mercoledì 2 settembre 2009

Grant Morrison intervista - parte 2 - 2004


Grant Morrison: Master & Commander Parte 2: A proposito di Paramatma

Scrivere fumetti, non scrivere fumetti, citazioni da Oscar Wilde e la Biografia di Grant Morrison
DISCLAIMER Intervista originalmente pubblicata su www.popimage.com - copyright e tutti i diritti riservati agli autori - 2003 - 2004

Domanda: Riesci a immaginare di lavorare al di fuori del campo del fumetto o della musica? Ad esempio, alcuni artisti hanno spesso incubi circa il fatto di restare menomati alle mani e di non essere più in grado di disegnare.

GRANT MORRISON: Alcuni di loro lo stanno già facendo senza essere menomati. Per quanto mi riguarda, ho sempre lavorato anche al di fuori del campo del fumetto, come sai bene, ma coglierò quest’occasione per srotolare una volta di più al pubblico dei fedeli il mio splendido curriculum vitae.
Nel corso degli anni ho scritto - con buon successo - opere teatrali, racconti, articoli, resoconti di viaggio, sceneggiature televisive. Sono un membro tesserato dell’Associazione degli scrittori d’America (Writer’s Guild of America) e sono stato pagato per aver realizzato Sleepless Knight per la Dreamworks SKG. Ho scritto due videogiochi, di cui uno è il titolo di prossima uscita Predator, per Vivendi/Universal, e altri sono in arrivo. In questo momento sto terminando un romanzo - the IF - che ha già attirato l’attenzione di almeno uno dei maggiori editori statunitensi. Tanto in Inghilterra che in America vengono messe in scena le mie opere teatrali. Sono invischiato nella realizzazione di una nuova serie degli INVISIBLES, questa volta per la televisione americana. Sono in attesa di notizie circa un adattamento operistico del mio lavoro teatrale tratto da Lewis Carroll Red King Rising, con Alison Goldfrapp nel ruolo di Alice, ma questi progetti vanno e vengono. Vengo pagato per tenere conferenze e relazioni su scienza, creatività, tecnologia e magia in giro per il mondo, in Tv e alla radio. Mantengo contatti piuttosto stretti con tutti i campi della pratica artistica, dall’animazione al teatro, dall’opera all’accademia, dai fumetti al cinema indipendente, dalla poesia al design tessile… Insieme a Kristan [n.d.r.: la compagna di Morrison] ho una mia società, vivace e poco ortodossa, la gmWORD Ltd. Inoltre abbiamo una band - i FUCK STAR - con cui il mese prossimo dovremo registrare nuovo materiale. E tutto questo in aggiunta ai miei lavori nel campo del fumetto e alle 15 serie su cui sto lavorando quest’anno.

Ricordate nell’ultimo numero degli Invisibles, quando si riusciva a intravedere cosa stesse combinando King Mob con Technoccult? Beh, quello sono io, e se trovate che io sia un po’ troppo compiaciuto di me stesso, è perché lo sono. Mi piace mantenermi occupato. Mi sono sempre visto come uno scrittore fin dall’età di cinque anni. Continuerò a farlo finché sarò in grado di reggere la penna o di dettare a qualcun altro.

I fumetti rappresentano la migliore palestra al mondo per esercitare la buona vecchia immaginazione, e rappresentano il campo in cui mi sento più a mio agio e libero di cazzeggiare con progetti folli e privi di ogni costrizione, ma riuscirei probabilmente a vivere anche senza se fossi costretto, ma non lo sono, e tu cosa faresti se cinque stronzi Nazisti stessero per violentare la tua donna e tu avessi solo un proiettile a disposizione, furbone?

Domanda: Immagino avrei dovuto essere più chiaro e parlare più di ‘intrattenimento’ che di ‘fumetti’, ma il concetto è ben chiaro. Se non scrivere forse recitare, ma che diavolo, persino fare il consulente mediatico è una forma di espressione. Magari l’insegnante.

