Grant Morrison: Master & Commander - Part 6: della Stabilità caotica e delle belle ragazze pachistane


DISCLAIMER Intervista originalmente pubblicata su www.popimage.com -- copyright e tutti i diritti riservati agli autori - 2003 - 2004
Da quando Grant ha lasciato la Marvel per onorare un contratto con la DC Comics, tre nuovi progetti sono stati annunciati. Tutti e tre mini-serie per la linea Vertigo. Seaguy con Cameron Stewart, We3 con Frank Quitely e Vimanarama con Philip Bond.
DOMANDA: Seaguy è una mini-serie di 3 numeri. Di solito un lavoro di questa lunghezza viene pubblicato come ‘graphic novel’ o come albo unico di formato ‘prestige’, invece questa apparirà nel tipico formato ‘comic book’. Questa è una conseguenza legata al concetto di ‘Pop Comics’, ad un formato simile a quello delle serie che Warren Ellis ha pubblicato di recente con la DC?

GRANT MORRISON: Seaguy, We3 e Vimanarama sono stati concepiti come storie complete di 96 pagine da pubblicare nel formato a costola rigida simile a quello usato per ‘Earth 2’ – solo dopo Karen Berger ha deciso di pubblicarli prima nel formato classico come mini-serie di 3. Perciò sì, in linea di principio l’idea dietro a questi fumetti è di raccontare tre storie compiute che chiunque può leggere senza bisogno di altri riferimenti. E’ il tipo di impegno che mi piace affrontare tra due grandi progetti – dieci anni fa feci la stessa cosa con albi speciali come 'Mystery Play' e 'Kill Your Boyfriend' – e adesso volevo creare quello che, per mancanza di una definizione migliore, mi piace chiamare ‘manga Occidentale’ – una ricetta super-compressa e innovativa, cibo veloce per cervelli veloci.L’idea è quella di creare del materiale sofisticato che può piacere ad un bambino di cinque anni sveglio, ma anche alle signore di mezza età o ai ragazzini ‘cool’. Questa nuova roba che uscirà in estate è stata molto influenzata dal periodo che ho trascorso a Hollywood e in Giappone, tra le fate e le leggende popolari, Miyazaki, la Pixar e Dennis Potter.
Ragazzi, questa è la ‘supercompressione’! Non fatevela scappare intanto che ne è rimasta un po’ in magazzino. Diffidate delle imitazioni.

D: Il lancio di Seaguy fa riferimento ad alcuni ‘sinistri’ marchi industriali: quando tutte le grandi battaglie sono state combattute quali nemici rimangono? La Evil Cola?

GRANT MORRISON: Non è rimasto nessun male da combattere in Seaguy. Il mondo è ’perfetto’. Gli eroi di questa storia affrontano la piatta e fasulla fotocopia della realtà, per come questa parola è stata spietatamente definita dai media. Il nauseante blob senza forma delle vite non scritte (le nostre) in un mondo dove OGNI casa è la casa del Grande Fratello e noi siamo tutti perfettamente infantilizzati e forzati a sorvegliarci l’un l’altro dai nostri padroni, che nessuno è più in grado di identificare – ti ricordi quando tempo addietro dissi ‘Nel futuro tutti saranno famosi 24 ore su 24?’ Ti fischiano le orecchie?
Sono davvero contento che Seaguy sembri riscuotere così tanto successo e spero che questo significhi che la DC ci lascerà portare a termine presto i rimanenti 9 numeri - 'slaves of mickey eye' e 'seaguy eternal' sono archi di storie e questo prima di arrivare alle 'cosmic adventures of seaguy'. Credo che alla fine in 12 fumetti si possa raccontare tutta la storia ma ci lavorerei sopra con Cameron per sempre se le idee continuassero ad arrivare.

D: Quello delle telecamere di sicurezza è un argomento che ho già sottolineato, perchè non si tratta solo di reality TV, è un problema che riguarda la realtà stessa. Ogni giorno sempre più telecamere filmano il paesaggio e perfino quello che indossiamo, al punto che alla fine ognuno di noi è perennemente inquadrato e, come ha detto qualcuno, “Tutto il mondo è un palcoscenico”.

GRANT MORRISON: Il personaggio di Reuben Zion di Invisibles fu creato come un commento a questo – era qualcuno che vedeva le telecamere – la società vista come l’opportunità di trasformare la propria vita noiosa in una performance artistica che non si ferma mai, perché è questo che le nostre vite sono diventate. I poliziotti stanno seduti in panciolle davanti ai multi-schermo, osservando il dispiegarsi dell’infinito spettacolo del nostro viavai del venerdì sera nel centro. Potremmo travestirci per loro, recitare strani drammi nelle strade, improvvisare inesplicabili “atti unici” che descrivono scene di arbitraria gentilezza, perversione e bizzarre rivelazioni. Se dobbiamo avere le telecamere che registrano ogni nostra singola mossa, tanto vale meritarsi tutta questa attenzione.

