mercoledì 2 settembre 2009

AARGH! ALAN MOORE E L’OMOSESSUALITA' - 2005?


Leviticus condemned most sexual practice as unclean, including that between two men. This was designed to snub the Canaanites, whose male priests practiced sodomy. Had they been cannibals instead, how different might things be.

(Il Levitico condannò/Molte pratiche sessuali/Come impure,/comprese quelle/tra due uomini.//Ciò venne pensato/Per umiliare i Canaaniti,/i cui sacerdoti/praticavano la sodomia.//Se fossero stati/Cannibali, invece,/quanto diverse/le cose sarebbero state. - Alan Moore, THE MIRROR OF LOVE, pag. 1)

Alan Moore nel 1988 è l’autore più famoso ed influente del mondo dei comics: ha stravolto e cambiato l’ottica del fumetto di supereroi con capolavori come Watchmen, Swamp Thing, Batman: The Killing Joke, e aperto la strada a tutta una generazione di scrittori e disegnatori inglesi che hanno portato una ventata di nuove idee allo stantio universo dei comic books supereroistici statunitensi. In quell’anno sta lavorando a due opere lontanissime dall’universo dei supereroi, come From Hell e Lost Girls, che avranno una gestazione lunghissima (della seconda sembra che ne vedremo la versione definitiva nel 2005, a oltre quindici anni di distanza dall’apparizione del primo albo), e dal punto di vista personale sta vivendo una relazione a tre con la prima moglie Phyllis e la loro girlfriend Debbie Delano.

Il governo inglese propone proprio in quei mesi la Clause 28, ovvero la ventottesima sezione del Local Government Act del 1988, che imponeva alle autorità locali di non promuovere intenzionalmente o pubblicare materiale con l’intenzione di promuovere l’omosessualità e di non insegnare come valore l’accettazione dell’omosessualità come forma di relazione familiare. Moore e le sue due compagne rimangono sconvolti da questa ennesima recrudescenza sessista, e l’autore inglese pensa così di contribuire alla causa delle associazioni che stavano lottando contro l’approvazione della Clause 28 attraverso la realizzazione e la diffusione di un comic book i cui proventi andassero totalmente aloro beneficio. Nasce così il progetto di AARGH! (Artists Against Rampant Government Homophobia) e della casa editrice dello scrittore, la Mad Love, che però avrà vita breve ed il cui fallimento porterà Moore sull’orlo del tracollo finanziario.

AARGH! Nasce come antologia di contributi a fumetti richiesti, a titolo gratuito, a molti autori per appoggiare l’iniziativa, ed Alan Moore scrive appositamente per l’albo una breve storia di 8 pagine, THE MIRROR OF LOVE, per i disegni di Steve Bissette e Rick Veitch, autori che avevano già collaborato con lui nella lunga run di Swamp Thing, e che ritroverà al suo fianco qualche anno dopo per il progetto della mini 1963 per la Image Comics.

Nel breve “poema in prosa” (come l’ha definito lo stesso autore), Moore riassume l’importanza dell’apporto di personalità omosessuali nella storia e nell’evoluzione dell’arte, della letteratura e della cultura occidentale. Il senso dell’operazione è quello di dimostrare agli eterosessuali (ed in particolare agli omofobi) come lo sviluppo dell’arte e del pensiero avesse avuto una forte spinta in avanti proprio grazie ad autori, pensatori ed artisti omosessuali o bisessuali, e di rendere l’universo gay maggiormente consapevole e orgoglioso di questo.

Nel 2003 l’artista e fotografo Jose Villarubia, già collaboratore di Alan Moore su Promethea, propone allo scrittore di riprendere in mano THE MIRROR OF LOVE e di trasformarlo, associando al testo originale non più delle tavole disegnate ma una serie di quaranta fotografie che più che illustrare il testo ne evocassero le sensazioni espresse. Questa nuova prestigiosa edizione è stata pubblicata dalla Top Shelf in un elegante volume.

Se THE MIRROR OF LOVE è l’opera in cui Alan Moore ha focalizzato l’omosessualità come argomento, come centro del racconto, l’autore inglese ha toccato il tema anche in altri suoi lavori a fumetti., attraverso personaggi più o meno velatamente gay, ma mai in modo pruriginoso, offensivo o sessista.

La sessualità, in quanto parte importante della vita umana e delle relazioni interpersonali, ha sempre avuto rilievo nelle storie dello sceneggiatore (basti pensare alla storia d’amore tra Swamp Thing e Abigail Arcane, la cui rappresentazione grafica portò alla pubblicazione dell’albo senza l’approvazione della Comics Code Authority), fino dalle opere scritte per il mercato inglese nei primi anni ’80. Già nel Book Three delle avventure di Halo Jones, una delle serie più famose realizzate da Moore sulla rivista 2000 AD, appare il personaggio di Toy, una donna soldato che si innamora della protagonista, la quale confonde per amicizia i suoi sentimenti. Anche in Miracleman l’autore ha accennato all’omosessualità di uno dei personaggi, Young Marvelman, accenno che poi è stato utilizzato da Neil Gaiman nella prosecuzione della serie.