GRANT MORRISON: Ho fatto anche l’attore per un po’, ma sono una mezzasega nell’imparare a memoria i copioni e bravo soltanto a improvvisare. E sarei il peggiore insegnante del mondo; spesso mi accorgo di stimolare le persone a far meglio quando li prendo in giro sottolineando tutti i loro errori. I bambini mi piacciono, ma non sarei mai in grado di insegnargli qualcosa, eccetto forse a sparare cazzate in maniera divertente e colorita.

Domanda: Trovi che scrivere fumetti stia diventando più difficile? Una volta che gli Dei sono stati uccisi e che nella realtà accadono episodi come la comparsa in Russia di ragazzine dotate di vista a raggi-x, come le manifestazioni ‘demoniache’ all’interno degli elettrodomestici in un piccolo villaggio siciliano o come la decisione del governo degli Stati Uniti di adoperare dei robot Trasformers per le Guerre Stellari, non ti senti spinto a tornare alle origini o a spingerti ancora oltre? O a fare entrambe le cose?

GRANT MORRISON: I fumetti non sono mai difficili da scrivere. Il mio problema è che non ho il tempo di scrivere tutti quelli che ho in testa, anche se ci sto provando. Al momento ho almeno 15 taccuini pieni di idee per i miei personaggi o per il rilancio di qualche vecchia gloria - centinaia di pagine di schizzi e storie e appunti per The Atom, Doctor Strange, Moon Knight, Iron Man, Freedom Fighters, Captain Marvel Jnr., blah blah blah. Anche il più piccolo pesciolino scintillante che nuota nella mia testa riceve una carezza e una lucidata, prima o poi. Amo il mio lavoro, ci tengo a dirlo.

Anzi, per dirla tutta, trovo che ogni volta diventa più facile. I miei ultimi lavori per la DC, che presto saranno pubblicati, sono stati partoriti praticamente senza sforzo, in una fluida perlacea catena di nuove idee, personaggi e ambientazioni. Per quanto mi riguarda, questo campo offre una forma di espressione sovvenzionata che non si trova in altri settori e ho anche la possibilità di costruire estese e occulte narrazioni o sigilli [n.d.r.: in originale Hypersigils, una sorta di sistema magico new age, nel quale Morrison ripone una notevole quantità di fede...] che mi aiutano a esercitare la mia volontà magica. I fumetti sono talmente all’avanguardia rispetto alle altre forme di intrattenimento popolare, infinitamente più moderni e significativi rispetto al cinema e perfino sul punto di superare i videogiochi quanto a interattività e raffinatezza.

Domanda: Cosa provi circa il fatto che qualcuno sta scrivendo la tua biografia?

GRANT MORRISON: Era inevitabile. Ho sempre immaginato che prima o poi qualcuno l’avrebbe fatto e ho cercato di vivere la mia vita di conseguenza. Dicevo a me stesso, o a chiunque fosse con me, “Farà bella figura nella mia biografia”. E tornavo a fare qualunque follia stessi facendo - come prendere l’acido sulla sacra mesa, fare il bunjee-jump, provare un nuovo taglio di capelli, ballare con uno sconosciuto, arringare la folla - qualunque cosa mi ‘terrorizzasse’, o avessi fantasticato di fare, o non avessi mai osato fare prima, provavo a farla spinto dall’idea che sarebbe stata una lettura più interessante. Desideravo ardentemente fare esperienze, così sarei stato in grado di scrivere e raccontare qualcosa di diverso dalle chiacchiere cervellotiche, libresche e intellettuali, che avevo imparato a scuola. Volevo che la mia scrittura nascesse da cose che avevo fatto, non da pagine che avevo letto, e ho cercato di vivere seguendo le orme dei miei modelli ed eroi musicali o controculturali, ‘Romantici’ o ‘Beat’, e le parole d’ordine erano sesso, musica, magia, viaggio. Oscar Wilde e Gilbert e George [n.d.r.: Gilbert Proesch e George Passmore, coppia di artisti inglesi che, proponendosi come “sculture viventi” hanno portato all’estremo il linguaggio dell’arte concettuale] hanno trasformato in Arte la propria vita. Ho sempre pensato che avessero scoperto uno splendido modo di arricchire la propria esistenza, e presa ispirazione da loro, ho deciso che avrei trasformato la mia vita in Fumetto. Se Kerouac poteva iniziare e terminare un romanzo di getto, io potevo certo scrivere 48 pagine di sceneggiatura di Really & Truly in un solo giorno con l’aiuto di una tavoletta di E, e così via.