D: Ci sono davvero state troupe teatrali che l’hanno fatto,di solito davanti alle telecamere di sorveglianza della metropolitana. Seaguy viene anche descritto come un’opera che dipinge una realtà post-utopica e tu ti sei spesso definito un utopista. Che cosa significa davvero questo per te? Mentre esistono parecchie grandi risposte alle questioni riguardanti questo argomento, tipo quelle descritte nell’Utopia di Tommaso Moro, per la maggior parte si tratta di una conclusione personale.

GRANT MORRISON: Credo di essere stato io a definirlo una post-utopia (una frase che manda in fregola gli accademici adesso è post-colonialismo, mi hanno detto, perciò probabilmente me la sono inventata da me) nel senso che, nel mondo di Seaguy, una riconoscibile utopia ‘di facciata’ viene raggiunta a scapito di interesse e significato. Non ci sono davvero più cattivi nel mondo di Seaguy, nessuna cospirazione, solamente espedienti e tentativi ‘controllati’ di fornire all’uomo ciò di cui ha bisogno e ciò che è meglio per lui – un tipo di molle lassismo che incontrollato genera una mostruosa tirannia. L’infanzia perpetua del mondo.
Per quanto riguarda le mie idee sull’’utopia’, nel passato mi sono definito utopista perchè la parola mi suggerisce un certo brillante ottimismo, del tipo che vede i problemi che si risolvono da soli, anche i peggiori. Questo implica un certo tipo di fede nei confronti di quei processi naturali e fondamentali di cui tutti facciamo innegabilmente parte ma dei quali alla maggioranza della gente non importa occuparsene (fino al momento in cui è costretta) – la vita,la morte, le elaborate connessioni tra i macro ed i micro-mondi che ci circondano e che si trovano all’interno dei nostri corpi – tutte quelle cose che ci hanno insegnato ad ignorare. Nonostante tutte le prove a evidenza del contrario, credo che le cose stiano procedendo esattamente come sarebbero dovute procedere e che non dobbiamo preoccuparci di nulla se non del frequente fastidio dovuto al lento e spesso doloroso decadimento del nostro sbuffante ‘vestito di carne a orologeria’. Comunque nessuno sembra preoccuparsi molto quando nasce o quando il suo corpo si trasforma in quello di un dodicenne e quindi nel corpo di un ventenne, non è così?
E poi quando mi sento così sono come uno skinhead perfezionista in gran forma e altamente giudizioso ed è in questi momenti che apprezzo di più la canzone ‘Utopia’ dei Goldfrapp, che per me rappresenta la colonna sonora della serie MARVEL BOY. ‘Sono un cervello super. E’ così che mi hanno costruito, mia bella fascista’.

D: Vimanarama sembra quasi presentarsi come una specie di introduzione per novellini alla storia ed alla religione del Medio-Oriente, ma tu credi che attirerà allo stesso modo lettori mediorientali e nordamericani?

GRANT MORRISON: Non si tratta di una lezione di storia o di religione. Protagonista è una grossa famiglia di Pachistani che vive nella moderna Bradford e la storia non è che un grande, epico, romanzo di fantascienza. 1000 e una notte che incontra gli Asian Dub Foundation, Jack Kirby ed i Monster Magnet, adattati per il pubblico di oggi. Il progetto è nato con chiacchiere tra me e Steve Chandra riguardo un progetto pazzesco su una grande rock-opera asiatica, cosmica e nello stile Roger Dean [n.d.t.: http://www.rogerdean.com/]. Non è detto che io e Steve collaboreremo mai ad una cosa del genere, ma VIMANARAMA! è la versione di alcune delle idee con cui ho iniziato a giocare ascoltando gli ultimi due album dei ADF. Il lavoro di Phil Bond è incredibile. Immense panoramiche cinematografiche di Londra in rovina e cieli riempiti da mostruose macchine volanti dell’epoca Rama. 'Daleks Invasion Earth' (un vecchio film del 1966 del Dr. Who,NDT). Quel genere di cose. Non gli ho mai visto fare nulla di simile. Un lavoro epico, lo vedrete.
Ma, per rispondere alle tue domande, no, non riesco davvero ad immaginarmi un iracheno che schiva i proiettili per andare ad ordinare ‘Vimanarama!’ nella locale fumetteria di fiducia.