La visione di Alan Moore dell’omosessualità rientra nella sua visione più generale della sessualità e degli atti creativi. Riprendendo Freud, le teorie sulla creatività di Jean Cocteau e le pratiche magiche di cui si interessa da una decina d’anni, lo scrittore inglese afferma che tutto quanto è sessualità e che l’atto creativo è comunque il risultato del rapporto, dell’accoppiamento “virtuale” tra la parte maschile (generalmente più creativa, investigativa) e quella femminile (più ricettiva, maggiormente volta verso il tentativo di comprendere le cose) di noi stessi, intese come energie che ognuno di noi possiede, anche se in proporzioni diverse. Partendo da questo assunto, l’idea di una sessualità “migliore”, o comunque preferibile rispetto ad un’altra, diventa per Moore irrilevante. Ogni tipo di sessualità, di rapporto amoroso-sessuale tra persone, è di per sé normale, perché ha origine in questa compresenza di energia maschile e femminile, derivante dal fatto che, come affermava Freud, lo stato iniziale, fondamentale, della sessualità umana, è polimorfico, contiene in sé tutte le possibilità esprimibili.

Questa visione naturale della, o meglio delle sessualità, si riscontra anche in alcuni tra i più recenti lavori dello sceneggiatore: Promethea, Top 10 e Lost Girls.

In Top 10, miniserie facente parte dell’etichetta America’s Best Comics creata dall’autore inglese a fine anni ‘90, Alan Moore descrive la giornata di un distretto di polizia in una città dove tutti gli abitanti hanno super-poteri. Questo permette all’autore di analizzare maggiormente le relazioni interpersonali tra i numerosi personaggi protagonisti della storia, rendendo la saga in 12 numeri una specie di 87° Distretto (la lunga serie di romanzi polizieschi che ha come protagonisti un gruppo di poliziotti, scritta dall’americano Ed McBain), e di utilizzare i super-poteri nelle loro conseguenze “normali”, e non come un sovrappiù di un singolo personaggio o di un gruppo di persone che eccellono tra le altre.

Le pagine finali della miniserie (“Court on the Street”, Top Ten n. 12, pubblicato in italiano su ABC n. 12 del maggio-giugno 2003 e ristampato sull’ultimo dei tre volumi in cui la Magic Press ha raccolto la miniserie) mostrano il ritorno a casa di uno dei protagonisti della lunga storia, un anziano poliziotto che, risalendo le scale di casa, saluta il suo compagno, lo bacia, si siede insieme a lui a bere un cocktail chiacchierando del più e del meno in attesa della cena. La normale scena del rientro a casa di un lavoratore, scritta con leggerezza e poesia. Niente di gridato e di annunciato come “evento” (al contrario di quanto successe con l’outing pubblico di un altro supereroe, Northstar, sulla serie Marvel Alpha Flight negli anni ’90), niente di stereotipato (al contrario della coppia di supereroi gay più famosa di questi ultimi anni, Apollo e Midnighter di Authority, realizzati graficamente secondo stereotipi classici come il biondo efebo e il sado-maso vestito in pelle), solo la normalità della vita quotidiana.

In Promethea, serie da poco terminata negli USA e facente parte, come Top Ten, dell’etichetta ABC, Alan Moore illustra una summa di tutto quello che è ed è stato considerato magia nell’arco della storia dell’uomo, ed i riferimenti alla sessualità, a qualunque tipo di sessualità, ed alle sue correlazioni con la magia, sono continui, fino a diventare argomento unico di un numero della serie (il n. 10 “Sex, Stars and Serpents”, pubblicato in italiano su ABC n. 11 del marzo-aprile 2003).

Sessualità, omosessualità, bisessualità sono i temi portanti anche di Lost Girls, opera iniziata all’inizio degli anni ’90 (i primi sei capitoli apparvero sulla rivista Taboo, insieme ai primi capitoli di From Hell) e di cui ancora non si è vista l’edizione integrale, che dovrebbe apparire, come detto all’inizio di questo articolo, nel corso del 2005 per i tipi della Top Shelf. Disegnata con una tecnica a pastelli da quella che, nel corso degli anni passati dall’inizio della stesura della sceneggiatura, è diventata la compagna di Alan Moore, Melida Gebbie (autrice anche della supereroina fetish Cobweb realizzata dallo sceneggiatore inglese per l’etichetta America’s Best Comics), Lost Girls ha come protagoniste tre eroine della letteratura per l’infanzia di fine ‘800 – inizio ‘900, Alice (di Alice nel Paese delle Meraviglie), Wendy (di Peter Pan) e Dorothy (de Il Mago di Oz) che si ritrovano, ormai giovani donne, in un hotel sul lago di Costanza. Mentre nel mondo esterno all’hotel infuria la Prima Guerra Mondiale, le tre protagoniste passano attraverso numerosi rapporti sessuali tra di loro e con gli altri ospiti dell’albergo.

L’intenzione dell’autore è quella di non escludere nessuna forma di esperienza erotica dalla rappresentazione di Lost Girls, a maggior conferma della sua opinione che non c’è niente di sbagliato in nessun orientamento sessuale ed in nessun tipo di rapporto sessuale, quando non c’è coercizione. La presenza della guerra, aleggiante nel sottofondo della storia, serveper affermare con maggior forza come tutto quello che accade a letto tra persone consenzienti diventi niente al confronto dell’orrore che esprime la società nella sua totalità quando c’è una guerra.

L’ennesima, anche se metaforica, critica a tutti coloro che additano le tendenze sessuali o i costumi e gli stili di vita degli altri, senza capire che ci sono cose molto più serie di cui occuparsi e PREOCCUPARSI.

L’ennesima lezione di liberalismo ed apertura mentale di un grande autore.

Lorenzo Corti