La mia vita ha avuto una bizzarra dimensione pubblico/mediatica sin da quando venivo fotografato, da bambino, durante le marce di protesta ed i picchetti insieme ai miei genitori; di recente ho sentito necessario per così dire ‘uccidere Ziggy’, se vuoi [n.d.r.: riferimento al concerto del 3 luglio 1973 col quale David Bowie “uccise” metaforicamente il suo alter-ego musicale Ziggy Stardust per passare ad una nuova fase musicale].E passare oltre.
In questi mediocri tempi di Grandi Fratelli includere un’ultima grande ‘esposizione’ prima di affrontare il successivo pezzo della mia vita mi sembrava la cosa giusta, come una risata nella notte; una rivelazione definitiva, un denudamento scioccante che avrebbe lasciato tutti starnazzanti come Paperino e con un profondo senso di vomito. La Verità sarà rivelata. Gli imperi cadranno in polvere. Il fattore ‘novella 2000’ sta già spolpando le ossa di quello che resta del serio giornalismo ‘pop’ sui fumetti e allora io volevo una cosa fatta per bene, una schietta esposizione delle tette del mercato fumettistico e dei culi di quei dementi che lo frequentano, del tipo vinci-una-notte-con-Me-nel-locale-più-fico-di-Londra! Rimane comunque da vedere se alla fine verrà una cosa squallida come sembrerebbe.

D’altro canto il libro sulla POP Mag!ck dipinge un’immagine più ‘casalinga’ e soggettiva dell’aartiiiisstaaaa e delle sue epiche imprese. Perciò, da qualche parte in mezzo a questi due libri, contando anche la collezione di articoli ed interviste che ho intenzione di rilasciare nello stesso periodo, il quadro complessivo emergerà – è questione di un niente fare in modo che tutto sembri estremamente stupido o importante – una seratina con gli amici può diventare una esperienza warholiana fatta di feste infinite, intrise di acidi e luci strobo, oppure un bel quadretto di sfigati che nessuno ha mai sentito nominare che vanno in giro con vestiti strambi solo perché non hanno niente di meglio da fare. Dipende dal grado di sensibilità e immaginazione che Craig [Craig McGill, autore della biografia di Grant] è in grado di sostenere.
Come faccio a sopravvivere a questi momenti magici? Penso a suoni ed odori sentiti guardando uno spettacolo studentesco a Jogjakarta, una rappresentazione dei drammi mitologici della cultura giavanese in cui tutti gli dei e gli eroi portavano gli occhiali da sole. Annegare nello scintillante universo di possibilità aperte da Quell’accordo di Sol fatto da Quella 12-corde Rickenbacker bianca. Morire, immerso nelle allucinazioni da setticemia e bruciando di febbre Gnostica. Ballare il valzer con Ian McKellen, passare rune maledette a Gaspar Noe al party della prima di ‘Irreversible’ [n.d.r.: il titolo del film con Monica Bellucci e Vincent Cassel diretto dal suddetto GN], giocare a testate con Dominique Swain o cenare con Marilyn Manson mentre i nomi crollano come membra rilassate. Le feste, le serate fetish, lo champagne e i funghi, il cibo piccante, il vomito. La folle notte isterica con cui io e Millar abbiamo attraversato gli anni ’90. Gli anni colmi di travestiti stregati e in tacchi a spillo, PVC e rossetto rosso à la Paloma Picasso. Alieni e demoni. Ragazze bellissime. Gatti deliziosi e case e notti e stelle a testa in giù fino all’altra parte del mondo, e….
Senza il dolcificante della poesia che può essere aggiunto dalla memoria, rischia di diventare tutto robaccia da ‘gossip’, Qlippoth. Magia che diventa il bisbiglio disturbato di un caso mentale. Il rischio della dannazione è sempre forte e merita magari un pensierino, quindi occorre aspettare per vedere cosa ne salterà fuori. In ogni caso, di certo farà crollare un po’ di mitologie e ne ispirerà qualcuna nuova. La biografia è ciò che I Tibetani chiamano chod – sto affidando la mia vecchia vita a dei demoni (nella forma della penna di Craig) affinché venga fatta a pezzi; tutti i piccoli momenti significativi ridotti a pettegolezzo e schizofrenia. Secondo I Tibetani, questo dovrebbe liberarmi da tutto quello che ancora mi allaccia al mio ‘Ego’. Ma intanto chissà che cazzo vuol dire… Quando sarà finita ne avrò una coscienza completa.
Come disse Wilde, ‘Quelli che vogliono una maschera, devono indossarla’