D: Finora, quasi tutti i tuoi progetti che sono stati annunciati per la DC sono delle mini-serie. Pensi di avere bisogno di un po’ di respiro prima di gettarti nella prossima serie a lungo respiro?

GRANT MORRISON: No. Sto portando avanti tonnellate di roba, come ti ho già detto prima, ed il tutto si collegherà in qualcosa di più grosso di una serie. Molto differente, molto nuovo, molto sexy – ti interessa?

D: Mi stai prendendo per il culo? Certo che mi interessa!
Al momento hai due progetti in cantiere con Frank Quitely, We3 ed un altro lavoro ancora senza nome. Il nome di Frank sembra essere associato ad un mucchio di lavori, o per lo meno molti scrittori lo hanno tirato in mezzo. Che cos’è che ti piace di lui, al di là della sua abilità artistica? Frank è il genere di persona a cui affidi una storia sapendo che lui la ‘tratterà’ al meglio?

GRANT MORRISON: I ‘molti scrittori’ a cui ti riferisci sono Mark Millar che da solo si traveste in una folla di uomini sospetti. Frank sta lavorando a We3 con me ed in seguito faremo una serie in 12 capitoli per il DCU. Ha anche fatto un po’ di copertine per la Vertigo.
Vince [n.d.r.: Frank Quitely] disegna nel modo in cui piacerebbe a me disegnare – riesce a centrare i miei sogni e le mie intuizioni più nebulose ed a tatuarli sullla pelle a 2-dimensioni del fumetto con un capacità del dettaglio pauroso: con lui posso parlare di storia dell’arte, posso spiegargli alcune cose facendo riferimento alla classicità, al colore o ad esperienze condivise, è molto facile comunicare con lui le mie idee e fargliele comprendere. Mi sento privilegiato a poter collaborare con un tale maestro della forma, il cui lavoro sarà studiato finchè esisteranno organi sensoriali che lo sapranno ricevere. E’ davvero la mia anima gemella artistica, il mio collaboratore perfetto. Solo Cameron gli va vicino. Che cosa mi piace di Quitely? Ma non l’avete visto in faccia? E’ un amore!

D: Analizzando le idee di partenza, avrei scommesso che We3 sarebbe stata la storia di 3 persone che sopravvissute ad un oscuro esperimento militare. Salta fuori che mi ero sbagliato sulle ‘persone’. Da ciò che ho capito si tratta di animali e questo mi ha fatto subito pensare al vecchio esperimento della CIA con i gatti [n.d.t.: Acoustic Kitty, un esperimento degli anni 60 per trasformare degli innocui gattini in spie del nemico rosso]. Puoi rivelarci qualcosa di più sulla serie?

GRANT MORRISON: E meglio che la leggiate. Ci sono delle parole a malapena all’interno così, tanto per cambiare, non ho molto da aggiungere sul significato del fumetto. Non ci sono grandi strutture simboliche. In pratica è narrato dal punto di vista degli animali. Da un'altra prospettiva, l’idea originale partì dal desiderio di lavorare un po’ di più con gli animali chirurgicamente-potenziati apparsi in ‘The Filth’, quindi il tutto si sposò con un simpatico articolo apparso sul ‘New Scientist’ che parlava di ratti telecomandati usati in ambito militare e fece sbocciare il sogno (che avevo da una vita) di creare una classica storia di animali nello stile di 'Incredible Journey', e 'Watership Down' attraversata dallo stile grafico ultra-violento che è il marchio di fabbrica di Frank Quitely. La scena del massacro di conigli in apertura del secondo numero porta l’arte del dare il volta-stomaco verso nuovi e deliziosi livelli.
Mi sono letto un sacco di libri sulla comunicazione animale e, in pochissimo tempo, riuscivo ad utilizzare le tecniche lì imparate per grugnire, latrare e squittire le idee sulla storia direttamente al mio collaboratore, in cambio di banane e vodka. L’intera premessa di We3 si spiega in poche pagine del primo numero: dopo questo tutte le parole diventano superflue. Questo è il mio tipo di ‘Storia Lineare’. L’ho scritta dando ascolto alla parte di me che ha dieci anni perciò non ci sono stronzate. Lineare come un girino che diventa una rana.

D: Come sta procedendo il tuo romanzo ‘The IF’?

GRANT MORRISON: Lentamente ma con grande dignità e con un grande amore per l’AAAAAAArteee!!! Ci sono un po’ di editori mainstream interessati (ne saprò di più dopo le fiere del libro di Agosto) e sembra che riuscirò a terminarlo entro l’anno. Continuo a descriverlo come 'Harry Potter' che incontra 'Arancia Meccanica' anche se in effetti è molto meglio.

traduzione di Diflot