Domanda: Oppure “Tutta l’arte è allo stesso tempo superficie e simbolo, quelli che vanno oltre la superficie lo fanno a loro rischio e pericolo”.

GRANT MORRISON: Quanto è vero, ma che pericolo! Devo ammettere di essere sempre più disturbato dal tipo di miti bizzarri che sono cresciuti come funghi intorno al mio nome nella cerchia dei fan di fumetti – continuo ad incazzarmi quando mi sento descritto con l’immagine del saggio idiota; mi vedo riflesso di nuovo sotto la forma di un tremante e ridicolo drogato, che spara spazzatura senza significato che può essere capita solo da quei ‘maledetti bastardi’ che dicono di vedere figure magiche in 3-d col loro terzo occhio e ometti piccoli che leggono le notizie in TV. Ormai non riesco più a leggere il mio nome su Wizard [n.d.t.: rivista di critica sui fumetti statunitense ‘mainstream’] senza trovare anche riferimenti a sostanze illecite. Le mode nel fumetto commerciale mi fanno le fusa quando le tocco ma l’industria dei comics mi tratta ancora con disprezzo e sospetto anche dopo tutti questi anni; non riesco proprio a capire come mai il mio nome è sempre così evidentemente assente dalle liste dei candidati ai vari premi, perché i miei colleghi (quando non anche ‘imitatori’) preferiscono arrampicarsi su lastroni di vetro piuttosto che fare riferimento al mio nome ed alla mia influenza nelle interviste, perché il mio lungo status di servizio ed i miei lavori siano così spesso sottovalutati e presi in giro. Cercare di sorridere nonostante tutti questi inspiegabili pregiudizi è davvero difficile a volte e se, come sono portato sempre più spesso a credere, vengo ostracizzato a causa dei miei immaginati ‘peccati’ collegati alla droga che violano la loro etica puritana, hanno davvero preso di mira lo scrittore sbagliato.
La psichedelia mi piace come piace all’uomo qualunque (se quest’uomo si chiama Timothy Leary e ho fatto un sacco di ‘ricerca’ in questo senso negli anni ’90) ma ho assaggiato un po’ di LSD solo una volta nella primavera del 2003 e prima di allora, nel 1999 quando sono andato a vedere ‘Matrix’ a Melbourne. Sono pulito, agente. Sono stato integerrimo per tutta la mia giovinezza e da ventenne ho avuto solo contatti molto limitati con ogni tipo di droga (quindi droghe psichedeliche, stimolanti, erba, tè e caffè). Questo fino ai 32 ma dentro la testa penso di essere stato psichedelico più o meno dalla nascita. Mia madre legge le foglie di tè. Insieme vivevamo in una bella e moderna casa infestata nella maledetta East Kilbride. Pratico magia fin da quando avevo 19 anni. La stramberia è quella che è in me e non ha niente a che vedere con le droghe. E’ molto, molto peggio di una droga!

Ancora verità, nient’altro che verità? Il libro di McGill è nel forno…

Traduzione di Andrea Toscani e Diflot